Caryl Chessman.
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Il volto della giustizia.
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Titolo originale: The Face of Justice.
Traduzione di Riccardo Vianello.
2007 Baldini Castoldi Dalai Editori, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dal momento che il cianuro si acquista all'ingrosso e viene
conservato in luogo fresco e asciutto per ogni necessit futura,
si sar speso meno di un dollaro per spegnere la mia vita, mentre
ne basteranno poco pi di duecento per coprire la spesa
complessiva dell'esecuzione. Pi o meno nove minuti,  il tempo
che occorrer per uccidermi.
Per una bizzarra ironia del caso, sono circa nove anni che attendo
quei nove minuti; nessun altro condannato a morte, nella
storia di questo Paese, ha mai atteso tanto a lungo l'esecuzione
della propria sentenza. Inoltre, il calcolo approssimativo di
quel che  costato portarmi cos vicino alla stanza verde del
pianterreno, dove potrei ricevere per duecento dollari un trattamento
completo con tutte le comodit, va da una cifra minima
di duecentomila dollari a una massima di mezzo milione. In
breve, non sono morto n facilmente n rapidamente, e per la
California non sono stato certo un buon affare.

Caryl Chessman ha scritto Il volto della giustizia
di nascosto. L'ha battuto a macchina nel
cuore della notte, in una corsa contro il tempo
e contro il boia. Ogni giorno il manoscritto
doveva essere occultato in modo che non venisse
scoperto quando le guardie perquisivano
lui e la sua cella nel Braccio della morte del
carcere di San Quintino, in California. Alla fine,
il testo  stato completato e fatto uscire
dalla prigione con modalit che non sono ancora
state chiarite. Ogni pagina per portava
le impronte digitali e la firma di Chessman...
Questa  la testimonianza della sua incredibile
battaglia legale contro la pena capitale, cicatrice
malvagia sul volto della giustizia.
Per nove anni ha combattuto contro capi
d'accusa e contro una procedura di arresto
che riteneva iniqui e che hanno impedito
quella ripetizione del processo che, secondo
lui, gli spettava di diritto e gli avrebbe evitato
una condanna per un crimine di cui si  sempre
professato innocente. Nel corso di quei
nove anni, la sua cella - la numero 2455 -  diventata
in tutto il mondo il simbolo di una
strenua lotta contro il pregiudizio e la disinformazione
sulla pena di morte.
Senza mai arrendersi a quella che  stata definita
una giustizia da slot machine, ha rivendicato
i propri diritti civili superando ostacoli
apparentemente insormontabili come la carcerazione
- spesso anche in cella d'isolamento -
le precarie condizioni di salute e il divieto di
scrivere libri.
Al di l delle opinioni personali su Chessman,
nessuno potr mai negare il coraggio del suo
disperato appello per una giustizia che possa
dirsi veramente tale.
 Quando nel gennaio 1948 fu catturato dalla
polizia di Los Angeles, Caryl Chessman era
un ventisettenne spiantato che aveva trascorso
met della sua vita in carcere. La sua battaglia
contro la sentenza capitale suscit una
fortissima ondata emotiva e sensibilizz l'opinione
pubblica sul problema. Fino all'ultimo
proclam la sua innocenza e disse di conoscere
il nome del vero colpevole, che non avrebbe
svelato per tutelare i suoi cari.
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INDICE.
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Introduzione.
PARTE PRIMA. Fra l'incudine e il martello.
CAPITOLO 1. In due arrivarono alla prigione.
CAPITOLO 2. Incontro col mostro.
CAPITOLO 3. Sarai dannato se lo fai.
CAPITOLO 4. Sarai dannato se non lo fai.
CAPITOLO 5. Un segreto che valeva la pena sapere.
CAPITOLO 6. Schieramenti e piani di battaglia.
CAPITOLO 7. Habeas corpus.
CAPITOLO 8. Preparati, se ci riesci!
CAPITOLO 9. Scacco matto o stallo.
CAPITOLO 10. Duello in tribunale.
CAPITOLO 11. Giustizia? Che cos' la giustizia?
PARTE SECONDA. Superare la notte.
CAPITOLO 12. Come ti senti, idiota?
CAPITOLO 13. Quando uso una parola....
CAPITOLO 14. Il re del Braccio della morte.
CAPITOLO 15. La colpa, caro Bruto....
CAPITOLO 16. La verit: una cipolla o una scatola dei trucchi?
CAPITOLO 17. Un'altra vittoria cos.
PARTE TERZA. La torre dell'oscurit.
CAPITOLO 18. Non resta che un passo da fare.
CAPITOLO 19- Troppa foga nel voler far bene.
CAPITOLO 20. Un lavoro svolto, una promessa mantenuta.
CAPITOLO 21. Un fatto compiuto.
CAPITOLO 22. Una decisione storica.
Postfazione.
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Fine Indice.
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Il volto della giustizia.

La pena capitale  una cicatrice malvagia
sul volto della giustizia.
Austin MacCormick, docente di Criminologia,
Universit della California.

 
INTRODUZIONE.

Un'unit di massima sicurezza dotata di eccezionali misure
di custodia, completamente separata dal resto del carcere
di San Quintino, prigione di Stato della California...
Una guardia armata e munita di torcia elettrica pattuglia
ininterrottamente la passerella che corre lungo il
muro...
Un ingresso con doppia cancellata, chiusa da serrature
multiple, soprannominata la Gabbia...
Un lungo corridoio sbarrato, simile a un antro, illuminato
ventiquattro ore su ventiquattro da nude lampadine
elettriche che gettano ombre spettrali sul soffitto...
Trentaquattro celle di massima sicurezza, con le sbarre
alla porta e le pareti in cemento armato, di larghezza inferiore
all'apertura delle braccia di un uomo normale e lunghezza
inferiore a due volte la statura di un corpo umano.
Gabbie in cui uomini tormentati dalla speranza restano
segregati per mesi, per anni - finch un pomeriggio l'ascensore
li porta nel sotterraneo, dove verranno umanamente
uccisi il mattino seguente...
Questo  il Braccio della morte, un posto cupo e opprimente,
un posto da incubo. Nella peggiore delle ipotesi,
un autentico inferno sulla terra.
Questo freddo monumento in ferro e acciaio, eretto in
onore dell'umana follia, venne costruito anni fa dallo Stato
della California. E questa ormai famigerata Cella 2455,
 il posto in cui vivo sin da quella lontana domenica mattina
del 3 luglio 1948. Pi di otto anni e quasi cinquanta
battaglie in tribunale pi tardi, c' sempre la camera a gas
nel mio futuro.
E questo non mi piace, neanche un po'.
Non che io viva paralizzato dalla paura della morte.
Ho visto, sentito, assaggiato e annusato la Morte fin troppo
ormai. L'ho sfiorata troppe volte e per troppo tempo
per poter rimanere ancora turbato dalla prospettiva di
un'imminente estinzione fisica.
Mentre da questa eternit aspetto di morire, nella
stanza verde al piano di sotto sono stati giustiziati sessantanove
uomini e una donna. Altri sono impazziti. Un
esiguo numero di squilibrati ha beffato il boia togliendosi
in modo violento la propria disperata esistenza. Io stesso
mi sono trovato a pochissime ore dal farmi strappare la vita
prima che una disperata azione legale riuscisse a fermare
in extremis la mia esecuzione.
Non mi disturba chi assicura rabbiosamente che finir
dritto nel pi rovente e terribile degli inferni nell'istante
esatto in cui inaler quei vapori letali. In qualsiasi modo e
momento possa arrivare, la mia morte fisica non comporter
altro che la totale cessazione della coscienza. E se dovesse
saltar fuori, giusto per quella possibilit su un miliardo,
che nell'aldil esiste veramente l'inferno cristiano,
sono certo che il Principe delle Tenebre dovr sforzarsi
parecchio per inventarsi un supplizio adatto, che per per
me sar poco pi che una seccatura, rispetto all'ospitalit
dello Stato sovrano della California.
Del resto, nonostante dei ciarlatani mi abbiano etichettato
come uno dei criminali pi esecrabili del XX secolo,
sono un criminale che il Diavolo stesso non desidera
avere con s. E ne ha tutte le ragioni perch quasi certamente
riuscirei a tradire la calorosa ospitalit di questo
sopravvalutato Arcinemico, grazie a qualche stratagemma
per privarlo del suo potere, proprio come mi sono sforzato
di dare il benservito al boia della California, trasformando
la sua camera a gas in un pezzo da museo.
L'inferno, per la mia mente distorta, non ha pi senso
di quanto ne abbiano il Braccio della morte e ci che
considero un omicidio statale legalizzato. Mi rendo conto
di come questo possa sembrare un'eresia per individui che
seguono la tradizione di Torquemada e di altri esponenti
di quell'illustre compagnia.
Una delle mie caratteristiche pi marcate  una fiera insistenza
nel voler rimanere coerente, il che potrebbe essere
uno dei motivi per cui sono stato definito un egomaniaco
(nonch uno psicopatico). In parole povere, la mia anima, se
ancora ne ho una, non  in vendita. Di conseguenza, chiunque
si interrogasse sul significato sociale di questo libro, farebbe
ben a tenere in mente la frase di Joseph Conrad:
Non c' alcun bisogno di credere che il male derivi da una
fonte soprannaturale; gli uomini sono perfettamente in grado
di compiere qualsiasi malvagit da soli. (Compresi tutti
i boriosi parrucconi che credono di essere dei novelli San
Giorgio, in perenne lotta contro il Male).
Oggi come in passato, questi campioni di opportunismo
continuano ad arrogarsi il sacro privilegio di ostacolare
l'umanit nel suo lento progredire verso un mondo
pi umano ed equilibrato. La loro legge  quella della
paura, della prepotenza, delle camere a gas e della giusta
punizione, e pretendono che tutti si sottomettano come
pecore alla loro volont patriarcale. Le urla angosciose di
allarme che hanno lanciato per causa mia sono per me
motivo d'orgoglio, e non mi fanno certo tremare.
L'aria pestilenziale che ha avvolto il caso Chessman e
l'uomo della Cella 2455 ha finito per occultare la verit su
entrambi, inducendo molti a tenersene lontani e a non verificare
di persona per paura di restarne contaminati...
Si dice che un gatto abbia nove vite. Se questo  vero,
adesso so come deve sentirsi un gatto dopo essersi giocato
le prime otto nelle condizioni pi rischiose, quando il
Sinistro Mietitore(1) si mette in testa che sarebbe divertente
strappargli anche la nona. Tutto ci che pu fare il micio
 soffiare la sua rabbia.
L'homo sapiens, invece, pu scrivere libri.
Il volto della giustizia completa una trilogia iniziata
con Cella 2455. Braccio della morte e proseguita con La
legge mi vuole morto. La storia prende spunto e si occupa
di quello che  ormai conosciuto a livello internazionale
come il caso Chessman. Il protagonista non  per il
Chessman immaginato dall'opinione pubblica, quello finito
sulle prime pagine dei giornali, l'animale selvaggio
chiuso in una gabbia, l'arrogante psicopatico che si fa
beffe della giustizia - anche se  a questo improbabile
Chessman che verr offerta la ribalta e con essa l'opportunit
di esibirsi per quella che spero sinceramente possa
essere l'ultima volta.
Per quanto mi riguarda, una volta esaurito il suo ruolo
di potenziale bersaglio per le coscienze oltraggiate degli
onesti cittadini, i suoi giorni saranno finiti. Il buon senso
richiede che, al momento giusto, si faccia da parte, o venga
messo da parte senza troppe cerimonie; e che arrivi invece
il momento del Caryl Chessman uomo e scrittore. In
questo mondo non c' spazio per entrambi i Chessman.
Uno dei due se ne deve andare.
Lo Stato della California  deciso quanto me a liberarsi
una volta per tutte del Chessman criminale recidivo e
impenitente. Ci su cui lo Stato e io non riusciamo a metterci
d'accordo  la modalit. Lo Stato insiste caparbiamente
nel ritenere che soltanto la sua letale camera a gas
possa portare a termine il compito, mentre la mia posizione
 che il cianuro non possa uccidere ci che non  mai
esistito nella realt, in carne e ossa. Di conseguenza, pur
continuando a contrastare con decisione la soluzione drastica
e poco fantasiosa proposta dallo Stato, far del mio
meglio per eliminare personalmente questo orribile prototipo
di criminale del XX secolo che porta il mio nome.
Le mie armi saranno le parole.
Le introduzioni, pur arrivando per prime in un libro,
vengono solitamente scritte per ultime, quando l'autore
pu valutare ci che ha messo su carta e comodamente
scegliere le parole giuste in modo che corrispondano all'opera
effettiva, e non alle speranze iniziali. Io devo per
forza di cose capovolgere questa procedura. Generalmente,
so dove sta andando il libro e, in particolare, ne so il
perch; non so per come andr a finire o quali svolte
drammatiche possano verificarsi prima che si arrivi a scriverne
le ultime pagine. Non posso saperlo.
Sta per avere inizio presso la Corte Distrettuale degli
Stati Uniti di San Francisco un'aspra resa dei conti, sottoforma
di un'udienza plenaria indetta dalla Corte Suprema
degli Stati Uniti, dopo pi di sette anni di battaglie legali
combattute sia nei tribunali statali che in quelli federali.
A rappresentare il sottoscritto, ci saranno gli avvocati
George T. Davis e Rosalie S. Asher.
Davis si  costruito una favolosa carriera come pubblico
ministero e consulente di uomini politici. E stato allievo
di August Vollmer, uno dei massimi studiosi di criminologia
scientifica, e di Max Radin, figura leggendaria della
passata generazione forense. Davis ha difeso, con eguale
zelo e successo, uomini squattrinati accusati di omicidio
e trafficanti d'armi multimilionari, grazie a un'audace intelligenza
tattica che ha lasciato spesso esterrefatti gli avvocati
di parte avversa.
Per quanto riguarda Rosalie Sue Asher, il racconto di
come sia diventata avvocato difensore, nonch buona amica,
di un condannato che i giornali si sono divertiti a definire
con nomignoli studiati appositamente per solleticare
e sconcertare i lettori appassionati del brivido,  una delle
rivelazioni di questo libro.
A popolare queste pagine troverete anche i miei vicini,
gli altri condannati del Braccio della morte; un detective
privato piuttosto singolare; la madre di due figli costretta
a pagare un prezzo terribile per l'amore che prova per me;
giornalisti e reporter, alcuni crudeli, altri misericordiosi;
giurati prevenuti e periti abilissimi coinvolti in un gioco
mortale; uno stenografo giudiziario defunto e il suo sostituto
alcolizzato; procuratori di Stato battaglieri decisi a
travolgere l'ultimo ostacolo rappresentato da questa mia
disperata azione legale per condannarmi a morte una volta
per tutte; guardie carcerarie e poliziotti e, per finire, un
agente letterario la cui fede e amicizia nei confronti del
sottoscritto in quanto scrittore ed essere umano sono state
incrollabili.
Con l'eccezione del Chessman leggendario e spaventoso,
tutti gli altri protagonisti sono persone reali. Non c'
stato bisogno di inventare alcun personaggio per aumentare
la drammaticit del libro.
La posta in gioco  la vita di un uomo: la mia. Il mio
caso viene discusso con toni accesi in tutto il mondo. 
 un caso che ha infranto precedenti giuridici di grande
importanza, e ne ha stabiliti di nuovi, e che promette di
avere ripercussioni ancora maggiori. Devo dimostrare,
nel corso del prossimo procedimento presso la Corte Federale,
prima di tutto che sono stato incarcerato in maniera
anticostituzionale, e che la mia condanna  stata
confermata in appello grazie alla condotta connivente e
fraudolenta di alcuni funzionari pubblici; e se poi la giuria
di un secondo processo dovesse dichiarare che non
ho commesso gli orribili delitti del bandito della luce
rossa(2), come ho sempre sostenuto nel corso di questa
assurda esperienza, non ci sono dubbi sul fatto che lo
Stato della California dovr riesaminare l'intero suo sistema
giuridico, con ottime possibilit che venga abolita
quella reliquia della barbarie umana: la pena capitale.
Machiavelli diceva che la Fortuna  donna. Anche la
Giustizia  una donna - un'attrice costretta a impersonare
ruoli diversi, spesso indecenti e umilianti, e a emettere
molte sentenze senza senso, buona parte delle quali ingiuste.
Nel suo nome, nel corso dei secoli, abbiamo torturato
e ucciso i nostri simili.
Facendo sfoggio del nostro senso della giustizia, abbiamo
trasformato la vendetta in una scienza, e un'arte.
Questa storia comincia in un giorno dell'estate indiana
nella California del Nord, cinque anni dopo la met del
nostro secolo...
 Note.
1. Un famoso personaggio dei fumetti Marvel, nemico di Capitan America.
Tradotto in italiano come il Sinistro Mietitore, perch come arma
aveva una lunga falce. [N.d.T.]
2. Il bandito della luce rossa  il soprannome affibbiato dai giornalisti
a un uomo che molestava le coppiette che si appartavano parcheggiando
nelle colline attorno a Hollywood, derubando gli uomini e costringendo
le donne a scendere dalle auto per perseguire i propri scopi
sessuali.


PARTE PRIMA
FRA L'INCUDINE E IL MARTELLO.


CAPITOLO 1.
IN DUE ARRIVARONO ALLA PRIGIONE.

In una limpida giornata di ottobre del 1955, una Chevrolet
decappottabile lasciava la citt baciata dal vento e attraversava
il Golden Gate, il ponte sospeso pi lungo del mondo,
per entrare nella periferia della contea di Marin.
Oltre un centinaio di anni prima, proprio su quel territorio
collinoso e incolto, costeggiato a ovest dal Pacifico
e a est da numerose baie, insenature e isolette, un capo
della trib indiana dei Licatiut, convertito in seguito alla
fede cristiana da missionari cattolici e battezzato con il nome
di Marinero (Il marinaio), aveva condotto una guerra
senza quartiere contro gli esploratori spagnoli, che cavalcavano
destrieri di razza e le cui armature brillavano
sotto il cielo assolato della California.
Oggi gli arditi spagnoli e il nobile selvaggio non ci sono
pi. Quel paesaggio pittorico  stato conquistato, colonizzato
e suddiviso. Superstrade e larghe autostrade
hanno rimpiazzato i sentieri serpeggianti che collegavano
fra loro numerosi agglomerati di piccole comunit in costante
espansione. In alto, molto sopra al volo dei gabbiani,
caccia da combattimento affusolati solcano i cieli, e il
rombo che segnala l'infrangersi del muro del suono  diventato
ormai un rumore familiare.
Ci sono postazioni fortificate, stazioni radar e di controllo,
campi volo, cantieri e basi navali, e porti della
Guardia Costiera - i pericoli di oggi non sono pi immediati
e facilmente localizzabili come quelli di un secolo fa,
ma infinitamente pi diabolici. Il nemico non  pi un capo
indiano con la sua schiera di guerrieri dal volto dipinto,
ma un Idra dalle cento teste e dagli occhi di ghiaccio,
il mutevole portavoce di un'ideologia straniera che governa
met del mondo e che con qualsiasi mezzo  deciso a
dominare o distruggere l'altra met. Le armi di questo nemico
non sono l'arco e le frecce, n le lunghe canne dei fucili
tonanti, ma ordigni termonucleari di devastante potenza,
capaci di polverizzare l'umanit intera.
Al momento, questo nemico parlava ipocritamente di
pace mentre il mondo guardava una stanzetta d'ospedale
nel Colorado, dove Dwight D. Eisenhower, presidente degli
Stati Uniti, si stava lentamente ristabilendo dalla crisi
cardiaca che lo aveva colpito. Wall Street aveva la tremarella
e perfino il mercato dei maiali era in ribasso, mentre
sempre in fermento era la curiosit della gente comune
verso il pettegolezzo. La gente si chiedeva: La principessa
Margaret sposer Peter? La principessa per avrebbe
anteposto il dovere all'amore. Secondo quanto annunciato
dal Vaticano, papa Pio XII, in un momento particolarmente
critico della sua malattia, aveva avuto una visione di
Ges Cristo, e molti prevedevano una rapida canonizzazione
del pontefice settantottenne.
Si parlava anche di un altro uomo - un giovane californiano
che, dai confini ristretti di una cella della morte,
scriveva libri e si opponeva agli sforzi dello Stato per
togliergli la vita. Meglio uno stallo di uno scacco matto,
diceva commentando il fatto di essere riuscito incredibilmente
a restare vivo senza per riuscire a far annullare le
sue due condanne a morte.
Mancavano pochi minuti alle nove, in quel mattino
d'autunno, e il traffico in uscita da San Francisco si era
fatto meno intenso. La donna al volante della decappottabile
guidava con scioltezza quasi eccessiva. Al suo fianco
c'era un uomo dalla corporatura massiccia, sulla soglia
della cinquantina, la mano appoggiata sulla valigetta
posta tra i loro sedili. I due discutevano di ci che li
aspettava, mentre i loro nomi ricorrevano di frequente
nei notiziari radiofonici del mattino.
La Chevrolet correva verso nord lungo la statale 101 fino
a quando, in vista del monte Tamalpais che si ergeva a
sudovest, oltre il Corte Madera Creek, svolt in Sir Francis
Drake Boulevard, attraversando il quartiere di Greenbrae.
Giunta su Francisco Boulevard, sullo sfondo delle
calme acque assolate della baia di San Rafael, gir ancora
una volta a destra. A punta San Quintino gli operai stavano
costruendo un nuovo ponte sulla baia fino alla citt di
Richmond, che avrebbe reso obsoleti il traghetto e il vecchio
pontile incrostato di molluschi da cui ci si imbarcava.
Qui la decappottabile torn a salire verso ovest, lungo una
stretta e tortuosa stradina che la vettura percorse poco pi
di mezzo chilometro finch la donna fren dicendo:
George, siamo arrivati. Prima di scendere, stir la parte
inferiore del suo abito di sartoria e lanci un'occhiata ai
bastioni al di l della cancellata.
L'uomo annu. Soppes la valigetta con un'oscillazione
del braccio, come se quel peso avesse assunto improvvisamente
una nuova valenza. Un pensiero gli attravers la
mente, che questo viaggio non aveva richiesto minuti per
essere compiuto, bens la met di una vita intera. Un percorso
iniziato anni prima, quando da ragazzo aveva assistito
sbalordito a un processo criminale e aveva deciso che
sarebbe diventato un famoso avvocato. Il sogno di quel ragazzino
era diventato realt, e oggi quel famoso avvocato
affrontava il momento pi importante della sua carriera.
Era pronto a dare battaglia allo Stato della California per
la vita di un uomo il cui caso, qualunque ne fosse stato l'esito
finale, avrebbe riscritto la storia forense ed esercitato
una profonda influenza sulla legislatura.
S, Rosalie, disse l'uomo, siamo arrivati.
L'alto cancello di ferro, che si apriva verso l'esterno e
veniva azionato manualmente da un uomo in uniforme, si
spalanc. Soltanto ai veicoli autorizzati - e di tanto in tanto
a un carro funebre - veniva concesso di entrare e uscire,
e soltanto dopo un'accurata ispezione.
Questo era l'ingresso del pi antico carcere della California.
Era stato fondato qualche centinaio di anni prima,
quando una malandata nave prigione, ancorata nella baia,
era stata fatta a pezzi dalla furia di una tempesta. I condannati
che ne formavano il miserabile carico erano stati
portati a riva e trattenuti fino al placarsi della pioggia. Qui
era stato deciso di erigere una prigione. Si pu dire che sia
stato il Fato - o le Furie - a scegliere il luogo.
Alla sinistra del cancello, dalla parte della baia, si ergeva
una torretta armata, una sentinella di cemento con
occhi puntati in tutte le direzioni. Ai piedi della torretta
c'era una stanza in cui i visitatori erano tenuti a comunicare
la propria identit alla guardia di servizio e a firmare
il registro. Un cartello diceva:
Dipartimento Carcerario
PRIGIONE DI STATO DELLA CALIFORNIA
San Quintino
I due si identificarono, firmarono il registro e vennero
fatti passare. Camminando spediti, coprirono il breve tratto
di strada che portava a un'altra stazione di controllo recintata,
posta alla base di un'imponente torre fortificata e
munita di ponte levatoio, da cui si poteva controllare l'intera
facciata del carcere. Dalla cima della torre, su una frequenza
radio della Polizia Stradale, venivano mantenute
comunicazioni radio ventiquattro ore su ventiquattro con
automobili, pattuglie e punti di sorveglianza strategici del
rigido sistema di sicurezza del carcere. A far compagnia al
guardiano della torre c'era il muso allungato di una mitragliatrice
calibro 30.
Alla sinistra del marciapiede che i due visitatori avevano
percorso, a una quindicina di metri di distanza, c'era il
parcheggio riservato ai dipendenti. Le acque melmose
dello stretto di San Pablo lambivano senza sosta il suo lato
pi lontano. Sulla destra c'erano gli alloggi del personale
e poi, nell'ordine, una stazione di servizio, la sala ricreativa,
una stazione dei pompieri con due camionette e
la palazzina quadrata a due piani che ospitava l'amministrazione.
Dietro a questi fabbricati, sul pendio di una collina,
c'erano altre case, alcune costruite di recente. Di fronte
c'erano le vecchie, austere, massicce costruzioni che costituivano
la parte anteriore della prigione vera e propria,
dietro alle cui mura cintate, quasi cinquemila uomini
di ogni razza ed et scontavano la propria pena per
crimini che andavano dal piccolo furto all'omicidio di
primo grado.
La donna venne perquisita grazie all'ispettoscopio, un
magico apparecchio elettronico che rivela qualunque cosa
- dal pi innocuo ferretto nei corsetti, a pillole dimenticate
nelle tasche, alle ossa del visitatore stesso. In attesa che
il collega venisse perquisito, la donna guard alla propria
sinistra, dove una canna fumaria si stagliava contro il cielo.
Dietro alle lenti cerchiate di nero, gli occhi della donna
si fecero pi duri.
La odiava, odiava ci che essa rappresentava. A dispetto
della sua aria innocente, essa proveniva da una
stanza verde, nel bel mezzo della quale, come un implacabile
dio pagano, una camera ottagonale con pareti a vetro
se ne stava acquattata nell'ombra, in attesa. L, sotto il baluginio
di spietate luci elettriche e lo sguardo ammaliato
di testimoni ufficiali, lo Stato usava un gas letale e una mistura
oscena di scienza e rituale per dare la morte ai propri
condannati. Quella canna fumaria era il simbolo di
una giustizia ottusa e spietata. Al di sotto di essa, venivano
commessi regolarmente delitti legalizzati. Una vendetta
benedetta dalla legge e comminata dallo Stato.
Il prigioniero con cui erano venuti a parlare aspettava
di morire. Pi di una volta si era trovato a poche ore
dall'esecuzione. Rosalie Asher gli aveva fatto visita anche allora.
Come suo avvocato, lo aveva aiutato a fare testamento
e a mettere ordine nei suoi affari. Da amica, era rimasta
nauseata dal gioco del gatto e del topo che lo Stato aveva
fatto con la sua vita. Miracolosamente per, lui era ancora
vivo, e di questo Rosalie era felice. Un giorno, a Dio
piacendo, quelli che ululando ne invocavano la morte
avrebbero capito quanto si fossero sbagliati.
Nel luglio del 1948, Rosalie Asher aveva ricevuto una lettera
da un penalista di Los Angeles, Al Matthews, che era
stato suo compagno di scuola e successivamente collega di
studio legale. La lettera la informava del fatto che un uomo
dall'insolito nome di Caryl Chessman era stato recentemente
mandato nel Braccio della morte di San Quintino con l'accusa
di essere il famigerato bandito della luce rossa della
California del Sud, e che quest'uomo desiderava conoscerla.
Rosalie scrisse in risposta che sarebbe andata a trovarlo
in prigione appena tornata da una vacanza in Canada, e
chiese ulteriori dettagli sul signor Chessman e sulle circostanze
del suo arresto, del suo processo e della sua condanna.
La risposta non fu rassicurante. La fedina penale
di Chessman era costellata di atti di violenza. Al processo
si era difeso da solo e sembrava avere intenzione di continuare
a farlo. Il caso aveva preso una strana piega quando
si era verificato il decesso dello stenografo giudiziario. Era
sorto il dubbio se fosse o meno possibile ottenere dagli
appunti dello stenografo deceduto una trascrizione degli
atti processuali, indispensabili per poter svolgere l'udienza
d'appello presso la Corte Suprema della California.
Un interessante quesito legale.
Ma cosa poteva volere da lei questo signor Chessman?
Di ritorno dalla sua vacanza in Canada, percorse in auto
i circa 160 chilometri del viaggio fino a San Quintino, e
fu cos che ci incontrammo per la prima volta - separati
da una rete divisoria e da sbarre grosse un dito. In realt
eravamo separati da una barriera ancora pi grande: i nostri
mondi erano agli antipodi. Allora, Rosalie aveva solo
ventinove anni.
Che cosa mi ha combinato Al! pensai. A me serve
un avvocato esperto, una vecchia volpe, un tipo astuto e
con le palle, e guarda chi mi ha mandato - un gattino impaurito!
Scoprii presto per che il gattino aveva buoni artigli.
Nelle lettere che avevo scritto a Matthews mi ero riferito
all'avvocato Asher chiamandola semplicemente Rosalie,
come faceva Al. Venuta a sapere questo particolare da un
conoscente che lavorava nell'ufficio del governatore, dove
veniva conservata una copia di tutta la mia corrispondenza
legale, la dottoressa Asher pens bene di mettere subito
in chiaro che una tale familiarit non era assolutamente
appropriata. Non si addiceva, cos mi disse, a una relazione
adeguata tra cliente e avvocato, specialmente quando
il primo era uno psicopatico condannato a morte.
Voleva che la chiamassi avvocato Asher.
Ristabilite le distanze, tir fuori penna e fogli protocollo.
Ora, signor Chessman, gradirei farle qualche domanda.
Ha niente in contrario?
No.
Per prima cosa, il signor Matthews mi ha riferito che
lei si  difeso da solo al processo. Crede sia stata una mossa
saggia?
Scrollai le spalle. Chi si difende da solo da un'accusa
come la mia, quelli che si dice abbiano uno sciocco per
cliente, non lo fanno necessariamente perch sono saggi o
stolti. Le circostanze e la necessit non danno sempre a
chi deve difendersi la facolt di esprimere un giudizio indipendente,
in positivo o in negativo. Per farla breve, mi
sono ritrovato chiuso in un angolo, mi son dovuto difendere
da solo ed eccomi qua, con due condanne a morte e
quindici sentenze di reclusione.
E nonostante questo lei ha intenzione di continuare a
rappresentare se stesso nelle corti d'appello. Come pensa di
poterlo fare in maniera efficace dalla cella di un carcere?
Trover il modo.
Ma pensa almeno di avere le necessarie competenze
legali?
A logica, direi di no.
Perch allora non lascia che sia un avvocato a rappresentarla?
Preferisce una bella storia o la verit nuda e cruda?
La verit, ovviamente.
Le ragioni erano due. In primo luogo, avevo trascorso
anni in una giungla in cui, se avevi intenzione di sopravvivere
mantenendo una sorta di integrit, ti abituavi presto
a combattere da solo le tue battaglie, con pugni, coltelli o
pistole - in questo caso, con un'azione legale. Non ci si
pu fidare veramente di nessuno, compresi gli avvocati
penalisti.
In secondo luogo, proseguii, era stata la California ad
attaccar briga e io ero deciso a costringere lo Stato a pentirsi
di avermi rivolto quelle infamanti accuse, da vivo o da
morto. Di sicuro ero stato un bastardo, e certamente un
pazzo e anche un violento, ma altrettanto certamente non
ero il bandito della luce rossa. Non ero uno stupratore che
si aggirava furtivo nei posti frequentati da coppiette; ero
un rapinatore che, poco prima dell'arresto, aveva creato
grossi problemi a un giro di allibratori clandestini protetti
dalla polizia, assaltando e derubando ricevitorie e scommettitori.
E c' una bella differenza tra un rapinatore e
uno stupratore, come avrebbero scoperto presto gli uomini
probi che mi avevano processato e sbattuto in galera.
Questa  dunque la mia guerra e, fino a quando la
penser cos, dovr combatterla a modo mio. Ecco perch,
a essere sinceri, non voglio sentire prediche o preziosi
consigli su come dovrei procedere. Non sono per tanto
stupido da credere di non aver bisogno del suo aiuto,
sempre che lei sia disposta a darmelo. Francamente, non
sono in grado di darle dei motivi per convincerla a dedicarmi
altro tempo se non questo: alla fine non rimpianger
di avermi dato una mano. Un giorno potrebbe addirittura
esserne ricompensata, dal momento che nutro la
profonda convinzione di avere almeno potenzialmente la
stoffa dello scrittore e potrei un giorno riuscire a dimostrare
a questo mondo meraviglioso che, dopotutto, anche
dentro di me c' qualcosa di creativo e socialmente apprezzabile.
Sempre che prima di allora il boia non riesca a
mettermi le mani addosso.
Capisco, mormor Rosalie pensierosa.
Negli otto anni trascorsi da allora abbiamo avuto alcune
vivaci divergenze d'opinione. In parecchie occasioni la
mia apparente testardaggine l'ha fatta infuriare. Secondo
il suo punto di vista, mi  toccata la maledizione di una
mente troppo rigida.
Una volta mi ha scritto: Non ho n il tempo n la voglia
di discutere con lei, signor Chessman. E dal momento
che a lei sembra invece appropriato mettere in dubbio le
mie ragioni, non mi lascia alternativa se non quella di abbandonare
definitivamente il caso.
Da solo, e a modo mio, senza chiedere n concedere
tregua, ho portato la mia lotta ostinata nei confronti dello
Stato della California fino alle corti federali. Per due volte
sono arrivato a un passo dall'esecuzione. Sono trascorsi
diversi mesi, e insieme a essi una crisi.
Un giorno, Rosalie Asher ha trovato una mia lettera
nella casella della sua posta. Ho scritto un libro, la
informavo, e ora ho bisogno di assistenza per quanto riguarda
i dettagli legati alla sua pubblicazione.
Quel libro era Cella 2455. Braccio della morte.
Il libro ha spinto Rosalie a rioccuparsi del mio caso. 
stata lei a renderne possibile la pubblicazione. Una volta
letto il manoscritto, non ero pi, ai suoi occhi, lo stesso
uomo. Avevo combattuto e vinto una battaglia con me
stesso e il mio odio. Da allora, ha raddoppiato gli sforzi
per salvarmi, lasciando ogni guadagno e tutto il credito
dal punto di vista legale ad altri. Per ben quattro volte il
boia ha chiesto la mia testa e, come riportato nel mio secondo
libro La legge mi vuole morto,  sempre stata lei a
curare i miei interessi personali e professionali, lei a farmi
visita quando non mi restavano che poche ore da vivere,
lei a trattenere il fiato insieme a me mentre la legge lanciava
i dadi su cui avevo scommesso la mia vita.
 stata lei ad accettare, dietro mia richiesta, di far parte
del mio collegio di difesa insieme a George Davis. E stata
lei a dimostrarsi l'amica pi fedele pur restando il mio critico
pi severo, arrivando a spendere praticamente fino all'ultimo
dollaro di quello che doveva essere la sua parcella
pur di assicurarmi un futuro, a darmi equilibrio impedendomi
di precipitare nella direzione sbagliata, radicando
dentro di me il valore di una filosofia della non violenza,
dell'autodisciplina e dell'integrit. E stata lei, infine, a spiegarmi
un nuovo significato della parola coraggio.
I miei visitatori attraversarono la strada ed entrarono
nella sala d'attesa. L'impiegato prese un modulo e lo porse
alla guardia in servizio. La guardia sorrise e li salut.
Rosalie S. Asher era ben nota al personale della prigione;
le sue visite erano frequenti e regolari.
E questo  il signor Davis? chiese la guardia.
S, rispose Rosalie Asher.
Molto bene. Il vostro cliente sar qui fra un attimo.
Segu un giro di telefonate. Venne informato l'ufficio
del capitano. Due guardie vennero incaricate di condurre
il prigioniero nella stanza, blindata e divisa in due settori,
in cui i condannati a morte di San Quintino incontravano
i propri avvocati e ricevevano le visite di parenti e amici,
o venivano intervistati dai giornalisti sotto l'attenta sorveglianza
di una guardia.
L'uomo compil il modulo riservato ai visitatori.
Nome: George T. Davis. Professione o occupazione: avvocato.
Indirizzo dell'ufficio: 98 Post Street, San Francisco
4, California. Et: 48. E mai stato accusato di truffa?
No. E mai stato arrestato per motivi diversi da eventuali
violazioni al codice della strada? No, ancora una volta.
Stato civile: divorziato(1).
L'addetto alla stanza delle visite, adiacente alla sala
d'attesa, si affacci alla porta.
I due si alzarono.
La conversazione che stava per iniziare avrebbe trasformato
quel terzetto, nelle settimane successive, in una
formazione di battaglia. Contro di loro si sarebbero scagliati
tutta la forza e il potere del secondo Stato della nazione.
La posta in gioco sarebbe stata la vita di un uomo
e, in senso lato, l'affermazione definitiva di una sola fra
due contrapposte visioni della giustizia.
La guardia del piano, un grosso irlandese stimato e rispettato
dagli uomini del Braccio della morte, inser la
chiave nella serratura della cella.
Sei pronto, Chess? Sono arrivati.
Sono pronto.
Si alz la sbarra di sicurezza. La guardia spalanc la
porta della Cella 2455, chiudendola poi alle mie spalle.
Sul pavimento di cemento, rombi di sole formavano ghirigori
luminosi. La sbarra di sicurezza ricadde in posizione.
Percorsi a grandi passi il lungo corridoio che portava alla
Gabbia. Il sergente di turno mi fece passare. Due guardie
erano in attesa. Una mi perquis mentre l'altra annotava la
nostra uscita sul registro. Altre porte d'acciaio si spalancarono
e si richiusero alle nostre spalle. L'ascensore, azionato
da un prigioniero, scese per l'equivalente di cinque
piani fino al pianterreno. Dietro l'angolo, a pochi metri di
distanza, c'erano altre due porte d'acciaio. Quella sulla sinistra
portava alla camera a gas e, una volta superata quella
soglia, non si tornava pi indietro. Noi varcammo quella
sulla destra che, attraverso la rotonda del Blocco Nord,
conduceva al cortile centrale, l'immenso quadrilatero di
cemento dove gli abitanti numerati di questa citt murata
entravano e uscivano di continuo dai blocchi di celle, per
recarsi in una delle due grandi sale mensa e alle varie postazioni
di lavoro. Una guardia armata di fucile ci segu
con lo sguardo da una passerella sopra le nostre teste.
La nostra passeggiata, con una guardia davanti e una
dietro di me, ci port dal cortile centrale a un altro cancello,
una stazione di controllo, e infine a un giardino, l'unico
angolo piacevole di tutta la prigione. Una porta dotata
di vetro antiproiettile si apr dall'interno e vi entrammo
- Porta fra i cancelli, la chiamavano loro. Il passaggio
attraverso l'ennesima porta ci condusse a un corridoio
in pendenza. Appena prima di raggiungere la stanza delle
visite principale, girai a destra, in una stanzetta dove mi
chiusero a chiave. Poteva averla disegnata un surrealista:
un cubicolo, color verde pallido, con in mezzo un divisorio.
Le sbarre grosse quanto un dito e un fitto reticolato,
oltre a una forte luce che proveniva da un lato, rendevano
praticamente impossibile distinguere la persona che si trovava
nel punto pi oscuro del divisorio. E poi quella guardia
dallo sguardo inquisitore seduta proprio dietro di me,
curva in avanti per sentire le nostre voci. Tutti questi sinistri
particolari rendevano il contesto piuttosto inquietante,
per un'epoca teoricamente illuminata come la nostra.
Compilai i moduli necessari, poi guardai attraverso le
sbarre e il reticolato in direzione dell'ingresso dei visitatori.
L'avvocato Asher entr, seguita da un uomo di cui avevo
visto spesso la foto sulle prime pagine dei giornali. Dal
momento che i suoi clienti molto raramente finivano a San
Quintino, lo stesso valeva per lui.

Note.
1. Da allora si  risposato.

 CAPITOLO 2.
INCONTRO CON IL MOSTRO.

Caryl, disse Rosalie, questo  il signor Davis.
Signor Chessman,  un piacere. Davis allung la mano
dentro allo sportello.
Salve, dissi sorridendo. Pu chiamarmi Caryl.
Lo preferirei.
Lei allora pu chiamarmi George.
Ci sedemmo.
Rosalie, disse Davis, intrecciando le dita delle sue
grosse mani e appoggiandone i palmi sul divisorio posto
fra noi, ora che Caryl e io ci siamo presentati, la eleggiamo
all'unanimit presidente di questa riunione. Sorrise.
Vorrebbe gentilmente riassumere l'ordine del giorno e le
regole di massima?
Il presidente vi ringrazia per l'onore concessole, dichiara
aperta la seduta, dopodich, considerando il carattere
e le competenze di entrambi, ritengo pi saggio farmi
subito da parte e assumere il ruolo pi sicuro dello spettatore.
Davis e io ci guardammo sorridendo. Ci conosce bene,
dissi io.
Spero non le dispiaccia se le dico che  fortunato ad
avere Rosalie dalla sua parte, Caryl.
Ormai ho imparato a riconoscere i discorsetti di circostanza.
Questo non lo era. Ero quasi certo che questo fosse
l'uomo di cui avevo bisogno. Non era uno di quei boriosi
tromboni che si spacciano per avvocati.
Sono d'accordo, dissi io. E mi creda, so di essere
fortunato. E questo ci porta al problema numero uno. Se
lei dovesse accettare il caso, avrebbe niente in contrario ad
avere la signorina Asher come collaboratrice e a lavorare
con lei?
Davis non rispose subito, n esit troppo a lungo.
Considererei un privilegio il fatto di poter lavorare con
lei, rispose.
Bene. Avete gi discusso insieme il caso e avete letto
la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti con la
quale si accoglie il mio ricorso?
Davis annu.
Ero stato io a mandarlo a chiamare. Dopo sette anni,
tre mesi e qualche giorno di disperata lotta per la sopravvivenza,
avevo appena ottenuto una vittoria in extremis
presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. La Corte Distrettuale
aveva ricevuto l'ordine di accogliere il mio ricorso
in seguito alle accuse da me sollevate, in particolare
quelle che sostenevano non solo che il mio arresto fosse
stato effettuato in maniera illegale, ma anche che la trascrizione
del processo usata per confermare le mie due condanne
a morte e le quindici condanne a pene detentive fosse
stata a sua volta stilata in modo impreciso.
Gli echi di questa decisione a me favorevole aleggiavano
ancora dal Braccio della morte fino all'ufficio del procuratore
generale della contea di Los Angeles e in ogni
angolo del Paese, quando all'improvviso mi ritrovai senza
pi un rappresentante legale. A seconda di quale giornale
riportasse la notizia, i due avvocati di San Raphael che mi
avevano rappresentato in passato se n'erano improvvisamente
andati o erano stati da me altrettanto rapidamente
ricusati. Nessuna delle due versioni, e nemmeno le innumerevoli
varianti inventate di sana pianta da giornalistucoli,
era corretta; ma questa  un'altra storia. Ci che adesso
importava era che stavo per affrontare una sfida decisiva
per la mia vita. Senza un avvocato di prim'ordine sarebbe
stata dura, se ne avessi scelto uno non all'altezza, la
mia situazione sarebbe ulteriormente peggiorata.
 difficile trovare avvocati bravi e di successo. E solitamente
chiedono parcelle esorbitanti per i loro servigi, e
pronta cassa.
Per quanto riguarda i soldi, dissi, non ne ho.
Lo so, disse Davis. Rosalie me lo ha spiegato. Se ho
capito bene, tutti i suoi fondi sono stati esauriti per arrivare
fino a qui.
Pi o meno  cos. Adesso sono al verde. Potrei promettere
la luna a tutti e due, ovviamente, ma non sono abituato
a farlo. Potrei raccontarvi delle migliaia di dollari che
ho guadagnato scrivendo, a parte un dettaglio, come ben
saprete. Mi hanno incastrato. Non mi  consentito scrivere
in vista di una pubblicazione. Non solo, ma il manoscritto
del mio libro pi recente, un romanzo che secondo me dovrebbe
valere almeno 25.000 dollari e probabilmente molto
di pi includendo i diritti cinematografici, televisivi o altro,
mi  stato requisito dal direttore del carcere. Ho avviato
un'azione legale per rientrarne in possesso. Non 
ancora chiaro se ci riuscir oppure no, e quanto tempo ci
vorr. Fra l'altro, avrete probabilmente letto che ho deciso
di cedere i miei diritti sul libro a Frances Couturier, un'amica
di Los Angeles con due figli piccoli.
Rosalie mi ha detto anche questo.
 probabile che io riesca a raccogliere abbastanza denaro
per coprire le spese che lei e Rosalie dovrete sostenere,
sempre che restino entro certi limiti, ma non pu bastare
a convincere un avvocato come lei ad accettare un
caso come questo.
Non vedo alcun motivo per cui non si possa arrivare
a un accordo.
Questo ci condusse al nocciolo della questione. Allora,
crede potrebbe interessarle assumere la mia difesa?
S, potrebbe interessarmi.
Suppongo che lei sappia, nel caso accettasse, a che
cosa andrebbe incontro?
Suppongo di s.
Mettiamo subito le cose in chiaro, dissi io. Prima di
tutto, avrete come cliente uno che l'opinione pubblica definisce
mostro; un bastardo opportunista e un diabolico
imbroglione - perdonate il mio linguaggio, Rosalie -
pronto a vendersi la cara nonnetta o il suo stesso avvocato
pur di salvarsi la pelle o di vedere il proprio nome sui
giornali. In effetti, solo l'altro ieri ho letto che avrei scaricato
Ben Rice e Jerry Duffy dopo che mi avevano aiutato
a vincere un ricorso, proprio perch volevo tutta per me
la luce dei riflettori.
Un bagliore divertito apparve negli occhi del mio potenziale
difensore; finalmente era scattato un feeling.
Non la vedo particolarmente impressionato dal fatto
di avere come cliente un imbroglione della peggior specie,
e che il mio caso sia uno tra i pi ostici.
Sono colpito, Caryl, ma forse non nel modo che pensa
lei. Ho letto i giornali, attentamente, e ho appena finito
di leggere il suo ultimo libro, La legge mi vuole morto. Ho
parlato a lungo con Rosalie, confermando l'idea che mi
ero gi fatto.
E sarebbe?
Che i giornali non hanno colto le sfumature. Che lei
sia stato trattato molto male dai tribunali. Che uno come
lei non dovrebbe stare nel Braccio della morte. Che  una
vergogna che non le venga pi concesso di scrivere. Che
lei potrebbe davvero non aver commesso i crimini per i
quali  stato condannato a morte. Che lei ora ha bisogno
di aiuto ma non  ancora del tutto sicuro di me. E la capisco
perfettamente. Si tratta per di una decisione che
solo lei pu prendere. Tir fuori un sigaro dalla tasca.
Non tenter di influenzare la sua decisione con un'arringa
da consumato venditore, prosegu Davis, dopo
aver tolto il cellophane dal sigaro. Ma se pormi qualche
altra domanda, anche personale, potr aiutarla, si faccia
coraggio e chieda, e non si preoccupi di urtare i miei sentimenti.
Grazie, George, per aver reso pi facile ci che sto
per dirle. Prima che lei arrivasse, mi sono posto alcune domande.
Davis, mi sono detto,  un avvocato di grido.
Avr il tempo e la costanza di dedicare settimane intere di
intenso lavoro per preparare la mia difesa nel modo in cui
va preparata? Fino a che punto sar disposto a dar battaglia
allo Stato della California? Vedr il caso come la sfida
pi importante della sua carriera o soltanto come un'occasione
per farsi un sacco di pubblicit? E infine, riuscir
a comprendere che c' molto di pi in gioco della semplice
vita di un uomo?
Mi accesi una sigaretta e continuai: Ora credo di sapere
come risponder a queste domande ma voglio che lei
consideri ancora una volta le prove a mio carico con occhio
critico. Voglio che lei sia convinto al di l di ogni ragionevole
dubbio che la causa possa essere vinta, che debba
essere vinta, che lei  l'uomo giusto per vincerla, e che
niente potr impedirle di vincerla, per quanto tremendo
possa essere lo sforzo richiesto.
Non credo che vorrei occuparmi di un caso cos scottante
e con tali implicazioni politiche, se la pensassi diversamente,
disse lui.
E questo a cosa ci porta?
A un accordo, direi. Ora vorr parlarne con la nostra
silenziosa amica, quindi vi lascer soli. Sar qui fuori, nella
sala d'attesa, Rosalie.
Lei annu e sorrise.
Davis e io ci stringemmo la mano, ancora una volta attraverso
lo sportello.
Caryl, disse lui,  stato un piacere conoscerla. Era
da anni che aspettavo l'occasione per farlo, perch le sue
battaglie mi avevano affascinato. E poi i suoi libri. Mi sembra
incredibile che sia riuscito a fare tutto questo senza
impazzire. Al suo posto sono sicuro che sarei gi finito in
una cella imbottita. Be', arrivederci. Torner presto.
Ci accordammo su un giorno.
Rosalie, dissi dopo che Davis fu uscito,  un essere
umano!  difficile crederci ma forse riuscir a cascare in
piedi!
L'espressione sul volto di Rosalie era indecifrabile. Sapevo
che aveva l'abitudine di esaminare con attenzione
ogni problema, di procedere con grande cautela, e di formarsi
un giudizio o un'opinione su una persona soltanto
dopo la pi approfondita delle riflessioni.
E va bene, signorina Prudenza, ci deve essere qualcosa
che non va. Fa parte del destino di Chessman. Quindi
dov' l'inghippo?
Nessun inghippo, disse lei. Per adesso.
Per adesso? Ci significa che non  ancora convinta
di Davis? Pensavo le piacesse.
 un ottimo avvocato.
Ma crede che sia il nostro uomo? E riuscir a lavorare
con lui?
S.
E allora che c'?
 solo che non voglio veder crescere troppo le sue
aspettative. Non riesco a dimenticare... tutto ci che  accaduto
in passato.
Per un attimo l'incubo del passato fu l nella stanza insieme
a noi, freddo e palpabile.
Nemmeno io posso dimenticarlo. Per questo le ho
chiesto di assumere un ruolo di primo piano nella battaglia
che ci aspetta. Senza il suo completo appoggio, e senza
tutta l'aggressivit di un George Davis, so di non avere
speranze. Sa bene che razza di guerra ci attende in tribunale.
Lo so, rispose Rosalie. Far in modo che George ottenga
una copia di tutti gli atti relativi al processo - e far
del mio meglio per rispondere a tutte le sue domande.
Annuii in segno di approvazione. E torner insieme a
lui, marted prossimo?
Disse che l'avrebbe fatto.
Bene. Poi, se lui accetter il caso, potrete darne annuncio
alla stampa. Per il momento preferirei rimanere
defilato il pi possibile.
Quindici minuti pi tardi, passeggiavo di nuovo, senza
sosta, nella mia cella della morte.
George Davis torn a trovarmi la domenica mattina,
due giorni prima del previsto. Gli era venuta un'idea, e
non vedeva l'ora di comunicarmela. Nel giro di pochi minuti,
mi contagi con il suo entusiasmo. Ci mettemmo a
discutere i dettagli con l'entusiasmo di due ragazzini.
L'idea di George era folgorante nella sua semplicit e,
una volta messa in atto, ci avrebbe fornito un'arma giuridica
di cui avevamo estremo bisogno.
L'idea si basava su un principio fondamentale dell'ordinamento
giuridico: nell'udienza stabilita dalla Corte Suprema
mi spettava l'assistenza di un legale - di mia preferenza.
La mia scelta sarebbe caduta su George Davis (insieme
a Rosalie Asher), e lui era pronto e disposto a farmi
da avvocato difensore. Ovviamente aveva il diritto di
aspettarsi un adeguato compenso per le sue prestazioni.
Ci accordammo su una cifra ragionevole.
Tuttavia, sottoline George, lei  al verde e deve
gi diverse migliaia di dollari allo Zio Sam.
Era vero, e con un sogghigno dissi: Allora forse accetter
un mio assegno?
Caryl, non accetterei neanche un assegno da quaranta
centesimi da lei, scherz lui. Far invece qualcosa di
meglio.
Continui.
Accetter i diritti sul suo prossimo libro come parcella.
Purtroppo mi tocca ricordarle che il Dipartimento Carcerario
mi ha proibito di scrivere anche una sola riga destinata
alla pubblicazione. Mi hanno legato e imbavagliato.
Caryl, Caryl, disse George sconsolato, agitando verso
di me la mano con cui reggeva il sigaro mentre con l'altra
cercava nelle tasche dei fiammiferi inesistenti, devo
farle un disegnino?
Non ce n'era bisogno. Sfruttando il nostro accordo
perfettamente legale, forse sarei stato in grado di aggirare
il divieto di scrittura. Questo avrebbe fornito al mio avvocato
un'arma molto potente, forse quella decisiva all'interno
del nostro arsenale. Potevamo dimostrare che il divieto
metteva in discussione il mio diritto costituzionale di
scelta del legale da cui farmi assistere, oltre agli articoli
fondamentali che tutelano il diritto di ogni cittadino a
esprimersi liberamente e che proibiscono allo Stato di requisire
arbitrariamente le propriet dei cittadini.
In questo modo, disse George, affronteremo il
caso partendo dagli aspetti pi vulnerabili, e una volta
passati in vantaggio, non molleremo la presa. Caricheremo
a testa bassa e contesteremo non solo la validit della
sua carcerazione, ma anche l'intera normativa di legge
relativa al reato di rapina, utilizzata ben oltre i suoi limiti
interpretativi, per condannarla a morte. Contesteremo
inoltre il fatto che chi dirige la prigione abbia il diritto
di metterla a tacere. Il nostro obiettivo finale  arrivare
a un nuovo processo, cosa che ritengo si possa e si debba
ottenere, dopodich dimostreremo alla giuria che lei
non  il bandito della luce rossa. Questo fornir a lei,
Caryl, il materiale per il prossimo libro, a entrambi una
ghiotta occasione per sganciare una bella bomba sulla
pena capitale, mentre a me consentir di verificare una
volta per tutte se sono davvero il penalista che ritengo di
essere.
George Davis era pronto a mettere in gioco la sua reputazione,
una parcella esorbitante e mesi, forse anni di
vita professionale, pur di avere l'opportunit di sezionare
il caso Chessman mettendo a nudo nel corso del processo
in che modo insensato e ingiusto venga comminata la pena
di morte nello Stato della California.
Vi siete appena aggiudicato un cliente, e un accordo.
Ci stringemmo la mano per suggellare il nostro insolito
patto. L'intesa formale sarebbe stata messa per iscritto
e firmata nel giro di pochi giorni. George e Rosalie sarebbero
tornati a trovarmi marted mattina, dopodich avrebbero
ufficializzato la decisione di rappresentarmi. Questo
avrebbe segnato l'inizio di un'altra serie di estenuanti battaglie
in tribunale.
Sa per caso se ci sono microfoni nascosti in questa
stanza? chiese George.
Non lo so per certo, ma sono quasi sicuro che non ce
ne siano. Sono un tipo sospettoso e quella  una possibilit
che mi ha tormentato spesso in passato, perci un
paio di volte ho fatto l'occhiolino a Rosalie per farle capire
che stavo fingendo, poi ho abbassato il tono della voce
e le ho detto qualcosa di sconvolgente, tipo: Tutto bene,
ho la pistola,  nascosta nella mia cella. Credo per
che lo spessore delle lime che mi abbiano mandato sia
sbagliato.
George fece una risatina. Se ci fosse stato qualcuno in
ascolto, le guardie si sarebbero pestate i piedi a vicenda
pur di arrivare di corsa alla sua cella.
Esatto.
Ma se appena le nostre voci superano la soglia del
sussurro, la guardia seduta nel corridoio alle sue spalle
pu sentirci tranquillamente. Non mi piace affatto. Il rapporto
tra avvocato e cliente dovrebbe essere del tutto confidenziale.
Lo so. Nel Braccio della morte chiamiamo questa graziosa
stanzetta la Gabbia. Ovviamente  pi bello il suo
nome ufficiale.
Affronteremo la situazione a tempo debito. Adesso
vorrei che mi raccontasse tutto ci che le  accaduto quest'anno.
Tutto quanto?
Tutto quanto, ribad. Aveva imparato ormai da tempo
che il successo nella discussione di un caso dipende
spesso, oltre che da un'approfondita conoscenza dei fatti,
anche da una conoscenza altrettanto profonda del cliente.
George si era studiato tutta la documentazione; si era riletto
Cella 2455. Braccio della morte e La legge mi vuole
morto; aveva esaminato la raccolta completa delle prove e
l'intera e voluminosa rassegna stampa, ordinata cronologicamente.
So ci che i giornali e i tribunali hanno detto fino a
oggi. Adesso voglio sentire la storia come lei l'ha vissuta.
Sempre che non le dispiaccia raccontarmela.
Non mi dispiaceva raccontargliela, cos come adesso
non mi dispiace raccontarla al mondo.

 CAPITOLO 3.
SARAI DANNATO SE LO FAI.

Ripensandoci, ero colpito da quanto fosse inutile tentare di
pensare al futuro. Avevo la prova evidente del fatto che la
mia vista non era abbastanza lunga. Infatti, nel corso dei
primi dieci mesi del 1955, i miei piani migliori, quelli che
avevo concepito e sviluppato con tanta passione, erano tutti
falliti miseramente. Non ero forse stato obbligato a piegarmi,
a fare marcia indietro e a cambiare strada in continuazione?
Non era forse vero che diverse porte che sembravano
aperte e incustodite si erano improvvisamente
chiuse proprio mentre stavo per varcarle? E, per sottolineare
il paradosso, non era vero che altre porte, che avevo
creduto sbarrate per sempre, si erano improvvisamente
spalancate invitanti di fronte a me?
Di recente mi ero nuovamente imbattuto nella definizione
di calvinismo del reverendo Lorenzo Dow. Quelle
poche frasi si erano impresse in modo indelebile nella mia
mente:
Puoi e non puoi,
Vuoi e non vuoi,
Sarai dannato se lo fai,
Sarai dannato se non lo fai.
Estrapolate dal loro contesto teologico e inserite in
una cornice laica, quelle parole sembravano essere indirizzate
- per non dire puntate - verso di me. Quindi il sorriso
che mi strapparono aveva lo stesso risvolto oscuro
dello spinoso messaggio che racchiudevano. E in effetti,
nel corso dell'anno, mi ero ritrovato tanto a sorridere
quanto a bestemmiare, e spesso a fare le due cose nello
stesso momento.
Questo cupo e monastico microcosmo chiamato
Braccio della morte era l'unico mondo che conoscevo. Il
macrocosmo che si trovava all'esterno, con le sue meraviglie
e i suoi piccoli avvenimenti quotidiani, aveva cominciato
a sbiadire molto tempo prima, fino a quando
avevo iniziato a sentirmi separato da esso non solo da
uno spazio fatto di mura, sbarre e guardie, ma anche dal
tempo. Ormai avevamo finito col coesistere ma in una
dimensione diversa. Era come se ci trovassimo in due
realt differenti, che arrivavano appena a sfiorarsi, solitamente
sui giornali.
Nel corso del 1955, come negli anni precedenti, il mio
nome era finito spesso sui quotidiani, accompagnato da titoloni
e da editoriali infuocati. Se qualche bilioso giornalista
aveva bisogno di un bersaglio su cui vomitare il suo
veleno, tirava inevitabilmente fuori me e mi dava una bella
strigliata, con apparente soddisfazione di tutte le parti
coinvolte. Cos la leggenda di Caryl Chessman, adeguatamente
fertilizzata, fioriva sempre di pi.
Come un ateo seguirebbe divertito la descrizione del
Paradiso e dell'Inferno e i pericoli del peccato fatta da un
prete, leggevo giornali e riviste per tenermi aggiornato su
un mondo che esisteva, ma che al tempo stesso non esisteva
n poteva esistere per me.
La mia precaria esistenza all'ombra della camera a gas,
con il boia e lo Stato della California che non vedevano
l'ora di farmi visitare quella mortale stanzetta ottagonale,
mi rendeva difficile allarmarmi veramente al pensiero di
una guerra nucleare o delle macchinazioni politiche dei
comunisti. Avevo capito tuttavia, che l'umanit stava affrontando
una lotta per la sopravvivenza addirittura pi
complicata della mia. C'erano alcuni curiosi parallelismi
nelle nostre rispettive situazioni. E proprio come la societ
non poteva certo pensare di risolvere i suoi problemi
ammazzando me - o altri mille o centomila disgraziati come
me - allo stesso modo l'umanit non poteva risolvere
i suoi distruggendo se stessa.
Quell'anno, il 1955, fu il mio anno sabbatico come
condannato a morte. Ma non fu certo una vacanza. I criminali
pi scellerati non ne fanno, a quanto pare. Trascorsi
il mio tempo pensando a sfuggire all'abbraccio del boia,
a schivare i fuochi d'artificio verbali di indignati cittadini,
a lottare per il mio diritto di essere ascoltato, a opporre resistenza
alla guerra che mi era stata dichiarata dal Golia
che mi si opponeva in tribunale, e a organizzare una bella
sorpresa per lo Stato della California.
Tutto era cominciato tentando di esaminare le molteplici
definizioni di un'unica parola: giustizia. Alla fine,
mettendo da parte i concetti di colpa e innocenza, tutto
ruotava attorno a una domanda cruciale: nell'ambito della
lotta al crimine, il luminoso concetto di giustizia doveva
diventare una sorta di catalizzatore per il bene di tutti
o una forza punitiva e distruttiva, gestita da pochi con il
pugno di ferro? Nel primo caso, perch allora la giustizia
veniva pi spesso inflitta che amministrata?
Machiavelli diceva che i tentativi dell'uomo di abolire
la Forza si sono sempre dimostrati vani. [Ma nonostante
il suo intuito penetrante, lo stesso Machiavelli, al pari di
tanti moralisti, pacifisti e filosofi posteriori non era mai
riuscito a capirne il perch.] Affermava che essa deve essere
accettata come una cosa naturale, come il bisogno
del cibo, e tutto ci che l'uomo pu sperare  che il Potere
venga sempre a trovarsi al fianco della Giustizia, la
Forza al fianco del Diritto. E quanto pi nobile, vale a dire
quanto pi legittimo, sar il Potere utilizzato, tanto pi
felice sar la condizione del popolo sul quale esso verr
esercitato...
Piuttosto pericoloso, come assioma. A doppio taglio,
direi.
Se la mia ammirazione per questo fiorentino non fosse
stata cos grande, avrei accolto le sue parole con un sorriso
di scherno e le avrei cancellate dalla mia mente. Essenzialmente,
erano completamente false. Sarebbe legittimo
sperare in qualcosa di pi, e combattere intellettualmente
per qualcosa di pi alto. Ma provate voi a farlo; trovate il
modo per dimostrare oltre qualsiasi ragionevole dubbio la
falsit di una premessa che veniva comunque accettata
universalmente e senza discussioni, perfino dalle nazioni
democraticamente pi avanzate, ed era divenuta fondamento
di teorie politiche di pace e progresso e di benessere
generale. Per anni avevo cercato il modo per farlo,
mettendo addirittura in gioco la mia vita, ma nei luoghi
e con gli strumenti sbagliati. Poi, nel 1955, feci una scoperta
sconcertante.
Quella scoperta avrebbe spiegato per quale motivo
Lonard Sacks, nel recensire La legge mi vuole morto per
il numero di novembre di quello stesso anno della New
York University Law Review, avrebbe scritto:
Meno efficaci sono le parti del libro in cui Chessman attacca
la pena capitale su base teorica; qui le sue argomentazioni
sono spesso confuse e inconcludenti. Le tesi di partenza
- secondo le quali si dovrebbe tentare di riformare invece
che punire, e che la pena di morte non pu fungere da deterrente
al crimine - sono gi familiari e scontate, a prescindere
dalla loro pertinenza.
Era vero: ci che  familiare e scontato non suscita
emozioni; per sua stessa natura, non riesce ad accendere
l'immaginazione. Anche i fatti pi inoppugnabili possono
alla lunga risultare noiosi. Di conseguenza, sotto un certo
punto di vista, la critica era assolutamente valida, soprattutto
perch rivelava in maniera inequivocabile la parte
pi intima della natura umana, cos come evidenziava il
fatto che la mia confusa esposizione mancasse della necessaria
efficacia retorica - senza metterne in discussione
il merito storico, empirico e concettuale.
Cos, se mai ne avessi voluto uno, avevo l'alibi perfetto
per ci che avevo scritto in quel paragrafo. Per poterlo
sfruttare per dovevo ammettere che anche la societ
aveva un alibi perfetto per le sue camere a gas, e
non ero assolutamente disposto a fargliela passare liscia.
Maledetti siano gli alibi! Non facevano che complicare la
faccenda.
 chiaro che non si pu dissuadere un uomo deciso
a suicidarsi gettandosi da un precipizio solamente spiegandogli
la legge di gravit di Newton in termini scientifici.
Allo stesso modo se un altro uomo vede una bomba
nucleare piombargli addosso dal cielo, non si sentirebbe
certo rinfrancato se gli venisse spiegata la teoria
della relativit.
Se i tribunali si erano sbagliati nell'emettere una sentenza,
a quel punto era un peccato per il presunto cattivo
cittadino: il suo collo finiva comunque fratturato dal
cappio; l'elettricit lo friggeva comunque al passaggio della
corrente; il gas letale lo uccideva comunque quando i
vapori invadevano i suoi polmoni.
La giustizia, se mai  esistita, non pu agire in modo indipendente
dai suoi tramiti. Personalmente sono stato testimone
di cos tanta violenza da parte sua che a volte penso
che sia veramente una stronza sadica e schizofrenica; o, come
sottintendeva Machiavelli, una creatura sottomessa, soggiogata
- e controllata o brutalmente violata - dal Potere.
Per quanto possa essere sottilmente razionalizzato, il
suicidio non  un atto razionale, come non lo  la guerra,
e nemmeno la pena capitale, cos come le altre centinaia di
attivit razionalmente indifendibili di quell'animale razionale
che  l'uomo. Ma riconoscere questo stato di fatto, e
rafforzarlo grazie alla comprensione scientifica delle dinamiche
che determinano e giustificano una condotta aberrante
dell'individuo e del gruppo, non basta ad abolire il
suicidio o la guerra o la pena di morte.
Ci vuole qualcosa di pi.
Il Potere? Un'Autorit umana, benevola e onnipotente
capace di far rispettare degli standard universali, di imporre
e pretendere alti valori e una morale individuale?
La perversa teoria marxista aveva rivelato la futilit di tale
approccio.
Sarai dannato se lo fai... Lasciati condannare a morte
per crimini che non hai commesso.
E cerca ostinatamente di restare vivo.
Osserva il tuo caso diventare una causa simbolica,
inestricabilmente avvinta all'idea stessa della pena di morte,
seguita in tutto il mondo.
Lascia che il potere giudiziario, esecutivo e legislativo
di uno Stato moderno si ritrovino nell'impossibilit di scagionarti
pur di giustificare le proprie azioni.
Una volta diventato bersaglio di odio, violenza e vendetta,
imponi a te stesso di rifiutare odio, violenza e vendetta.
Impara ad agire nel modo che ritieni pi giusto, senza
pensare alle conseguenze personali.
Tenta, anche se invano, di respingere la tua etichetta di
Cattivo - e lascia che la tua offerta venga sdegnosamente
rifiutata. Scrivi libri a sfondo sociale, dicendo ci che sai
debba essere detto.
Conquista riconoscimenti per il tuo lavoro: qualsiasi
cosa ti succeda, la tua voce dall'ombra verr ricordata a
lungo.
Rifiutati di stare in silenzio e corri il rischio che uno dei
tuoi manoscritti venga sequestrato e distrutto.
Lavora in gran segreto a un audace piano per fuggire
da un Braccio della morte a prova di fuga, se i tribunali
del Paese dovessero persistere nel negarti ogni opportunit
di dimostrare infondate le accuse che ti hanno fatto
condannare a morte...
Per quanto mi riguarda,  valsa la pena essere condannato,
temuto, odiato e disprezzato.  stato il pegno da pagare
per innescare una serie di esplosioni e di conseguenza
mettere in moto reazioni di carattere sociale attese da
tempo contro un'Autorit ipocrita e burocratizzata che ha
sempre dato per scontato di non poter fallire. Ed era il
prezzo che avrei continuato a pagare.
Tuttavia, in questo 1955, ho scoperto, come altri prima
di me, che la mia salvezza stava proprio nel non essere salvato,
nel non essere al sicuro.
La porta della Cella 2455 del Braccio della morte si 
aperta davanti a me, per poi chiudersi alle mie spalle, la
mattina di sabato 3 luglio 1948. Ed  qui, fatta eccezione
per qualche breve apparizione di fronte alla locale corte
suprema, che sono rimasto da allora. Grazie al lento, inesorabile
trascorrere degli anni, mi sono guadagnato il poco
ambito privilegio di essere il condannato a morte che
pi a lungo  sopravvissuto alla propria condanna nei 179
anni di storia di questo Paese.
Giorno dopo giorno, batto il mio stesso record. Pi
volte in questo lasso di tempo mi sono trovato a pochi
giorni, o addirittura a poche ore o minuti dalla fine della
mia esistenza. Mi trovavo a camminare su un filo, teso su
un nero abisso senza fondo, e la tensione avrebbe potuto
distruggere il mio sistema nervoso.
E in effetti, quasi ci riusc.
Nel luglio del 1955 mi venne un'emorragia interna,
cominciai a vomitare sangue e arrivai a star cos male da
non riuscire pi a reggermi in piedi. Parlai con un dottore,
che mi tast l'addome, mi pose un sacco di domande - s,
era da un pezzo che lo stomaco mi bruciava da morire - e
mi fece una visita accurata.
Avevo l'ulcera.
Il dottore mi consigli di rilassarmi. Sogghignammo
tutti e due. Dietro sua indicazione, smisi di fumare per diversi
mesi, ridussi drasticamente la mia razione giornaliera
di caff scaldato e riscaldato del carcere (una brodaglia
capace di bucare una tinozza per l'acido), passai a una dieta
leggera a base di latte e trangugiai fedelmente le medicine
prescrittemi nell'arco della giornata - fino a quando,
con mia grande preoccupazione, cominci a calarmi improvvisamente
la vista!
Dottore, gli dissi, che succede? Lei mi riempie di
pillole perch ho un buco nello stomaco o nel duodeno, e
tutto a un tratto i miei occhi vanno a farsi benedire. Metto
un foglio nella macchina da scrivere, comincio a battere
sui tasti, e vedo le parole che si mischiano fra loro. E come
se cercassi di leggere una lingua straniera immerso nell'acqua
sporca del bucato. All'inizio non ho detto niente,
ma peggiora ogni giorno. Sono arrivato al punto che mi
serve una lente d'ingrandimento per leggere i titoli dei
giornali.
Il dottore rise e mi spieg. Le grosse pillole bianche
che sapevano di gesso - del diametro di una moneta da
dieci centesimi ma tre volte pi spesse - erano un innocuo
antiacido. Quelle perfide, come avevo sospettato,
erano le altre, quelle piccole e rosa, amare come il fiele.
Contenevano una sostanza sintetica, simile alla belladonna,
e agivano direttamente sul nervo vago, che dal
cervello arriva fino allo stomaco e dolcemente regola
l'afflusso dei succhi gastrici. Diminuendo la funzionalit
del nervo, le pastiglie riducevano la secrezione degli acidi,
dando cos alla zona ulcerosa la possibilit di guarire.
Uno dei possibili effetti collaterali di questi piccoli
demoni era che andassero a interferire con l'apertura
contrattile dell'iride. Il risultato era che, in molti casi,
si registrava un'estrema, ancorch temporanea, dilatazione
della pupilla, che provocava un pronunciato calo
della vista.
Posi la domanda pi ovvia: per quanto tempo avrei dovuto
proseguire il trattamento?
Dai sei mesi a un anno.
E che succede se smetto di prendere le pillole?
Forse niente pi che un malessere acuto; o forse mi si
poteva accendere un fuoco nello stomaco, con forti attacchi
che andavano e venivano. Era una possibilit, non necessariamente
la pi probabile. D'altra parte per, era anche
possibile che l'ulcera peggiorasse sempre pi se non
veniva curata in modo adeguato. Poteva venirmi una nuova
emorragia che mi avrebbe messo completamente fuori
combattimento. Potevo finire in chirurgia d'urgenza e addirittura...
Il dottore prosegu con l'elenco delle peggiori possibilit,
ma avevo gi sentito abbastanza.
C' un limite a quanto negativa possa diventare qualsiasi
situazione, perfino la pi terribile che l'uomo o la natura
possano escogitare. Da l in poi, si cade nel grottesco.
Scoppiai a ridere. Per un'eternit ero stato attaccato
furiosamente dall'esterno, e sottoposto a pressioni di
qualsiasi tipo. Adesso le scocciature arrivavano dall'interno
- e mi sembrava che solo due fossero le soluzioni possibili.
Solo che qui rischiavo di farmi del male in entrambi
i casi. In apparenza, potevo scegliere di liberarmi tranquillamente
dall'ulcera andando a morire per mano del
gentile Stato della California, oppure potevo prolungare
la mia esistenza tenendomi per l'ulcera. Perch se non
vedevo, non potevo scrivere - n libri n saggi. Mi sarei ritrovato
disarmato. La mia macchina da scrivere sarebbe
stata inutile. In che bella situazione mi trovavo!
Risi nuovamente di me stesso. Ecco un problema che
non potevo affrontare a muso duro, contro cui non potevo
infuriarmi. Ora che le emozioni primordiali diventavano
una grave debolezza, dovevo liberarmene completamente
- almeno per il momento. Dovevo scendere
a compromessi con il mio apparato digerente senza compromettermi
in modo irreparabile con lo Stato della California.
Trangugiando litri di latte e masticando le pastiglie
gessose contro l'acidit di stomaco come fossero caramelle,
cominciai man mano a ridurre la dose giornaliera
di pasticche rosa finch, dopo un periodo nebbioso, riuscii
a vedere ci che facevo, pur tenendo sotto controllo
la quinta colonna che mi minacciava dall'interno del mio
corpo. Per far questo, dovetti rinunciare al violento esercizio
fisico che avevo intrapreso sin dal mio arrivo nel
Braccio della morte. Avevo scoperto infatti che lo sforzo
intenso scatenava gli acidi. Per salvaguardare la lucidit
mentale, dovevo rinunciare un po' alla tonicit del corpo.
La vita sedentaria che mi ritrovai improvvisamente a
fare mi provoc gli stessi crampi muscolari che affliggono
gli atleti quando smettono di allenarsi. I muscoli del
petto, della schiena e delle braccia a volte mi dolevano
per ore.
A questo punto, il mio compito era diventato una specie
di farsa, un incubo a occhi aperti, una beffa tremenda.
Una beffa per con una morale ben precisa.
Una mattina, mentre stavo per radermi, mi fermai a osservare
il volto corrucciato e solcato di rughe che mi guardava
dallo specchio. Il pubblico, lo sapevo bene, sarebbe
rimasto deluso da quel volto. Non aveva nulla di sinistro,
niente corna o zanne, e nessun rivolo di saliva agli angoli
della bocca. Inoltre, il naso, rotto e schiacciato era proprio
cos come lo descrivo - rotto e schiacciato. E la mandibola
coperta di peluria, quella mandibola torva, arrogante e
volitiva, come aveva scritto un giornalista, aveva un
aspetto piuttosto comune. L'attaccatura dei capelli castani
tagliati corti aveva continuato la sua lenta ritirata ma, sorprendentemente,
non c'erano sfumature grigie e, pur essendo
un volto fin troppo segnato e invecchiato per un
uomo di trentaquattro anni, aveva un'espressione nonostante
tutto vivace e, a mio modesto parere, ragionevolmente
umana. Non sembrava certo un volto da spaventare
i bambini.
Era insomma, per quanto il sottoscritto potesse giudicare
in quanto suo possessore, la tipica faccia di un condannato
a morte, molto lontana dal bello, dall'espressione
un po' sardonica, e sicuramente pi funzionale che
artistica nei suoi duri lineamenti. L'impressione generale
era che fosse stata fatta e rifatta da una dozzina di scultori
dalle idee completamente contrastanti fra loro.
E dietro a quella faccia c'era un cervello, per quanto
bizzarro; una mente disturbata, piena di conflitti e di contraddizioni,
di immagini e di sogni. Una mente che, nonostante
mille ostacoli, continuava a lottare per sopravvivere,
per far emergere la verit, per creare, e per modificare
se stessa e il proprio mondo.
Aggiungete alla faccia e al cervello una corporatura alta
e robusta, dalle spalle larghe, con diverse cicatrici da
proiettile e da coltello, una carnagione pallida per via degli
anni trascorsi, lontano dal sole, in una caverna artificiale,
ormai lontano dai giorni in cui era una macchina da
combattimento, con le mani affusolate ma dalle nocche
fracassate - ed ecco il Caryl Chessman uomo, un semplice
mortale, insolente e a volte un po' confuso.
La leggenda Caryl Chessman era invece qualcosa di
molto diverso. Questo 1955 ha visto il leggendario Caryl
Chessman diventare 1) l'Orribile Esempio per eccellenza;
2) un mostriciattolo falso e arrogante, segretamente dedito
a eccessi indicibili; 3) una bestia selvaggia capace di
lordare l'innocenza con un solo sguardo perverso e di
soggiogare ipnoticamente la bellezza con un sortilegio
malefico; 4) un incredibile predatore notturno, un maniaco
sessuale scaturito da qualche pozzo infernale o
freudiano e, voglia Iddio, destinato a tornarvi al pi presto
se solo i tribunali riuscissero a spezzare la sua tattica
di stallo; e infine 5) un Houdini beffardo che si fa gioco
della giustizia, un provocatore assoldato dal Demonio (o
forse dai comunisti?) per fomentare la sfiducia nell'Autorit
legalmente costituita.
Il colmo dei colmi si  verificato quando alcuni imbrattacarte,
sorpresi dall'accoglienza favorevole riservata
dal pubblico alla leggenda, hanno tentato inutilmente
di sopprimere il mostro di Frankenstein da loro stessi
creato.
Questo tentativo di fare a pezzi la leggenda era insopportabile
per il pubblico. Perch il Caryl Chessman leggenda
criminale era un oggetto d'odio perfetto, il contenitore
ideale per l'ostilit repressa, un bersaglio naturale di
frustrazioni personali e sensi di colpa nascosti, uno splendido
capro espiatorio contro cui scatenare tutti gli istinti
violenti, senza perdere contemporaneamente l'occasione
di prendere una ferma posizione contro il peccato e di partecipare,
anche solo indirettamente, alla battaglia cosmica
tra il bene e il male - insomma era una specie di valvola di
sicurezza per l'individuo all'interno di una societ che stava
rapidamente diventando sempre pi complessa e civilizzata,
e che si trovava minacciata esternamente da forze
veramente terribili perch il singolo cittadino potesse affrontarle
da solo.
Cos la leggenda continu a crescere.
Essere improvvisamente elevato a un simile status
avrebbe dovuto lusingarmi e farmi girare la testa. Dopotutto,
pochi criminali nella storia hanno ottenuto un successo
cos singolare, sia quando erano ancora in vita che
dopo la morte.
Ma non ne ero lusingato e la testa non mi girava. E per
quanto potessi infuriarmi di tanto in tanto per ci che
veniva scritto e detto su di me, non ho mai commesso
l'errore di pensare che il mio problema potesse essere risolto
smontando quelli che volevano smontarmi, gli inventori
di frottole, gli allarmisti, oppure salendo trionfalmente
sul carro di coloro che si opponevano alla leggenda
che portava il mio nome. N, del resto, ho avuto la
tentazione di unire le forze con il Chessman leggendario
per tentare di cavarmela grazie alla sua discutibile reputazione.
Il mio sense of humour e la mia integrit non me
lo avrebbero concesso.
Fra l'altro, avevo gi trovato la maniera di sfruttare
quel mio alone di leggenda. Ironicamente, era diventato
un potente alleato nella mia battaglia contro ci che criminologi
di fama mondiale come Harry Elmer Barnes e
Negley K. Teeters avevano definito un residuo dell'umana
barbarie, ovvero la pena capitale. La mia situazione
aveva attirato l'attenzione di tutto il mondo. Cella 2455.
Braccio della morte era stato pubblicato non solo negli Stati
Uniti ma nella maggior parte dei Paesi non comunisti.
La legge mi vuole morto aveva seguito la stessa sorte. L'uomo
che emergeva dalle pagine di quei libri sembrava stranamente
in contrasto con quello della leggenda, perci
tutti si domandavano: che razza di persona era l'occupante
della Cella 2455 del Braccio della morte?
I direttori di centinaia di giornali e riviste degli Stati
Uniti, dell'America centrale e del Sudamerica avevano
mandato dei corrispondenti a intervistarmi, e quasi sempre
ero riuscito a fare amicizia con loro. Spesso i giornalisti
che venivano a parlare con me, e specialmente gli esponenti
di sesso femminile, si aspettavano un demonio sorridente,
o beffardo. Al suo posto trovavano invece un uomo
capace di dimostrare un interesse verso il lavoro, la vita e
il Paese d'origine dei propri interlocutori almeno pari all'attenzione
che loro stessi rivolgevano a lui, alla sua situazione
e a ci di cui era ormai diventato un simbolo, e al
brutale microcosmo al quale apparteneva.

 CAPITOLO 4.
SARAI DANNATO SE NON LO FAI.

L'anno inizi sotto il segno del melodramma giudiziario.
Nel gennaio del 1955, il boia arriv quasi a mettermi le
mani addosso quando il giudice della Corte Federale Louis
E. Goodman mi fece sbattere fuori dalla sua aula. Era un vizio
che aveva da tempo; gi altre volte in passato mi aveva
riservato l'equivalente giudiziario di una pedata nel sedere,
e anche questa volta non volle interrompere la tradizione.
Nel rigettare sommariamente la richiesta di un'ordinanza
di habeas corpus(1) sottoposta all'attenzione della
Corte Suprema degli Stati Uniti, il giudice Goodman
espresse la propria opinione corredandola di domande
retoriche del tipo: Quando finir questa giostra? Che
cosa penseranno i cittadini di questa specie di slot machine
che  diventata l'amministrazione della giustizia?
Il giudice venne applaudito per aver denunciato con
senso pratico e senza mezzi termini l'abuso della legge e
dei tribunali perpetrato nel caso Caryl Chessman.
Le parole incandescenti di tale sentenza fecero il giro
del Paese, suscitando in California violente reazioni emotive
e articoli sui giornali ancor pi violenti. Le ripercussioni
arrivarono fino all'Assemblea legislativa della California,
al Congresso degli Stati Uniti e ad altri pubblici
consessi. La parte pi bigotta dell'opinione pubblica si
sent autorizzata a inondare il servizio postale nazionale
con lettere di insulti. Uno di questi deliranti messaggi minacciava
uno dei miei avvocati dell'epoca, Berwyn A. Rice
detto Ben, di morte e suo figlio di mutilazione. Un altro
messaggio suggeriva addirittura di castrarmi con una
saldatrice.
Per nulla intimidito da tutto questo furore, il primo
giudice William Denman della Corte d'Appello degli Stati
Uniti, Nona Circoscrizione, certific che c'erano gli
estremi per un appello contro la sentenza di Goodman e
ordin la sospensione immediata della mia ormai imminente
esecuzione.
A quel punto scoppi l'inferno. Il giudice Denman
venne accusato di farsi beffe della giustizia, di aver
mancato di rispetto alla sua stessa corte, di aver dato sostegno
e appoggio a un nemico pubblico. Gli avvocati
Ben Rice e Jerome A. Duffy (detto Jerry) vennero ingiuriati
per la loro ostinazione nel volermi rappresentare.
Io ero uno stupratore, un pervertito, un ladro e un rapitore,
che era stato condannato a morte per i suoi crimini
da una societ giusta. E i cittadini ne avevano le tasche
piene di questi azzeccagarbugli avidi di pubblicit
pronti a occuparsi di casi come questo e a perpetrare consapevolmente
ogni forma di abuso, cos come di tutte le
anime sciocche che danno loro corda accogliendo sotto la
loro ala protettrice creature come Chessman.
La Corte d'Appello conferm la sentenza Goodman
con quella che resta probabilmente una delle motivazioni
pi originali mai offerte da un tribunale d'appello pur di
incastrare definitivamente un condannato.
Tutti gli atti processuali mostrano come il signor
Chessman sia una persona di straordinaria abilit, dichiarava
la sentenza scritta dal giudice Denman per conto
di tutta la corte. Le memorie difensive contenute negli atti
precedenti, preparate dal sottoscritto in persona, erano
degni di un esperto avvocato penalista, proseguiva la
sentenza.
Poi, preannunciato da un cos smaccato elogio, la
mossa decisiva. La scure della giustizia calava di colpo ed
ecco che la mia testa rotolava nel pi classico dei colpi di
scena. Per quanto ne capivo io, il sillogismo funzionava
cos:
Premessa principale: Ero troppo intelligente ed esperto
in materia legale per non aver capito sin dall'inizio quanto
cruciale fosse la portata legale del mio attuale ricorso
contro la validit della mia condanna a morte e di tutte le
altre. (Ovviamente io ero sempre stato consapevole della
portata del mio ricorso.)
Premessa secondaria-. Se le mie obiezioni fossero state
molto pi che i semplici ripensamenti di uno spergiuro
(come erano stati ripetutamente etichettati), avrei dovuto
formularle e presentarle molto prima di fronte alle corti
dello Stato. (Questa considerazione tralasciava per il fatto
che l'essenza della mia richiesta era proprio che i tribunali
dello Stato non mi avevano mai dato la possibilit di
poter esprimere e portare avanti queste obiezioni in un'udienza
apposita.)
Conclusione -. Era troppo tardi, secondo i termini di
legge, per chiedere l'intervento della Corte Federale (nonostante
la Corte Suprema degli Stati Uniti, che in teoria
dovrebbe avere sempre l'ultima parola in questioni del genere,
avesse specificatamente affermato il contrario, negando
una revisione della decisione a me avversa della
Corte Suprema della California senza che ci pregiudichi
in alcun modo un'eventuale richiesta di habeas corpus
inoltrata presso un'appropriata Corte Distrettuale degli
Stati Uniti).
Una logica di questo tipo avrebbe fuso le rotelle di
qualsiasi esperto - figuriamoci quelle di un condannato a
morte alla ricerca di una forma sia pure rudimentale di
giustizia. Tuttavia opinione pubblica, funzionari dello Stato
e stampa se ne lasciarono contagiare e lo reputarono un
ragionamento impeccabile. In un articolo in prima pagina,
un quotidiano di San Francisco gongolava: Il tanto celebrato
genio intellettuale di Caryl Chessman si  dimostrato
la sua pi grande debolezza proprio ieri quando...
S, pensai io, quando!
La nostra richiesta di una nuova udienza venne respinta.
Presentata un pomeriggio, venne bocciata il mattino
seguente. Allo stesso modo, la sospensione della mia esecuzione
venne annullata un giorno, e il giorno seguente, il
13 marzo, venne fissata una nuova data per la mia esecuzione:
il 15 luglio 1955. Sorrisi amaramente quando venni
a conoscenza di questi scontati sviluppi tramite il notiziario
radiofonico che ascoltavo in cuffia. Il giudice assegnato
al mio caso, Charles Fricke, non aveva perso il suo tocco,
fu la mia caustica riflessione.
Di nuovo, per la sesta volta (la nona, se contiamo due
richieste di riapertura del processo e una petizione originale
per mandato di habeas corpus) dovevo portare il caso
di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti, se volevo
conservare la speranza che un tribunale potesse un giorno
prendere finalmente in esame anche la mia versione dei
fatti. E ancora una volta ci furono delle implicazioni
drammatiche.
Prima che Rice e Duffy potessero sottoporre la nostra
richiesta formale di ricorso presso la Corte Suprema
e occuparsi di ulteriori dettagli di tipo procedurale e
giurisdizionale, la Corte Suprema inizi le proprie vacanze
estive annuali; non si sarebbe pi riunita fino al
mese di ottobre. Il giudice della Corte Suprema William
O. Douglas, che normalmente seguiva tutte le richieste
di sospensione dell'esecuzione provenienti dai sette Stati
dell'Ovest che costituivano la Nona Circoscrizione
Giudiziaria, non era raggiungibile perch si trovava all'estero.
A sostituirlo era stato nominato il giudice Tom
Clark.
In seguito a un controllo, Ben e Jerry vennero a sapere
che il giudice Clark si trovava nella sua residenza a Dallas,
Texas. Gli spedirono con posta aerea uno speciale pacchetto
contenente la nostra richiesta di sospensione dell'esecuzione
e una copia del ricorso alla Corte Suprema,
avvisandolo che il caso era stato iscritto nel registro delle
sentenze della Corte Suprema di Washington, D.C. Poi,
con il tempo ormai agli sgoccioli, i miei legali ricevettero
notizie sconcertanti da un mio amico della United Press:
Clark se n'era andato a Estes Park, Colorado, per presiedere
la conferenza annuale dei giudici federali della Decima
Circoscrizione Giudiziaria!
Non sapendo se la richiesta di sospensione e gli altri
documenti gli fossero arrivati prima che lasciasse Dallas, e
non potendo correre rischi, Ben e Jerry saltarono sul primo
aereo diretto a Denver, Colorado. L, noleggiarono
un'auto e corsero a Estes Park. Pochi minuti prima di trovare
il giudice Clark, dopo essersi registrati presso un hotel
del luogo, Ben chiam sua moglie per riferire i progressi
fatti.
Siamo arrivati, disse Ben. E tra poco incontreremo
il giudice Clark. Tieni le dita incrociate. Dovremmo sapere
qualcosa entro un'ora. Se qualcosa va storto, prenderemo
un aereo per Washington.
Ben, stai dicendo che non hai sentito la notizia?
chiese incredula la signora Rice.
Quale notizia? rispose Ben, con i pensieri pi neri a
turbinargli nella testa.
Quella data dal notiziario, no?
Il mio appuntamento con il boia era stato rimandato !
Il giudice Clark aveva ricevuto la documentazione prima
di lasciare Dallas. Poco prima dell'arrivo dei miei insonni
avvocati in Colorado, dopo aver esaminato sia la richiesta
che la petizione, aveva firmato un ordine di sospensione
della pena e lo aveva spedito con procedura d'urgenza
alla Corte Suprema di Washington, dove le agenzie di
stampa erano in attesa degli sviluppi della vicenda.
Ben riappese il telefono.
Siamo arrivati troppo tardi, disse a Jerry Duffy. Poi
sorrise. La pena  gi stata sospesa.
Avevo guadagnato un altro po' di tempo. Ora mi
aspettavano tre mesi di attesa in quella che, dal punto di
vista legale, era un'autentica terra di nessuno, un campo
minato. Continuavo a credere che lo Stato della California
avesse diritto a qualcosa di pi di un semplice cadavere
come ricompensa per tutte quelle tribolazioni giudiziarie.
Non sono morto, in quel 1955, ma ho visto tutti gli
uomini attorno a me marciare a uno a uno verso quella
fabbrica di morte al piano di sotto. Nell'arco di quell'anno,
la California ha affidato al boia pi persone di qualsiasi
altro Stato dell'unione. Nonostante questo, molti
funzionari dello Stato hanno sollevato un gran polverone,
protestando per il fatto che passava troppo tempo tra l'emissione
del verdetto di condanna a morte e l'esecuzione
vera e propria.
Il famigerato caso Chessman  stato citato come la
prova conclusiva della necessit di giurie meno preoccupate
dei cosiddetti diritti dei condannati per omicidio e
rapimenti, e di una giustizia che mandi pi rapidamente
alla camera a gas. Anche la societ ha i suoi diritti, e uno
di questi  proprio il diritto di liberarsi alla svelta di questi
cani sciolti, senza compassione o esitazioni. L'idea che
maniaci come Chessman non abbiano ottenuto un processo
equo o possano essere innocenti  completamente
senza senso.
La conferenza annuale dei giudici della Nona Circoscrizione
Federale si svolse a San Francisco verso la fine di
giugno, quando a me restavano meno di tre settimane di
vita. E proprio in quel periodo e in quel contesto, il caso
Chessman fece parlare parecchio di s. In data 1 luglio
1955, il Chronicle di San Francisco riportava in prima
pagina un lungo articolo che diceva quanto segue: Nella
giornata di ieri, i giudici della Nona Circoscrizione Federale
hanno appoggiato all'unanimit un progetto destinato
a rendere illegali i ricorsi presso le corti federali presentati
da delinquenti gi condannati a morte come Caryl
Chessman, lo scrittore-carcerato rinchiuso a San Quintino.
L'articolo proseguiva dicendo che la proposta di modificare
la legge era stata presentata alla conferenza della
Nona Circoscrizione dal giudice Louis E. Goodman, l'esperto
giurista che mi aveva riservato una calorosa accoglienza
in gennaio e che, tutt'altro che ammorbidito nelle
sue posizioni, pareva invocare ora a gran voce un nuovo
approccio a questa importante fase dell'amministrazione
della giustizia: anzich avere leggi morbide che - in casi
particolari, e dopo un esame approfondito - consentissero
ai giudici federali di stabilire se l'arresto e la carcerazione
di un uomo condannato a morte dallo Stato fossero
stati effettuati in maniera costituzionale, Goodman proponeva
di far passare una legge che privasse completamente
i giudici del diritto e dell'obbligo di ascoltare e di
decidere in merito a casi del genere.
Questo, ovviamente, avrebbe semplificato enormemente
il compito dei giudici; infatti, lo avrebbe completamente
eliminato! A questo punto, il boia avrebbe potuto
portare a termine il proprio lavoro senza essere disturbato
dall'interferenza delle corti federali.
Le polemiche infuriarono. Gli attacchi alla mia persona
raddoppiarono, ma cominciarono a farsi sentire anche
un numero sempre crescente di voci pi moderate.
I sostenitori della pena di morte si erano presi un bello
spavento all'inizio dell'anno quando, come riportato da
un comunicato della United Press, il Comitato giudiziario
dell'Assemblea legislativa non  riuscito per un solo
voto a sospendere l'esecuzione di sentenze di morte in California
per un periodo di prova di cinque anni.
Era stata istituita una sottocommissione incaricata di
studiare il problema, raccogliere testimonianze e relazionare
sui risultati in occasione della Sessione periodica
dell'Assemblea legislativa della California del 1957.
La pena capitale era stata messa sotto accusa, e a questo
punto i suoi sostenitori pi accesi e determinati capivano
che le loro argomentazioni rischiavano di non reggere
ancora a lungo. Secondo il parere di questi difensori
reazionari e retrogradi della giustizia punitiva, diventava
necessario ricorrere a drastiche strategie diversive.
Molti di questi tentativi hanno ottenuto l'effetto contrario,
e personalmente ho sfruttato ogni occasione possibile
per dare il mio contributo in questo senso.
Ho cercato di tenere separati la mia lotta per la sopravvivenza
e i miei attacchi contro la pena capitale, ma i
miei oppositori non ne volevano sapere. Insistendo che i
due problemi andavano affrontati insieme, non facevano
che commettere il peggior errore possibile; invece di
indebolire la mia posizione, la rinforzavano.  pi facile
combattere una sola guerra che due.
La legge mi vuole morto venne pubblicato nel luglio del
1955, appena quattro giorni prima della data prevista per
la mia esecuzione. Il libro esprimeva apertamente tutta la
mia rabbia contro le camere a gas, il patibolo e la sedia
elettrica, e la mia piena intenzione di trasformare i boia in
disoccupati una volta per tutte.
Eppure [affermava la recensione del libro firmata da Lonard
Sacks apparsa sulla rivista New York University Law
Review], la tesi contro la pena di morte viene esposta in
modo brillante, sia dal libro stesso che dall'esempio costituito
dal suo autore, che riesce a far sembrare un tragico
spreco la sua esecuzione. Il libro, forse a volte inavvertitamente
[ma in realt no],  molto pi efficace nell'illustrare
la tortura vissuta a livello mentale dal condannato in attesa
della sua esecuzione. Chessman mette in evidenza tutto
ci con grande precisione nel raccontare i propri pensieri
e le proprie attivit giornaliere man mano che viene fissata
una data per la sua esecuzione, viene poi garantito un rinvio
e viene successivamente fissato un nuovo appuntamento
con il boia. Il risultato  che la pena capitale viene dipinta
come un processo che avvilisce la nostra societ, un processo
indegno del livello di civilt che cerchiamo di realizzare.
[Il corsivo  mio].
Quell'ultima frase in corsivo riassumeva perfettamente
la risposta conclusiva al problema della pena di morte: l'esecuzione
di un condannato avvilisce innegabilmente la
nostra societ; si tratta indiscutibilmente di un atto indegno
del livello di civilt che cerchiamo di realizzare.
Era quella l'essenza stessa del male.
La recensione proseguiva:
Inoltre, l'autore sostiene che i suoi compagni non siano criminali
incalliti o mostri che meritano di morire, ma gente
disorientata condannata dalle manchevolezze di un sistema
giudiziario che non pu far altro che impartire la propria
giustizia su basi soggettive, legate all'interpretazione
dei fatti da parte della giuria, alle simpatie del singolo giudice
o alla competenza dei rispettivi avvocati.
Il signor Sacks avrebbe potuto aggiungere: per non
parlare dei metodi e delle ambizioni politiche del pubblico
ministero, dell'atteggiamento solitamente partigiano
della stampa, dei sentimenti dell'opinione pubblica e della
solvibilit dell'accusato.
E poi ci sono le debolezze insite nel concetto stesso
della pena di morte, che continuano e continueranno sempre
a screditare l'amministrazione della giustizia, insieme
all'anacronistica filosofia che giustifica ed esalta l'omicidio
legalizzato. Chi ha cercato di dare la colpa a me per
quelle debolezze  cieco.  come dire che due pi due farebbe
sette se non fosse per Caryl Chessman. Fare di me
il capro espiatorio  una cosa infantile. Con l'ostinata discussione
sul mio caso e tramite i miei scritti, non ho fatto
altro che portare all'attenzione dell'opinione pubblica
questa ridicola forma di dipendenza sociale. La violenza
della reazione da parte del pubblico e delle istituzioni significa
solo che la parte pi difficile del compito che mi
sono preposto deve ancora arrivare.
Forse in occasione della Sessione periodica dell'Assemblea
legislativa della California del 1957. Forse pi
avanti ancora.
Il direttore di San Quintino Harley O. Teets aveva sequestrato
il manoscritto originale di La legge mi vuole
morto, dimostrando quanto appropriato fosse il titolo,
quando avevo tentato di passarlo al mio legale Rosalie S.
Asher. Da quel momento e per parecchi giorni, ho continuato
a leggere sui giornali nuove e diverse ragioni per cui
il manoscritto mi era stato sequestrato, secondo i funzionari
della prigione della California. Ai miei occhi quelle
ragioni tradivano il tipico atteggiamento della burocrazia
quando viene colta di sorpresa, che reagisce con violenza
se qualcuno, e in particolare un condannato a morte, ha la
sfacciataggine di chiedere conto delle sue azioni.
L'avvocato Melvin Belli, specialista in tema di violazione
della libert personale, era stato uno dei tanti a
prendere una posizione decisa in merito alla vicenda.
Perfino nel Medioevo, osservava causticamente, ai
prigionieri veniva consentito di scrivere e pubblicare le
proprie opere.
Nel Medioevo s, nella nostra epoca illuminata, nel nostro
Paese illuminato... NO! Il motivo per cui ero stato
messo a tacere era ovviamente tutt'altro che un segreto.
Mel Belli combatt questa repressione della libert di
scrittura e, con l'appoggio di Rosalie Asher, port il caso
davanti alla corte federale. Date prima a un tribunale dello
Stato la facolt di intervenire su questo argomento, si
sentirono dire. La discussione del caso venne dunque trasferita
presso la Corte Superiore della contea di Marin ma,
prima che la questione potesse essere affrontata in quella
sede, Clarence Linn, viceprocuratore generale della California
e mio vecchio avversario nelle aule giudiziarie, dichiar
alla stampa che il manoscritto andava considerato
propriet dello Stato.

Note.
1. Uno dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico anglosassone.
L'habeas corpus sancisce il diritto universale ad appellarsi presso un
tribunale contro una detenzione ritenuta ingiustificata. [N.d.T.]

 CAPITOLO 5.
UN SEGRETO CHE VALE LA PENA SAPERE.

Gli avvocati penalisti bravi sono una specie rara.
Una volta defunti, per parafrasare le parole di Martin
Henry Bovee, come i grandi guerrieri e i grandi terremoti
vengono principalmente ricordati per i disastri che hanno
provocato, perfino quando quei supposti disastri hanno
giocato un ruolo importante per la causa della libert.
Ognuno  diverso dall'altro.
Alcuni possono essere uomini un po' tristi, altri pi allegri,
di qualsiasi appartenenza politica, o anche di nessuna.
Uno di essi, forse il pi grande di tutti,  stato condannato
a marcire in prigione per un crimine che non aveva
commesso. Uscir di qui e liberer tutte le vostre puttane,
i vostri papponi e i vostri assassini, grid in segno
di amara protesta - e mantenne la parola, vendicandosi in
modo incredibile. Degli oltre 350 assassini da lui difesi,
nemmeno uno ha infilato il collo nel cappio del boia per
poi precipitare nella botola della forca. Un'impresa leggendaria,
visto che quel principe del foro svolgeva la propria
professione ai tempi della giustizia dei mandriani,
epoca in cui i giudici avevano l'impiccagione facile.
Certo, anche loro avevano i loro vizi, e qualche schizzinoso
potr non condividerne i metodi, ma nessuno
potr mai dubitare del loro coraggio. Nessun delinquente,
nessuna pressione emotiva da parte dell'opinione pubblica
erano in grado di intimidirli. Combattevano in difesa
dei loro clienti, anche i pi odiati e temuti.
Come potrebbe essere altrimenti? La legge offre una
spada alla pubblica accusa, mentre la giustizia fornisce lo
scudo a chi deve difendersi. Senza quello scudo - e senza
qualcuno che sappia usarlo bene - colpevoli e innocenti sono
ugualmente indifesi di fronte all'accusa di un crimine.
I dittatori conoscono perfettamente la pericolosit di
leggi, avvocati e costituzioni che non possono piegare alla
loro volont arbitraria. Chi, ad esempio, parla in nome dei
poveri e degli indifesi nei tribunali del popolo nella Cina
comunista? Non certo un Samuel Liebowitz, o un Earl
Rogers. E riuscite a immaginarvi che venga concesso a un
Clarence Darrow di difendere il cardinale Joseph Mindszenty(1) in Ungheria, o a un Moman Pruiett di assumere la
difesa del macellaio Lavrentij Berija(2) in Russia?
Gli avvocati penalisti bravi di un Paese libero sono
dunque una specie molto rara e, anche se personalmente
ne dubito, forse in via d'estinzione. Un'epoca conformista
come la nostra, dove non solo il pensiero, ma anche
le paure e le pressioni sono massificati, minaccia di
vederli estinguere per sempre. Fortunatamente, ci sono
prove convincenti che si tratta di una specie molto
resistente, e affatto disposta ad arrendersi passivamente al
conformismo.
Nessuno, osservava Samuel Johnson,  mai diventato
un grande uomo grazie alla semplice imitazione.
Come si diventa allora bravi penalisti? Ecco una risposta
complessa ma concreta. Curiosamente, dimostrer che
aveva visto giusto Moses Crowell quando scriveva: Un
segreto che vale la pena di sapere  che gli avvocati ricorrono
raramente alle vie legali.
La scena si svolgeva in un'aula di tribunale situata all'interno
del vecchio palazzo di giustizia di San Francisco.
Un giovane era accusato di aver ucciso premeditatamente
l'anziana suocera nella casa di lei, mentre la donna reggeva
tra le braccia il figlioletto del genero.
Il caso aveva suscitato grande clamore sui giornali, e il
pubblico ministero aveva esposto una serie di prove apparentemente
decisive. Nella sua arringa poi, rivolto verso
la giuria, aveva messo da parte ogni remora e aveva
chiesto un verdetto per omicidio di primo grado con conseguente
condanna a morte. Sin dall'inizio del processo
aveva insistito sul fatto che lo Stato non avrebbe accettato
niente di meno.
Nessun compromesso! aveva tuonato, dopo aver deriso
l'ipotesi che lo sparo potesse essere partito in modo
accidentale. Fate il vostro dovere! Fate in modo che tutti
i futuri assassini sappiano che cosa li aspetta! Quest'uomo
ha perso ogni diritto alla vita!
Poi era stato l'avvocato difensore a parlare per conto
del suo giovane e spaventato cliente. Si era rivolto ai
dodici membri della giuria in tono confidenziale, passando
con lo sguardo da un volto all'altro.
Il pubblico ministero vi ha chiesto di non scendere a
compromessi, aveva cominciato tranquillamente. Anch'io
vi chiedo di non scendere a compromessi, ma di usare
il vostro buon senso, la vostra comprensione del comportamento
umano in situazioni di grande stress emotivo,
e la vostra coscienza.
L'avvocato della difesa aveva poi rivolto un'occhiata
gelida al collega dell'accusa, per poi tornare a rivolgersi alla
giuria. Sapete bene quanto me che non si tratta di omicidio
di primo grado. In effetti, non  neanche un caso di
omicidio.
Quest'ultima frase attravers l'intera aula come una
scarica elettrica. Il pubblico ministero alz di scatto la testa.
I giornalisti presenti abbandonarono immediatamente
il loro atteggiamento di annoiato distacco. Tutti si
aspettavano un appello alla clemenza della corte. La giuria
sbigottita guard con curiosit l'avvocato difensore.
Non era un caso di omicidio?
Ora l'avvocato aveva la piena attenzione dei giurati, e
non l'avrebbe pi persa. La sua arringa finale fu strepitosa.
Mentre la sua voce si alzava e si abbassava, sembrava
che il tempo si fosse fermato.
Poi giunse alle conclusioni. Le prove esibite al processo
rivelavano indiscutibilmente che l'imputato amava i
suoi figli. Era rimasto sconvolto dal dolore quando la moglie
lo aveva lasciato dopo un litigio, portando i figli a vivere
dalla madre. Era andato l per convincere la moglie a
tornare a casa con lui. La pistola che aveva con s non
doveva servire a uccidere, ma come simbolo della sua cieca
determinazione. C'era stato un litigio nel soggiorno di
casa della suocera e la donna, con il nipotino tra le braccia,
gli aveva intimato di andarsene. Lui, gesticolando con la
pistola, aveva chiesto di vedere la moglie.
La suocera gli aveva gridato contro, lo aveva minacciato.
L'uomo si era dimenticato della pistola che aveva in
pugno fino a quando non aveva sentito lo sparo. La pallottola
aveva mancato di poco il bimbo e aveva colpito la
suocera. La donna era crollata al suolo, morta. Nemmeno
un tiratore scelto avrebbe osato tentare una cosa simile. Il
bambino non era stato ferito per miracolo. Il colpo era
partito accidentalmente, nel bel mezzo di un'accesa discussione.
L'uomo non avrebbe potuto commettere un
omicidio volontario di fronte al piccolo che adorava e il
cui amore e rispetto desiderava pi di qualsiasi altra cosa
al mondo. Era impensabile. Se avesse avuto intenzione di
far del male alla suocera, lo avrebbe fatto senza mettere a
rischio la vita del proprio figlio.
L'avvocato della difesa fece un cenno in direzione dell'imputato.
Quest'uomo dovr rispondere delle sue azioni
alla propria coscienza per il resto della vita. Non lo scuso
per ci che ha fatto, e non chiedo certo a voi di scusarlo.
Lo scopo di questo processo, tuttavia, non  di arrivare
a un giudizio morale, ma a uno legale. Di conseguenza,
ci dobbiamo attenere a degli standard legali. Il giudice vi
dar tutte le informazioni sulle possibilit previste dalla
legge. Il pubblico ministero ha chiesto con insistenza che
voi emettiate un verdetto di omicidio di primo grado, o
niente. Benissimo, allora che niente sia.
Grazie, disse l'avvocato e si sedette, esausto. Quelle
ultime ore di fronte alla giuria erano state un'agonia.
Ascolt soltanto a met quando il pubblico ministero tentava
di liquidare le sue argomentazioni come niente pi
che virtuosismi da istrione, ribadendo la richiesta incondizionata
da parte dello Stato di una condanna a morte
per omicidio di primo grado.
Dopo ore di camera di consiglio, i membri della giuria
rientrarono in aula.
Membri della giuria, domand il giudice, siete
giunti a un verdetto?
Il portavoce si alz. S, Vostro Onore.
Una lunga pausa. Poi venne letto il verdetto.
La giuria dichiara l'imputato... non colpevole.
George T. Davis aveva colpito ancora.
Un reporter corse da lui. Mi dica, signor Davis, non
crede di essere stato piuttosto fortunato, questa volta?
George aveva scrollato le spalle. Pu darsi. E lei, mio
giovane giornalista, non crede che sia stata una fortuna
che io sia stato fortunato?
Man mano che la sua fama cresceva, cresceva anche il
numero di gente nei guai che cercava il suo aiuto. Non
avrebbe mai potuto difenderli tutti, cos fu costretto a selezionare
i casi da seguire. Il fattore determinante della sua
scelta non erano le dimensioni del conto in banca o la possibilit
che il caso propostogli potesse dare ulteriore lustro
alla propria reputazione. I soldi e la gloria, di per s, non
erano un motivo sufficiente.
George  uno strenuo oppositore della pena capitale.
 difficile per me fare distinzioni tra gli omicidi commessi
da un individuo e quelli commessi dallo Stato, ha
dichiarato una volta. Un omicidio commesso dallo Stato
rivela soltanto, secondo il mio giudizio, un'abissale mancanza
di fantasia. Prima diciamo che togliere una vita 
sbagliato e poi diamo il cattivo esempio.
I successi di quel selezionato gruppo di avvocati penalisti
che hanno affrontato e risolto casi impossibili rappresentano
la peggior accusa possibile contro la pena capitale:
secondo il nostro sistema di amministrazione della
giustizia, con tutti i suoi controlli di sicurezza, la pena di
morte  stata comminata esclusivamente a carico di persone
che non hanno avuto la fortuna di essere difese da un
George T. Davis!
Eppure, molti tentarono di screditare Davis cercando
di alimentare l'idea che il suo unico merito fosse quello di
essere fortunato.
Una volta, dopo aver fatto un breve giro di shopping,
era entrato nella sala stampa del palazzo di giustizia di una
grande citt della California. Gli era giunta voce che un
giornalista un po' brillo stesse pontificando ad alta voce
sul suo conto.
Trovandosi davanti George, il giornalista lo accolse
con un'occhiata maliziosa e gli disse: Ehi, si parla del
diavolo! Bene, per tutti i suoi ammiratori, eccolo qui in
persona: il favoloso signor George Davis, l'avvocato pi
fortunato del mondo. L'unico capace di buttarsi a capofitto
in un caso puzzolente come una latrina e di uscirne
con un sorriso a trentadue denti, profumato come un
mazzo di rose. Scommetto che ha una zampa di coniglio
in ogni tasca!
Lo sguardo di George era privo di malizia. Il giornalista
lo guard, con fascino misto a orrore, mentre l'avvocato
si frugava nelle tasche e da ognuna di esse tirava fuori
una zampa di coniglio, in tutta calma e tranquillit, come
se fosse la cosa pi naturale del mondo.
Ai miei clienti, disse, fa comodo avere un avvocato
fortunato. Che mi dice del suo direttore, invece? Non
crede che anche a lui farebbe comodo un giornalista fortunato?
Mentre il giornalista lo guardava con gli occhi sbarrati,
George gli mise bruscamente in mano nove zampe di
coniglio, e se ne and. Il tizio rimase a fissare a lungo i
portafortuna; poi comprese appieno il significato dello
humour stravagante di George. Il giornalista scoppi a ridere.
George Davis, da allora, ebbe un nuovo fan.
Era questo il modo di fare di Davis, dentro e fuori dal
tribunale. Il suo lavoro era difendere i propri clienti, non
se stesso. Aveva imparato che non sempre bastava l'innocenza.
Di conseguenza, quando necessario, sapeva essere
uno showman, un prestigiatore, un incantatore o un gigione,
ma erano semplici atteggiamenti. Era un combattente
nato, ma non un bastardo. Amava lo scontro nell'arena
giudiziaria, lo sforzo intellettuale che richiedeva. Eppure,
nel profondo del suo animo, era il pi cordiale e
umano degli individui.
Nel 1903, Thomas Duvaras, un giovane immigrato
proveniente da Kalamata in Grecia, arriv in America.
Trov lavoro come bigliettaio d'autobus, impar a fatica
la nuova lingua, mise da parte i suoi risparmi, miglior
la propria posizione lavorativa diventando cameriere e
in seguito, in successione, capo cameriere e matre d'hotel.
Si innamor di Emma Kalchhauser, una graziosa ragazza
tedesca. Si sposarono nel 1906, a Chicago. L'opportunit
di un lavoro migliore per Thomas li port a
St. Louis dove, il 29 maggio 1907, nacque il loro unico
figlio.
Pap Douvaras festeggi l'avvenimento distribuendo
sigari a tutti.
Il nostro piccolo George,  proprio un bel bambino.
Lui - come dite voi? - diventer qualcuno. Sar un
brav'uomo e un bravo americano.
Nel 1910 la famiglia si trasfer a San Francisco. Il cognome
venne abbreviato in Davis. Non vogliamo che gli
altri ragazzini pensino che George sia straniero. Potrebbe
non essere un bene.
George, un ragazzo robusto e sorridente, fece le medie
a San Francisco, le superiori a Marysville, poi pass allo
Junior College di Sacramento e infine all'Universit della
California con sede a Berkeley, dove si laure in filosofia
nel 1928. Come aveva fatto durante l'ultimo anno delle superiori,
e per tutto lo junior college e l'universit, frequent
la scuola di legge suonando nel frattempo la tromba
e la batteria con alcune band locali e dirigendo le attivit
di un centro ricreativo di San Francisco nei weekend.
Aveva una settimana piuttosto impegnativa, ma a lui piaceva
da matti. Un'estate trov perfino il tempo di imbarcarsi
su una nave da carico e di farsi un giretto intorno al
mondo. Durante i tre anni presso la celebre Boalt Hall dell'Universit
della California, il suo curriculum scolastico fu
impeccabile e, sotto la guida del dottor Herman Adler, dedic
uno studio particolare all'importanza crescente della
psichiatria nell'ambito della criminologia. Arriv alla laurea
in legge nel 1931.
Poco tempo dopo fece l'esame di Stato. Quando ancora
non aveva ricevuto conferma di averlo passato e prima
ancora di aver ottenuto la licenza alla pratica, Matt Brady,
procuratore distrettuale di San Francisco, lo prese nel suo
ufficio. A George venne assegnato un titolo altisonante -
assistente al procuratore distrettuale specializzato in ricerche
psichiatriche. Impar come lavora l'ufficio di un
procuratore distrettuale e prese parte alla fortunata campagna
di Matt Brady per la rielezione alla carica. Entrambe
le esperienze lo aiutarono a scoprire aspetti della vita
politica e giudiziaria che non venivano insegnati alla scuola
di legge.
Ma la carriera di procuratore e uomo politico in una
metropoli non faceva per lui. Nel 1932 lasci il proprio incarico
nell'ufficio del procuratore distrettuale. Aveva venticinque
anni quando fece il grande passo.
Aveva appena appeso la targa del suo nuovo studio
quando sui quotidiani della Bay Area esplose la storia del
massacro di St. Mary's Park.
Nella zona circostante il St. Mary's Park, un uomo
aveva visto un tizio entrare nell'appartamento dei suoi
vicini, che si trovavano in vacanza. La polizia aveva circondato
la casa e aveva cominciato a frugare stanza per
stanza. Finalmente avevano trovato il ladruncolo nascosto
in salotto.
Eccolo l! Dietro alla radio!
Attenti! Ha una pistola!
Numerosi proiettili erano andati a conficcarsi nelle pareti
e sul soffitto. Quando finalmente il ladro venne catturato,
cinque poliziotti erano morti e uno era rimasto ferito.
Cinque pi uno fanno sei, esattamente il totale dei colpi
sparati dal criminale, un giovane ex detenuto del penitenziario
dello Utah. Il tizio aveva freddamente ucciso
quei valorosi tutori della legge e dell'ordine.
Perlomeno, quella fu la versione dei giornali e dell'accusa,
e la giuria diede loro credito. Glenn Johnson, il ladro,
venne condannato alla morte per impiccagione a San
Quintino. Accett il suo destino con filosofia; sapeva sin
dall'inizio di non avere chance, e rimase piacevolmente
sorpreso e stupito dalla difesa messa in piedi dal suo giovane
legale, George T. Davis.
George aveva sostenuto che la polizia, invece di intimare
al suo cliente di arrendersi come avrebbe fatto lui al
loro posto, aveva aperto il fuoco per prima e che i poliziotti
si erano riempiti di piombo a vicenda. (Nel corso di
un incontro prima del processo, Johnson gli aveva confidato:
Non hanno detto una parola. Hanno cominciato
subito a sparare. Io avevo una paura del diavolo, pensavo
che volessero uccidermi. Senza neanche pensarci su, ho
sparato a mia volta. Non avrei potuto colpirli tutti, anzi,
non so neanche se ne ho preso uno. Devono essersi colpiti
fra di loro.)
George sfid il procuratore distrettuale a sottoporre
alla giuria l'esito delle autopsie. Lui rifiut, riuscendo cos
a tener celata una prova decisiva e assicurandosi il verdetto
di condanna a morte. George critic aspramente il
suo vecchio principale per questo. Giur a se stesso che
mai pi un suo cliente avrebbe perso la propria vita perch
un pubblico ministero rifiutava di produrre una prova,
a costo di farsi denunciare per oltraggio alla corte o
peggio.
George, gli disse in privato Matt Brady, sii ragionevole.
La cosa pi importante  far s che la gente mantenga
una fiducia incondizionata nelle forze di polizia.
Lo capisci questo? E capisci anche in che posizione mi
trovavo?
George sorrise appena. S, rispose, lo capisco. Fin
troppo bene.
Non se la prenda, disse Glenn Johnson a George in
occasione del loro ultimo incontro prima del trasferimento
a San Quintino. Lei ha fatto un lavoro incredibile. Soltanto
che ha giocato con un mazzo truccato. Guardi il lato
positivo: ha imparato molto. Adesso sa contro che cosa
dovr combattere.
Il boia di San Quintino non riusc pi a mettere le mani
su un cliente di Davis. Un paio di settimane dopo,
George si ritrov alla difesa in un altro caso di omicidio, e
questa volta non si fece cogliere impreparato.
Bertha Berger era stata accusata di aver sparato al
marito con un fucile calibro 22. Lo Stato la mise sotto
processo con l'intento di condannarla a morte, sostenendo
che Bertha avesse ucciso con premeditazione. La
donna giurava che fosse stata una disgrazia. Il marito
era tornato a casa ubriaco e aveva minacciato di picchiarla.
La donna aveva tirato fuori il fucile per difendersi,
l'uomo lo aveva afferrato per la canna e, nella colluttazione,
aveva inavvertitamente toccato il grilletto, ed
era partito un colpo. Di fatto, era come se si fosse sparato
da solo.
Lo Stato chiam a testimoniare un esperto che dichiar
che il fucile non avrebbe potuto sparare accidentalmente
nel modo raccontato dall'accusata. George prese
il fucile e chiese all'esperto di dimostrare alla giuria per
quale motivo fosse impossibile. Riproporremo ci che 
successo, sugger l'avvocato. Io far la parte dell'accusata
e lei quella del defunto.
L'esperto, fiducioso, afferr la canna; subito George
cambi la propria presa sul fucile. La mano dell'esperto
scivol e tocc il grilletto. Si ud lo scatto del grilletto; l'esperto
e il pubblico ministero arrossirono.
Sembrerebbe che lei si sia appena sparato da solo,
disse George. (Quello scatto si sarebbe sentito a tre aule
di distanza, racconta Davis. Sapendo che l'accusa
avrebbe tirato fuori quell'argomento, mi ero esercitato
con un calibro 22 identico per settimane.)
Bertha venne assolta.
Uno studio legale dell'Est che rappresentava Tom
Mooney stava cercando un avvocato agguerrito nell'area
di San Francisco da mettere al lavoro sul caso per quanto
riguardava alcune istanze locali. George venne raccomandato
da William Denman, che sarebbe poi diventato primo
giudice della Corte d'Appello degli Stati Uniti. Mooney,
il controverso sindacalista accusato insieme a un altro
uomo dell'omicidio nel famigerato attentato dinamitardo
del Preparedness Day, durante la prima guerra mondiale(3),
si trovava a San Quintino ormai da quindici anni.
In origine era stato condannato a morte, ma la condanna
era stata commutata nel carcere a vita in seguito alle reiterate
e violente proteste dei sindacati, i quali sostenevano
che Mooney fosse stato incastrato e che, se lo avessero ucciso,
sarebbe diventato un martire.
George si batt per Mooney in modo brillante e, col
tempo, riusc ad avere la piena assoluzione per il proprio
celebre assistito. Nel corso del processo riusc a ottenere
dalla Corte Suprema degli Stati Uniti un'importante vittoria
che avrebbe costituito un precedente per i casi futuri:
qualsiasi falsa testimonianza sotto giuramento usata consapevolmente
dall'accusa pur di ottenere una condanna,
costituiva una violazione della clausola di giusto processo
contenuta nel Quattordicesimo Emendamento della Costituzione
degli Stati Uniti.
Poi, proprio quando la sua carriera cominciava ad andare
a gonfie vele, l'America si trov coinvolta nella seconda
guerra mondiale. Senza tentare di ottenere un'esenzione
o una posizione privilegiata, George si arruol
nell'Esercito degli Stati Uniti come soldato semplice.
Quattro anni dopo, ormai diventato ufficiale, venne congedato
con onore e con uno stato di servizio pi che rispettabile.
Aveva fatto parte di un battaglione da combattimento
della polizia militare e svolto mansioni nell'ufficio
giudiziario. Un importante incarico investigativo in un caso
di spionaggio internazionale lo aveva portato in Sudamerica,
in Turchia e nei Paesi europei.
Una volta tornato alla vita da civile, and a lavorare
nell'ufficio del procuratore generale di San Francisco. Ancora
una volta, si ritrov in attrito con l'autorit e comprese
che il suo posto era al tavolo della difesa, ragion per
cui fece definitivamente ritorno alla pratica privata.
Nel 1948 difese Kenneth Long, un giovane soldato
convinto di aver ucciso la moglie. Quando fece ammettere
come prova il nastro contenente una dichiarazione dello
stesso Long resa sotto l'effetto di un'iniezione di pentothal,
un siero della verit somministratogli da un ex psichiatra
dell'Esercito, George stabil un altro primato nella
procedura legale americana.
Si spos. Divenne responsabile per la California del
Nord della campagna presidenziale di Harry Truman e lo
vide trionfare contro ogni pronostico. Rifiut una nomina
a giudice federale, e prese in carico clienti come Alfred
Krupp e Friedrich Flick(4).
Con ci che gli accadde nei successivi quattro anni della
sua vita si potrebbero scrivere una dozzina di libri. Al termine
di quel periodo, si era ormai affermato come uno dei
migliori penalisti della nazione. Poi, un giorno di ottobre
del 1955, ricevette una telefonata da Sacramento. Il signor
Chessman gradirebbe discutere con lei della possibilit di
assumere la sua difesa, gli aveva detto la dottoressa Rosalie
S. Asher. Crede che la cosa potrebbe interessarle?
Il caso Chessman... Un sogno per certi avvocati, un incubo
per altri.
S, rispose senza esitazioni. Era interessato. Era decisamente
interessato.
George Davis and alla finestra panoramica dello studio,
situato all'interno del suo appartamento nella lussuosa
zona di Pacific Heights, a San Francisco, l'adorata citt
cosmopolita della sua infanzia. Era quasi l'alba - aveva lavorato
per tutta la notte - e un banco di nebbia si alzava
lentamente dalla baia. Le luci brillavano sulla banchina.
Una sirena antinebbia ulul in lontananza. Pi in basso
nella baia, poteva vedere l'isola di Alcatraz, il penitenziario
federale.
Torn alla sua scrivania. Aveva quarantotto anni ed era
all'apice della carriera. Adesso aveva tra le mani un caso
che avrebbe sottoposto la sua abilit alla prova pi dura.
Pi lo studiava, pi il caso Chessman accendeva la sua immaginazione.
Guard il grosso volume contenente la trascrizione
del cancelliere del tribunale, e i nove volumi che
costituivano la tanto contestata trascrizione degli appunti
dello stenografo deceduto, relativi al processo originale,
quello in cui il suo cliente si era difeso da solo. Lanci
un'occhiata al piccolo grattacielo di resoconti legali, petizioni,
ricorsi e alla montagna di altri documenti, la maggior
parte dei quali era stata preparata in una cella del
Braccio della morte e che si riferivano a oltre cinquanta
azioni legali diverse. I suoi occhi si posarono sulla lista
delle sentenze scritte emesse sul caso.
Il popolo contro Chessman (1950)... Chessman contro
lo Stato della California (1953)... In re Chessman
(1954)... Il popolo contro la Corte Suprema & In re
Chessman (1954)... Richiesta di Chessman (1955)...
Chessman contro Teets (1955)... Erano solo alcuni dei
documenti che si era studiato, e ce n'erano altri - molti altri.
Il popolo contro Knowles (1950) era uno di essi. Si
trattava di un verdetto non unanime, quattro contro tre,
della Corte Suprema della California, che aveva portato
poi alla decisione grazie alla quale era stato abrogato il
controverso articolo 209 del Codice penale della California
(la cosiddetta legge del Piccolo Lindbergh) nel corso
della Sessione periodica dell'Assemblea legislativa della
California del 1951. L'anomalo risultato fu che Chessman
era stato arrestato, processato e condannato a morte per
quello che era stato tecnicamente definito sequestro a
scopo di rapina, un reato apparentemente non pi perseguibile
secondo il nuovo ordinamento giuridico.
E poi la lunga discussione del caso Chessman contro lo
Stato della California, svoltasi davanti alla Corte Suprema
degli Stati Uniti. Altre quattro azioni di questo tipo erano
state intentate fra il 1950 e il 1954. La seconda, quella del
1950, era una richiesta di autorizzazione a presentare una
petizione di habeas corpus. La mozione era stata respinta,
come le altre richieste di revisione del caso. Chessman contro
Teets (1955). Numero 196, lesse Davis. Ricorso accordato,
ribaltato il giudizio della Corte d'Appello della
Nona Circoscrizione, causa rimandata presso la Corte Distrettuale
per un'udienza, 350 U. S. 3.
Indiscutibilmente si trattava del caso di pena capitale pi
controverso degli annali giudiziari americani. E la sua risoluzione
finale prometteva di far scrivere altre pagine cruciali
nella lenta e spesso convulsa storia della nostra legislatura.
Quando accett il caso, Davis disse che quella era
probabilmente la pi grande sfida che si possa affrontare,
come avvocato e come uomo. Per molti aspetti,
aveva aggiunto,  una sensazione straordinaria sapere
che ora la responsabilit di ci che succeder a Caryl
Chessman  nelle mie mani. Dubito che la storia mi perdonerebbe
se dovessi fallire.
Era talmente eccitato all'idea di uno scontro legale con
tutte le probabilit a sfavore, che non prendeva neanche
in considerazione la possibilit di un fallimento. Allo stesso
tempo per era consapevole del clima da guerriglia che
si sarebbe trovato ad affrontare, e dei continui problemi
che un tale clima avrebbe procurato. Oltre a dover fronteggiare
un certo numero di esperti avversari in tribunale,
si sarebbe dovuto guardare anche da altrettanti franchi tiratori
all'esterno.
Aveva gi ricevuto numerose lettere anonime e telefonate
minatorie che lo attaccavano per essere accorso in
aiuto di quello sporco vizioso figlio di puttana di un
Chessman, come aveva scritto un tizio piuttosto disturbato,
mentre un altro lo aveva messo in guardia: Farai
meglio a non tentare uno dei tuoi sporchi trucchetti, o
verr a cercarti personalmente.
La sua lunga, e alla fine vittoriosa battaglia per far uscire
Tom Mooney dal carcere aveva gi rischiato di compromettere
la sua carriera nell'Esercito, oltre alla sua reputazione.
Un colonnello dei servizi segreti che aveva lavorato
come direttore di un quotidiano e si era opposto
con violenza alla scarcerazione di Mooney, fece pervenire
al proprio comandante in capo un falso ma abbastanza
plausibile rapporto segreto in cui si diceva che George
Davis, che amava la democrazia come nessun altro, era in
realt un simpatizzante di gruppi eversivi e probabilmente
egli stesso un sovversivo. Le prove a suo carico?
George era stato l'avvocato difensore di Mooney; aveva
parlato in favore del suo cliente e, incredibile ma vero, al
funerale di Mooney aveva scelto di onorarne la memoria
sorreggendone il feretro.
In un primo momento il rapporto era stato accettato
senza discussioni. Venne immediatamente ordinato che
nessun documento segreto di importanza vitale venisse inviato
all'unit difensiva a cui il sergente Davis era stato assegnato,
a meno che George non venisse immediatamente
trasferito e destinato a incarichi non di primo piano (il che
voleva dire giudicarlo automaticamente colpevole). George
scopr appena in tempo di essere stato messo all'indice.
Si rec direttamente dal comandante in capo, che ascolt
la sua versione e and su tutte le furie. Il generale rifiut
di silurare George, minacci di portare il caso fino al Pentagono
e di far fuori il colonnello se l'ordine non fosse
stato immediatamente revocato. Dopo un'indagine approfondita,
Davis venne completamente scagionato.
George ebbe problemi anche con un giudice federale,
davanti al quale era comparso come avvocato difensore in
una serie di processi estremamente combattuti. Gli imputati
venivano sistematicamente assolti, e il giudice diventava
sempre pi irritabile, finch un giorno, quando venne
emesso l'ennesimo verdetto di non colpevolezza, questa
volta nell'ambito di un processo per evasione fiscale, il
giudice si scagli contro la giuria.
Il portavoce della giuria arross. Vostro Onore, non
credo che abbiate il diritto di criticarci in questo modo. Il
nostro dovere era di stabilire se l'imputato fosse colpevole
o innocente, secondo quanto ci veniva illustrato. Noi lo
abbiamo fatto, in tutta onest. Gli indizi si prestavano a
due interpretazioni. L'interpretazione offerta dall'avvocato
della difesa, il signor Davis,  apparsa pi soddisfacente
e ragionevole, secondo il nostro giudizio. Non mi sembra
che abbiamo fatto niente di male.
La giuria  sciolta! abbai il giudice.
Poco tempo dopo, George venne accusato e messo sotto
inchiesta con la ridicola accusa di cospirazione e violazione
delle leggi sull'immigrazione. Quando il caso venne archiviato
e George prosciolto da ogni accusa, si gett ancora
pi strenuamente nella difesa dei propri clienti.
Dovette subire molti altri attacchi per aver tutelato i propri
assistiti infliggendo colpi durissimi a potenti avversari.
E adesso era la volta di Caryl Chessman.

Note.
1. Il cardinale Joseph Mindszenty venne lungamente perseguitato in Ungheria
durante il comunismo. [N.d.T.]
2. Lavrentij Berija  considerato il principale artefice delle cosiddette
purghe staliniane. [N.d.T.]
3. Il 22 luglio 1916, si svolse a San Francisco la parata del cosiddetto
Preparedness Day, che celebrava l'imminente entrata degli Stati Uniti
nel conflitto mondiale. Nel corso della parata venne fatto esplodere
un ordigno che uccise dieci persone, ferendone altre quaranta.
Furono arrestati due sindacalisti dell'opposizione, Thomas Mooney
e Warren Billings, che vennero condannati a morte. La condanna
venne successivamente tramutata in pena detentiva e, anni dopo,
venne accertato che le accuse erano state costruite grazie a false testimonianze,
e i due vennero riabilitati. I veri colpevoli non vennero
mai identificati.
4. Industriali tedeschi condannati a 7 e 15 anni di carcere durante il processo
di Norimberga per aver sfruttato nelle loro aziende prigionieri di
guerra del nazismo. [N.d.T.]

 CAPITOLO 6.
SCHIERAMENTI E PIANI DI BATTAGLIA.

I giornali annunciarono in prima pagina:
GEORGE DAVIS  IL NUOVO AVVOCATO DI
CHESSMAN.
DAVIS SUL CASO CHESSMAN: LA SFIDA PI
GRANDE.
DAVIS CHIEDE IL DISSEQUESTRO DEL LIBRO DI
CHESSMAN.
DAVIS ASSISTER CHESSMAN IN TRIBUNALE.
George prese parte a numerosi programmi radiofonici
e televisivi, rilasciando dichiarazioni semplici e dirette.
Insieme a Rosalie Asher, inoltrarono formale richiesta
presso l'ufficio della Corte Distrettuale degli Stati Uniti di
San Francisco di poter assumere la mia difesa. Scoprirono
che il mandato della Corte Suprema che fissava la nuova
udienza non era ancora pervenuto. Era atteso a momenti.
Il procuratore generale della California, Edmund G.
Brown, amico personale di George e, spesso il suo pi
acerrimo nemico nei procedimenti giudiziari, dichiar
al Chronicle di San Francisco:  da tempo che questo
imputato chiede una revisione del processo. Considerando
che c' in gioco la vita di un uomo, penso che un'udienza
approfondita servir probabilmente a far chiarezza
una volta per tutte. Per quanto mi riguarda, dar istruzioni
ai miei assistenti di seguire alla lettera le indicazioni della
corte.
La dichiarazione spiegava senza ombra di dubbio perch
lo Stato non avesse chiesto alla Corte Suprema di riconsiderare
la propria decisione. Del resto, l'improvvisa
comparsa di Davis al mio fianco non incoraggiava certo i
burocrati della California a tentare qualche tattica di temporeggiamento.
George aveva gi messo in chiaro che non
ci sarebbero stati rinvii.
Caryl ha combattuto pi di sette anni per arrivare a
quest'udienza, aveva dichiarato pubblicamente, e noi
vogliamo far s che ci avvenga nel pi breve tempo possibile.
Non appena la corte sar pronta ad ascoltarci, procederemo.
George e Rosalie prepararono un memorandum a supporto
della procedura di habeas corpus che avevo istituito
presso la Corte Superiore della contea di Marin, alla presenza
del giudice Jordan L. Martinelli, allo scopo di ottenere
la riconsegna del mio romanzo Quel ragazzo  un killer!,
e di altri manoscritti inediti che mi erano stati sequestrati
dal direttore di San Quintino, Harley O. Teets. Nel
memorandum si affermava che quel sequestro costituisse
una chiara violazione della clausola di libert d'espressione
contenuta nel Primo Emendamento della Costituzione
degli Stati Uniti.
George non aveva perso tempo nel dar seguito alla sua
intenzione di procedere energicamente in tribunale per
contrastare il divieto di scrittura imposto ai condannati a
morte da una severa e secondo noi incostituzionale
interpretazione dello statuto della California relativo alla cosiddetta
morte civile, gi di per s insensato.
Intervistato da un giornalista dell'Independent Journal
di San Rafael, George disse che una tale interpretazione
mi impediva di fare o perfino pensare a qualsiasi
altra cosa che non fosse l'aldil.
Frances Couturier, mia vecchia amica e governante di
mio padre prima che morisse, venne a trovarmi in macchina
da Los Angeles, felice per la decisione della Corte
Suprema. Le sue ferventi preghiere, ne era sicura, avevano
ottenuto risposta. I tormenti che aveva vissuto non erano
stati sofferti invano. Ci sarebbe stato un lieto fine.
Significa che verrai a casa presto, non  vero?
Lo spero, le dissi io. Ma significa anche che prima
dovremo affrontare una durissima battaglia in tribunale.
Ma tu vincerai. So che vincerai. Ed  questo che conta.
Io annuii. Le chiesi come stessero i piccoli Cheryl e
David. Disse che stavano bene e che speravano che io potessi
tornare presto a casa.
Casa! Mi piaceva il suono di quella parola. Aveva qualcosa
di magico. Casa!
... vincerai. So che vincerai.
George, fiducioso, dichiar alla stampa: Dato l'interesse
internazionale suscitato da questo processo, l'estrema
importanza dei suoi aspetti giuridici e il fatto che c'
in gioco la vita di un uomo, Caryl e io avevamo deciso sin
dall'inizio che fosse meglio che studiassi approfonditamente
i dettagli della causa prima di prendere la decisione
finale di rappresentarlo. Sono certo che le accuse di
dubbia condotta mosse da Chessman alla pubblica accusa
e allo stenografo del tribunale che si sono occupati della
trascrizione del suo processo possano e debbano essere
provate.
Ma n George, n Rosalie, n io ci illudevamo che si sarebbe
trattato di un compito facile. Raccogliere le prove e
presentarle alla corte avrebbe richiesto uno sforzo tremendo.
Dei tre, ero l'unico che conosceva alla perfezione i documenti,
le trascrizioni, le dichiarazioni giurate, le registrazioni,
la corrispondenza e i contratti; quindi era essenziale
che tutti e tre potessimo sederci a un tavolo per passare
al setaccio tutto questo materiale. Purtroppo a San
Quintino era praticamente impossibile creare le condizioni
ideali per un simile lavoro di gruppo.
Non appena il caso sar nuovamente sotto la giurisdizione
della Corte Distrettuale, mi disse George, la
prima cosa che faremo sar chiedere che lei venga affidato
a un funzionario addetto alla custodia preventiva e trasferito
alla prigione della contea di San Francisco.
Se non ci fossimo riusciti, prepararsi al processo in
quelle condizioni sarebbe stato come prepararsi a correre
con una gamba sola.
Alcuni testimoni chiave erano sparsi per il Paese, di cui
due erano morti. Qualcuno era svanito nel nulla durante
l'anno trascorso da quando il giudice Louis E. Goodman
aveva respinto il mio ricorso, obbligandomi a investire diverse
migliaia di dollari per portare il caso ancora una volta
di fronte alla Corte Suprema prima di ottenere il diritto
all'udienza. Nel frattempo, non avevo certo potuto
chiedere ai miei testimoni di tenersi pronti nei paraggi del
tribunale. Adesso bisognava rintracciarli e interrogarli,
per appurare quanta parte dei loro ricordi si fosse cancellata
col passare del tempo e se avevano ancora intenzione
di testimoniare.
Inoltre, bisognava riesaminare gli archivi dei tribunali
di San Francisco, San Rafael e Los Angeles, analizzandone
nuovamente il contenuto, cos come andava fatto con
la documentazione conservata negli archivi della segreteria
della Corte Superiore della contea di Los Angeles, della
cancelleria del tribunale della contea, del Dipartimento
di Polizia e via di seguito. L'eventuale presenza di documenti
importanti all'interno di tutti quegli archivi andava
accuratamente verificata.
Inoltre, le annotazioni dello stenografo defunto erano
tutt'ora affidate alla custodia del pubblico ministero, J.
Miller Leavy, e George intendeva chiederne il dissequestro
tramite un'ordinanza del tribunale alla prima occasione.
Nel momento in cui fossero state disponibili, dovevamo
accertare che si trattasse veramente delle note originali.
Dovevamo rivolgerci a un esperto che le verificasse.
Dovevamo avere anche un esperto stenografo pronto a
mettersi al lavoro su quegli appunti. Ci sarebbe voluto
molto tempo, e parecchio denaro per pagare una persona
competente in grado di svolgere uno studio altamente
specialistico come quello, per poi testimoniare in qualit
di esperto, senza vacillare sotto il fuoco incrociato dei legali
dell'accusa. La giustizia a volte esige un prezzo molto
alto. Se non avessimo trovato alla svelta un bel mucchio di
denaro contante, la dea bendata con la bilancia in mano
rischiava di rimanere cieca ancora a lungo. E io ero ormai
sul lastrico, per volere della California. Il direttore della
prigione aveva sequestrato i miei libri, e chi dirigeva l'intero
sistema carcerario aveva decretato che non avevo il
diritto di scrivere alcunch di pubblicabile. Poich sembrava
che non avremmo avuto notizie dal giudice Martinelli
per parecchie settimane, mi ritrovai praticamente costretto
a rivolgermi ancora una volta a certi miei amici che
vivevano al di fuori della legalit per un sostegno economico
- altrimenti tanto valeva che mi dimenticassi della
dea bendata e della sua maledetta bilancia e mi mettessi a
fare il morto.
Poi Rosalie mi disse: Ho trovato dei fondi. Era riuscita
a ottenere un anticipo per i diritti di La legge mi vuole
morto.
Ma sono soldi suoi, Rosalie.
Ne ha bisogno.
Potrei non riuscire mai a ripagarla.  un pessimo investimento.
Farebbe meglio a comprarsi una Cadillac
nuova.
Le avevo ceduto tutti i diritti su quel libro. Se voleva
usare i suoi profitti per aiutare un suo cliente condannato
a guadagnarsi un futuro, era una sua scelta. Non era il tipo
che stava ad ascoltare sciocchezze, o motivazioni logiche
da parte di un cliente, per quanto espresse con sincerit.
C'era di mezzo una vita umana, e l'idea stessa di
giustizia era messa in discussione, non c'era davvero bisogno
di soppesare troppi pr e contro per decidere di usare
quel denaro a sostegno della vita e della giustizia. Non
se ti chiamavi Rosalie Asher.
George e Rosalie pubblicizzarono deliberatamente un
loro viaggio nella Citt degli Angeli per parlare con gente
in possesso di informazioni sul caso o che in qualche modo
vi erano coinvolti, o che avevano documenti che lo riguardavano.
George indossava quello che sembrava un
qualsiasi orologio da polso, mentre in realt era un potentissimo
microfono. Un sottilissimo cavo flessibile correva
su per la manica fino a un piccolo registratore nascosto
nella tasca interna della giacca, un gioiello della tecnologia
moderna. Il registratore aveva un'autonomia di un'ora e
poteva essere ricaricato nel tempo necessario a ricaricare
una pistola automatica. Questo ci permetteva di conservare
traccia delle testimonianze che volevamo utilizzare,
specialmente quelle rese da persone che tendevano a essere
ostili, esitanti o ambigue, e di tutelarci dall'eventualit
che qualche teste potesse cambiare versione all'improvviso,
e magari dichiarare dal banco dei testimoni: Non ho
mai detto questo, signor Davis... O peggio ancora: Mi
ha detto lei di dirlo, signor Davis. Non ricorda?
Il viaggio aveva un secondo, importante obiettivo. I
quotidiani di Los Angeles e di tutta la parte settentrionale
dello Stato si erano interessati cos tanto al Caryl Chessman
leggendario, che l'uomo che occupava la Cella 2455
del Braccio della Morte, e le vicende legali che lo riguardavano,
erano stati quasi completamente dimenticati.
Eccoci di nuovo! Chessman  riuscito a ottenere
un'altra udienza, annunci un cittadino la cui lettera,
una delle tante, spiccava nel bel mezzo di una di quelle rubriche
in cui si pontificava con autorit sul mondo, sui
suoi mali e sui possibili rimedi. L'autore esprimeva tutta la
propria ignoranza in un concentrato di acida ottusit:
Esaminiamo questo peccatore pentito. Dimentichiamoci
per un attimo del fatto che sia stato condannato per sequestro
di persona e stupro. Quella  roba di otto anni fa.
Lasciamo perdere che sia stato processato e condannato,
anche quella  roba di parecchi anni fa... Sorvoliamo sul
fatto che non cerchi neppure di affermare la propria innocenza,
attaccandosi invece a un errore tecnico. Illudiamoci
che questo pazzoide carcerato sia un brillante scrittore,
anche se i suoi libri e i suoi articoli non sono altro
che spazzatura... Non siate troppo duri con Caryl Chessman.
Magari verr liberato e noi potremo metterci il cuore
in pace, mentre lui riprender a essere una minaccia per
la societ.
George sapeva che replicare a queste stupidaggini sarebbe
stata solo una perdita di tempo. Prefer invece buttarsi
sul caso con tutte le sue forze. Insieme a Rosalie, fece
in modo di ottenere massimo ascolto e visibilit mentre
si trovavano a Los Angeles. Non c'era niente di lirico o di
adolescenziale nelle azioni di George Davis; non assumeva
atteggiamenti per farsi bello in pubblico n riempiva di
belle parole le sue dichiarazioni alla stampa. Abilmente,
stava attirando l'attenzione su di s e sul ruolo e l'atteggiamento
che aveva assunto riguardo al caso Chessman -
allontanandola cos dal demone quasi mitico rinchiuso
nella cella della morte. Come un imbonitore, prometteva
meraviglie pi grandi di quelle fasulle che si trovavano
sotto i tendoni del circo. E gli zotici a cui interessava soltanto
il mostro che sputava fuoco, erano pregati di accomodarsi
altrove.
Tutto ci veniva riassunto perfettamente dalla domanda
di un giornalista assegnato al caso: Cos'ha in mente questa
volta Davis?
Non sarebbe male, mi disse George, che se lo chiedessero
anche l'ufficio del procuratore generale e quelli
che ha accusato di condotta fraudolenta.
La cosa li avrebbe messi sulle spine. Tenendo presente
le straordinarie tattiche utilizzate da Davis in altri processi,
si sarebbero probabilmente aspettati qualche trucco e
si sarebbero preparati a gridare allo scandalo.
Noi per, invece di tirar fuori qualche coniglio dal cilindro,
ricorreremo all'ultima cosa che si aspettano.
E sarebbe? chiesi io.
La verit.
Il furbo e il dubbioso stavano per scambiarsi i ruoli,
dunque.
Un giorno, Davis si present nella stanza delle visite in
compagnia di una brunetta di bell'aspetto. Borbott una
presentazione incomprensibile e i due si sedettero. La
donna appoggi la penna sul taccuino e abbass gli occhi
dalle lunghe ciglia. George frug nella valigetta, ostentando
indifferenza nei confronti della donna. Era troppo. Alzai
le sopracciglia in modo interrogativo.
La mia nuova segretaria, disse George.
Quella donna dal sorriso accattivante non assomigliava
molto alla segretaria di uno studio legale, e lo dissi chiaro
e tondo.
Entrambi scoppiarono a ridere. Caryl, disse George,
ti presento Lorraine. Era la sua fidanzata. Ha letto i
suoi libri ed era decisa a conoscerla.
Non poteva impedirmelo, disse Lorraine. Salve,
Caryl.
Parlammo un po', e fu cos che venni a sapere l'incredibile
storia di come George avesse conosciuto la futura
signora Davis.
Era il 1951. Il maggiore Miles dell'Esercito degli Stati
Uniti, di stanza nella zona occidentale della Germania,
accusato dell'omicidio di un poliziotto tedesco, era sottoposto
a processo davanti alla corte marziale. L'accusa poteva
contare su un testimone oculare e sosteneva che il
maggiore avesse sparato alla vittima a sangue freddo
quando quest'ultimo aveva tentato di interrogare l'imputato.
Nessuno dava credito alla versione del maggiore, fino
a quando il legale della difesa venuto dagli Stati Uniti
interrog il proprio cliente e svolse qualche indagine per
conto proprio.
Dopo essere stato assolto di fronte alla Corte Federale
di San Francisco, Davis aveva fatto ritorno in Germania
per la fase conclusiva del procedimento a carico di Alfred
Krupp e Friedrich Flick, e immediatamente si era ritrovato
nel bel mezzo di un processo per omicidio.
Dopo aver controinterrogato il testimone oculare tramite
un interprete, George si sent frustrato come un segugio
col raffreddore. Era sicuro di aver seguito la pista giusta,
che la sua intuizione riguardo all'innocenza dell'imputato
fosse corretta. Ora per si sentiva dare le risposte sbagliate,
e sia il testimone che l'interprete sembravano a disagio.
George aveva detto alla corte che avrebbe dimostrato
che l'imputato avesse sparato alla vittima credendo che
l'uomo lo stesse rapinando. Prima di tutto doveva far ammettere
al testimone che la vittima non solo non si era
identificata in modo corretto - la sparatoria era avvenuta
di notte - ma che, pur trovandosi sotto tiro, aveva improvvisamente
afferrato il portafogli del maggiore. Ora l'interprete
continuava a sostenere che il testimone diceva che la
vittima si era sporta gentilmente verso il portafogli.
La corte cominciava a dar segni di impazienza. Far
meglio a passare oltre, si sent dire George.
Riformul la domanda per l'ultima volta, ma ricevette
la stessa risposta, e George sembr avere esaurito gli argomenti.
Poi una voce femminile colse tutti di sorpresa: No,
no! Non  affatto vero. Il testimone ha detto che il poliziotto
gli ha strappato il portafogli. Ha detto che lo ha afferrato
e...
George si gir di scatto. La donna che aveva parlato si era
alzata in piedi, e adesso un silenzio imbarazzato era calato in
aula, mentre gli occhi di tutti erano posati su di lei.
La donna arross quando si rese conto di aver interrotto
il processo, e si rimise a sedere. Chiedo scusa, disse.
A questo punto fu l'interprete a scusarsi. La giovane
donna aveva ragione, era stata colpa sua. Incapace di trovare
il giusto termine inglese, ne aveva usato un altro che
per aveva dato alla frase un significato opposto a quello
espresso dal testimone. George fin la propria arringa dimostrando
che l'angolo di entrata del proiettile nel corpo
della vittima indicava chiaramente che il colpo, come testimoniato
dal suo cliente, era stato esploso durante una
colluttazione. Il maggiore venne assolto.
George si avvicin al suo piccolo angelo bilingue che
indossava una giacca di seta e una gonna a pieghe un po'
vistosa. Volevo ringraziarla, disse lui. La sua tempestiva
interruzione ha salvato la vita del mio cliente.
Signor Davis, non potevo stare zitta.
Ora, quattro anni pi tardi, George e Lorraine stavano
per arrivare al loro personale lieto fine. Progettavano di
sposarsi non appena i clienti pi urgenti, compreso un
certo condannato a morte con il vizio di scrivere libri,
avessero lasciato loro il tempo di dire Lo voglio, e di
concedersi una breve luna di miele.
Che cosa dovrebbero dire gli insegnanti ai giovani in
uniforme che volgono le spalle alla propria terra natia accusandola
di aggressione imperialista? Cosa dovrebbe fare
il governo al riguardo?
Ex soldati come il ventiquattrenne Otto Bell e i ventiduenni
Louis W. Griggs e William Coward avevano cambiato
nuovamente idea. Il mondo conosceva la loro storia.
Definiti voltagabbana, qualcuno preferiva chiamarli
traditori.
Il terzetto era stato catturato dai comunisti durante i
combattimenti delle forze armate statunitensi in'Corea.
Durante la loro prigionia, le loro menti avevano ceduto al
lavaggio del cervello, alla paura e alla debolezza. Insieme
a parecchi altri giovani soldati americani, erano scesi in
piazza a gridare slogan, avevano rifiutato di essere rimpatriati
e avevano scelto di andare a vivere e lottare per la
pace nella Cina rossa.
Il segretario della Difesa Charles Wilson li aveva fatti
dichiarare disertori e, nel gennaio del 1954, i tre vennero
congedati con disonore. Di loro non si seppe quasi pi
nulla fino al 1955, quando i notiziari di tutto il mondo riferirono
la loro decisione di tornare in patria. In un giorno
di luglio del 1955, attraversarono il confine tra la Cina
e Hong Kong. Quando la loro nave attracc a San Francisco,
erano attesi da funzionari dell'Esercito. Accusati di
aver dato aiuto e assistenza al nemico, erano stati arrestati
e condotti nella prigione militare di Fort Baker.
A questo punto, George Davis aveva offerto i propri
servigi. Insieme ad altri due avvocati, si era lanciato in una
battaglia legale per liberare i tre uomini dalla custodia militare,
affermando che quando l'Esercito li aveva congedati,
aveva perso ogni diritto di trattenerli o processarli.
Davis disse di essere pronto a rivolgersi alla Corte Suprema
degli Stati Uniti, se necessario.
Non fu necessario. Il 7 novembre 1955, la Corte Suprema,
con decisione non unanime, sei voti contro tre, dichiar
anticostituzionale l'articolo del Codice di giustizia
militare che autorizzava le Forze Armate a portare davanti
alla corte marziale uomini o donne gi congedati dal servizio
militare.
La sentenza della corte era dettata dal caso del ventiquattrenne
Robert W. Toth, il primo civile a essere arrestato
in base a questo articolo del codice, entrato in vigore nel
1950. Dopo essere stato onorevolmente congedato, Toth
era stato arrestato a Pittsburgh dalla polizia militare e, senza
nemmeno essere ascoltato, era stato rispedito in Corea
per rispondere davanti a una corte marziale dell'accusa di
aver assassinato un civile coreano. Prima che potesse essere
processato, sua sorella riusc a ottenerne il rilascio grazie a
un'istanza di habeas corpus emessa da un giudice federale
statunitense. L'ordine di rilascio fu per annullato dalla
Corte d'Appello degli Stati Uniti, e i legali di Toth portarono
il caso davanti alla pi alta corte del Paese.
Il giudice Hugo Black si fece portavoce del verdetto a
maggioranza espresso dalla Corte Suprema, dicendo fra
l'altro:
La legge in questione priva del diritto a un regolare processo
e sottopone alla giurisdizione militare oltre tre milioni di
persone, che sono diventati veterani da quando l'articolo 
entrato in vigore. Tale numero  destinato ad aumentare di
anno in anno. Queste cifre non fanno che evidenziare ci
che accadrebbe se il Congresso potesse sottoporre a processo
davanti alla corte marziale tutti i reduci, uomini o
donne, per qualsiasi reato commesso nel periodo di appartenenza
alle Forze Armate.
Toth venne rilasciato. Davis e i due avvocati che lavoravano
con lui presentarono immediatamente un'istanza
di rilascio per i loro tre clienti presso la corte federale. Il
giudice della Corte Federale Distrettuale Louis E. Goodman,
che in precedenza si era rifiutato di agire in attesa
del verdetto sul caso Toth, fiss un'udienza per le due del
pomeriggio del giorno seguente.
Questo significa che, se mai i tre dovessero comparire
in tribunale, si tratter di un tribunale civile, dichiar
Davis alla stampa.
Aveva ragione. Dopo una breve udienza, il giudice
Goodman firm i documenti necessari. Insieme al luogotenente
William Welch, George corse a Fort Baker. Il capitano
W.R. Lahey accett l'ordine di rilascio consegnatogli
da Welch e i cancelli della prigione si spalancarono per
i tre ragazzi che con il loro comportamento avevano creato
un problema al loro Paese.
In quanto cittadino ed ex ufficiale dell'Esercito, l'interesse
di George in questa vicenda andava oltre i titoloni sui
giornali, oltre a un semplice giudizio morale su una questione
specifica. Il mondo libero si trovava ad affrontare un
avversario fanatico la cui ideologia era profondamente diversa
dalla nostra, a cui non importava nulla dell'individuo
e che, in una spietata corsa al potere, si era inventato nuove,
diaboliche tecniche per soggiogare la mente di un uomo
- in particolare le menti immature che non comprendevano
fino in fondo il significato e il valore della libert.
Era questo a rendere cos importante la vicenda di
Coward, Bell e Griggs per Davis e per chiunque altro capisse
l'importanza di un modo di vivere autenticamente
democratico. Era fondamentale che si potessero ascoltare
entrambe le versioni della storia. Cos George prese un
volo insieme al terzetto fino a Portland, Oregon, e li affid
a un altro suo cliente, Thomas A. Wyatt, leader religioso
del Tempio delle Ali Risanatrici, nonch strenuo oppositore
del comunismo.
I tre presero parte ai programmi televisivi e radiofonici
di Wyatt, e a diversi incontri pubblici, raccontando le
esperienze vissute dopo essere stati catturati dai comunisti.
Successivamente, fecero ritorno alle proprie case, e ai
pregiudizi e all'ostracismo delle rispettive comunit.
Un portavoce del Pentagono disse che l'Esercito non
avrebbe contestato la decisione della Corte Suprema che
aveva portato alla scarcerazione dei tre giovani, chiedendo
un riesame del caso Toth. Pi tardi il Dipartimento di
Giustizia decise che i tre non sarebbero stati giudicati
neppure nei tribunali civili. Il governo dichiar il caso ufficialmente
chiuso.
George ebbe un colloquio con il senatore Lyndon
Johnson della Commissione senatoriale ai servizi militari,
che aveva suggerito la possibilit che i tre rendessero testimonianza
davanti alla sua commissione. Era entrato in
contatto anche con il segretario dell'Esercito Wilbur
Brucker e aveva espresso l'intenzione di recarsi a Washington
per discutere insieme a Brucker di possibili modifiche
al regolamento dell'Esercito l dove si occupava dei
prigionieri di guerra.
Perch ci sarebbero stati inevitabilmente altri conflitti
con i comunisti in futuro, e altri giovani prigionieri di guerra
sarebbero finiti vittime degli stessi metodi esecrabili come
il lavaggio del cervello. Non tutti questi soldati avrebbero
avuto la forza di volont per resistere al nemico, per ridere
dei suoi tentativi di indottrinamento e, se necessario,
per dirgli di andarsene all'inferno, scegliendo una fine brutale
piuttosto che tradire.
Curiosamente, mentre George affrontava tutto ci, io
mi ero confrontato con lo stesso tema in Quel ragazzo  un
killer!, solo che il mio romanzo era stato sequestrato dal
direttore del carcere appena prima che Davis cominciasse
a lavorare al mio caso. Nel mio libro avevo tentato di mostrare,
dopo aver svolto approfondite ricerche, il prezzo
spaventoso da pagare per entrare in possesso e successivamente
controllare quel tipo di forza e di resistenza, le
cui conseguenze erano spaventose quasi quanto quelle di
un altro tipo di debolezza.
Anche questo, era un concetto fondamentale da comprendere.

 CAPITOLO 7.
HABEAS CORPUS.

Rientrato da Portland, George mi disse: Ho fatto quello
che ho potuto. Ora stiamo a vedere.
Era vero. Eppure il problema era cos complesso che
era forte la tentazione di semplificare il tutto, o di cercare
un capro espiatorio, o di limitarsi a esprimere indignazione.
Ma queste non erano soluzioni. E neppure una legge
punitiva lo era, come non lo erano i luoghi comuni bigotti
e i discorsi politici che tuonavano a favore dei forti e
condannavano i deboli. Facile pontificare su come si dovrebbe
comportare un soldato caduto nelle mani dei nemici,
per...
Alcuni interrogativi turbavano Davis in modo particolare.
Mi sono chiesto come reagirei se fossi io il prigioniero
con la pistola puntata alla testa, se fossi io a dover subire
un lavaggio del cervello a opera di esperti: a essere privato
del sonno, senza assistenza medica, sottoposto a interrogatori
incessanti e a punizioni brutali, senza nemmeno
poter usare il bagno, al punto di non sapere pi chi sei
e dove ti trovi. Sarei ancora capace di rifiutare se mi venisse
richiesto di firmare una dichiarazione in cui denuncio
la guerra batteriologica, o di partecipare a una trasmissione
televisiva propagandistica?
George spinse il problema addirittura oltre. Supponiamo
che chi ti tiene prigioniero diventi improvvisamente
amichevole, ti fornisca farmaci e assistenza medica, ti aduli
facendo appello alla tua intelligenza e umanit e, ora dopo
ora, giorno dopo giorno, ti rifili sottili bugie e mezze
verit. Non  forse possibile che col passare del tempo la
tua mente venga sconfitta e cominci a credere a ci che ti
viene detto?
Era una prospettiva inquietante, ma andava presa in
considerazione.
Lo so, dissi a George. Nel Braccio della morte ho
visto che effetto possano avere la paura, la tensione e la
pressione sulla mente umana. Non riesco nemmeno a pensare
a certe cose che ho visto e sentito. Si sentirebbe male,
se gliele raccontassi.
Eppure lei ha avuto la forza di lottare e di resistere,
not George.
 vero. Ma non posso prendermi il merito dei miei
cromosomi. Non posso vantarmi di aver creato l'insieme
di circostanze che hanno prodotto Caryl Chessman, il cosiddetto
psicopatico. N posso raccomandare il mio tipo
di forza mentale come valida alternativa alla debolezza
di cui stiamo parlando. E poi, guardi dove mi hanno portato
la mia forza e la mia resistenza. Niente medaglie per
me, George. Al massimo la nomea di inviato speciale dell'inferno.
Il che ci riporta al suo caso, sorrise George. Ora
che il problema dei presunti traditori  risolto, sono libero
di concentrarmi su come farla uscire dal Braccio della
morte. Qualsiasi altro impegno dovr aspettare.
Bene, commentai io.
Mi sembra che il nostro piano d'azione sia ormai ben
delineato e, a giudicare dal lavoro gi svolto, direi che abbiamo
un numero rassicurante di munizioni per la battaglia
che ci aspetta.
Io sogghignai. Per la prossima volta lasci a casa le altre
munizioni, se non vuole che la gente qui cominci a farsi
un'impressione sbagliata del suo approccio al caso.
Mi riferivo a un passo contenuto in un articolo di Ted
e Dorothy Friend sul Call-Bulletin di San Francisco:
Un momento d'imbarazzo? Per niente! Non  facile cogliere
impreparato uno come George T. Davis, e infatti
non si  lasciato sorprendere neanche ieri a San Quintino,
nemmeno per un attimo, quando grazie all'esame ispettoscopico,
gli sono stati sequestrati dieci proiettili mentre si
recava a trovare il suo cliente, Caryl Chessman. Posso
spiegare la presenza delle pallottole con grande facilit,
ha dichiarato l'avvocato Davis, trasformandosi di colpo in
difensore di se stesso. Stamattina all'alba sono andato a
sparare ai leoni di montagna nel ranch di Will Tevis. L'avvocato
Davis ha potuto provare la veridicit della sua tesi
mostrando ci che aveva nel bagagliaio dell'auto: il cadavere
di un leone di montagna!
Ora George puntava a un bersaglio pi grosso. Aveva
intenzione di far annullare le mie due condanne a morte.
L'unica cosa che ci frena per il momento, mi disse
Davis,  un pezzo di carta - ovvero la notifica formale
della decisione da parte della Corte Suprema degli Stati
Uniti di esistenza di giusta causa, che verr inviata
presso la Corte Distrettuale reinvestendola cos della
giurisdizione a procedere.
CHESSMAN IN TRIBUNALE GIOVED PROSSIMO,
titolarono i giornali. E, come riportato in un articolo, questa
prima apparizione sotto scorta presso la Corte Distrettuale
Federale presieduta dal giudice Louis Goodman
non sar per Chessman che il preludio a un'udienza
vera e propria...
La notifica era stata depositata, e George l'aveva presentata
il 30 novembre 1955, insieme a numerose altre
proposte di ordinanza, al giudice di turno Oliver J. Carter,
il quale aveva provveduto subito a togliergli il tappeto sotto
ai piedi annunciando che il caso sarebbe stato nuovamente
assegnato al giudice Goodman, che ha seguito la
vicenda dall'inizio e ha gi familiarit con la trascrizione e
con gli atti del processo, di conseguenza  perfettamente
in grado di emettere le ordinanze necessarie al corretto
svolgimento della causa.
George protest contro tale decisione. Alla luce dell'operato
precedente del giudice Goodman e delle sue dichiarazioni
retoriche a proposito di una giustizia da slot
machine, volte a influenzare negativamente l'opinione
pubblica, avevamo dato per scontato che il caso sarebbe
stato assegnato a qualunque giudice tranne che a lui.
Il giudice Carter, tuttavia, la pensava diversamente. La
politica della corte, disse, era di fare in modo che un eventuale
appello venisse riesaminato dallo stesso giudice che
si era occupato del caso in origine. Ora, questo appello
fa riferimento a un'ordinanza del giudice Goodman e, in
accordo con questa politica interna, sar proprio dal giudice
Goodman che ritorner.
Capisco, disse George. Un'ulteriore protesta, comprese,
sarebbe stata inutile. Si avvi lungo il corridoio in
direzione dell'aula del giudice Goodman. Il giudice Louis
E. Goodman lo stava aspettando.
George riesamin l'istanza davanti al giudice Goodman.
Con tutto il dovuto rispetto, Vostro Onore, verso di
Voi e verso questa Corte, ho suggerito al giudice Carter
che forse il caso dovrebbe essere assegnato a un altro giudice,
dal momento che alcune dichiarazioni da voi rese al
momento del rifiuto della petizione avevano turbato sia il
signor Chessman che il sottoscritto.
Con grande tatto, George chiedeva in pratica al giudice
Goodman di esentarsi, dal momento che si tratter di
una questione piuttosto spinosa.
Il giudice Goodman manifest la propria sorpresa
quando George accenn alla possibilit di una prevenzione
da parte sua. Il giudice non aveva preconcetti di
sorta riguardo al caso. Aveva semplicemente seguito la
procedura, ed era naturale che il caso fosse stato riassegnato
a lui, poich era uno dei vantaggi del nostro sistema
calendariale il fatto che i casi vengano generalmente
riassegnati ai giudici che hanno gi una certa familiarit
con essi.
Goodman non aveva intenzione di farsi da parte. Aveva
invece intenzione di accettare il caso. Era nostra facolt
presentare richiesta formale per esentarlo. Era un privilegio
che ci spettava di diritto. Ma ci venne fatto capire che
si sarebbe trattato di una perdita di tempo. A George venne
detto che poteva discutere della questione insieme a
me e ritornare in aula per le due del pomeriggio.
Poi il giudice Goodman interrog George sulle ordinanze
richieste. Il colloquio si svolse cos:
LA CORTE: Dunque lei vorrebbe il suo cliente qui
[nella prigione della contea di San Francisco], per potersi
consultare con lui?
G. DAVIS: Anche il direttore Teets preferirebbe questa
soluzione.
LA CORTE: Gi.
G. DAVIS: Perch pensa che...
LA CORTE: Be', che dovrebbe farlo andare avanti e
indietro.
G. DAVIS: Esatto.
LA CORTE: Be',  la prassi. Faremo in questo modo.
Ci fu un'ulteriore discussione, al termine della quale il
giudice Goodman afferm: Non vedo obiezioni ad alcuna
di queste ordinanze. Credo che sia suo diritto ottenere
ci che chiede. Ritengo per, aggiunse, che lei debba
chiedere al procuratore generale di raggiungerci nel caso
lei sia di ritorno questo pomeriggio, in modo da poter
concordare una data tutti insieme. Direi che  la cosa pi
semplice.
George corse al parcheggio del tribunale, balz sulla
sua vecchia decappottabile e si lanci nel traffico verso
questa triste costruzione conosciuta come Penitenziario
statale della California di San Quintino. Pochi minuti dopo,
si sedette davanti a me e mi forn un resoconto dettagliato
degli eventi della mattinata.
Un brivido mi corse lungo la schiena quando appresi
che la mia vita sarebbe stata nuovamente nelle mani del
giudice Goodman. Oh no, commentai io. Non pu
essere vero. George, mi dica che  un altro dei suoi
scherzi.
Magari lo fosse.
Be', cominciamo veramente bene, direi.
Le rughe d'espressione attorno agli occhi di George
divennero ancora pi pronunciate. Aspetti di sentire il
resto. Ricorda che le avevo raccontato di quel giudice federale
che schiumava di rabbia perch le giurie continuavano
ad assolvere i miei clienti?
Dopodich, per una straordinaria coincidenza,  stato
indagato per una falsa accusa? S, mi ricordo, risposi io.
Non le ho mai detto il nome di quel giudice perch
allora non aveva importanza, prosegu George. O almeno
cos pensavo.
A questo punto non c'era bisogno che George dicesse
altro. Avevo gi capito.
Oh, no!
Oh, s!
Il mondo ci era appena crollato addosso, e noi scoppiammo
a ridere. Certo che il Fato ha veramente le braccia
lunghe, ancor pi di quelle di certi fenomeni da baraccone.
O forse il Fato non  che lo pseudonimo usato
da Momus, il dio greco delle beffe e degli imbrogli. Col
tempo gli altri di si stancarono a tal punto dei suoi
scherzi che lo cacciarono. Forse questo interessante personaggio
aveva finalmente trovato nel tribunale la sua
casa, il luogo ideale in cui mettere in pratica i suoi talenti
speciali. Forse aveva deciso che voleva essere lui a ridere
per ultimo nei confronti della giustizia - e di Caryl
Chessman.
Non potevamo fare altro che aspettare e sperare.
George fece ritorno dal giudice Goodman. Bene, gli
disse, mi avete dato l'opportunit di discuterne con il
mio cliente e per il momento non ho altro da aggiungere
sull'argomento, Vostro Onore.
L'ufficio del procuratore generale aveva ricevuto la notifica
e aveva inviato come suo rappresentante un certo
Arlo E. Smith, un tipo alto, stempiato e con la voce nasale.
La prima mossa dell'ineffabile Smith fu di chiedere che
l'udienza venisse rinviata al giorno seguente per dar modo
al temibile Clarence Linn di presenziare e portare lo
scompiglio in aula con la sua oratoria. L'obiezione di
George venne accolta. L'augusta presenza del signor Linn
non era necessaria per fissare una data per l'inizio del procedimento.
Alla fine ci si accord per gioved 8 dicembre
alle dieci del mattino.
Smith tent poi di convincere la corte che in quell'occasione
la mia presenza non fosse necessaria. Non sarebbe
servita ad altro, sostenne, che a dare al signor Chessman
altra pubblicit, oltre che un pretesto per farsi un
viaggetto in citt.
C' bisogno di lui, in aula, disse George, e ancora
una volta la sua opinione prevalse.
Venne messa a verbale la richiesta di habeas corpus e
venne firmata la sospensione della mia esecuzione. Ci venne
concesso di richiedere un'ordinanza che costringesse a
presentare le note dello stenografo deceduto al momento
del riesame della richiesta di habeas corpus e del mio
arrivo in aula. La questione del mio trasferimento venne
rimandata.
Non credo che sia il caso di avere fretta, al riguardo,
disse il giudice Goodman.

 CAPITOLO 8
PREPARATI, SE CI RIESCI!

Ripensandoci,  come guardare un film al doppio della
velocit. Allora per, era come essere costretti a recitarci,
in quel film. Una strana produzione chaplinesca, con
il direttore Harley Teets e altro personale della prigione
che si rifiutavano di seguire il copione. Avevano le loro
idee su come mandare avanti lo spettacolo. A loro non
andava a genio l'ordinanza del giudice Goodman, e la loro
insoddisfazione si manifestava in modi piuttosto particolari.
A noi era parso che il contenuto dell'ordinanza fosse
chiaro. Ma il personale della prigione cominci a interpretarla.
Secondo loro non significava affatto ci che c'era
scritto, o comunque non diceva ci che avevamo capito
noi.
Avevamo deciso di farci aiutare da William J. Linhart,
un investigatore privato che se ne intendeva anche di elettronica.
Linhart aveva una regolare licenza per esercitare
la sua professione. Di tanto in tanto aveva svolto qualche
indagine confidenziale sul caso per conto di Ben Rice, sin
dal maggio 1954. George lo port da me il giorno seguente
la mia comparsa in tribunale e fu allora che inizi il divertimento.
All'ingresso gli venne sequestrato il registratore portatile.
Gli dissero che non aveva assolutamente il permesso
di usarlo durante gli incontri con me. Inoltre, mi dissero
che non era possibile aprire lo sportello della rete divisoria.
La guardia non era stata autorizzata ad aprirlo. Nessuno
poteva passarmi documenti da leggere. Una guardia
and a piazzarsi a pochi metri di distanza, con l'incarico
di supervisionare la visita. Il risultato dell'incontro fu
uno zero assoluto.
George lasci la prigione furibondo. Disse ai giornalisti
che era pronto a portare in tribunale perfino il direttore
del carcere, se necessario, pur di fare in modo che l'ordinanza
del giudice venisse eseguita. C'era in gioco la vita
di un uomo e non aveva intenzione di lasciare che quella
vita venisse soppressa soltanto perch al personale della
prigione quell'ordinanza non piaceva.
Accompagnata da Bill Linhart e da Alex Brown, un
esperto stenografo che lavorava da molti anni come trascrittore
ufficiale presso il tribunale di San Francisco, Rosalie
venne a trovarmi a San Quintino. Tramite i suoi subalterni,
l'ufficiale di turno Irving O. Ritter chiese di sapere
esattamente per quale ragione Rosalie volesse far parlare
con me il signor Brown. Dal momento che rispondere
avrebbe significato rivelare informazioni riservate sul
caso, Rosalie rifiut di fornire spiegazioni; e nonostante
fosse disposta a garantire per l'identit del signor Brown e
per la sua pertinenza con il caso, Ritter proib al signor
Brown di vedermi.
Rosalie chiese che le venisse messa a disposizione una
stanza per l'incontro, come previsto dall'ordinanza del
giudice Goodman. Le dissero che avrebbe dovuto usare la
Gabbia. Lei spieg che l'incontro si sarebbe probabilmente
protratto per pi di un'ora. In quel caso, le dissero
che avrebbe dovuto far richiesta di tempo supplementare
al termine della prima ora e di ogni ora successiva. Ma
che fine aveva fatto la disposizione della corte di consentire
ai legali dell'imputato di consultarsi e conferire con lui
tra le 9 e le 18 di qualsiasi giorno, per tutta la durata del
processo?
L'incontro ebbe inizio alle 13,05. Alle 13,50 dissero a
Rosalie che l'ora stava per scadere. Rosalie chiese di avere
altro tempo. Le dissero che doveva vedere l'ufficiale nella
sala d'attesa. Poi le dissero di andare dal luogotenente di
turno nell'ufficio del capitano. Cosa che lei fece, cogliendo
l'occasione per chiedere un prolungamento anche per William
Linhart. Il luogotenente le disse che avrebbe verificato
e le avrebbe fatto sapere. Rosalie torn alla Gabbia.
Aspettammo. Finalmente arriv il luogotenente e mise in
dubbio il suo status di avvocato del caso. Rosalie gli porse
la notifica formale di apparizione presentata presso la Corte
Distrettuale, dalla quale risultava che lei era uno degli
avvocati della difesa. Bene, il signor Linhart aveva il permesso
di entrare, ma soltanto per un'ora, e anche a lei veniva
concessa un'altra ora (a partire dalle 13,55). Se desiderava
altro tempo, avrebbe dovuto farne richiesta allo
scadere della sua ora (o meglio, dei suoi quaranta minuti).
Dopo altre formalit, Bill Linhart fu ammesso al colloquio.
Prima per la sua valigetta, contenente materiale riservato
sul caso, venne sottoposta a un'accurata ispezione
da parte degli agenti agli ordini del direttore Teets.
Avevamo appena iniziato a parlare delle indagini con
Linhart, quando gli venne comunicato che il suo tempo era
scaduto. Venne fatto uscire.
Quando porsi a Rosalie Asher attraverso lo sportello
un documento che volevo farle leggere, la guardia che supervisionava
l'incontro chiese di vederlo. Glielo diedi,
pensando che volesse solo dargli un'occhiata. Invece l'uomo
si prese cinque minuti buoni per leggerlo tutto. Il rapporto
confidenziale tra cliente e avvocato era ridotto a una
farsa. Ci saremmo dovuti rassegnare a sprecare tutto il nostro
tempo facendo leggere i nostri documenti alle guardie
se questa fosse diventata la procedura standard, come
chiaramente nelle intenzioni dell'istituzione. Rosalie fece
chiamare il luogotenente per esporgli le sue rimostranze.
Il luogotenente scroll le spalle. La guardia stava eseguendo
ordini dall'alto. Quella era la procedura. Era questa
dunque la risposta della prigione di San Quintino all'ordinanza
del giudice Goodman secondo cui il carcere
doveva fornire un luogo e le circostanze per il libero
svolgimento delle consultazioni private.
Pochi minuti dopo, dissero a Rosalie che il suo tempo
era scaduto e che doveva andarsene. Erano all'incirca le
15,05. Noi protestammo. Ancora una volta, come avevamo
fatto un'ora prima, spiegammo che la Asher era uno dei legali
della difesa, autorizzati dall'ordinanza del giudice
Goodman a rimanere fino alle sei del pomeriggio, e che
avevamo assolutamente bisogno di altro tempo per lavorare
sul caso dal momento che, fra le altre cose, Rosalie aveva
intenzione di interrogare diversi testimoni e di preparare alcuni
documenti proprio nel corso di quella settimana.
Il luogotenente si disse dispiaciuto. Non faceva alcuna
differenza. A Ritter lo avevano spiegato bene. Per quanto
riguardava questo importante prigioniero, la Asher era
soltanto un'amica. Ritter aveva convenientemente interpretato
che l'ordinanza della corte federale concedesse
soltanto al signor Davis il diritto di conferire con il sottoscritto
in quei termini. La cosa per non era valida per
Rosalie Asher. Il suo lungo viaggio da Sacramento era stato
una perdita di tempo.
Entrambi i miei legali tentarono di presentare una protesta
formale nei confronti del direttore Teets ma venne
detto loro che non era raggiungibile. Pare che nessuno
sapesse dove si trovasse. Luned mattina, tuttavia, si rese
subito disponibile per la stampa. In precedenza avevamo
letto sui giornali che avrebbe chiesto consiglio all'ufficio
del procuratore generale prima di adeguarsi all'ordinanza.
Ora l'articolo riportava la seguente dichiarazione:
Mi sembra discriminatorio e ingiusto nei confronti degli altri
condannati, ma questo  l'unico spazio che abbiamo con
adeguati dispositivi di sicurezza. Non sono in grado di fornire
un ambiente diverso da quello, che rispetti l'ordinanza
della corte. Mi viene richiesto di mettere l'unica stanza che
abbiamo esclusivamente a disposizione del signor Chessman
e dei suoi legali se, come e quando lo desiderino.
Se sono state riportate correttamente le dichiarazioni
di Harley O. Teets secondo le quali questo sarebbe l'unico
spazio del carcere con adeguate misure di sicurezza,
replicai io in una dichiarazione giurata sottoposta alla
Corte, allora il sottoscritto  costretto a definire il signor
Teets un bugiardo. In primo luogo, il sottoscritto e il suo
legale hanno informato il personale di San Quintino in
termini inequivocabili di non avere alcuna intenzione di
privare gli altri condannati degli spazi per le visite. Il sottoscritto
ha espresso la propria disponibilit a fare interrompere
i colloqui con il proprio avvocato e a farsi riportare
nel Braccio della morte, se necessario, qualora un altro
condannato dovesse avere una visita. In secondo luogo,
 successo di recente - ma prima dell'ordinanza della
Corte - che un altro condannato stesse incontrando nella
Gabbia suo padre e un avvocato, quando  arrivato un visitatore
per vedere il sottoscritto; senza grandi problemi o
difficolt, l'altro condannato e i suoi visitatori sono stati
trasferiti nell'ufficio del vicedirettore (che si trova all'interno
delle mura) per portare a termine il proprio colloquio,
mentre la visita del sottoscritto si  svolta nella Gabbia.
Il sottoscritto  pronto a presentare i verbali della prigione
e un testimone a prova di quanto affermato e del
fatto che il sottoscritto, a cui a volte restavano solo poche
ore da vivere, e letteralmente dozzine di altri condannati
hanno ricevuto negli ultimi anni visite da parte di avvocati
e amici nell'ufficio del vicedirettore, cos come nella
stanzetta che si trova appena dietro quell'ufficio.
San Quintino era una delle prigioni pi grandi del
mondo, con uno staff di centinaia di persone, piena di dispositivi
di sicurezza, ed era assurdo affermare che un'ordinanza
del tribunale non poteva essere rispettata senza
alterare la routine carceraria o mettere in pericolo la moralit
dell'istituzione, come sosteneva il direttore. La sua
reazione mi aveva sconcertato ma di una cosa ero sicuro:
da sette anni e mezzo lottavo per arrivare in tribunale e
adesso ero pronto ad affrontare il diavolo in persona se
necessario, pur di avere il diritto di prepararmi.
Su istruzioni specifiche di Rosalie, allo scopo di fornire
con precisione al giudice Goodman la descrizione, le
misure, la forma della Gabbia, e quindi delle esatte condizioni
nelle quali ero costretto a incontrare i miei legali,
Bill Linhart chiese il permesso di fotografare e misurare
questo spazio. Assolutamente no, gli venne detto. Allo
stesso tempo chiese di poter fotografare alcune prove in
mio possesso per farne avere copia a George e Rosalie e
per usarle nelle proprie investigazioni. Ancora una volta la
risposta fu no. Lo sportello rimase chiuso e non gli fu
neanche permesso di visionare la prove.
Il 15 dicembre ricevetti un altro duro colpo. Dopo
aver rinviato la decisione per settimane, il giudice della
Corte Superiore della contea di Marin Jordan L. Martinelli
respinse la mia richiesta di habeas corpus con undici
pagine di argomentazioni. L'habeas corpus, sentenziava il
giudice, non era una procedura appropriata per stabilire i
miei eventuali diritti di autore sui manoscritti sequestrati
dal direttore o per impugnare la validit del divieto di
scrittura. Stando cos le cose, non avevo alcuna tutela. Ci
significava che bisognava portare la questione davanti alla
Corte Suprema della California prima di poter tornare
nelle corti federali. Un altro inevitabile ritardo. Altro duro
lavoro da svolgere. Be', non era una novit. Sapevo
quanti contrattempi, reali o inventati, potessero essere
escogitati dai giudici per il caso Chessman pur di evitare
di entrare nel merito. Avevano spaccato un altro capello in
quattro. La Costituzione non voleva dire ci che diceva. Il
direttore del Dipartimento Carcerario aveva una legge tutta
sua, era come il sovrano di un regno nel quale poteva
fare ci che voleva e i tribunali non avevano il potere di interferire.
Il giorno successivo gli appunti dello stenografo deceduto
vennero presentati nell'aula del giudice Goodman
dal responsabile della Sezione penale della cancelleria
della contea di Los Angeles. Gli appunti sarebbero
rimasti sotto la custodia del cancelliere della Corte Distrettuale.
George mise immediatamente il nostro esperto
al lavoro su di essi. Poi, armato di dichiarazioni giurate
da parte di tutti noi, fece richiesta affinch venissi
trasferito alla prigione della contea di San Francisco e
affidato al funzionario addetto alla custodia preventiva.
Nel caso invece che la Corte continuasse a rifiutare il
trasferimento, chiese che venisse emessa una nuova ordinanza
per costringere il direttore a sottostare all'ordinanza
dell'8 dicembre.
George si era presentato alla prigione per far autenticare
la richiesta. Era arrivato il notaio che aveva esaminato
il documento e aveva mandato a chiamare l'ufficiale
di custodia. Poi era arrivato l'ufficiale di custodia. C'era
stata una discussione sul fatto che la richiesta potesse
essere autenticata oppure no. Avevano dovuto telefonare
a qualcun altro per controllare. Alla fine quel qualcuno
aveva richiamato. Poi occorreva mettersi in contatto con
il direttore, ma avevano dovuto prima cercarlo. Alla fine
il documento era stato autenticato. Era passata quasi
un'ora quando sarebbero bastati non pi di cinque o
dieci minuti.
George sottoline come ci fosse stato concesso un
tempo limitato per prepararci. Eppure, ogni volta che lui
e Rosalie venivano a parlare con me in prigione, incontravano
difficolt impreviste. C'era sempre qualcuno che voleva
contare i miei documenti. Li contavano prima che entrassi
nella Gabbia e subito dopo esserne uscito. C'era
sempre una guardia a un paio di metri di distanza. Ogni
volta che cominciavamo a lavorare c'erano delle interruzioni.
Aveva discusso per un'intera settimana con le autorit
della prigione su ci che volesse dire l'ordinanza della
Corte e su come dovessero comportarsi, ma non aveva
ottenuto niente. Tutti quei contrattempi venivano presentati
come assolutamente necessari ma in realt si trattava
di un logorio continuo e incessante.
George chiese un rinvio di due settimane e di avere
l'opportunit di consultarsi con me.
Sono cose che succedono, disse il giudice Goodman.
Se non vuole fare l'avvocato si trovi un lavoro meno
stressante. E poi: Deve fare il suo lavoro, tutto qui.
Infine: Ma non ho intenzione di spostare la data dell'udienza.
Non le resta che rimboccarsi le maniche, signor
Davis.
George chiese se fosse possibile rinviare almeno di un
giorno per consentirgli di presenziare all'entrata in carica
del nuovo sindaco.
LA CORTE: In questo caso  diverso. Se vuole che facciamo
per il 10 del mese, va bene.
Interessante. Se George era cos irragionevole da chiedere
alla Corte di far rispettare la sua stessa ordinanza e di
darci il tempo di preparare l'udienza, questo non andava
bene. Se per voleva un giorno per fare qualcosa che non
aveva nulla a che fare con il caso o con il fatto che io vivessi
o morissi, allora era diverso. Questo andava bene.
A questo punto Clarence Linn, viceprocuratore generale
della California, sferr le sue bordate. Riguardo a Rosalie
Asher, Linn disse che in prigione era stata fatta una certa
confusione. Nei registri della prigione era stata iscritta come
amica personale invece che come avvocato. [Pure fandonie!]
Mentre  chiaro che appare in veste di avvocato.
Si trattava di una questione secondaria, su cui si poteva
tranquillamente sorvolare; aveva gi sistemato tutto lui.
Ora, per dimostrarvi quanto siano stati permissivi,
hanno consentito che i legali di Chessman si portassero
dietro nientemeno che un detective privato, il che sarebbe
severamente vietato dal regolamento della prigione, in
qualsiasi circostanza... E con un registratore, addirittura.
Poi Linn si lanci in una lunga tirata a proposito dell'ultima
volta in cui il signor Davis si era portato un registratore
in prigione, cosa successa durante il famoso caso
di Kenneth Long, nel corso del quale George si era fatto
accompagnare da uno psichiatra che aveva somministrato
al prigioniero un siero della verit, ottenendo un risultato
di portata storica. La procedura era stata pienamente
approvata dal giudice del processo ma non dal signor
Linn - lo stesso che sosteneva che i manoscritti di
Chessman andassero bruciati subito o al massimo di attendere
la sua esecuzione prima di renderli pubblici, in
modo che lo Stato potesse goderne i diritti d'autore.
Il giudice Goodman interruppe il suo scagnozzo preferito
giusto per rilasciare questa curiosa affermazione:
Mi intrometto per specificare, anche se non c'entra con
il caso, che tutto questo dovrebbe svolgersi nei tribunali
dello Stato della California, ma fino a quando non verranno
modificati i regolamenti, saremo costretti a usare questo
tribunale come una lavanderia per lavare i panni dello
Stato della California.
Vostro Onore, riprese Linn, aggrottando le sopracciglia,
a questo punto vorrei aggiungere che  successo pi
di una volta che materiale di propriet del signor Chessman
sia stato fatto uscire dalla prigione, e noi non sappiamo
a chi darne la colpa; potrebbe essere stata una guardia,
oppure una delle molte persone che gli hanno fatto visita.
Comunque sono uscite delle cose, che non definirei letteratura
perch non voglio dar loro tutta questa dignit, che
non dovrebbero mai uscire da una prigione...
George ne aveva abbastanza di tutte quelle insinuazioni,
e ribatt con foga: Linn non avr certo il coraggio e la
sfacciataggine di accusare uno degli avvocati della difesa
di aver fatto una cosa simile, e naturalmente noi non possiamo
certo rispondere dell'operato e della gestione del
personale della prigione, e nemmeno della condotta del signor
Chessman se non nei nostri confronti.
Credo, disse il giudice Goodman rivolto al signor
Linn, che a questo punto sia dovere suo e del direttore
trovare un luogo adatto agli incontri senza che vi siano discussioni
o restrizioni di sorta, sempre nel rispetto dei regolamenti
della prigione in tema di sicurezza... Nel caso
questo non fosse stato possibile, la Corte avrebbe
emesso una nuova ordinanza. Venne inoltre stabilito che,
su richiesta certificata da parte dei miei legali, avrei avuto
la possibilit di ricevere la visita di esperti, investigatori
e testimoni.
Io so una cosa sola, replic Linn, convinto che questo
Chessman non avesse il diritto di ricevere altro che la
sua razione di veleno, e cio che quest'uomo gode di una
libert maggiore di quella di cui godrebbe se si trovasse ad
Alcatraz in circostanze analoghe. Un'osservazione che,
come avremmo scoperto in seguito, avrebbe dato a Vostro
Onore un'idea straordinaria e senza precedenti.
La decisione sulla richiesta di trasferimento venne rinviata
di un'altra settimana, ma non prima che Linn si fosse
lanciato in una filippica contro di me. Faceva cos ogni
volta che la sua posizione in aula si indeboliva.
Quest'uomo rappresenta un problema disciplinare
costante, su questo non ci sono dubbi. In tutti questi anni
non ha fatto altro che passare da un organo di disciplina
all'altro. Si comporta come fosse lui a dirigere la prigione,
e di tanto in tanto una povera guardia reagisce di conseguenza.
Purtroppo sono cose che succedono.
Le nostre speranze che le indicazioni precise date al signor
Linn dal giudice Goodman portassero a un miglioramento
della situazione a San Quintino non durarono a
lungo. Quando non venne fornito uno spazio adeguato,
George and a protestare dal direttore Teets. A prescindere
dagli ordini e dai suggerimenti del giudice Goodman,
disse Teets, lui aveva ricevuto istruzioni da parte del
signor Linn di dirigere la prigione secondo il proprio modo
di vedere, e la sua mentalit non prevedeva alcun cambiamento
nei rapporti tra cliente, avvocato e testimoni, n
avrebbe cambiato opinione in futuro.
Tre giorni dopo, George venne a trovarmi insieme a
due esperti per discutere alcuni aspetti relativi alla trascrizione
dello stenografo, il tema centrale da discutere nel
processo. Dopo notevoli difficolt nel farli entrare, venne
ordinato loro di lasciare la Gabbia entro un'ora. George
chiese che potessero avere altri trenta minuti. Gli venne risposto
che il funzionario aveva respinto la richiesta e i due
dovettero attendere in sala d'aspetto mentre George finiva
di parlare con me.
George ne aveva abbastanza. La mattina di gioved, 21
dicembre, torn in tribunale per arrivare a una resa dei
conti. Aveva con s trascrizioni, documenti e altro materiale.
Si trattava delle uniche copie a nostra disposizione,
eppure ogni tentativo di passarci a vicenda questi documenti
era stato motivo di ritardi e fastidi.
Siamo arrivati a un punto, Vostro Onore, disse
George, per cui mi viene da dire che in ventiquattro anni
di lunga e onorata carriera, anni in cui ho sostenuto
colloqui in prigioni non solo di questo Paese ma di altre
parti del mondo, non mi sono mai imbattuto in una situazione
di costante disturbo premeditato paragonabile a
questa.
Teets aveva le sue idee su come dirigere la prigione.
Ma George mise bene in chiaro che anche lui, George Davis,
aveva a sua volta il dovere di preparare bene il suo
cliente per questa udienza. E le circostanze sono tali che
riuscirci  gi quasi impossibile; riuscire a farcela nel tempo
che ci  stato concesso  decisamente impossibile.
Sono stato in alcune delle prigioni di massima sicurezza in
Europa, e mi  stata messa sempre a disposizione una
stanza, senza alcuna guardia...
Il signor Bennett, che rappresentava la controparte, rifer
poi alla Corte la quantit di ore effettive che il signor Davis
aveva trascorso a San Quintino, il che non provava nulla se
non che era inutile sprecare del tempo cercando di parlare
con me quando le circostanze erano cos sfavorevoli.
Un trasferimento presso la prigione della contea di San
Francisco avrebbe risolto il problema, disse George.
Non  cos, replic il giudice. E non posso certo
costruire una prigione o prendere in affitto una camera al
Mark Hopkins Hotel, n ci sono stanze adatte nella prigione
della contea, abbiamo gi controllato.
Vostro Onore se mi  permesso vorrei dire di avere
discusso a lungo di ci con lo sceriffo - non il vicesceriffo
come ha fatto Vostro Onore - e mi  stata assicurata ampia
collaborazione dalla prigione della contea, sempre nei
limiti del ragionevole naturalmente.
Be', signor Davis, a me non importa quel che le ha
detto lo sceriffo. Non esistono spazi adeguati nella prigione
della contea di San Francisco.
Dal momento che tutti i prigionieri federali in attesa di
processo venivano trattenuti in quella prigione, questa affermazione
significava che a nessuno di loro veniva data
una ragionevole opportunit di conferire in privato con
avvocati, investigatori e testimoni.
Era chiaro che il giudice Goodman, aveva gi deciso di
non concederci l'unica cosa che avrebbe immediatamente
risolto il problema.
La discussione torn a incentrarsi su San Quintino. Il
signor Bennett, afferm che la guardia che presenziava ai
nostri incontri non stava ad ascoltare.
George ridicolizz la cosa parlando di una volta in cui
mi aveva raccontato una barzelletta e la guardia era scoppiata
a ridere. E chiaro che la guardia non se ne stava soltanto
seduta l, ma ascoltava ci che dicevo, e stavo parlando
sottovoce.
BENNETT: Vorr dire che metteremo una guardia sorda
fuori dalla porta.
DAVIS: Be', avete un sacco di guardie stupide, immagino
non sar difficile trovarne una sorda.
LA CORTE: ...come ho gi detto dovr avere pazienza,
avvocato Davis, e fare del suo meglio nonostante qualche
piccola difficolt.
DAVIS: Giudice, posso dirle una cosa? Visto che siamo
in argomento, sono rimasto molto colpito dal contenuto
emotivo delle vostre affermazioni relative ai tormenti che
devono patire gli avvocati nel difficile compito di rappresentare
i loro clienti...
George ebbe la meglio - sulla carta. Il giudice Goodman
corresse la sua ordinanza precedente stabilendo che
le persone autorizzate a conferire con l'imputato fossero
sia l'avvocato Davis che l'avvocato Asher. Inoltre, veniva
specificato che qualsiasi esperto, o investigatore, o
testimone designato e certificato... dai legali sia a sua
volta autorizzato a partecipare agli incontri nello stesso
modo e per lo stesso tempo consentiti ai legali della difesa...
L'ordinanza stabiliva inoltre che n il funzionario,
n i suoi agenti o ufficiali dovessero esaminare qualsiasi
documento che dovesse essere passato tra cliente e imputato
durante i loro incontri, o portato dall'imputato
agli incontri suddetti. L'unica riserva era che il funzionario
poteva effettuare un'ispezione dei partecipanti all'incontro
al momento di lasciare la prigione, per controllare
che non venissero portati all'esterno oggetti o
materiale di qualsiasi tipo, a eccezione di documenti relativi
alla causa.
L'ordinanza sconcert il direttore Teets. Il mattino seguente
si present davanti al giudice Goodman, e questa
volta fu Bennett a chiedere alla Corte di trasferirmi nella
prigione della contea.
Il direttore spieg di dover mantenere un regime di
massima sicurezza sui condannati, e che disponeva di una
sola stanza per visite di questo tipo. Non gli piaceva per
niente l'ordinanza della Corte, poich era in aperto conflitto
con le sue idee su come si dovesse dirigere una prigione.
George interrog Teets a proposito della Gabbia.
Noi non la chiamiamo Gabbia, signor Davis, disse
Teets. Era la stanza delle visite dei condannati.
Benissimo, disse George. Ora, in quella stanza c'
un fitto reticolato dotato di sbarre che separa i prigionieri
dai visitatori, che si tratti dei loro avvocati o di chiunque
altro,  corretto?
 corretto, signore.
 l'unica apertura, se ricordo bene,  un piccolo sportello
chiuso a chiave posto all'altezza del tavolo, che pu
essere aperto solo dalle guardie durante le visite.
 corretto, signore.
Uno sportello di trenta per quarantatr centimetri,
con sbarre poste a circa una decina di centimetri una dall'altra,
prosegu George.
Alla fine il direttore decise che tutti i testimoni, gli investigatori
e gli avvocati di sesso maschile potessero usare
l'ufficio del sergente, che si trovava all'interno del Braccio
della morte. Rosalie Asher invece avrebbe dovuto continuare
a usare la Gabbia. Molto bene, disse il giudice
Goodman. Il problema era risolto.
George chiese di essere messo sotto giuramento e di
poter testimoniare a sua volta, ma il permesso gli venne
negato. Quando Bennett chiese nuovamente il mio trasferimento,
George tent invano di convincere la Corte che
l'unica soluzione era quella di trasferirmi nella prigione
della contea. Senza risultato.
Questa situazione si faceva beffe dell'affermazione
precedente del giudice Goodman: Ritengo, signor Linn,
che queste persone abbiano il diritto, se si vuole che la
preparazione alla causa abbia un qualunque significato, di
conferire in privato e di essere liberi da sorveglianza per
quanto riguarda i documenti che stanno esaminando, se
pertinenti alla causa. Non vedo come lei possa opporsi a
questo. Il magistrato aveva poi aggiunto: Ora, se il direttore
pensa che questo sia impossibile, sar costretto a
riassegnare la custodia dell'imputato.
Sapevo perfettamente che cosa significasse quest'ultimo
rifiuto. Le sue conseguenze vennero chiarite in una
dichiarazione giurata che facemmo mettere agli atti del
caso: Gli agenti del convenuto sono ormai sicuri del fatto
che il giudice Goodman non abbia alcuna intenzione
di costringerli a rispettare la propria ordinanza. Al momento
stanno severamente penalizzando il dichiarante
per via di detta ordinanza, sottoponendolo al dileggio e
ad abusi continui, insultandolo e impartendogli continui
provvedimenti disciplinari e molestie. La persona del dichiarante
viene continuamente perquisita, cos come i
suoi documenti legali. Meno di quarantotto ore dopo che
il giudice Goodman aveva modificato la propria ordinanza
il 21 dicembre, un vicedirettore del carcere di San
Quintino, Louis Nelson, ha sfacciatamente contraddetto
la suddetta ordinanza con un ordine scritto che stabilisce
che l'imputato e tutte le sue propriet, compresi i documenti
legali, vengano perquisiti giornalmente da una
squadra speciale. Le obiezioni dell'imputato vengono respinte
con scherno. L'ordinanza di un giudice non significa
niente per noi,  stato il commento di una delle
guardie. Esiste un'altra disposizione secondo la quale il
dichiarante pu essere spogliato da capo a piedi in qualsiasi
momento; i suoi documenti possono essere esaminati
in qualsiasi circostanza. Queste disposizioni vengono
applicate soltanto nei confronti del dichiarante e di nessun
altro condannato. Il dichiarante ha sentito un sergente
dichiarare: Il direttore non lascer certo che un maledetto
[epiteto censurato] di un giudice federale venga a
dirci che cosa dobbiamo fare!
I documenti legali del dichiarante, come la sua persona,
vengono sottoposti a una meticolosa perquisizione
ogni volta che il dichiarante entra ed esce da un colloquio
con il proprio legale. La privacy  una farsa. Il dichiarante
ha visto l'avvocato George T. Davis nell'ufficio
del sergente, che si trova appena al di fuori dell'area
recintata del Braccio della morte, venerd 23 e sabato 24
dicembre 1955. In ognuna delle occasioni, la guardia seduta
appena fuori dalla porta  sembrata guardare e contare
ogni documento passato di mano e ha preso numerosi
appunti, un'abitudine iniziata dal giorno in cui  stata
emessa l'ordinanza del giudice. Le misure di sicurezza
sono state ingiustamente aumentate, invece di essere allentate,
da quando  stata emessa l'ordinanza. Domenica,
24 dicembre 1955, il signor Davis si trovava sulla porta
dell'ufficio del sergente e ha visto il sergente esaminare
tutti i documenti che il dichiarante desiderava portare all'incontro.
Il dichiarante si trovava in piedi, in attesa. Il
sergente ha preso la cornetta del telefono, ha composto
un numero, e si  lamentato dicendo: Chessman si 
portato dietro una scatola intera di merda. Cristo, mi ci
vorr un'ora per leggermi tutto quanto. E poi, non credo
che tutta questa roba abbia a che fare con il caso, anche
se in realt era cos. Quando il sergente ha visto il signor
Davis vicino alla porta, e ha capito che aveva sentito tutto,
ha intimato con rabbia al signor Davis: Signor Davis,
il suo posto  dietro al bancone dell'ufficio. Alla fine,
dopo aver scartabellato le carte del dichiarante, le ha restituite
e si  potuto cominciare la visita, sempre sorvegliati
da una guardia.
Al momento del suo arrivo per l'incontro del venerd,
il dichiarante ha chiesto al signor Davis dove fossero le
due scatole di documenti che avrebbe dovuto portare con
s, e il signor Davis ha detto al dichiarante che le aveva in
macchina ma che non aveva potuto portarle con s per via
della pioggia battente e del fatto che il signor White,
dell'ufficio del direttore, gli aveva negato il permesso di
arrivare con l'auto fino all'entrata vera e propria del carcere.
Il signor Davis si  visto dunque costretto a parcheggiare
all'estremit opposta del carcere e a percorrere
un centinaio di metri sotto la pioggia torrenziale prima di
arrivare all'interno delle mura, e un'altra cinquantina prima
di raggiungere il blocco nord di celle dove, all'ultimo
piano, si doveva svolgere l'incontro. Se il signor Davis
avesse portato con s le carte, si sarebbero completamente
inzuppate e rovinate per sempre.
Al termine dell'incontro e non appena il signor Davis
 stato accompagnato fuori, il sergente ha dato istruzioni
al dichiarante di rimanere nell'ufficio e gli ha detto che gli
avevano ordinato di dare al dichiarante una bella strigliata,
il che voleva dire che il dichiarante doveva togliersi
tutti i vestiti e doveva essere sottoposto a minuziosa
perquisizione, cos come tutti i suoi documenti. Seguendo
le istruzioni dategli in precedenza dal signor Davis,
il dichiarante ha chiesto di poter vedere il signor Davis
prima che questi lasciasse la struttura per fargli sapere
che l'ordinanza del tribunale stava per essere nuovamente
violata. Il dichiarante ha chiesto anche di sapere chi avesse
dato l'ordine della strigliata, in particolare se si trattasse
del direttore, e ha chiesto che quella persona venisse
informata del fatto che lui protestava perch l'ordinanza
del giudice Goodman veniva palesemente violata. Il sergente
ha rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda del
dichiarante, ha dichiarato rabbiosamente che a lui non interessava
l'ordinanza del giudice, ha dichiarato calorosamente
di non avere l'obbligo di inoltrare qualsiasi protesta
del dichiarante, e ha chiesto ripetutamente in tono bellicoso
e provocatorio se il dichiarante rifiutasse di obbedire
all'ordine di sottostare volontariamente alla perquisizione.
Se il dichiarante avesse sottostato volontariamente,
il convenuto avrebbe potuto affermare che il dichiarante
aveva rinunciato al proprio diritto di veder rispettata l'ordinanza
del giudice; se avesse rifiutato, come in effetti ha
fatto, di sottoporsi volontariamente, poteva essere accusato
di violazione delle regole dell'istituzione.
Una squadra di gorilla agli ordini del luogotenente
O'Malley  giunta presso l'unit e ha spogliato e perquisito
il dichiarante, che si  sottoposto passivamente alla perquisizione,
seppur protestando. Il dichiarante  da allora
accusato di aver rifiutato di obbedire agli ordini, in quanto
(per citare il documento di accusa) il soggetto si  rifiutato
di obbedire a un ordine diretto... di spogliarsi e di
sottoporsi volontariamente a una perquisizione della sua
persona. Questo  chiaramente un tentativo cinico e provocatorio
per mettere il dichiarante in condizioni di essere
messo in isolamento, sottoposto a provvedimenti disciplinari
e separato dai suoi documenti legali, con la blanda
assicurazione da parte del convenuto, alla Corte e al pubblico,
che il dichiarante ha un problema comportamentale
e che la punizione era pura routine e non correlata, naturalmente,
alla causa. Torquemada avrebbe molto da imparare
dal Dipartimento Carcerario della California.
Mentre cercavamo di prepararci per l'udienza, la Bay
Area venne flagellata da una delle peggiori tempeste degli
ultimi cinquant'anni. In diverse occasioni, George e Rosalie
tentarono di venire a trovarmi, ma dovettero rinunciare
perch le strade erano allagate o impraticabili. Spesso quando
George riusciva ad arrivare, era bagnato fino alle ossa.
Ernk!
La testa di George si sollev di scatto e il sigaro quasi
gli cadde dalla bocca. Che cos'era quel suono?
Sogghignai. Il grugnito di un maiale con l'accento di
Brooklyn.
Che cosa?
Adesso s che il mio legale era sconcertato. Mancavano
due giorni a Natale ed eravamo nel bel mezzo del nostro
primo colloquio nell'ufficio del sergente, all'interno dell'unit
di controllo del Braccio della morte, da dove si vedeva
il corridoio che ospitava le celle della morte.
Ha mai letto 1984 di George Orwell?
George annu. S. Il Grande Fratello.
Esatto, dissi io. Il Grande Fratello. E che mi dice
della fattoria degli animali, sempre di Orwell?
Aveva letto anche quello. Conosceva i maiali Napoleon,
Palla di Neve e tutti gli altri personaggi.
Ora, guardi bene la porta alle mie spalle, oltre alla
guardia e alla Gabbia, lungo quel corridoio con le sbarre.
Un posto tetro, non  vero, George? L ci stanno i condannati
a morte. Hanno appena trascorso un paio d'ore di libera
uscita in quel corridoio. Quello  tutto il loro mondo.
Presi una sigaretta dal pacchetto.
Provi a immaginare cosa vuol dire restare chiuso in
gabbia come un animale in una di quelle celle per mesi,
anni, in attesa che quell'anima nobile del boia venga a
prenderti. Diventa ogni giorno pi dura - l'attesa, la
pressione, la tensione. Cos dura da trasformarti in un idiota
che ride, piagnucola o grida continuamente di rabbia. No,
non viene usata alcuna violenza fisica, a meno che tu non
vada in cerca di guai prendendoti troppe libert. Ma il
Grande Fratello emana dall'alto le proprie direttive, e ci
pensa il Piccolo Grande Fratello a farle rispettare. Non ti
lascia alcuna privacy. Ti osserva continuamente. Fruga
nella tua cella. Censura la tua posta. Prepara la tua monotona
dieta. Fissa un tempo e un luogo per fare qualunque
cosa. E non sopporta, probabilmente perch ne ha paura,
il minimo accenno di individualit, qualsiasi deviazione
dalla routine pi rigida. Se glielo permetti, arriver addirittura
a pensare al posto tuo, e a darti lui il segnale per tirare
il tuo ultimo respiro e morire. E se non ti adatti passivamente,
diventi un ribelle, un agitatore.
George cominciava a capire. Era un posto capace di
azzerare un individuo prima ancora che venisse portato al
piano inferiore per distruggerne l'involucro fisico. Un posto
triste e spaventoso, in cui era meglio non prendere
troppo seriamente n il luogo in s, n il Grande Fratello
e neppure te stesso. A volte diventava necessario considerare
la drammatica realt del Braccio della morte come
una specie di satira, la parodia di una struttura penale. Se
ti chiamavi Caryl Chessman (o Eugene Burwell o James
Rogers), dovevi trovare il modo per tenere a bada quell'atmosfera
lugubre. Dovevi crearti a questo punto un mito
tutto tuo, che si contrapponesse e facesse da antitesi alla
figura autoritaria del Grande Fratello, o di Napoleon.
Un personaggio allegro e vitale, un tipo alla Villon, o
Cellini, che con grande passione per la vita e repulsione per
la morte, gettava tutto il proprio disprezzo in faccia alle
autorit del cosmo con quel raccapricciante Ernk! e se
ne andava allegro per la sua strada, scioccando gli ipocriti
e i meschini e arrivando a confondere perfino lo stesso
Grande Fratello.
Era stato Gene a inventare quel verso. Parlai di lui e
Rod a George. Riesce a immaginarseli?
Se li immaginava.
Sono stati condannati per aver ammazzato poliziotti,
George; i criminali Numero Due e Numero Tre del Braccio.
Un pubblico ministero li aveva definiti assassini spietati
a sangue freddo. Sono anche miei amici. Un giorno,
quando ne avremo il tempo, voglio dirle di pi su di loro.
Ma adesso abbiamo del lavoro da fare.
Quando George venne accompagnato fuori, il sergente
mi disse di rimanere in ufficio. Il Grande Fratello aveva
un'altra sorpresa per me - la squadra di sgherri mi spogli
completamente. I miei documenti processuali vennero
sequestrati. C'erano provvedimenti disciplinari che mi
aspettavano.
Non aveva senso. Avrebbero potuto darci una stanza,
in piena osservanza delle disposizioni del giudice Goodman,
dicendoci: Bene, ecco qui. E non avremmo fatto
altro che prepararci per l'udienza. Se avessi voluto far
uscire un manoscritto o me stesso, o se avessi voluto far
entrare qualcosa, non avevo certo bisogno di coinvolgere
il mio avvocato. C'erano altri modi. Ma l'Autorit era convinta
di saperla lunga. Ipersensibile nei confronti delle
proprie prerogative e illusa dalle proprie invenzioni, l'Autorit
aveva scioccamente trasformato l'ordinanza di un
giudice in un'inutile sfida verso di s e i suoi stessi, ciechi
principi autoritari, e aveva risposto ostentando la propria
capacit di custodia coercitiva.
Quando dici a un uomo che non ti fidi di lui, quando
tenti di controllarlo con la forza, quando sostieni ipocritamente
che stai svolgendo un servizio pubblico ogni volta
che calpesti i suoi diritti, ti metti in una posizione vulnerabile.
Non fai che preparare il terreno al giorno della resa
dei conti.
Tornato nella mia cella della morte, ripensai a freddo a
tutta la faccenda. Mi ero trovato spesso con le spalle al
muro in un'aula di tribunale. Adesso avevo intenzione di
mettere io i tribunali con le spalle al muro. Se possibile, mi
sarei preparato a una resa dei conti giudiziaria. In caso
contrario, l'alternativa pi ovvia era di organizzarne una
extragiudiziaria.
Era il momento di contattare nuovamente alcuni miei
amici e di preparare un piano d'azione.

 CAPITOLO 9.
SCACCO MATTO O STALLO.

Infilai la carta da bollo e la carta carbone nella macchina da
scrivere, mi accesi una sigaretta e scrissi l'intestazione della
causa con il nome della corte, e un titolo per il documento.
Attraverso una nube di fumo, strizzai gli occhi guardando
le pareti e le sbarre della mia cella, senza in realt vederle
affatto. La macchina da scrivere cominci a ticchettare:
STATO DELLA CALIFORNIA
CONTEA DI MARIN
CARYL CHESSMAN, dopo aver debitamente giurato,
depone e afferma quanto segue:
Come richiesto, ho dichiarato la mia identit, il procedimento
e il giudice a cui  affidata l'udienza.
Il dichiarante, proseguii, dichiara quanto segue in
accordo con quanto previsto dal libro 28, capitolo 144,
del Codice degli Stati Uniti. Oggetto del documento  la
richiesta di destituzione del giudice Goodman dal caso,
con la motivazione che Egli ha un pregiudizio di natura
personale nei confronti del dichiarante e appoggia incondizionatamente
il direttre del carcere di San Quintino
Harley O'Teets e lo Stato della California, parti avverse
nella causa.
Tirai una boccata dalla sigaretta e ripassai a mente i
fatti. I documenti a cui dovevo fare riferimento erano impilati
sulla destra del mio tavolino. Questa volta non ci sarebbe
stato un altro stallo nel caso Chessman, neanche se
questo avesse significato farsi mettere sotto scacco. Questa
volta avevo intenzione di rendere chiara e inequivocabile
la mia posizione: o si decidevano a giocare tutti quanti
secondo le regole, o dovevamo farla finita una volta per
tutte con questa farsa. Mi misi al lavoro. Una volta completata,
la dichiarazione risult lunga ben diciotto pagine.
Dopo la sua pubblicazione, il mio tentativo di far fuori il
giudice Goodman sarebbe stato definito dall'articolo di
prima pagina di un quotidiano di San Francisco uno dei
documenti scritti con maggiore astio nella storia della
Corte Federale di questo distretto.
A met del lavoro, Rod, uno dei miei compagni del
Braccio della morte, aveva gridato: Qualcuno prenda un
estintore. La macchina da scrivere di Chessman va a
fuoco.
Avevo scritto:
...Il giudice Goodman ha ostinatamente respinto i
miei ripetuti appelli per ottenere che la custodia del sottoscritto
dichiarante venisse affidata a un funzionario incaricato
della custodia preventiva. Questo nonostante sia
ormai palese che la controparte e i suoi collaboratori non
possono o non vogliono attenersi all'ordinanza modificata
dallo stesso giudice Goodman rispetto al diritto del dichiarante,
dei suoi legali, dei testimoni e degli investigatori
di consultarsi e conferire liberamente e in privato. Tutto
questo nonostante il trasferimento suddetto sia stato
richiesto e sollecitato perfino dall'avvocato della controparte.
Il giudice ha affermato che la prigione della contea
di San Francisco non  dotata di spazi adatti a tali incontri,
nonostante non vi siano prove a sostegno di tale affermazione.
Inoltre, ha negato al signor Davis il permesso di
testimoniare sotto giuramento il contrario. Ha arbitrariamente
stabilito che la prigione di San Quintino sia dotata
di uno spazio adatto a tali incontri nonostante la controparte
stessa abbia ammesso che non  cos, accettando che
l'adeguatezza di tali spazi vada in contrasto con le disposizioni
emesse dalla corte stessa e dalle dichiarazioni messe
a verbale, e quando il dichiarante e il suo legale sono
soggetti a ogni sorta di azioni di disturbo, umiliazione e
vessazione possibili e immaginabili da parte della controparte
e dei suoi collaboratori, con il risultato che al dichiarante
viene impedito di prepararsi all'udienza e il giudice
Goodman rifiuta di prendere qualsiasi provvedimento
in merito. Ci rende vuote e insignificanti le affermazioni
del giudice Goodman: Faremo in modo che ci avvenga,
in riferimento al trasferimento di custodia, e
Credo che lei abbia diritto al rispetto di tutte queste ordinanze,
tra le quali c'era anche quella relativa al trasferimento
della custodia.
Conclusi:
Il sottoscritto dichiara di essere stato vittima di abusi
da parte di giudici e tribunali e che non  giusto che la sua
vita dipenda dalla volont di un giudice che ha rabbiosamente
tentato di soffocare ogni suo sforzo per sopravvivere
e che ha affermato senza riserva alcuna che il dichiarante
deve veder rispettati i propri diritti legali, per poi
negarglieli. Il sottoscritto si dichiara innocente dei delitti
del bandito della luce rossa per i quali  stato condannato.
 stufo marcio di essere usato come zimbello e capro
espiatorio da tutti i malati di mente, i politici opportunisti,
i giornalisti bigotti, quando questo linciaggio viene incoraggiato
dalle autorit giudiziarie. Il sottoscritto dichiara
che  ora di smetterla con questo processo pubblico fatto
di epiteti e dell'ipocrita indignazione dei saccenti. Il dichiarante
ritiene che il suo caso debba essere valutato da
un giudice disposto a tutelare scrupolosamente i suoi diritti,
per quanto questa posizione possa rivelarsi impopolare;
che sia disposto a dargli una ragionevole opportunit
di prepararsi per l'udienza; che sia disposto ad ascoltare
l'esposizione dei fatti, per poi prendere una decisione sul
caso senza pregiudizi, senza farsi influenzare dai titoli dei
giornali.
Per farla breve, la ruota smetter di girare solo quando
al sottoscritto verr concessa l'opportunit di presentarsi
in aula di fronte a un giudice veramente imparziale.
Il documento venne consegnato alla cancelleria della
Corte Distrettuale il 29 dicembre. Il giorno precedente,
George aveva presentato al giudice Jesse W. Carter della
Corte Suprema della California, la nostra petizione per habeas
corpus e una copia autenticata del nostro accordo, rinominato
Reperto A del richiedente. Il giudice Carter, che
gi si era attirato le ire di molti per aver sospeso due volte
la mia esecuzione e la cui decisione era stata poi convalidata
dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che aveva decretato
che il caso tornasse presso la Corte Distrettuale,
pass la petizione al proprio tribunale perch fosse
esaminata. Non nutrivamo grandi speranze sul fatto che la corte
avrebbe concesso un'udienza ma, se anche si fosse rifiutata,
non sarebbe stato per mancanza di coraggio da
parte nostra.
Dopo aver esposto i fatti, chiedevo: che l'ordinanza con
cui il direttore del Dipartimento Carcerario Richard
McGee proibiva la scrittura per pubblicazione da parte
dei condannati, cos come il divieto del semplice possesso
di manoscritti da parte dei condannati, con la possibilit di
gravi conseguenze disciplinari in caso di violazione accertata...
fosse riconosciuta incostituzionale e non applicabile
in quanto tale ordinanza nega al richiedente la libert di
parola, in aperta violazione della Costituzione federale e
statale, perch lo priva delle sue propriet, e del diritto di
creare, vendere o far pubblicare le sue propriet letterarie,
senza un dovuto procedimento penale, e perch si tratta di
una decisione arbitraria e nega al richiedente un'equa protezione
da parte delle leggi vigenti penalizzando arbitrariamente
la classe [dei prigionieri condannati] a cui il richiedente
appartiene.
Chiesi poi un'ulteriore decisione d'urgenza che attestasse
che era mio diritto consegnare immediatamente il
manoscritto di Quel ragazzo  un killer! al mio agente,
Frances Couturier, e onorare poi il mio accordo con il signor
Davis. In caso contrario, avrei corso il rischio di perdere
la vita soltanto perch il Dipartimento Carcerario mi
aveva imposto lo status di indigente.
Il 30 dicembre, George si present davanti al giudice
Goodman e lo ascolt leggere una breve dichiarazione
con la quale rifiutava di ritirarsi dal caso.
Poi, il giudice si offr di trasferirmi ad Alcatraz!
Disse che in seguito alle continue lamentele e obiezioni
sollevate dal richiedente e dal suo avvocato riguardo
la natura e le modalit della custodia all'interno del Penitenziario
statale di San Quintino, e delle modalit che regolano
gli incontri, espresse anche di recente in una dichiarazione
scritta e consegnata nella giornata di ieri, la
Corte ha deciso di propria iniziativa di appurare se gli Stati
Uniti, tramite il procuratore generale, fossero in grado
di reperire una struttura per ovviare ad almeno alcune
delle obiezioni sollevate in merito. E a questo scopo, di
propria iniziativa, la Corte ha sottoposto la questione al signor
Bennett, al direttore dei penitenziari degli Stati Uniti
di Washington, e al direttore Madigan del penitenziario
di Alcatraz.
Il giudice aveva qualche commento da fare in merito ai
dettagli tecnici relativi alla mia custodia. Poi prosegu:
L'unica struttura di cui gli Stati Uniti dispongono in questa
zona  quella di Alcatraz. Il direttore dei penitenziari e
il direttore di Alcatraz hanno comunicato alla Corte di poter
fornire le strutture richieste presso il penitenziario di
Alcatraz, che consiste in una stanza all'interno dell'unit
ospedaliera situata all'esterno della sua cella nella prigione
di Alcatraz, e una stanza privata a essa adiacente per le
consultazioni tra il richiedente, il suo avvocato e i testimoni
a cui si  fatto pi volte riferimento in questo caso.
Il giudice aggiunse tuttavia che non avrebbe emesso
l'ordine di trasferimento senza il parere favorevole mio e
del mio avvocato.
L'offerta sembrava fin troppo allettante.
George assicur alla Corte che avrebbe cercato di parlarmi
il prima possibile. La Corte avrebbe ricevuto risposta
da parte mia il prima possibile.
Poi George tent di far includere lo Stato della California
insieme al direttore di San Quintino come parte in
causa nel procedimento. Non ci riusc.
Personalmente, disse il giudice Goodman, non credo
che faccia una grande differenza, in un modo o nell'altro.
La differenza sarebbe stata fondamentale, come sarebbe
diventato chiaro in seguito.
Adesso che la Corte ci offriva la possibilit di prepararci,
dopo aver perso pi di tre settimane, George chiese
un rinvio di due settimane per consentire a noi e agli
esperti che stavano esaminando le note stenografate di
portare a termine il lavoro. Dopo uno scambio piuttosto
acceso tra George e il signor Bennett, ci vennero concessi
sei giorni in pi.
Poi George tocc l'argomento dei testimoni provenienti
da un distretto federale diverso dal nostro.
LA CORTE: Credo che vi siano delle regole nello statuto,
per quanto riguarda il permesso di produrre testimoni
da un altro distretto.
G. DAVIS: Se ci sono, sarei lieto di conoscerle, e sono
certo che il procuratore generale non mancher di informarmi
al riguardo.
W. BENNETT: Vostro Onore, non sappiamo chi voglia
ascoltare il signor Davis e perch...
G. DAVIS: Siamo pronti a fare il nome di tutti i testimoni.
LA CORTE: Credo che lei debba presentare qualcosa
di pi specifico a questa Corte al riguardo, signor Davis.
Nel frattempo, vedr di approfondire la questione.
Sia la Corte che il signor Bennett avrebbero ricevuto a
breve i nominativi dei testimoni che avevamo intenzione
di convocare.
A CHESSMAN VIENE OFFERTO ALCATRAZ, titolarono
i giornali. Dissero che mi era stata proposta una suite a
due stanze sull'isola che ospitava la grigia prigione governativa.
Alcatraz non era certo famoso per l'ospitalit che dava
ai suoi ospiti, condannati a morte o meno, e nessuno aveva
mai avuto la possibilit di scegliere se andarci o no finora.
Il 31 dicembre, ventidue ore dopo l'offerta che ci era
stata fatta, Davis mand un telegramma a casa del giudice
Goodman: Si comunica che Chessman acconsente al trasferimento
ad Alcatraz alle stesse condizioni richieste alla
prigione di San Quintino, compresa la privacy per quanto
riguarda gli incontri e i documenti, l'uso della macchina
da scrivere ecc. Si sollecita un trasferimento immediato,
nella giornata di oggi se possibile, dal momento che le opportunit
degli incontri di questo fine settimana a San
Quintino hanno praticamente provocato la perdita di altri
tre giorni utili per la preparazione dell'udienza.
Quel pomeriggio George ricevette una telefonata che
lo avvisava che il telegramma di consenso al trasferimento
era stato ricevuto dal giudice Goodman ma che niente sarebbe
stato fatto fino al marted successivo, il 3 gennaio,
per via delle vacanze natalizie.
George era sempre pi preoccupato, e io con lui. Dal
momento che il giudice Goodman aveva detto che erano
gi stati presi tutti gli accordi necessari, per quale motivo
non venivo trasferito immediatamente? All'ufficio dello
sceriffo non mancavano certo gli uomini in servizio. Alcatraz
distava da San Quintino meno di un'ora di macchina,
pi altri quindici o venti minuti di battello.
La cosa non mi piace, disse Rosalie.
Il luned mattina, George fece una telefonata, e la cosa
piacque ancor meno a tutti e tre. La chiamata era diretta
al direttore di Alcatraz, Madigan. George disse che
aveva chiamato per sapere se il direttore avesse gi qualche
informazione in pi in merito a un mio possibile trasferimento
e per informarsi sul tipo di sistemazione che
mi sarebbe stata riservata. Madigan disse che no, il giudice
Goodman non si era messo in contatto con lui, ma che
lui aveva intenzione di contattare il giudice Goodman.
Era chiaro che al direttore non piaceva l'idea di quel trasferimento.
Il trattamento, sottoline, sarebbe stato probabilmente
ancora pi severo che a San Quintino. Non
mi avrebbero alloggiato in ospedale, come aveva detto il
giudice Goodman, ma sarei stato confinato in una cella
molto piccola nel vecchio blocco di celle, ormai inutilizzato,
in quello che in pratica era un isolamento forzato; e
secondo il regolamento del carcere, ci sarebbero state severe
restrizioni su ci che avrei potuto tenere nella mia
cella. Lo spazio per gli incontri sarebbe stato limitato a
una stanza a considerevole distanza dal blocco di celle. Il
direttore mise in guardia George sul fatto che i servizi
collegati all'utilizzo di quella stanza erano piuttosto primitivi.
La situazione sarebbe stata difficile anche per la
Asher. Madigan ribad che avrebbe parlato con il giudice
Goodman il mattino seguente, non appena il magistrato
si fosse reso disponibile, per evitare spiacevoli equivoci.
George venne a trovarmi. L'offerta straordinaria e
senza precedenti del giudice Goodman aveva perso tutta
la sua attrattiva.
Che razza di gioco  mai questo? commentai io.
Louis E. Goodman dice a noi e al mondo intero che ci
sta offrendo una valida alternativa e dice di aver parlato
con il direttore di Alcatraz. Il direttore di Alcatraz invece
dice di non aver mai parlato con il giudice Goodman. Sa
solo quello che ha letto sui giornali, e ci consiglia di non
accettare. Se proprio devo finire in isolamento, posso benissimo
farlo qui. Molto bene, il giudice in persona ha fatto
la sua offerta, non richiesta. Adesso gli daremo l'occasione
di far seguire i fatti alle parole.
Appena la corte si riun il mattino seguente, presentammo
un consenso formale alla proposta. Tutto ci che
chiedevamo era che il trasferimento venisse ufficializzato
nel contesto di un'ordinanza dettagliata. George prese
con s tutta la documentazione in mio possesso relativa all'udienza
in modo da non dovermene preoccupare al momento
del trasferimento, che pensavamo sarebbe stato il
marted mattina. Se il trasferimento fosse avvenuto secondo
le modalit indicate dal giudice Goodman, l'avrei riavuta
al mio arrivo ad Alcatraz. Ora la mossa spettava al
giudice.
George fece in modo di essere reperibile per tutta la
giornata di marted. Non accadde nulla. Non poteva permettersi
di perdere altro tempo. Al termine della giornata
lavorativa della corte, prese l'aereo per Los Angeles.
Doveva ascoltare alcuni testimoni e aveva altre pratiche di
cui occuparsi, senza ulteriori indugi.
Il mercoled mattina, il giudice Goodman fug ogni
dubbio con la seguente ordinanza: Dal momento che il richiedente
non ha acconsentito all'ordine di trasferimento di
custodia presso il penitenziario di Alcatraz alle condizioni
stabilite dalla Corte nel corso dell'udienza del 30 dicembre
1955, la custodia del richiedente non verr modificata.
Secondo i giornali, questo Chessman non era mai contento.
Naturalmente l'esimio giudice Goodman non fece
menzione del fatto che le condizioni stabilite dalla Corte
non erano le stesse prospettate dall'uomo che dirigeva
Alcatraz. Non avevamo abboccato all'amo, e per questo
eravamo stati palesemente incastrati. Irragionevolmente,
avevo rifiutato di gettarmi alla cieca sull'esca che mi
avrebbe fatto finire in isolamento.
Ricevuta la notifica dell'ordinanza del giudice, la mattina
stessa George chiam da Los Angeles il direttore Madigan
e gli chiese se la situazione fosse in qualche modo
mutata, ora che il contatto con il giudice Goodman era avvenuto.
Non lo era, disse il direttore. Il trasferimento non
avrebbe portato alcun vantaggio, soltanto svantaggi. Inoltre,
non avrei avuto il permesso di usare la macchina da
scrivere in cella o nella stanza degli incontri, a prescindere
dal fatto che l'avvocato fosse presente o meno.
Rilessi una frase della magnifica offerta del giudice
Goodman: In aggiunta, ho trascurato di specificare che la
dottoressa Asher potrebbe partecipare agli incontri insieme
al collega, dal momento che l'unit a cui mi riferisco, l'unit
ospedaliera, si trova all'esterno del blocco delle celle.
Il giudice aveva trascurato un'altra cosa: non ci sarebbe
stata privacy di alcun tipo; sarebbe stato come lavorare
all'interno di un acquario, e non c'era nemmeno un
gabinetto.
Non appena George torn da me, mettemmo per
iscritto una mozione con la quale chiedevamo alla Corte
di annullare l'ordinanza con la quale negava il trasferimento;
e la mozione era corredata da dichiarazioni che
esponevano dettagliatamente i fatti. In pratica, al giudice
Goodman venne chiesto: Perch aveva negato il trasferimento?
Perch aveva dichiarato che noi avevamo aggiunto
nuove condizioni mentre tutto ci che avevamo richiesto
era che lui mettesse le sue condizioni per iscritto?
La mozione venne ascoltata e passata... in un limbo
giudiziario.  interessante notare che il giudice non confut
neanche uno dei fatti elencati nella dichiarazione. In
questo modo perlomeno avevamo a verbale un dato di fatto
che ci avrebbe aiutato a respingere qualsiasi futura insinuazione
secondo cui io avrei rifiutato un'offerta
straordinaria e senza precedenti.
La situazione stava per peggiorare. Presentammo alla
Corte una lista di ventidue testimoni che risiedevano al di
fuori del distretto, la cui testimonianza veniva considerata
da noi altamente pertinente al caso, e chiedemmo che il
tribunale emettesse i relativi mandati di comparizione. Il
giudice Goodman rifiut. Con soltanto una settimana di
tempo prima dell'udienza, inform George che non poteva
convocare quei testimoni. Ed era troppo tardi per
prenderne le deposizioni.
Allo stesso tempo richiedemmo un'ordinanza che imponesse
l'immediata presentazione della documentazione
custodita a Los Angeles e che riguardava il caso, comprendente
tutti gli atti e le relazioni ufficiali conservati
presso gli archivi del Dipartimento di Polizia di Los Angeles,
e relativi a Stanley Fraser(1) ed Helen Arthur Fraser.
In particolare quelli conservati presso la stazione della
Wilshire Division, 4526 West Pico Boulevard, Los Angeles,
California, compreso il giornale della stazione tra il
luglio 1948 e il febbraio 1951, oltre ai registri ospedalieri
e alla documentazione completa riguardante Stanley
Fraser quando venne ricoverato presso l'Ospedale Generale
della contea di Los Angeles nell'agosto 1953, e sottoposto
a trattamento per delirium tremens e tentato suicidio.
Il risultato fu che molti degli atti e dei verbali richiesti
non furono mai prodotti, mentre tutti gli altri arrivarono
soltanto dopo l'inizio dell'udienza.
George rinnov il tentativo di far comparire lo Stato
della California come parte in causa, con la possibilit che
i suoi agenti potessero rispondere direttamente in tribunale,
ma ancora una volta la sua richiesta venne respinta.
La questione sarebbe stata dibattuta, nel corso dell'udienza,
gli venne detto.
Non avevamo altre monete da infilare nelle slot machine
della giustizia. Poche migliaia di dollari non servirono a
molto quando gli esperti e gli investigatori dovevano essere
pagati da 25 a 100 dollari al giorno pi le spese, e quando
vennero sommate le spese degli avvocati e dozzine di altri
costi, compresi quelli necessari per assicurarsi le trascrizioni
delle lunghe conversazioni precedenti l'udienza. George
e Rosalie avevano gi dovuto mettere mano ai loro portafogli.
Non avevo alternative, cos dovetti compilare una dichiarazione
nella quale chiedevo di poter procedere in forma
pauperis. Quello, per me, fu un boccone amarissimo.
Per dimostrare che avevo delle risorse, se soltanto fosse
stato ordinato al Dipartimento Carcerario di dissequestrarle,
George aveva richiesto al direttore Teets di produrre
in aula il manoscritto del romanzo Quel ragazzo  un
killer!, che mi era stato ingiustamente sequestrato. Come
se temesse che qualcuno potesse rubarglielo, il direttore
fece arrivare il manoscritto ben sigillato e scortato da due
robusti secondini del carcere. Nessuno pot dargli nemmeno
un'occhiata. Quando l'ordine di comparizione duces tecum(2) che ne ordinava la presentazione venne annullato,
il manoscritto venne prontamente riportato nella cassaforte
del palazzo dell'amministrazione di San Quintino.
La Corte disse: Signor Davis, non ho intenzione di
perdere tempo con domande che riguardano libri o documenti
che il dichiarante afferma aver valore, perch la cosa
non mi interessa. Questo  soltanto un procedimento
per habeas corpus.
 vero; questo procedimento  soltanto una questione
di vita o di morte, pensai io.
Il giudice Goodman mi permise di procedere come indigente
ma disse che secondo lui questo non voleva dire
niente. In effetti sembrava fosse proprio cos. George
tent di ottenere che le copie fotostatiche delle note stenografate
ci venissero fornite senza costi aggiuntivi, come
previsto dal capitolo 28, paragrafo 2250 del Codice penale
degli Stati Uniti, poich, per via delle restrizioni imposteci,
il nostro esperto non sarebbe riuscito a completare
il confronto tra le note originali e la trascrizione di Fraser.
Il giudice Goodman respinse la richiesta affermando che
il paragrafo in questione non gli dava l'autorit di concederlo,
e respinse anche un'ultima richiesta di rinvio.
La ciliegina sulla torta arriv quando lo Zio Sam, con
perfetto tempismo, mi affibbi una penale di diverse migliaia
di dollari per alcune tasse non pagate nel 1954 sui
miei diritti d'autore. Questo significava che anche se fossi
riuscito a trovare dei finanziamenti, questi sarebbero finiti
nelle casse del governo; non avrei potuto utilizzare
neanche un penny per i costi della causa.
La morsa cominciava a stringersi.
Il mio avvocato e io ci trovammo per un ultimo colloquio.
Rosalie era arrivata apposta da Sacramento e si sarebbe
fermata fino al termine dell'udienza. Aveva preso
un periodo di ferie dal suo incarico presso la Biblioteca
Giuridica della contea di Sacramento.
George rifiutava di ammettere la sconfitta. I tremendi
ostacoli che ci sbarravano la strada non facevano che
solleticare il suo istinto competitivo. Possiamo ancora vincere,
disse lui.
Io risi. George, se me lo dicesse chiunque altro, mi
verrebbe voglia di litigare. Ma la cosa pazzesca  che tenderei
a essere d'accordo.
Siamo pienamente in corsa, dannazione, disse George,
masticando il suo sigaro spento.
Ma certo, dissi io. L'unica domanda : come facciamo
ad arrivare a un'udienza?
Gi, disse Rosalie. Come?
Non lo so, disse George, non ancora. Ma ci deve
essere un modo. C' sempre, basta guardare con attenzione.
Una volta...
George ci raccont di un difficilissimo caso di omicidio
che aveva fatto sensazione nella East Bay. Un iraniano
era stato accusato di aver ucciso la propria fidanzata a rivoltellate.
Il fatto che il suo cliente lasciasse il tribunale da
uomo libero o da condannato alla morte per soffocamento
da gas letali dipendeva da una cosa sola: la giuria avrebbe
creduto di pi a un colto testimone dell'accusa, il classico
inquilino della porta accanto, o all'accusato, uno straniero
dalla pelle scura che parlava inglese a malapena? All'improvviso,
George pens di aver trovato la soluzione.
Un puro espediente teatrale, avrebbe detto poi qualcuno;
un gran colpo da maestro, avrebbero sostenuto altri. E
che cosa aveva detto la giuria?
Non colpevole!
Che cosa aveva fatto George? L'imputato aveva giurato
sul Corano, con il volto rivolto verso Oriente, e la cerimonia
di giuramento era stata solenne. Dal momento che
alcuni membri della giuria erano massoni (come del resto
lo stesso George), non aveva certo nuociuto alla causa dell'imputato
il fatto che la cerimonia del giuramento fosse
molto simile nel rituale e nel linguaggio a quella di una
loggia massonica!
Avevo afferrato il punto. Come potevamo far colpo sul
giudice Goodman in modo da ottenere quantomeno il suo
appoggio nel far arrivare le prove decisive in tribunale?
Rispondere correttamente significava sopravvivere;
sbagliare, o non dare la risposta, voleva dire morire.
Morire in una piccola stanza verde.
La visita era terminata da un pezzo e io avevo continuato
a pensare fino a farmi girare la testa, quando all'improvviso
schioccai le dita.
Avevo trovato!
Sessanta secondi dopo la macchina da scrivere lavorava
a pieno regime.
Questa volta dovranno darmi giustizia, pensai, altrimenti
cercher giustizia al di fuori dell'aula del tribunale.
Se non mi lasciano alternativa, far in modo che i discepoli
del dio delle carceri e della giustizia somministrata
nelle camere a gas, abbiano un brusco risveglio.
Cominciai a organizzare tutto.
Il mio piano aveva una sola falla: non teneva pienamente
conto della figura di Rosalie Sue Asher.

Note.
1. Stanley Fraser  colui che ha trascritto gli appunti dello stenografo
del tribunale deceduto durante il processo. E proprio questa sua trascrizione
che io sostengo sia inattendibile.
2. Cio con l'obbligo di produrre qualsiasi documento ammissibile e rilevante
in possesso del testimone stesso. [N.d.T.]

 CAPITOLO 10.
DUELLO IN TRIBUNALE.

Ore nove e trenta del mattino. Luogo: la stanza con grata
e sbarre nell'ufficio dello sceriffo.
Ma dannazione, Rosalie, io voglio farlo, dissi io per
la terza volta.  chiaro che capisco benissimo che si tratta
di un azzardo. Ma non ho dunque il diritto di rischiare
l'osso del collo se voglio?
No, ribad lei.
Mi rivolsi a George. La faccia ragionare, gli dissi.
Davis sogghign. Non ci penso neanche. Fra l'altro,
sono abbastanza d'accordo con lei.
Non glielo lascer fare, ripet Rosalie.
Visto? disse George. L'avevo avvertita. Ormai ha
deciso. Se volete scusarmi, vado a fare un giro di ricognizione.
Ci vediamo pi tardi in aula.
George chiam la guardia, chiedendo di uscire.
Come vuole, signor Davis, replic una voce.
Diavolo, dissi estraendo una sigaretta dal pacchetto,
perfino il mio amico George mi colpisce alle spalle. Cosa
posso fare?
Giunto alla porta, George si gir. Pu provare a fare
la faccia da cane bastonato, sugger ironicamente. Oppure
pu mostrarle i giornali del mattino, che sottolineano
che razza di feroce e pericoloso criminale lei sia. Forse baster
a fare colpo su di lei.
 davvero di grande aiuto, gli dissi io.
Il vicesceriffo apr la porta, e George usc.
Mi accesi la sigaretta, trassi una profonda boccata e sospirai.
Ripetiamo tutto un'ultima volta, e poi, se dirai ancora
di no, non ne parleremo pi. Siamo d'accordo?
D'accordo.
Non per colpa nostra, non siamo assolutamente
pronti come dovremmo essere. Da quando la Corte Suprema
ha disposto questa udienza, non abbiamo fatto altro
che incappare in trappole e posti di blocco, e adesso
siamo bloccati qui, con un giudice prevenuto che continua
a rifiutare di convocare i testimoni di cui abbiamo bisogno
per provare le nostre accuse. Se non riusciremo a
ottenere le deposizioni di quei testimoni e un processo
giusto e ragionevole, avremo soltanto sprecato il nostro
tempo.
No, disse Rosalie. Possiamo fare ricorso in appello.
Le corti d'appello tuteleranno il suo diritto a un processo
equo.
Certo, possiamo appellarci, ribattei io, e probabilmente
possiamo vincere. Ma questo a cosa ci porterebbe?
Esattamente al punto di partenza.  proprio questo il
punto: ne ho le tasche piene di processi, del Braccio della
morte e di tutto ci che ne consegue. Sette anni e mezzo
sono fin troppi. Quindi, se esiste un modo per ottenere
ci che vogliamo, bene, affrontiamo la situazione una volta
per tutte. Adesso o mai pi.
Potrebbe essere mai pi.
Me ne rendo conto, ma sono pronto a correre il rischio.
Dalla pila dei miei documenti presi due fogli scritti a
macchina.
Voglio che George sganci questa bomba non appena
inizier il procedimento. Voglio che si alzi in piedi e dica:
Vostro Onore, a questo punto siamo pronti a sottoscrivere
un accordo. E firmato dal signor Chessman, da Rosalie
Asher e dal sottoscritto.  nostra intenzione ribadire
che non ci appelleremo a un'eventuale decisione a noi avversa.
L'unica condizione che poniamo prima di consegnare
questo documento  che il pubblico ministero accetti
- apponendo la sua firma sul documento - di non appellarsi
in caso di decisione a nostro favore.
Rimisi a posto i fogli tra le mie carte.
In questo modo metteremo in chiaro che facciamo sul
serio. Il rischio c', ma  un rischio calcolato. Credo che
perfino un giudice che ha gi deliberato su questo argomento
e che dentro di s ha gi deciso di scaraventarmi nella
camera a gas, si senta in qualche modo obbligato, grazie
anche alle pressioni dell'opinione pubblica, a darci il processo
equo che stiamo cercando di ottenere da anni. E se
riusciremo a ottenere quel tipo di processo, vinceremo.
Spaccheremo in due l'intera causa.
Gi, disse Rosalie. Se!
Qualunque cosa succeda, non dar la colpa a lei o a
George.
Se l'accordo viene accettato e noi perdiamo, perch
non ci verr permesso di vincere, si sar messo in una
posizione in cui n io n George potremo aiutarla, anche
volendo.
(Forse a quel punto mi sarei sentito libero di aiutarmi
da solo. Forse la strada che porta alla libert non passa per
l'aula di un tribunale, dopotutto. Se l'accordo fosse stato
accettato, avrei avuto, in un modo o nell'altro, la prova
conclusiva, e avrei finalmente sciolto ogni dubbio.)
Rosalie non disse niente per almeno quindici secondi.
Poi, finalmente, parl.
Caryl, voglio la sua parola che, qualunque cosa accada
in tribunale, non tenter niente di legale o illegale, senza
prima averne parlato con me e con George.
Era come chiedermi di ammanettarmi da solo, con manette
a prova di qualsiasi seghetto.
Se do la mia parola, la mantengo.
Lo so. Se non lo sapessi, crede che avrei trascorso pi
di sette anni cercando di darle un futuro? Si ricordi, Caryl,
che nessuna soluzione  definitiva, se non  quella giusta.
Passeggiai su e gi, soppesando il fatto che se avessi
tradito una simile lealt, una fede cos incrollabile e un
buon senso cos poco comune, sarei stato meno di un uomo
- e un mostro infinitamente peggiore di quanto sostenessero
perfino i miei pi accaniti oppositori.
Diavolo, dissi alla fine, che cos'ho da perdere, oltre
alla mia reputazione di pazzoide?... Va bene, Rosalie, ha
la mia parola.
Grazie, Caryl. Non si pentir di avermela data. Rosalie
si alz dalla sedia. Erano quasi le dieci del mattino.
Restava da stabilire la faccenda dell'accordo, le ricordai.
Niente accordi, disse lei con fermezza.
Mi ha fregato! dissi sorridendo. (E dovevo essere io,
il duro!) Bene... presi i due fogli. Addio, vecchio amico,
dissi io, strappandolo lentamente.
Sceriffo, posso uscire, per favore, disse Rosalie al vicesceriffo,
che venne ad aprire la porta.
Alle dieci del mattino di quello stesso giorno, scortato
dallo sceriffo degli Stati Uniti, Frank O. Bell, da due suoi
assistenti, Wayne Ritchie e Frank Johnson, entrambi ex
secondini di Alcatraz, e da un luogotenente della prigione,
R.J. Morin, feci il mio ingresso nell'affollata aula presieduta
da Louis E. Goodman. Il mio aspetto, secondo
quanto riportato da Francis B. O'Gara dell'Examiner
di San Francisco, era pi quello di un benestante impegnato
in una causa civile che quello di un condannato a
morte in lotta per la sua vita.
George Davis e Rosalie Asher mi stavano aspettando al
tavolo degli avvocati della difesa, pieno zeppo di documenti
legali e trascrizioni varie. Mi accomodai in una sedia
posta fra di loro e ci apprestammo a una miniriunione
dell'ultimo minuto. Rosalie mi raccomand di comportarmi
bene. George mi assicur di essere pronto.
Uno dei duelli pi strani e feroci della storia della criminologia
americana stava per avere inizio, quel luned
mattina, 16 gennaio 1956. L'udienza era stata gonfiata a
dismisura dalla stampa, i cui rappresentanti si trovavano
seduti o in piedi attorno al lungo tavolo a loro riservato,
vicino allo scranno del giudice, in attesa che si aprissero le
ostilit.
La posta in gioco era la vita di un uomo. La mia.
Sarebbe riuscito George Davis, che la stampa aveva
definito famoso e fantasioso, a riportare in vita un ormai
celebre uomo morto, grazie alle sue magie legali?
L'ennesimo round del combattimento di Caryl Chessman
contro la camera a gas [o contro il diavolo], che va
avanti ormai da sette anni, ha inizio oggi presso la Corte
Federale, scrisse O'Gara sull'Examiner, aggiungendo
che questo procedimento per habeas corpus, ordinato dalla
Corte Suprema degli Stati Uniti, poteva veramente rivelarsi
lo scontro finale di una lunga battaglia legale.
Sarebbe stato cos? Lo avrebbero permesso?
Oggi, continuava l'articolo, per la prima volta, verranno
ascoltati i testimoni a sostegno delle accuse sollevate
da Chessman secondo le quali gli sarebbero stati negati
un giusto processo e la dovuta protezione e tutela
della legge, essendo stata utilizzata una trascrizione da lui
ritenuta falsa e inaccurata degli atti del processo. Trascrizione
che, in seguito al decesso dello stenografo ufficiale
del tribunale, era stata stilata da un parente acquisito
del procuratore generale sotto la supervisione della
pubblica accusa, e utilizzata poi dalla Corte Suprema della
California in appello per confermare la pena di morte
e le altre condanne.
Caryl Chessman, che un tempo era un'autentica macchina
del crimine... il prototipo del cattivo per eccellenza,
con il quoziente intellettivo di un genio, aggiungeva il
Call-Bulletin di San Francisco,  stato condotto oggi,
ammanettato e incatenato, nel Palazzo delle Poste...
Quattro guardie hanno accompagnato Chessman dal carcere
di San Quintino, dove ha trascorso gli ultimi sette
anni e mezzo nel Braccio della morte. In sei precedenti occasioni
il criminale  arrivato fino alla soglia della camera
a gas, salvandosi solo grazie all'applicazione di alcuni sotterfugi
giudiziari.
Questa udienza per,  quella decisiva.
Forse. Ma restate in guardia. Non distraetevi. Non fatevi
spingere.
Il 34enne scrittore del Braccio della morte si presenter,
all'apertura del procedimento, armato di una montagna
di documenti e un elenco di 30 testimoni, annotava
David Perlman del Chronicle di San Francisco.  dal
1948 che lo Stato sta tentando di mandare Chessman alla
camera a gas di San Quintino... Un eccellente scrittore
che ha studiato legge da autodidatta in una cella della
morte di San Quintino, Chessman  riuscito sino a questo
momento a schivare sei appuntamenti con la morte, facendo
per nove volte ricorso in appello presso la Corte
Suprema degli Stati Uniti, pi un numero imprecisato di
volte presso le corti statali e federali minori.
La maggior parte di questi appelli li ha preparati di
persona; e mentre li presentava, trovava il tempo di scrivere
due best seller: Cella 2455. Braccio della morte e La
legge mi vuole morto, oltre a diversi altri testi ancora
inediti. Ora Chessman sta confutando la validit del primo
processo che aveva confermato la condanna a morte
originale.
La stampa sottolineava che erano state prese misure
di sicurezza straordinarie, per ogni evenienza.
Alla stampa era stata precluso l'accesso alla zona circostante
la rampa del seminterrato dalla quale dovevo
arrivare e andarmene. L'accesso alla rampa era presidiato
da poliziotti in uniforme, mentre l'interno dell'edificio era
stato affidato alla sorveglianza degli uomini dello sceriffo.
I corridoi circostanti l'ufficio dello sceriffo erano stati dichiarati
off-limits per chiunque, a eccezione del personale
autorizzato. Dopo il mio ingresso in aula, tutte le
uscite venivano sorvegliate; una guardia di sicurezza andava
a sedersi alle mie spalle, a pochi metri di distanza, ed
erano state predisposte altre misure cautelative.
Dal momento in cui Chessman entrer in aula, la sorte
del processo dipender soltanto dal giudice Goodman,
scrisse un quotidiano.
Una frase che si poteva interpretare in diversi modi.
Avete per caso un petardo che vi avanza? bisbigliai io.
Rosalie mi zitt con un sussurro.
 meglio che sia io a occuparmi dei fuochi d'artificio,
disse George.
Mi sa che dovr essere cos. Guardai il pubblico presente.
Nessuno sembr dare importanza al cenno di saluto,
e di diniego, quasi impercettibile, che feci col capo.
No, diceva quel cenno. Aspettate.
Un paio di amici, bisbigliai, mantenendo un'espressione
impassibile sul volto.
Rosalie mi rivolse uno sguardo tagliente.
Gente a cui interessa veder fatta giustizia, aggiunsi
con un debole sorriso.
Caryl, se lei...
Non si preoccupi, se ci saranno guai, verranno tutti
da l, dissi indicando la sedia del giudice. Quindi tenga
gli occhi puntati in quella direzione.
Il mio sguardo torn sulle persone in aula, tra i quali
c'era Bill Linhart, che mi fece l'occhiolino. Seduto a qualche
metro di distanza da lui c'era il suo assistente Alan,
con il solito sguardo assente. Poi scorsi il terzo amico
che mi avevano detto ci sarebbe stato, un uomo grande e
grosso, che dimostrava molto meno della sua trentina
d'anni. Hollywood, dove lui viveva, non lo avrebbe mai
scelto per un ruolo da protagonista, e del resto non era un
attore. E nessuno lo avrebbe mai associato alla coppia,
sempre di Hollywood, seduta nella parte opposta dell'aula:
l'uomo, capelli radi, altezza media, sui trentotto o trentanove
anni, poteva essere il dirigente di qualche azienda,
e sua moglie, vestita in modo piuttosto appariscente,
aveva l'aria di essere una signora dell'alta societ.
Poteva sembrare cos, ma la realt era molto diversa.
Quei tre si occupavano di attivit molto pi rischiose.
Erano passati quattro minuti dal momento in cui mi ero
seduto al tavolo dei miei avvocati, quando giunse l'ora.
Tutti in piedi, disse l'usciere. Il giudice Goodman
entr in aula tutto vestito di nero, e a grandi passi and a
sedersi al suo scranno. L'usciere prosegu con le sue formule
rituali, concludendo: La seduta di questa onorevole
corte  aperta. Ci sedemmo tutti. Si sent uno scalpiccio
di piedi.
Venne chiamato il caso di Chessman contro Teets, La
richiesta  di habeas corpus. Vogliono i rispettivi avvocati
per favore dichiarare le proprie identit perch vengano
messe a verbale?
George identific se stesso e Rosalie a tutela del richiedente.
William M. Bennett e il suo assistente Arlo E.
Smith si dichiararono per il convenuto. Il richiedente
era presente in custodia, come annot il segretario.
Una volta espletate queste formalit, Bennett avanz
una mozione affinch venisse ammesso di fronte alla corte
il signor J. Miller Leavy, che vorremmo assumesse insieme
a noi la gestione del caso. Il signor Leavy, disse
Bennett, era iscritto all'Albo dal 1931 e lavorava nell'ufficio
del procuratore generale della contea di Los Angeles
dal 1932.
Part subito la prima schermaglia legale. George balz
in piedi, protestando con veemenza. Leavy era una delle
parti accusate di frode dal richiedente; era uno dei testimoni
citati in causa e aveva un interesse personale e vitale
nel risultato di quel processo. C'erano in gioco il suo lavoro
e la sua reputazione.
Considerate le circostanze di questo caso, disse
George alla corte, chiedere al signor Miller Leavy di partecipare
sarebbe come se pi avanti si chiedesse al giudice
Fricke di fungere da giudice al momento di emettere la
sentenza. Era una richiesta ingiustificata, immotivata e
assolutamente antietica; e avrebbe seriamente compromesso
l'imparzialit dell'intero procedimento giudiziario.
Il giudice Goodman ascolt le parole di George, poi
respinse le obiezioni di George e accolse la mozione di
Bennett. J. Miller Leavy, un uomo dai capelli grigi tagliati
cortissimi, con una voce rimbombante e con il vizio di leccarsi
le labbra, prese posto al tavolo degli avvocati Bennett
e Smith. Da quel momento in poi avrebbe partecipato attivamente
alla causa sia come avvocato che come testimone
- e spesso in modo teatrale, facendo frusciare continuamente
i fogli, chiedendo di poter esaminare i documenti,
interrompendo le dichiarazioni e alzandosi bruscamente
per raggiungere il banco dei testimoni.
E pensare che io, solo pochi minuti prima, avevo discusso
violentemente con Rosalie cercando di far passare
una proposta con la quale mi impegnavo a non fare appello!
Adesso compresi che l'ufficio del procuratore generale
avrebbe accolto al volo la mia proposta, meravigliandosi
della mia ingenuit. Come potevano perdere?
Era chiaro che avevano tutte le carte in mano, e lo sapevano
bene. Io invece avevo una pistola carica puntata in
faccia. Sottoscrivere quell'accordo sarebbe stato come tirarne
il grilletto e cancellarmi da questo mondo.
Dal momento che mi era stato permesso di procedere
in forma pauperis, George chiese alla corte una trascrizione
giornaliera degli atti, i cui costi sarebbero stati a carico
del governo. La richiesta venne accolta; ovviamente respingerla
sarebbe stato un palese abuso di potere da parte
della corte. Di conseguenza, ogni mattina ci sarebbe
stata fornita una copia della trascrizione degli atti della
giornata precedente, di cui George si sarebbe servito per
interrogare i testimoni.
Il giudice Goodman non esit per a respingere seccamente
e in rapida successione dapprima la nostra ennesima
richiesta formale di poter ottenere gratis le copie fotostatiche
degli appunti stenografati sui quali si basava l'intera
udienza - il che ci toglieva effettivamente qualsiasi
possibilit di studiare gli appunti al di fuori del tribunale,
dal momento che gli originali non potevano essere sottratti
alla custodia dell'incaricato; e, in secondo luogo, la
nostra ennesima richiesta di citare a giudizio, oltre al mio
guardiano, anche il Popolo dello Stato della California, il
che ci metteva in una posizione ancora pi difficile.
Rispetto a quest'ultima mozione - liquidata dalla stampa
come un semplice dettaglio tecnico di nessuna reale
importanza - il giudice Goodman scelse la curiosa posizione
di essere libero di decidere quante domande e per
quanto tempo potessimo rivolgere ai testimoni della parte
avversa - e in particolare il giudice Fricke, J. Miller Leavy
e Stanley Fraser. Riteneva inoltre di non sentirsi vincolato
alle regole federali di procedura civile, nel determinare
l'effetto probatorio delle loro deposizioni a mio carico.
A questo punto mi avevano messo un cappio attorno
al collo e cominciavano a stringerlo prima ancora che il
primo teste avesse giurato. Poi fu la volta delle manette.
George tent di ottenere il mio trasferimento alla prigione
della contea di San Francisco per tutta la durata dell'udienza.
In caso contrario saremmo stati gravemente penalizzati
dal momento che non sarei stato disponibile per
eventuali consultazioni. Il giudice Goodman disse che
avrebbe riflettuto sulla questione. Pi tardi nel corso della
giornata ordin che io rimanessi a San Quintino ma che
potessi essere condotto nell'ufficio dello sceriffo alle 8,30
del mattino e che potessi rimanere l dal termine dell'udienza
fino alle 6 o 6,30 del pomeriggio. Avrei dovuto entrare
e uscire ogni giorno da San Quintino, il che richiedeva
molto tempo, e i miei documenti sarebbero comunque
stati esaminati due volte al giorno dal personale della
prigione. Avrei dovuto scegliere di non portare alcun documento
importante avanti e indietro con me, oppure correre
il rischio di vedere ampiamente pubblicizzato il loro
contenuto.
Louis E. Goodman aveva stabilito la sorte del processo!
Quando George tent di comunicare alla corte ci che
intendevamo dimostrare, le prove che avremmo presentato
e l'esatta natura delle contestazioni, il giudice Goodman
lo mise a tacere. Aveva gi letto la petizione afferm.
Era tutto ci che serviva. Inoltre, aveva gi presieduto
moltissimi casi di habeas corpus. Sapeva come gestirli.
Gi, pensai, indubbiamente Vostro Onore sa come si
fa. Ed  chiaro che ha gi le idee chiare su come gestire
questo. Ma noi abbiamo delle sorprese in serbo per lei,
glielo garantisco.
George era infuriato, ma la sua rabbia era evidente solo
per chi lo conosceva bene. I suoi gesti erano pi cauti,
i suoi modi ancora pi esageratamente gentili. I presenti
in aula si spinsero sull'orlo delle sedie, preannunciando
un'eruzione delle ostilit, aspettandosi di sentire George
Davis tuonare.
George tuttavia scelse una tattica d'attesa. Non era sua
intenzione mettersi ad attaccare delle ombre, bens contrattaccare
il nemico, e confidava nel fatto che quel nemico
non avrebbe tardato a esporsi. Nel frattempo non si sarebbe
lasciato andare a una qualsiasi mossa avventata.
Bennett fece il primo passo, tentando di coglierci impreparati
con un bello scherzetto tattico. Chiese che gli atti
della Corte Suprema della California fossero indicati come
prova a suo (proprio cos, del convenuto) carico.
Ora George vide lo spiraglio che stava aspettando.
Chiese che al richiedente fosse permesso di esporre il caso
a modo proprio, dal momento che era stato lui a muovere
le accuse e che aveva ora il gravoso compito di provarle.
Scrollando le spalle, come per dire che voleva semplicemente
essere d'aiuto, Bennett acconsent.
George procedette. Come primo testimone a favore
del richiedente, chiam Paul DiNoia, un impiegato della
Corte Suprema della California.
Lei  qui, signor DiNoia, in risposta a un ordine di
comparizione duces tecum?
 cos.
E, s, il signor DiNoia aveva portato con s i voluminosi
atti del tribunale relativi al caso Chessman.
George chiese che venissero messi agli atti come Reperto
numero 1 del richiedente. DiNoia venne congedato
e il suo posto sul banco dei testimoni venne preso da Cecil
Luskin. Dall'interrogatorio risult che Luskin era impiegato
presso il comando dei vigili della contea di Los
Angeles dal 1946, e prima di allora era stato assistente dello
sceriffo per diciassette anni. Nel 1948 era stato assegnato
alla corte del giudice Fricke. Al momento era a capo
della divisione criminale dell'ufficio dei vigili della
contea di Los Angeles.
Sotto la guida di George, Luskin identific i numerosi
documenti relativi al caso Chessman che gli era stato ordinato
di portare con s, e che vennero contrassegnati per
la messa agli atti.
Venne chiamato a testimoniare George S. Jones, cancelliere
della Corte Suprema della contea di Marin. La testimonianza
di Jones fu breve e, in accordo con l'ordine di
comparizione duces tecum, produsse il fascicolo n. 308
degli atti della contea di Marin. Si trattava dell'udienza
per habeas corpus del maggio 1954 tenutasi alla presenza
del giudice Thomas Keating, che aveva portato il procuratore
generale della California a essere quasi accusato di
oltraggio alla corte, e grazie alla quale avevo ottenuto un
rinvio della pena aspramente contestato, giunto soltanto a
poche ore di distanza dalla mia esecuzione. Quella sentenza
inoltre, con grande sdegno dei funzionari dello Stato,
delle corti superiori e del governatore, aveva stabilito
che l'affermazione che si trovava a pagina 424 del romanzo
allora appena pubblicato Cella 2455. Braccio della morte
era una dichiarazione di fatti, non una vuota minaccia:
Sono pronto a ricominciare tutto da capo davanti a un
tribunale di prima istanza dello Stato con un procedimento
nuovo, un nuovo attacco legale.
Il voluminoso fascicolo venne contrassegnato per la
messa agli atti. Jones venne congedato e Luskin richiamato
a testimoniare. Ci fu un'interruzione per il pranzo. Poi
l'identificazione e la messa agli atti dei documenti di Luskin
continu.
Il giudice Goodman cominci a dar segni di impazienza.
Sembrava semplicemente che volesse che mettessimo
tutto quanto agli atti, un modo piuttosto pericoloso di procedere.
A un certo punto sbott: Sta impiegando troppo
tempo, signor Davis. Poi interruppe l'interrogatorio di
Davis a Luskin per dire: Questa  una domanda sciocca.
Noi non la pensavamo cos. George stava guadagnando
terreno in fretta e non era certo dell'umore di porre
domande sciocche, ma non controbatt. Gli atti avrebbero
parlato da soli.
Pochi minuti dopo le tre, quando mancava soltanto
un'ora prima che la corte si aggiornasse, e con tutti i documenti
- ora ce n'erano diversi scatoloni pieni - contrassegnati
e messi agli atti, George chiese una breve sospensione
in modo che lui, Rosalie e io potessimo sfogliare
quelle migliaia di pagine - un compito esagerato perfino se
avessimo potuto disporre di una quantit di tempo illimitata
- al fine di poter individuare il materiale da utilizzare
nell'interrogare i testimoni. Questo, disse George, avrebbe
evitato di perdere un sacco di tempo in aula per mettersi a
cercare un documento importante che poteva trovarsi sepolto
sotto centinaia di altri.
La richiesta mise a dura prova la pazienza del giudice
Goodman. Avremmo dovuto cercare quei documenti in
precedenza, tuon il giudice.
Ci che non disse  come avremmo potuto farlo, dal
momento che gli atti ci erano appena stati messi a disposizione
e che non eravamo mai riusciti a ottenere il permesso
di visionarli fino a ora. Quelli di cui eravamo in
possesso erano stati scompaginati mentre venivano fotocopiati
a uso della corte, per poi essere inscatolati, trasportati,
manipolati dai testimoni e contrassegnati dal cancelliere.
Non erano neppure lontanamente nel loro ordine
originale.
Chiami il prossimo testimone, ordin il giudice
Goodman.
Era Stanley Fraser, disse George. Fraser non c'era, nonostante
giorni addietro avessimo informato la corte che
la sua presenza era indispensabile all'inizio dell'udienza,
in quanto era il primo dei nostri testimoni principali. La
corte aveva emesso un mandato di comparizione in tribunale,
e l'avvocato del convenuto aveva assicurato alla corte
che il suo cliente si sarebbe presentato. Anche George
si sent rimproverare per questo, come se, per deduzione,
avesse dovuto sapere che l'ordine di comparizione della
corte e le assicurazioni dell'avvocato di parte avversa non
avevano alcun valore.
A questo punto, Bennett fece un annuncio straordinario
e ancor pi interessante perch era stato il suo immediato
superiore a garantire la presenza di Fraser. Perdonate
il mio linguaggio poco ortodosso per un avvocato,
disse, ma  arrivato il momento di agire o tacere. Vediamo
dunque le prove di questa enorme cospirazione di
cui abbiamo tanto sentito parlare.
Un provvidenziale calcio nelle caviglie mi imped di
scoppiare a ridere per una tale assurdit. Rosalie se n'era
accorta in tempo.
Il giudice Goodman minacci di chiudere il caso all'istante
se, in futuro, una delle due parti non avesse avuto il
testimone a disposizione. Dal momento che alcuni di essi
non potevano tecnicamente essere costretti a testimoniare,
questa minaccia ci costringeva a sperare che lo Stato avrebbe
provveduto a convocare due dei nostri tre principali testimoni.
C'erano altri casi in attesa, dichiar il giudice; non
aveva intenzione di seguire quel caso fino a Natale.
Tutto perch avevamo chiesto un rinvio di un'ora!
Alla fine ci accordarono la sospensione - ma in realt
avevamo ottenuto molto di pi.
Ora sapevamo esattamente che cosa dovevamo affrontare.
Restino tutti seduti tranne il richiedente e la guardia
di sicurezza, disse l'usciere Louis Linss.
Uscii dall'aula. Appena varcata la soglia, fui accolto dai
flash dei fotografi e dal ronzio delle telecamere. Sempre in
manette, fui condotto nell'ufficio dello sceriffo.
Quando George ci raggiunse, passeggiavo su e gi per
la stanza, mangiucchiando del pollo fritto. Qualche minuto
prima, un vicesceriffo mi aveva portato il pranzo che
avevo messo a disposizione sul tavolo. Rosalie, seduta in
un angolo della stanza, aveva un bicchierino di caff in
una mano e una sigaretta nell'altra.
Bene, Caryl... Rosalie. George appoggi su una sedia
la valigetta e vi mise sopra i giornali del pomeriggio.
Gli feci l'occhiolino mentre si toglieva il soprabito.
Stavo giusto dicendo a Rosalie, esordii, di quanto
sia stato fortunato a non lasciarmi convincere da lei a fare
quello stupido accordo. Sa quanto ha insistito perch lo
facessi.
George rimase serio. Certo che lo so, e credo sia stato
scandaloso da parte sua, rispose.
Voi due! disse Rosalie.
George scelse un pezzo di pollo.
Avvocato, dissi io, tolga subito quelle mani da scribacchino
dal mio pollo!
George mi ignor.
Spero di non essere inopportuna, disse Rosalie
quando finimmo di mangiare il pollo, ma credo di dovervi
ricordare che abbiamo un problema.
 stata una giornata istruttiva, disse George.
La solita guastafeste, aggiunsi io, lavandomi le mani.
Ma sapevo che era giunto il momento di pensare seriamente
a un piano.
Sono stato bloccato dalla stampa, disse George. 
per questo che ho fatto tardi. Ho anche parlato con Bill
Linhart. Lui e Alan stanno lavorando come matti con i loro
aggeggi elettronici. Ne avranno per tutta la notte. Bill
mi ha detto che verr a trovarti domattina per dirti come
vanno le cose.
Bene, risposi. Adesso sappiamo esattamente ci
che ci aspetta in aula. La domanda : cosa possiamo fare
al riguardo?
Combattere, disse George.
Ma non alle condizioni che ci propongono. Non alla
cieca. Per come la vedo io, il giudice Goodman vuole
mandarti a un duello con una pistola a salve. Potrai fare
un po' di spettacolo a uso e consumo di pubblico e giornalisti,
ma appena si comincer a fare sul serio, ti faranno
secco, se mi passate l'espressione. Ho capito tutto quando
il giudice  stato cos veloce nell'ammettere Leavy e quando
ha cercato di costringerci a chiamare sia Leavy che il
giudice Fricke che Stanley Fraser come testimoni a nostro
favore o a non chiamarli affatto. A questo punto  chiaro
che l'unico modo per far s che la corte riconosca che una
frode c' stata, secondo la nuova definizione che il giudice
Goodman d della giustizia,  che una delle parti in
causa dichiari: Ebbene s, lo confesso. Abbiamo cospirato
e abbiamo preparato una relazione tendenziosa. E
nessuno di noi  talmente ingenuo da credere che accadr
una cosa simile.
George annu. Continui.
Di conseguenza, o noi ci arrendiamo senza combattere
e facendo al massimo un po' di baccano mentre lo
Stato provvede a spedirmi dal boia, oppure, al contrario,
dobbiamo dimostrare ci che mi sono trovato ad affrontare
in passato, e che ci troviamo tuttora ad affrontare.
Dobbiamo battere ogni pista possibile. Dobbiamo continuare
a lottare per il diritto a interrogare i nostri testimoni,
anche se sappiamo che probabilmente  una lotta disperata.
Dobbiamo spingere il giudice Goodman a dire
no, no e NO! Fino a quando l'aula comincer ad assomigliare
a un'assemblea delle Nazioni Unite in un giorno in
cui la Russia ha la luna di traverso.
Continuai a elencare ci che dovevamo fare. E non 
tutto, dissi.
Vuole dire che c' dell'altro? chiese George.
C' dell'altro. Molto altro. La gente pensa che una
persona possa andare in tribunale e citare qualcuno. Viene
fissata un'udienza. L'accusatore presenta le sue prove e
ovviamente gli si d ogni possibilit di farlo. Poi la parte
avversa presenta le sue, di prove, e il giudice decide in maniera
imparziale sul caso. Presumibilmente, giustizia  fatta.
Ma noi sappiamo che non funziona sempre cos, ed 
per questo che esistono le corti d'appello. Sappiamo che,
non per colpa sua, l'imputato pu finire in una ragnatela
di intralci tecnici, e che un pregiudizio conscio o inconscio
da parte del giudice pu far pendere la bilancia nella
direzione sbagliata, e che la legge alla fine pu essere applicata
a suo favore ma anche contro di lui.
Spensi il mozzicone della mia sigaretta nel posacenere e
me ne accesi un'altra. Quando ci avviene, proseguii, il
nostro imputato pu soltanto mandare a quel paese tutte le
diavolerie legali di questo mondo, oppure pu dimostrare
che nel suo caso  stata applicata una falsa giustizia, una
giustizia ipocrita. Francamente, quando vedo il modo in
cui vengono gestiti procedimenti come questi, il mio primo
impulso sarebbe di mandare tutti al diavolo e andarmene
per la mia strada. E non intendo di nuovo a San Quintino.
Nonostante tutte queste misure di sicurezza, avevo preparato
un piano alternativo, giusto in caso, e sono certo
che nessuno si sarebbe fatto male. Ma Rosalie ha una fede
totale e assoluta nel fatto che si possa giungere a un esito
favorevole in aula. Dal momento che mi ha gi salvato la vita
almeno cinque o sei volte, non ha fatto molta fatica a
estorcermi una promessa che esclude qualsiasi impresa
straordinaria da parte mia, compresa un'evasione.
C'era sempre la possibilit che si facesse ammazzare
nel tentativo, aggiunse George.
Certamente, c'era la possibilit che mi facessi ammazzare
nel tentativo. Quindi non mi resta che fare ci
che suggeriva lei un momento fa: combattere. Sferrare
colpi a testa alta, pur sapendo che l'esito dello scontro 
scontato. Ma poi ho pensato che quella sarebbe una cosa
stupida da fare, che probabilmente cos la fiducia di Rosalie
andrebbe sprecata.  esattamente ci che vorrebbero
vedermi fare tutti quelli che non vedono l'ora di mandarmi
alla camera a gas, e in questo periodo non sono proprio
dell'umore giusto per aiutarli nel loro compito. Allora
ho cominciato a ragionare a mente fredda. Ho pensato
che lei, George, ha sempre vinto le sue cause partendo da
una strategia ben precisa. In questo caso avevamo deciso
che la cosa migliore da fare fosse colpire la parte avversa
con i fatti e con la verit, e saremmo arrivati alla vittoria.
Be', non sar stata una grande idea, ma per quanto mi riguarda,
quella resta ancora la strada pi praticabile.
George si strinse nelle spalle, ma senza traccia di scoramento.
A questo punto, per vincere dobbiamo perdere, e
non  un paradosso, e sono certo che sarete d'accordo con
me quando vi spiegher ci che ho in mente. Per vincere,
George, dovr lasciare che la gente calpesti allegramente
il suo ego, e dovr sembrare che lei stia prendendo la pi
sonora batosta della sua carriera di avvocato.
Indicai le scatole di prove che ci eravamo portati dietro
dall'aula. Rosalie e io le avevamo scorse in fretta. La
risposta, ne sono certo, si trova in gran parte l dentro. 
come un gigantesco puzzle i cui pezzi sono stati sparpagliati
ovunque, e ci sono cos tanti pezzi in pi che non 
mai saltato in mente a nessuno, tranne forse ai procuratori
dello Stato, di provare a ricomporre il puzzle per vedere
quello che c' da vedere. Fino a oggi non ho mai
avuto la possibilit di farlo di persona, e gli avvocati di
parte avversa non vogliono certo che qualcuno ci riesca.
Combatterebbero con il doppio della violenza se dovessero
mai sospettare, caro signor Davis, che  quella la nostra
intenzione.
Spiegai nel dettaglio la mia teoria, il cui principio di
base era stato fornito secoli fa da un saggio romano: Ars
est celare artem - L'arte consiste nel nascondere l'arte.
Lo Stato della California era innegabilmente artistico, da
questo punto di vista. Sfruttando il cosiddetto umano ingegno
aveva preparato una relazione grazie alla quale la
mia vita era stata dichiarata sacrificabile. Ora toccava a
noi impiegare lo stesso umano ingegno - e ci che un infuriato
detrattore una volta aveva definito il virtuosismo
istrionico di George - per distruggere quella relazione.
Avevo osservato le reazioni del giudice, degli avvocati
della parte avversa, del pubblico, di guardie, amici e nemici.
Avevo ascoltato con le orecchie ben aperte, e anche
con un terzo orecchio, quello della psicologia. Avevo letto
i giornali, per verificare sia ci che veniva riportato,
che ci che veniva omesso. Eravamo stati definiti davvero
bene.
Davis era il mangiatore di fuoco, e sia la corte che la
pubblica accusa erano preparati ad affrontare un mangiatore
di fuoco. Be', avevamo una sorpresa in serbo per loro.
Rosalie era vista come un semplice elemento decorativo,
un'intellettuale con una laurea in legge, e per noi sarebbe
stato un piacere fare in modo che tutti continuassero
a pensarla in questo modo - almeno per un po'. Nel
frattempo, Rosalie avrebbe continuato in pubblico a fare
la sfinge, ora sorridente, ora accigliata, sempre intenta a
prendere appunti. Senza destare sospetti, avrebbe in
realt svolto anche lei un compito fondamentale.
Io invece, per molti, ero un mostro gi condannato,
nel migliore dei casi una spaventosa e incomprensibile
anomalia che apparteneva a un altro mondo - e via dicendo.
In aula, il mio compito sarebbe stato di sembrare, come
si suol dire, il pi grande, grosso e stupido possibile.
Tutta apparenza, ovviamente, dissi io.
Sono contento di essere sempre io ad avere il compito
pi facile, disse George. Seriamente, credo che funzioner.
Lo faremo funzionare. Per venticinque anni mi
hanno detto che in realt ero un attore mancato. Se  vero,
a partire da domani mattina comincer a esprimere il
mio vero talento.
Fu cos che mettemmo in movimento la ruota della
fortuna. Avevo scommesso la mia vita su dove si sarebbe
fermata.

 CAPITOLO 11.
GIUSTIZIA? CHE COS' LA GIUSTIZIA?

George si sporse verso di me. Bene, andiamo. Ars est
celare artem - lo spero proprio. Accarezzando con noncuranza
la cravatta, si avvicin al leggio, infil una mano
nella tasca dei pantaloni e si guard attorno con sguardo
accigliato e interrogativo allo stesso tempo. Il giudice
Goodman lo osservava attentamente, cos come i giornalisti
e i legali di parte avversa.
Non invidiavo al mio avvocato quella che doveva essere
la sua ora pi brillante, pur dovendo sembrare la pi
amara. Quell'agonia si sarebbe protratta per giorni e giorni,
e Rosalie e io avremmo avuto modo di strabuzzare gli
occhi per lo stupore.
17 gennaio: il secondo giorno di un'udienza che si sarebbe
protratta fino al 25 gennaio per poi concludersi, improvvisamente,
in modo sconcertante. A quel punto, ci
che era stato affermato e testimoniato riempiva quasi un
migliaio di pagine di verbali. Altre migliaia di parole erano
apparse sui giornali. Tutto quanto sarebbe bastato a
riempire una piccola stanza. E George Davis, aspramente
criticato, deriso e mortificato, avrebbe svolto magnificamente
il proprio compito.
Mai in un'aula di tribunale quel detto latino era stato
meglio ribadito. E l'avvocato dello Stato non si sarebbe
reso conto, se non quando era ormai troppo tardi, che
vincere una battaglia legale con tanta facilit poteva significare
perdere la guerra. I cavalli di Troia erano ben poca
cosa, come bottino di guerra.
Cecil Luskin sal nuovamente sul banco dei testimoni.
George mise subito a segno un gran colpo dopo un vivace
scambio con il giudice Goodman e con Bennett a proposito
di un documento che non eravamo stati in grado di
rintracciare. Grazie a questo, riusc a far mettere agli atti
come reperti veri e propri la maggior parte dei nostri documenti
che il giorno precedente erano solamente stati
identificati. Poi George mi chiam a testimoniare.
Per prima cosa identificai il Reperto numero 17 del richiedente
(non ancora messo agli atti) come copia integrale
dell'importantissima dichiarazione giurata che avevo
indirizzato al tribunale di Stato, chiedendo specificatamente
che essa venisse prodotta al momento dell'udienza
che avrebbe dovuto risolvere la questione della contestata
trascrizione preparata da Fraser sulla base delle note dello
stenografo defunto. S, dissi io, avevo cercato copia della
mia dichiarazione negli atti della cancelleria della Corte
Superiore, senza per riuscire a trovarla. Poi George chiese
che il documento venisse messo agli atti.
Vostro Onore, disse Bennett alzandosi in piedi,
prima di decidere su questo,  possibile controllare se effettivamente
non si trovi negli atti originali?
S, disse il giudice Goodman, sospendendo la decisione.
Ovviamente il documento venne ritrovato, ora che ne
avevamo dimostrato l'esistenza e dopo che i giornali avevano
scritto: Secondo Chessman il suo appello  finito nel
cestino. Naturalmente si era trattato di un incidente fortuito,
il fatto che ai tempi il documento pi importante
non fosse stato fotocopiato.
Pi o meno contemporaneamente al ritrovamento della
mia dichiarazione giurata, venne fatta un'altra insolita
scoperta nella cella del Braccio della morte di San Quintino
che usavo per lavorare al caso. La solita squadra di controllo
se n'era appena andata quando una guardia entr casualmente
nella cella, prese un libro dallo scaffale e scopr
una copia di La legge mi vuole morto che era l in bella
vista da sei mesi. Ufficiali, sergenti e guardie l'avevano
vista per dozzine di volte e non ci avevano mai badato.
Un'altra curiosa coincidenza. Subito si grid allo scandalo.
E questo cos'? Vennero comminate sanzioni disciplinari
e si apr un'indagine. Ci furono altre tre perquisizioni
della cella, e mi fu impedito di tornarci. Il sabato seguente,
dopo l'ennesima perquisizione e dopo essermi sentito dire:
Perch non ti liberi di questa spazzatura? mi venne ordinato
di caricare la mia spazzatura sotto lo sguardo attento
di due ufficiali, e di portarla nella Cella 2455. La mia
cella-ufficio legale venne definitivamente chiusa. Al termine
dell'udienza presso la corte federale, il direttore avrebbe
fatto alla stampa alcune dichiarazioni particolari, mentre
io sarei stato sottoposto a un processo-farsa da parte
della commissione disciplinare del carcere, per rispondere
di una gravissima violazione al regolamento: possesso di libro
non autorizzato - scritto da me stesso.
 tutto, signor Chessman.
Tornai al tavolo dei miei avvocati.
Era presente il signor Fraser? chiese George. Lo era,
disse il signor Bennett.
Sul banco dei testimoni venne chiamato Stanley Fraser.
Era un ometto di una certa et, grassoccio, con la faccia
rotonda e che parlava lentamente. Era anche uno dei
principali testimoni della parte avversa che noi avevamo
accusato di frode, e sarebbe stato sottoposto a un fuoco di
fila di domande per tre giorni.
Il Chronicle di San Francisco scrisse: George T.
Davis, che ha stroncato parecchi testimoni nella sua brillante
carriera di procuratore,  incappato in un osso duro
qui nella Corte Federale... Ha posto un sacco di domande
a Stanley Fraser, un piccolo e meticoloso impiegato del
tribunale di Los Angeles, spaziando su diversi argomenti.
Ma i suoi sforzi per dimostrare che Caryl Chessman  stato
vittima di una cospirazione che lo ha condannato a
morte, si sono rivelati vani.
Gli altri giornali e mezzi di informazione dissero pi o
meno le stesse cose. Per la maggior parte, si concentrarono
sull'ovvio anzich sul concreto, e i giornalisti presenti erano
convinti che George avesse fatto un buco nell'acqua.
Per loro, era come un pugile che continua a incassare pugni
dall'avversario, eppure tra un round e l'altro continua
a sogghignare. Sto dando una bella lezione a quel tizio.
Il che era assolutamente vero, stava dando a tutti una lezione
superba. Solo che, per rendersene conto, bisognava
guardare le cose da un particolare punto di vista.
A Louis E. Goodman venne data ogni occasione per
mettere in chiaro la propria posizione - a vantaggio degli
atti del processo. E lui non si fece pregare.
Nonostante Leavy e Fraser fossero accusati di aver cospirato
per produrre una trascrizione falsa, il giudice
Goodman non permise a George di chiedere a Fraser se
lui e Leavy avessero concordato preventivamente le proprie
deposizioni. Una giuria, disse il giudice, potrebbe
lasciarsi influenzare da questo; io no.
Nonostante fossero direttamente in discussione proprio
lo status di Fraser di cancelliere della corte e il suo essere
qualificato al compito, afferm il giudice Goodman
durante l'interrogatorio di Fraser portato avanti da George,
non mi interessa andare a esaminare la storia personale
di un testimone in un caso di habeas corpus. E aggiunse:
In un caso di habeas corpus non ci interessa stabilire
se tutta questa gente sia o meno qualificata.
Poi il giudice cal la mannaia sulle nostre teste. Se non
ci fossimo gi immaginati in che modo si sarebbe svolta
l'udienza, la mossa ci sarebbe stata fatale. Noi sostenevamo
che gli appunti dello stenografo deceduto erano in
gran parte indecifrabili e che Fraser non era competente
a trascrivere quegli appunti. Questo era il nodo centrale
del dibattimento. Eppure, poco dopo l'inizio dell'interrogatorio
di Fraser da parte di George, il giudice
Goodman afferm che non aveva intenzione di approfondire
l'accuratezza della trascrizione di Fraser o la capacit
di Fraser di tradurre quegli appunti. George sobbalz, e
questo fu lo scambio che segu:
LA CORTE: Ovviamente non sono a conoscenza di cosa
[Fraser] possa aver scritto nella sua trascrizione.
G. DAVIS:  proprio ci che sto cercando di stabilire.
LA CORTE: Non credo che la Corte Suprema degli
Stati Uniti voglia che io passi giorni o settimane in quest'aula
nel tentativo di determinare l'accuratezza di questa
trascrizione. Comunque, che lo voglia o no, io non lo far.
G. DAVIS: Be',  troppo chiedere di poterne parlare almeno
per dieci minuti?
LA CORTE: Il fatto non  di pertinenza in un caso come
questo. Quest'uomo [Fraser] potrebbe essere il pi incompetente
del mondo e potrebbe aver fatto un autentico
disastro nel trascrivere gli appunti, e la cosa non sarebbe
comunque di interesse federale. Toccava allo Stato della
California, e alle parti coinvolte in quella causa, il compito
di stabilirlo.
Poi aggiunse:
LA CORTE: In questo contesto non mi interessa appurare
la sua [di Fraser] competenza o se la sua affermazione
di aver trascritto questo... di aver eseguito correttamente
la trascrizione... sia corretta oppure no... Se esiste
una falla in quella procedura, come ha stabilito la Corte
Suprema,  tutta un'altra storia. Ma la pura e semplice accuratezza
di questo documento... per quanto mi riguarda
potrebbe essere al settantacinque per cento errato, e non sarebbe
comunque di pertinenza federale.
E concluse: ...ma ci che viene consentito dallo Stato
della California per quanto riguarda i metodi nel fornire
una trascrizione, non  argomento che interessa o di cui
si deve preoccupare questa corte.
Rosalie e io ci scambiammo un'occhiata, ammutoliti,
mentre George proseguiva, offrendosi di esporre nel
dettaglio le prove a sostegno delle proprie tesi. Il giudice
Goodman disse che quello era solamente il punto di
vista personale di Davis sulla vicenda, per poi aggiungere:
Non posso certo passare il mio tempo a sentirla discutere
con altri stenografi sul significato di questo o
quel simbolo...
Poi Davis si sent accusare di malafede per aver tentato
di far leggere a Fraser, se ne era in grado - cosa che dovette
finalmente ammettere di non saper fare - una certa
pagina degli appunti stenografici e per aver affermato che
Fraser non sarebbe stato capace di fare una trascrizione se
non ricorrendo all'aiuto delle persone accusate insieme a
lui di frode.
La cosa mi lascia indifferente, disse il giudice.
Per aver espresso la nostra opinione al riguardo, George
venne accusato di fare solo chiacchiere, che, sottoline,
non mi fanno alcuna impressione. Il giudice Goodman
disse che non ci si poteva certo aspettare che Fraser
trascrivesse una pagina degli appunti in quell'aula. Non
si pu fare una cosa simile.  stupido.
Era cos stupido dimostrare ci che avevo disperatamente
sostenuto per otto anni?
Il giudice Goodman tent poi di costringere Davis ad
ammettere di non avere fiducia nella corte, per il fatto
che lo stesso Davis non accettava che a Fraser venisse
chiesto di cimentarsi in una trascrizione fuori dall'aula, in
condizioni che gli avrebbero comunque permesso di fare
riferimento alla propria trascrizione precedente e di consultarsi
con Leavy. Alla fine il giudice disse che avrebbe
chiesto a Fraser di tradurre in aula il giorno seguente una
specifica pagina precedentemente identificata, e George
fu costretto a lasciar cadere la richiesta. Una prova simile
non avrebbe avuto alcun significato. Nel corso della serata,
Fraser avrebbe potuto tranquillamente verificare la
propria trascrizione e studiarsi le fotocopie degli appunti
che erano in possesso di Leavy. Se Fraser era in grado di
leggere gli appunti e non era colpevole di frode, la prova
non sarebbe stata giusta nei suoi confronti. Se non era in
grado di farlo ed era colpevole di frode, la prova non sarebbe
stata giusta nei nostri confronti. Ma apparentemente
era proprio cos che voleva gestire la cosa il giudice
Goodman.
Pi avanti, nel corso dell'udienza, lo Stato chiam a testimoniare
Paul Burdick, uno stenografo giudiziario in
pensione. Qual era, gli domand l'avvocato di parte avversa,
la sua opinione nei riguardi della trascrizione di
Fraser? Obiezione! disse Davis con grande enfasi, e
chiese in che modo il permesso della corte di rispondere
alla domanda si conciliasse con la sua precedente affermazione
secondo cui l'accuratezza della trascrizione e l'abilit
di Fraser nel decifrare gli appunti dello stenografo
deceduto non fossero in discussione.
Prima di tutto, disse Arlo Smith, quest'uomo 
un esperto. Pertanto,  assolutamente qualificato a dare
la sua opinione sull'accuratezza di questa trascrizione,
e il giudice Goodman si disse d'accordo. Si poteva rispondere
alla domanda. Ci stavano dando una bella ripassata.
Burdick parl in termini entusiastici del lavoro svolto
da Fraser. Una trascrizione veramente accurata. Inoltre,
gli appunti di Perry(1) mostravano che le tanto contestate
istruzioni alla giuria erano state fedelmente riportate nella
trascrizione.
Ci avevano davvero scavato la fossa. Se lo Stato se la
fosse cavata grazie a questa manovra, la nostra posizione
si sarebbe aggravata, e io non avrei avuto scampo. Ora lo
sistemo io, bisbigli George. Si alz in piedi e si avvicin
al banco dei testimoni. Il suo controinterrogatorio fu garbato
e amichevole, ma micidiale. S, ammise Burdick, lui
era molto amico sia del giudice Fricke che di Fraser. S,
si considerava amico anche di Leavy. S, era stato assunto
dallo Stato, tramite Leavy, ed era stato pagato mille dollari
per controllare una determinata parte della trascrizione
con gli appunti originali; cinquanta dollari al giorno per
controllare altri paragrafi; cinquanta dollari al giorno per
comparire come testimone; sette o otto centesimi al chilometro
per il viaggio di andata e ritorno da Los Angeles,
circa 1600 chilometri.
Poi Davis cominci a verificare quanto Burdick fosse
effettivamente qualificato, e quest'ultimo si affrett a specificare
di non aver mai detto di essere un esperto del sistema
stenografico usato da Perry. Il giudice Goodman interruppe
per affermare, incredibilmente: Non ha detto
questo. Ma ovviamente, come dimostrava il verbale, era
esattamente ci che aveva detto, e lo aveva detto anche
Smith, che lo aveva espressamente presentato come un
esperto assolutamente qualificato a dare la sua opinione
sull'accuratezza di questa trascrizione.
George pass all'attacco. Burdick ammise di non essere
in grado di leggere non solo una pagina intera, ma nemmeno
mezza pagina degli appunti di Perry! Riusciva a coglierne
soltanto una parola qui e l! (Nonostante ci, era
riuscito nello straordinario compito di controllare la trascrizione
confrontandola con gli appunti, impresa paragonabile
a quella di chi si pronunciasse sull'accuratezza della
traduzione di un libro, senza essere in grado di leggerne
il testo in lingua originale.)
Burdick fece poi altre sconcertanti ammissioni: aveva
trovato nella trascrizione di Fraser alcuni passaggi in cui
interi periodi erano stati tralasciati; in cui Perry aveva
sintetizzato i suoi appunti; in cui, per sei o otto pagine,
la descrizione del processo era stata sommaria e sbrigativa;
in cui alcune parole erano state omesse; dove addirittura
sette o otto righe piene di simboli stenografici di
Perry, relativi all'ammissibilit di alcune testimonianze,
non erano state trascritte del tutto. S, gli appunti di Perry
erano difficili da leggere. S, in alcuni punti erano talmente
confusi da risultare incomprensibili. S, gli appunti
relativi alle contestate istruzioni date alla giuria erano
pieni zeppi di quelle annotazioni a penna fatte da
Fraser, e anche le annotazioni stesse erano troppo confuse.
Burdick non era in grado di leggerle. A questo punto,
il giudice Goodman afferm che non gli interessava verificare
se il testimone fosse capace o meno di decifrare gli
appunti che aveva davanti.
Certo che no.
Non fummo mai in grado di chiamare a testimoniare il
nostro esperto su quegli appunti. Nel corso dell'udienza,
la Corte Suprema della California, nonostante il voto a
sfavore del giudice Jesse W. Carter, respinse la mia richiesta
di habeas corpus mirata ad arrivare a un chiarimento
sul diritto della prigione di impedirmi di scrivere, nonch
di sequestrare e trattenere i miei manoscritti. Accantonata
questa possibilit, preparammo un'istanza di dissequestro,
volta a ottenere il rilascio del manoscritto di Quel ragazzo
 un killer!, affermando che la Costituzione mi autorizzava
a utilizzare i prodotti del mio ingegno per sostenere
i costi della causa e pagare i miei avvocati.
Il giudice Goodman neg la richiesta dall'alto del suo
scranno, affermando di non avere la facolt giuridica
per poterlo fare nell'ambito di un procedimento per habeas
corpus. Non poteva interferire con le norme di sicurezza
della prigione. Una buona giornata direi, per la giustizia
dei poveri. Che razza di stupido sono stato, pensai
io, a fidarmi dei tribunali per far valere i miei diritti di
scrittore, invece di far uscire Quel ragazzo  un killer! di
nascosto quando ne avevo l'opportunit.
Per altre due volte, a fronte di specifiche richieste da
parte nostra, il giudice Goodman disse di non avere la facolt
per emettere mandato di comparizione di testimoni
provenienti da Los Angeles, rifiutandosi di organizzare
la loro partecipazione all'udienza, con una sola eccezione.
Questo nonostante egli stesso avesse assicurato a Davis,
molto prima che il procedimento iniziasse, che tutti i testimoni
di una certa rilevanza sarebbero stati presenti in
aula, che fossero o meno sotto la sua giurisdizione. Poi,
rifiut di concederci un rinvio di due settimane per consentirci
di raccoglierne almeno le deposizioni. Non ce n'era
bisogno, disse.
I giornali scrissero: UN GIUDICE DI L.A. POTREBBE
SALVARMI, DICE CHESSMAN.
Il giudice Goodman stabil che l'unico testimone che
era disposto a chiamare tra quelli che risiedevano al di
fuori del distretto era William B. Neeley. Successivamente
per, una volta saputo di dover comparire come
testimone, il giudice Neeley, ex avvocato d'ufficio della
contea di Los Angeles, all'improvviso non ricord pi
nulla, facendo mettere agli atti addirittura una dichiarazione
giurata con la quale ribadiva la sua amnesia. Non
facemmo menzione della lettera che avevo ricevuto dal
giudice Neeley alcuni anni prima, nella quale quest'ultimo
affermava senza mezzi termini di ricordare chiaramente
la vicenda che veniva contestata. Che vantaggio
ne avremmo avuto?
La situazione era scoraggiante, ma George non perse
mai di vista il nostro obiettivo - e di conseguenza non perse
occasione di rendersi ridicolo ogni volta che la situazione
lo richiedeva e la tensione aumentava. Durante una
fase piuttosto accesa del suo interrogatorio di Fraser,
quando la Corte stava perdendo la pazienza perch George
sembrava avesse da ridire su tutto e su tutti, ci fu il seguente
scambio di battute:
Domanda: E non  forse vero, signor Fraser, che anche
se lei fosse in grado di trascriverli [gli appunti di Perry]
senza tutte quelle annotazioni a penna, il risultato sarebbe
confuso e sgrammaticato?
W. BENNETT: Ma insomma, Vostro Onore...
LA CORTE: Obiezione accolta.
G. DAVIS: Non  forse un fatto che il risultato...
LA CORTE: Sta volando troppo in alto, adesso, signor
Davis.
George era bravissimo a sembrare maldestro.
G. DAVIS: Non  forse un fatto, signor Fraser, che il
risultato, senza i suoi appunti, sarebbe... sarebbe tutto
ingarbugliato e sarebbe... insomma, ingarbugliato;  corretto?
Tutti ridacchiarono alle spalle di George, pensando
che il poveretto avesse ormai perso la sua sicurezza. La sua
leggendaria fortuna si era esaurita. Se la stava vedendo
brutta e non se ne rendeva nemmeno conto.
Quando fu il turno del giudice Fricke, dal quale non
potevamo aspettarci che una fredda ostilit, Davis sorrise
con gentilezza.
LA CORTE: Procedete, signori.
G. DAVIS: Giudice Fricke.
GIUDICE FRICKE: Presente.
G. DAVIS: Vuol essere cos gentile da prendere posto
sul banco del giudice... voglio dire, dei testimoni.
(Il giudice Fricke venne fatto giurare.)
G. DAVIS: Un autentico lapsus freudiano.
Davis interrog con calma, senza fretta, l'anziano giurista
che aveva condannato a morte pi del doppio delle
persone di qualsiasi altro giudice nella storia della California
e che, nonostante i suoi settantatr anni, era ancora
nel pieno del suo vigore intellettuale. S, testimoni il
giudice Fricke con la sua voce profonda, era stato lui il
giudice del processo Chessman. George gli chiese della
sua lunga attivit come pubblico ministero e di giudice, e
dei libri giuridici che aveva scritto.
La scena era pronta. Altre tessere del puzzle stavano
per essere scoperte, e Rosalie e io eravamo pronti a metterle
insieme.
Il giudice Fricke dichiar di aver sentito che gli appunti
non potevano essere trascritti con sufficiente accuratezza
e che altri stenografi li avevano esaminati e non
erano stati in grado di leggerli, ma Leavy gli aveva garantito
che Fraser sarebbe stato in grado di trascriverli. Leavy
aveva testimoniato che il giudice Fricke, quando aveva saputo
che l'associazione degli stenografi giudiziari della
contea di Los Angeles aveva contestato il tentativo di trascrizione
degli appunti da parte di Fraser, aveva rilasciato
certe dichiarazioni... secondo le quali l'associazione degli
stenografi non aveva alcun diritto di interferire con il
modo in cui lui gestiva i suoi casi.
Il giudice Fricke testimoni di aver detto a Leavy di
provvedere affinch gli appunti di Perry fossero affidati
alla custodia della segreteria della Corte Superiore, e che
Leavy gli aveva detto che cos era stato fatto. Questo, in
realt, non era mai avvenuto. Le testimonianze rivelarono
che gli appunti di Perry erano rimasti in mano a Leavy o
a Fraser sin dal 1948, e quando Fraser aveva completato
la trascrizione, li aveva trattenuti. Nel 1954 il fratello di
Fraser li aveva messi nel suo garage, a totale insaputa del
giudice Fricke. Poi gli appunti erano stati depositati in
una cassetta di sicurezza da Cecil Luskin e da Leavy, di
conseguenza non avevo mai avuto la possibilit di farli
esaminare fino al mese scorso, quando finalmente erano
stati consegnati alla Corte Distrettuale. Come avevamo affermato
sin dall'inizio, Leavy li aveva tenuti nascosti. Il
cancelliere della contea di Los Angeles aveva detto a Luskin
che avrebbe dovuto consegnare a loro gli appunti
perch fossero tenuti in custodia presso i loro uffici, e a
questo proposito Luskin testimoni: Informai il signor
Leavy del fatto ed egli mi disse di non volere che gli appunti
venissero rimossi dalla cassetta di sicurezza in cui si
trovavano al tempo. Leavy aveva di fatto sequestrato gli
appunti.
Come pensavamo, Fraser era stato pagato pi del triplo
del normale compenso per la preparazione della sua
trascrizione. Il presunto rapporto di parentela tra Leavy e
Fraser esisteva davvero. Fraser era marito della zia di
Leavy, e disse di esserne onorato. Tanta era per la sua
riservatezza nei riguardi di questa parentela, che l'aveva
tenuta nascosta al giudice Fricke fino a dopo che la trascrizione
era stata messa agli atti. E Leavy aveva fatto altrettanto.
Fraser ammise di aver permesso che Leavy controllasse
una prima stesura della trascrizione e di averne effettivamente
raccolto i suoi [di Leavy] contributi, le sue
idee, le sue ricostruzioni dei passi nei quali incontravo
maggiori difficolt... Anche Leavy ammise di aver corretto
la prima stesura della trascrizione, sia in ufficio che
presso la propria abitazione, di tanto in tanto - forse pi
di venticinque volte in occasioni diverse - e di essersi assicurato
che Fraser ne prendesse atto. Un modo assolutamente
imparziale di procedere, indubbiamente.
Poi venimmo a sapere una cosa che aveva dell'incredibile.
Senza il consenso del giudice Fricke o del sottoscritto,
e senza che nessuno dei due ne fosse neppure a conoscenza,
ma a conoscenza e sotto il diretto suggerimento di
Leavy, Fraser aveva discusso con due dei testimoni chiave
dell'accusa, i detective della Polizia di Los Angeles Lee Jones
e Colin Forbes, della parte di trascrizione riferita alla
loro testimonianza in aula, permettendo cos che la loro
testimonianza venisse ricostruita non solo in mia assenza,
ma al di fuori del tribunale e in segreto. Questo non era
mai stato reso noto alla Corte Suprema della California in
alcuna delle udienze precedenti e non era mai stato rivelato
n da Leavy, n da Fraser prima d'ora. Il giudice
Fricke disse che se avesse saputo che Fraser aveva incontrato
Jones e Forbes, avrebbe sicuramente tenuto conto
del fatto ai tempi del processo.
Non c'era da stupirsi del fatto che quei due avessero
tralasciato di informarlo. Dopotutto, si trattava soltanto di
una questione di vita o di morte per il sottoscritto.
Il giudice Fricke testimoni di non aver detto a Leavy
che avrebbe richiesto la mia presenza al procedimento, e
di non aver mai autorizzato Leavy a presentare presso la
Corte Suprema della California la dichiarazione con cui
Leavy aveva giurato che io sarei stato presente in aula al
momento del verdetto definitivo. Ovviamente, non mi fecero
presenziare.
Giudice Goodman: Questo  l'ennesimo caso di un
avvocato che dice ci che far un giudice prima che questi
lo faccia, suppongo.
George annu con un sorriso, e disse: E di imbrogliare
un uomo in attesa di una sentenza di condanna a morte;
s, Vostro Onore.
George interrog il giudice Fricke riguardo i passi del
ricorso in cui si accusava Fraser di essere incompetente, di
essere stato arrestato pi volte per ubriachezza, e che era
soggetto a un uso eccessivo e smodato di alcol.
Non avrei esitato per un istante ad annullare qualsiasi
procedimento svoltosi fino a quel momento se ne fossi
venuto a conoscenza in seguito, rispose senza esitazioni
il giudice Fricke, facendo riferimento alla presunta incompetenza
di Fraser come risultato della sua dipendenza
dall'alcol. Se avessi anche solamente sentito dire una cosa
del genere, avrei sicuramente aperto un'inchiesta per
accertare se la voce aveva un qualsiasi fondamento.
Ovviamente non aveva mai sentito dire una cosa del
genere, dal momento che le abitudini alcoliche di Fraser
e il numero dei suoi arresti non erano ancora noti a quei
tempi, e naturalmente sia Leavy che lo stesso Fraser si erano
ben guardati dall'informarne il giudice Fricke. Probabilmente
non volevano disturbare il famoso giurista con
dettagli insignificanti di questo tipo.
Apparentemente, neanche il giudice Goodman voleva
essere disturbato da questo argomento. Durante l'udienza,
come gi era successo prima dell'inizio dell'udienza
stessa, George tent ripetutamente di produrre l'elenco
degli arresti dell'FBI e della CII(2), cos come la documentazione
e l'elenco degli arresti del Dipartimento di Polizia di
Los Angeles a supporto di queste accuse, ma il giudice
Goodman non diede mai l'autorizzazione, definendo
quella documentazione inammissibile. Ci venne proibito
anche di provare, grazie ai verbali ospedalieri, che la dipendenza
di Fraser dall'alcol, con gli inevitabili danni alle
cellule cerebrali che ne conseguivano, lo avevano portato
al delirium tremens, alle allucinazioni, al tentato suicidio e
a una lunga ospedalizzazione. Dal momento che tutto ci
si era verificato dopo che Fraser aveva completato la sua
trascrizione, non aveva nulla a che vedere con il caso, stabil
il giudice, facendo cos una diagnosi medica in aperto
contrasto con ci che perfino uno studente al primo anno
avrebbe condiviso.
Quando George tent di far s che Fraser interpretasse
anche solo parzialmente gli appunti di Perry - pieni
zeppi di simboli e annotazioni scritti a penna dallo stesso
Fraser - il giudice Goodman gli disse di passare ad altro.
Il magistrato poi pose fine alla cosa mettendo gli appunti
stenografici agli atti, togliendoli, per poi rimetterli agli atti
un'altra volta. In questo modo diventavano prove a nostro
favore, quindi non potevamo metterne in dubbio il
contenuto; se lo avessimo fatto, non sarebbero pi state
considerate prove agli atti, e quindi qualsiasi domanda relativa
al loro contenuto sarebbe divenuta irrilevante.
Quando Davis tent di incastrare Fraser sulla sua testimonianza
giurata secondo cui gli appunti di Perry sarebbero
diventati pi facili da leggere man mano che procedeva
nella trascrizione, il giudice annunci: Credo che
sar la Corte a valutare la veridicit del testimone, impedendoci
cos di screditare il teste. Sempre a tale proposito
aggiunse: Non esiste nulla di tutto ci nel ricorso, che
George stava utilizzando per screditare il teste. Eppure
una tale affermazione esisteva, scritta chiaro e tondo, come
venne dimostrato andando a riprendere il testo del ricorso.
Quando, in precedenza, Davis aveva toccato l'argomento
della successiva testimonianza del giudice
Fricke, Goodman aveva detto che sarei stato vincolato a
ogni parola pronunciata dal giudice Fricke nel caso lo
avessimo chiamato a deporre, e che Davis non avrebbe
avuto alcun diritto di controinterrogarlo; aggiungendo infine:
...prendere o lasciare, avvocato.
Rosalie prese il posto di George e mi stava interrogando
riguardo al mio sacrosanto diritto di essere presente al
processo d'appello, quando il giudice Goodman la interruppe
con questo incredibile commento: Non fa alcuna
differenza se un individuo voglia o meno esercitare i propri
diritti. Se ne aveva il diritto... Insomma, il diritto o ce
l'ha, o non ce l'ha, tutto qui. Non vedo perch sprecare altro
tempo su questo.
A quel punto Rosalie tent di ottenere la mia testimonianza
riguardo agli errori nella trascrizione di Fraser che
avevano impedito di stabilire che ero stato incarcerato in
maniera anticostituzionale. Il giudice Goodman la interruppe
per dire che se non c'erano troppi errori nella trascrizione
che riguardavano istanze di costituzionalit, avrebbe accettato
di far rispondere alla domanda. Ma nel caso ce ne
fosse una grande quantit, la cosa finirebbe al di fuori della
competenza di questo procedimento di habeas corpus. L'unica
cosa, aggiunse, che sarebbe di qualche pertinenza o
importanza in merito alla vicenda della frode, sarebbe
l'argomento relativo alle famose informazioni date dal giudice
alla giuria. Qualsiasi altra privazione dei diritti costituzionali
fondamentali non contava, per quanto flagrante
potesse essere. Insomma, se ero stato danneggiato solo un
po', potevo dichiararlo; se invece fossi stato gravemente
danneggiato, dovevo starmene zitto.
Il giudice Goodman chiese a Rosalie quanto tempo le
sarebbe servito. Alla sua risposta, comment: Non  che
le affermazioni di un avvocato siano molto attendibili da
questo punto di vista. Poi le disse di sbrigarsi.
Rosalie non perse mai il proprio autocontrollo. S,
Vostro Onore.
A questo punto entr in scena Bennett.
R. ASHER: Questo  avvenuto prima. Il signor Chessman
aveva chiesto (in una delle sue dichiarazioni giurate)
di ottenere una trascrizione sommaria.
W. BENNETT: Be', magari gli sar stata fornita una trascrizione
un po' approssimativa, ma...
R. ASHER: Gi, magari  andata cos.
W. BENNETT: ...ma che differenza fa?
R. ASHER: Be'...
Prima che Rosalie potesse rispondere, Bennett fece
obiezione alla linea di interrogatorio. Non aveva alcuna rilevanza,
disse.
Ritengo sia una questione di terminologia, Vostro
Onore, disse Rosalie. Poi si gir verso di me e mi spar
al volo una domanda. Nel richiedere una trascrizione
sommaria, intendevo forse la famosa prima stesura?
Certo, dissi io. E la mia richiesta di ricorso lo dice
chiaramente.
Ora, signor Chessman...
Rosalie rimase dritta, con le mani aggrappate al leggio,
e formul le domande rapidamente, sicura di s. Per l'ora
successiva non ebbi respiro, come se fossi diventato il bersaglio
della sua furia repressa. Sembrava una Temi(3) infuriata
che tentava di sovvertire una decisione ingiusta presa
dalle sue figlie, le Moire, in lotta contro le altre sue figlie,
le Ore. Mentre la osservavo e rispondevo alle sue domande,
tutti i presenti in aula sembrarono perdere il contatto
con la realt.
Tornai bruscamente al presente quando sentii Bennett
fare obiezione, chiedendo che la mia risposta venisse cancellata
in quanto non rispondeva alla domanda. Rosalie
Asher confess di essere rimasta anche lei perplessa dalla
mia replica. E quando pi tardi ebbi modo di rileggere il
verbale, rimasi io stesso perplesso - e divertito al contempo.
Mi resi conto di aver parlato per una pagina intera,
riuscendo a non dire assolutamente nulla, pur esprimendomi
in modo assai articolato. Quella fu l'unica occasione
in cui non fui all'altezza.
Come ultimo testimone, lo Stato chiam due anziane
signore: Nana L. Bull e Mary E. Graves. Su un argomento,
entrambe le signore avevano ricordi estremamente vividi.
Su altri, invece, la memoria sembr svanire improvvisamente.
S, ricordavano benissimo le informazioni date
loro dal giudice Fricke quando la giuria era rientrata in
aula per ulteriori delucidazioni relative al tema della pena
per le accuse di sequestro e sul significato dell'ergastolo
senza possibilit di buona condotta, e la trascrizione di
Fraser riportava esattamente ci che aveva detto il giudice
Fricke. Il giudice non aveva detto loro di emettere una
condanna a morte; e non aveva fatto alcun commento negativo
sul mio conto.
Davis non sprec tempo in un controinterrogatorio. Le
signore Bull e Graves, leggendo che avevo ottenuto un'udienza,
si erano sentite in dovere di intervenire e avevano
contattato il signor Leavy. Secondo i resoconti dei quotidiani,
le due signore avevano gi espresso in passato il proprio
sdegno per il fatto che fossi ancora vivo. La signora Graves
aveva dichiarato a un giornale che la giuria aveva emesso un
verdetto di condanna a morte perch la legge richiedeva che
cos facessero (il che era esattamente ci che avevo sostenuto
sin dall'inizio). La signora Bull, che si dilung parecchio
nella sua testimonianza per far capire a tutti che ero una
persona esecrabile, aveva scritto una lettera a un giornale di
Los Angeles nella quale sosteneva che dovessi morire perch
avevo portato Mary Alice Meza alla pazzia(4), e nella quale
aveva aggiunto ben sei Crimini a quelli per cui ero stato
condannato a morte da lei e dai suoi colleghi giurati.
E a proposito di quel foglietto (messo agli atti) su cui
il presidente della giuria aveva elencato i dubbi che affliggevano
la giuria?
Foglietto? Quale foglietto?
E le discordanze temporali dell'intera faccenda?
Be'...
Ma c'erano dunque stati dei dubbi sulla mia colpevolezza?
Assolutamente no! I giurati mi avevano immediatamente
trovato colpevole di tutte le accuse. (In realt ero
stato assolto da un'accusa e la giuria era rimasta chiusa in
camera di consiglio per ben trentasei ore.)
Uno degli ultimi colpi di mano del giudice Goodman
fu di accogliere un'obiezione su una domanda di Davis al
giudice Fricke relativa a una discussione avvenuta durante
il processo e che riguardava gli ordini di comparizione
dei testimoni. L'obiezione era basata sul fatto che la discussione
era gi riportata nella famosa trascrizione. In
realt non era cos, ma George non ribatt. Arriv al suo
obiettivo in un altro modo.
Alla fine, dopo aver ascoltato giorni e giorni di testimonianze
su come il giudice Fricke avesse ordinato la
preparazione della controversa trascrizione grazie all'ingegno
umano, approvando una procedura completamente
estranea alle leggi della California, e su come essa
fosse stata effettuata sotto la direzione incontrollata
dello stesso pubblico ministero e del marito di sua zia, il
giudice Goodman fece il pi straordinario dei suoi commenti:
Avvocato, non doveva certo essere il giudice a
ricorrere in appello. Il giudice non ha niente a che fare
con tutto questo. Questo compito spetta solo alle parti
in causa.
Nonostante avesse dimostrato un incredibile autocontrollo,
rimasi stupito quando George riusc a non alzare le
mani al cielo per chiedere agli di di essere testimoni di
una simile farsa.
25 gennaio 1956. Circondato da assistenti dello sceriffo,
entrai in aula e presi per l'ultima volta posto al tavolo
dei miei avvocati. L'udienza dur esattamente dieci minuti.
Mentre in precedenza era stato fatto tutto di fretta e
furia, negando ogni rinvio, il giudice Goodman ora annunci
con munificenza che gli avvocati potevano, se lo
desideravano, discutere la faccenda anche per tutto il
giorno. Date le circostanze, Davis rifiut di fare qualsiasi
dichiarazione. Il dichiarante aveva forse qualcosa da aggiungere?
Io scossi la testa, guardando il giudice dritto negli
occhi, e con un sorriso amaro. Sentii Rosalie sospirare
mentre George diceva che no, il richiedente non aveva
niente da aggiungere. A quel punto Bennett afferm che,
dal momento che il signor Davis non intendeva discutere,
non lo avrebbe fatto neanche il signor Smith. Aggiunse
anche che riteneva che il suo assistito avesse dimostrato
l'infondatezza di ci che il richiedente non aveva mai provato
essere vero in primo luogo. George chiese che il richiedente
potesse rimanere nell'ufficio dello sceriffo per il
resto della giornata. La richiesta venne accordata. La decisione
sarebbe giunta entro qualche giorno, indic il giudice
Goodman.
Questo poi fu il dialogo conclusivo.
W. BENNETT: Vorrei soltanto aggiungere, e parlo per
me stesso e per i miei colleghi, che intendiamo ringraziare
la Corte per la sua pazienza e la sua indulgenza; e se
abbiamo contribuito ad appesantire il fardello della Corte
con il nostro modo di procedere, ebbene di questo, ovviamente,
siamo dispiaciuti.
LA CORTE: Be', non credo che questa Corte debba essere
ringraziata...
W. BENNETT: Questo  ci che ci sembrava giusto
esprimere.
LA CORTE: ...per aver ascoltato un caso che era nostro
dovere ascoltare, signor Bennett.
W. BENNETT: S, Vostro Onore.
LA CORTE: Bene, la seduta  tolta.
Venne detto che tutti dovevano rimanere seduti, tranne
il richiedente e la guardia di sicurezza. Mi alzai senza
fretta. Lorraine, seduta fra il pubblico, mi sorrise dal suo
posto, situato vicino al nostro tavolo. Mentre attraversavo
l'aula notai che tra il pubblico non c'era il direttore Teets.
Pi volte nel frenetico corso dell'udienza era andato a sedersi
insieme al suo segretario vicino alla moglie di Leavy,
e durante le interruzioni lo avevo spesso visto immerso in
animate conversazioni con Leavy, Bennett, Smith, Fraser e
compagnia. Forse si stavano congratulando a vicenda per
il modo fermo e autoritario con cui avevano gestito lo spinoso
caso Chessman. I miei tre amici erano tornati a Hollywood,
convinti che fossi impazzito per aver scelto di rimanere
dietro le sbarre, in attesa che calasse il sipario - e
la mannaia. E forse era davvero cos.
Varcai la soglia. Ci fu il lampo di un flash. Un giornalista
chiese: Come pensa andr a finire? Scrollai le spalle.
Mentre mi ammanettavano, sentii un altro giornalista
dire qualche bella frase fatta che conteneva la parola
giustizia. Giustizia? pensai. Che cos' la giustizia? Le telecamere
della televisione ronzarono mentre iniziavo la
camminata lungo il corridoio che portava alla stanza che
ci era stata assegnata nell'ufficio dello sceriffo.
Era finita. Il dado era tratto. E ora avevamo tutte le
tessere del nostro puzzle legale. In questo senso potevamo
dire di aver vinto, superando ostacoli insormontabili.
Grazie a George e Rosalie, avevo finalmente gli atti ufficiali
e i documenti di cui avevo bisogno. Avevo una chance;
non mi avevano messo al tappeto. Mi colse un senso di
stanchezza, il classico calo di tensione.
Bill Linhart port nella stanza due scatole di documenti.
George Davis e Rosalie Asher mi hanno chiesto di
farle avere queste. Mi hanno detto anche di dirle che la
raggiungeranno subito dopo pranzo.
Annuii. Grazie, Bill. Si sieda, se ha un minuto.
Il detective privato rilass i suoi cento e passa chili su
una sedia. Aveva fatto un lavoro straordinario. Era un vero
peccato che non fossimo riusciti a utilizzare che un decimo
degli elementi che aveva raccolto, spesso in condizioni
estremamente difficili. Ma aveva visto con i suoi occhi
che cosa ci trovavamo a combattere. Ottenni una prova
eloquente dell'efficacia del comportamento di George
quando Bill, con tono preoccupato e con grande tatto, mi
chiese se ero soddisfatto del lavoro svolto da George. Io
non saprei, disse lui, e la gente dice certe cose... e mi
raccont ci che aveva sentito.
A dispetto di tutte le apparenze, lo rassicurai,
George sta lottando per me pi duramente e con maggior
astuzia e ingegno, Bill, di quanto abbia mai fatto per
qualsiasi altro cliente, e in condizioni nettamente peggiori.
Ci che ha detto me lo ha appena confermato.
Lo Zio Sam aveva confiscato tutte le mie propriet e i
miei fondi, se mai ne avessi avuti. Ma prima o poi sarei
riuscito a far cancellare quel provvedimento, e avrei fatto
in modo che Bill ottenesse fino all'ultimo dollaro ci che
gli dovevo, fosse anche l'ultima cosa che avrei fatto al
mondo. Mi disse che non era preoccupato; sapeva che lo
avrei pagato appena avessi potuto. Ci che lo preoccupava
era il risultato dell'udienza. Aveva piste nuove da seguire,
e intendeva rimettersi al lavoro al pi presto.
Troveremo ci che cerchiamo.
Sicuramente, dissi io.
Ci stringemmo la mano.
Rosalie venne da me nel primo pomeriggio. George aveva
avuto un contrattempo. Scegliemmo tutti i documenti di
cui avrebbe avuto bisogno per preparare la richiesta di certificato
di causa plausibile all'appello. Poi ripassammo i
punti che avremmo dovuto includere nella richiesta. Non ci
facevamo illusioni sulla decisione di Goodman. Ma non potevamo
immaginare quanto effettivamente sarebbe stata
plateale.
Un vicesceriffo mi port il pranzo, con del caff extra.
Insistei perch Rosalie prendesse uno dei miei sandwich al
pollo insieme al suo caff. Non c'era bisogno che si preoccupasse
della sua dieta. Durante l'udienza aveva perso
quattro chili.
Sa, Rosalie, abbiamo entrambi un muso cos lungo
che questo mi sembra l'ultimo pasto del condannato a
morte.
Non dica cos.
Non sembra neanche vero. Era come svegliarsi da
un incubo.
Andr tutto bene a San Quintino? mi chiese.
S. Non si preoccupi.
Lei sorrise, ma i suoi occhi non persero la loro espressione
turbata. Probabilmente la mia rassicurazione era
stata troppo rapida per essere convincente.
Me la caver, aggiunsi.
Arriv George scuotendo la testa. Sembra che io sia
appena stato decretato all'unanimit l'avvocato pi impacciato
del mondo.
Grazie a Dio, dissi io, mentre George si lasciava cadere
su una sedia. Se non avessi visto con i miei occhi,
nessuno avrebbe mai potuto convincermi che una cosa simile
era accaduta davvero. E stato fantastico.
George si tolse gli occhiali e si sfreg gli occhi. Io gli
porsi una tazza di caff.
Caryl, credo di cominciare a comprendere soltanto
ora ci che ha dovuto affrontare per sette anni e mezzo.
Sogghignai. Per un condannato, l'unica reazione possibile
alla brutalit e alla violenza era quella di riderci sopra,
l'unico modo per ridurle alla loro assurdit e per sminuirne
la falsa dignit.
Discutemmo alcuni aspetti secondari del caso, poi venne
per me il momento di andare. Sapevamo che cosa poteva significare
il mio ritorno nel Braccio della morte: che non
avrei mai pi lasciato la prigione - non da vivo, almeno.
Rosalie e George uscirono e si avviarono verso destra,
verso la libert. Io mi girai a sinistra e presi l'ascensore che
portava al sotterraneo. Iniziai quella che un giornalista
aveva definito la mia ultima corsa. Era buio, e cominciava
a cadere qualche goccia di pioggia. Non era facile
starsene seduto l, con le manette che ancora mi mordevano
i polsi, a guardare una citt vivace, piena di luci, di suoni,
di gente, e pensare che il mondo era soltanto a due passi
- ma sempre a due condanne a morte - di distanza. Bene,
ormai avevo fatto la mia scelta. Non c'era spazio per i
rimpianti.
Presto San Francisco fu alle nostre spalle. Quando la
strada cominci a scendere, entrammo in un altro mondo,
un mondo spettrale fatto di nebbia lattiginosa e di un cielo
nero come la notte.

Note.
1. Ernest R. Perry era lo stenografo giudiziario deceduto all'improvviso
durante il processo del 1948.
2. Correctional Intelligence Initiative. [N.d.T.]
3. Nella mitologia greca, Temi, figlia di Urano e Gea, rappresentava la
giustizia, intesa come legge eterna ed equilibrio cosmico. [N.d.T.]
4. La madre di Mary Alice Meza sosteneva che la figlia fosse impazzita in
seguito a una mia aggressione.

 PARTE SECONDA.
SUPERARE LA NOTTE.


CAPITOLO 12.
COME TI SENTI, IDIOTA?

Numerosi notiziari riportarono che il giudice Goodman aveva
avuto la mano pesante. Accennai un mezzo sorriso. Era
ci che avevo temuto. Andai su e gi per la cella, fumando
una sigaretta. Risi un'altra volta, ma non per il piacere. Sapevo
ci che mi aspettava - un altro giro sull'ottovolante.
I quotidiani del giorno seguente sbatterono la notizia
in prima pagina.
RESPINTO IL RICORSO DI CHESSMAN.
CHESSMAN PERDE L'OCCASIONE DI SFUGGIRE
ALLA FORCA.
CHESSMAN NON COMMENTA LA SCONFITTA.
Il mattino seguente, tuttavia, la stampa aveva cambiato
idea su un aspetto significativo: tutto sommato, non
avevo ancora perso l'ultima speranza di vivere. Questo
improvviso voltafaccia era senza dubbio dovuto all'affermazione
di Davis:  chiaro che faremo ricorso in appello!
Dopo aver toccato picchi di tensione sensazionali, i
giornali, sentendo nell'aria un'altra battaglia legale ancora
pi rovente, cominciarono a montare la vicenda, scrivendo:
L'assistente del procuratore generale dello Stato,
William Bennett, che ha respinto con successo ogni tentativo
di Chessman durante l'udienza, ieri non ha rilasciato
commenti sulla decisione del giudice Goodman. (Cosa
avrebbe dovuto fare, battersi il petto e lanciare un grido di
vittoria, come Tarzan sul cadavere di un gorilla?) Poi arrivava
la frase pi importante: Bennett ha fatto intendere
che lo Stato si opporr a qualsiasi appello.
Era chiaro che lo Stato si sarebbe opposto. Erano quasi
otto anni che si opponeva. Ci che invece una parte
di opinione pubblica particolarmente sdegnata non si
aspettava - e non sembrava disposta a tollerare - era il fatto
che il mio avvocato e io avessimo il coraggio di ricorrere
in appello contro una decisione cos indiscutibilmente
giusta e meritata. Non aveva forse stabilito il giudice
Goodman che ero un bugiardo e anche peggio? Non aveva
stabilito che le mie accuse non avevano fondamento alcuno?
Chiunque a questo punto accettasse di difendermi
non era altro che un azzeccagarbugli.
George e Rosalie si ritrovarono sommersi da una quantit
di insulti, sotto forma di telefonate ringhiose o missive
anonime zeppe di invettive isteriche. Cominciarono
perfino a circolare voci e calunnie.
Altri invece preferirono aprire il fuoco su di me. Come
funghi velenosi, le loro opinioni apparvero sulle rubriche
Lettere al direttore. Come in passato, le leggevo sempre
con un misto di stupore, divertimento e nausea.
Un tizio che si firmava Canadese impassibile scrisse:
...Ho osservato lo svolgersi del caso Chessman con
incredulit, sbalordito dal fatto che le leggi di un Paese
civile possano fornire un tale livello di protezione a un
criminale.
La signora D.M. di San Francisco, scandalizzata dal
fatto che molti suoi concittadini avessero espresso una
forma di solidariet nei confronti della mia situazione,
scrisse: E pazzesco che una persona civile possa parlare
di Chessman senza definirlo un orribile mostro, neanche
degno di essere paragonato agli altri criminali... Chi pu
dire quanti altri crimini sessuali sono avvenuti negli ultimi
anni grazie al fatto che la giustizia  stata cos lenta
nel suo caso?
E allora...Via! Tagliamogli la testa!
C.Z., sospettando che la testa in questione potesse rivelarsi
non cos semplice da staccare, chiedeva: Perch
continuiamo a incoraggiare questa parodia di giustizia, come
accade nel caso Chessman, tanto per fare un nome?
L'appassionato suggerimento di C.Z. era: Una volta che
un uomo viene riconosciuto colpevole di omicidio e condannato
a morte, perch non seguire le tradizioni che si
usavano negli ambienti militari di molte nazioni del passato
sia remoto che recente, quando si porgeva al condannato
un pugnale, una spada o una pistola e gli si consentiva
di salvaguardare quel poco di onore che ancora gli
rimaneva?
Avevo io un appassionato suggerimento per C.Z.:
avrebbe fatto meglio a tuffare quella sua testa calda in un
secchiello pieno di ghiaccio, per poi andare a leggersi il
Quattordicesimo Emendamento.
L'Independent-Journal di San Raphael, orgoglio
della meravigliosa contea di Marin in cui si trovava il carcere
di San Quintino, commentava: Ieri Caryl Chessman
ha affrontato in silenzio la propria sconfitta. Un silenzio
dannatamente rumoroso, avrei voluto aggiungere. L'articolo
proseguiva riportando una dichiarazione del direttore
Teets: Chessman  diventato sempre pi reticente anche
nei confronti dei nostri secondini. Non ha detto una
parola a nessuno. La dichiarazione era seguita da questa
osservazione: Il silenzio del trentenne condannato a morte
 sembrato stranamente in contrasto con la sua abituale
spavalderia e con le sue ferme pretese di innocenza
per quanto riguarda i crimini della luce rossa...
In quel nero mercoled mattina, mentre i miei frenetici
sostenitori si divertivano a dire quelle belle cose sul mio
conto, ricevetti la visita non del tutto inattesa di un ufficiale
giudiziario mandato dall'Ufficio delle imposte. L'ufficiale
chiedeva un resoconto dettagliato della mia situazione
finanziaria, che io gli diedi, ed espresse un gratificante
interesse per i manoscritti sequestrati e trattenuti
dalla prigione, in particolare per il mio romanzo inedito
Quel ragazzo  un killer!
Certamente, dissi io, dopo aver risposto all'ultima domanda
del modulo, ero pi che disposto a firmare la mia
dichiarazione. Sempre che, aggiunsi io, una copia della
dichiarazione non vada a finire sulla scrivania del direttore.
Non credo che la mia situazione economica sia cosa
che lo riguardi. Battei con il dito sul reticolato che ci divideva,
ricordandomi quanto spesso i contenuti di una
conversazione confidenziale fossero stati rivelati alla stampa
o al procuratore generale - a volte addirittura prima
che venissero riferiti al sottoscritto - e poi estrapolati dal
contesto per usarli contro di me. Non doveva succedere
un'altra volta.
Informai la guardia che il funzionario delle Imposte
aveva una dichiarazione che richiedeva una firma da parte
mia. Venne contattato prima l'ufficiale di turno responsabile
della stanza delle visite, poi l'assistente amministrativo
del direttore. Arrivarono due baldi giovani dall'ufficio
libert vigilata del carcere, i quali chiesero di che
natura fosse la dichiarazione e spiegarono che dovevano
prima leggerla loro. ( chiaro che non potevano fidarsi di
un ufficiale del governo federale!) Spiacente, non  possibile,
disse il funzionario. Be', in tal caso, avrebbero dovuto
portare il documento dall'altra parte della strada
(nell'ufficio del direttore) perch fosse esaminato. Spiacente,
ripet l'ufficiale giudiziario. Eppure, insistettero i
due giovani ufficiali, era necessaria un'autorizzazione
perch un recluso potesse firmare una qualsiasi dichiarazione
diretta all'esterno.
L'ufficiale giudiziario sottoline che la legge federale
gli dava l'autorit per raccogliere la mia dichiarazione, e la
stessa legge mi permetteva, nell'esercizio della mia indipendenza
di giudizio, di firmarla; nessuna terza parte aveva
alcun diritto legale di insistere nel volerne conoscere i
contenuti; i rapporti tra governo e contribuente sono confidenziali.
A questo punto, uno dei giovani ufficiali se ne
usc con un'affermazione che, secondo lui, doveva essere
quella decisiva: La firma di Chessman potrebbe essere
considerata come facente parte dei suoi diritti civili, che
quindi dovrebbero prima essere eventualmente reintegrati
dall'autorit competente.
Senta, dissi io. Credo che lei non capisca. Questo
signore  ansioso di poter tornare al suo lavoro e io ho un
altro visitatore che mi aspetta. Si d anche il caso che io
venga considerato civilmente morto, per le leggi della California.
Fino a quando rester soggetto alla mia condanna
a morte, l'autorit competente non potrebbe restituirmi
i diritti civili neppure se lo volesse. Inoltre, questa
dichiarazione non ha niente a che vedere con i miei diritti
civili, e io non chiedo n ho bisogno di essere protetto
da me stesso o dagli agenti del governo federale. Ho due
esperti avvocati pronti a consigliarmi e a proteggere i miei
interessi. Ho intenzione di firmare la mia dichiarazione e
il mio avvocato ha gi dato parere favorevole alla firma.
Volete permettermi di firmare oppure no?
Altre telefonate, altre consultazioni sottovoce. Poi, finalmente,
mi venne permesso di firmare la dichiarazione
senza che il suo contenuto venisse esaminato da alcun funzionario
della prigione.
Il mio carattere non faceva certo di me il detenuto pi
popolare di San Quintino, ma non me ne fregava niente.
Il Dipartimento Carcerario dello Stato della California
aveva voluto la musica? Ora potevano ballare. Dietro a ci
che facevo non c'era malizia o furbizia, ma fredda determinazione.
Il giorno seguente due uomini della squadra addetta
alla perquisizione passarono la mia cella al setaccio, sempre
alla ricerca di manoscritti o altro, ma non trovarono
nulla. Quella mattina diedi una scorsa alla rubrica Bagdad
sulla Baia di Herb Caen, sull'Examiner di San Francisco.
Quel giorno il piccolo Herbie sembrava meno stizzoso
del solito. NOTA A PI DI PAGINA: Ah, quel Caryl
Chessman  davvero un dritto. Appena conclusa l'udienza
con cui chiedeva la ripetizione del processo (e molto prima
che arrivasse la decisione negativa del giudice Goodman),
si  recato da William Bennett, assistente del procuratore
generale, ha allungato il suo artiglio e sorridendo
gli ha detto: Desidero congratularmi con lei per la sua fin
troppo brillante requisitoria!
C'era per una nota alla nota. A Bennett avevo anche
detto: Peccato che il giudice Goodman e gli altri avrebbero
dovuto farle perdere la causa, perch lei avesse realmente
la possibilit di vincerla.
Bennett aveva replicato a questa frase a doppio taglio
con un sorriso. Il significato nascosto tuttavia, non gli era
sfuggito. Vedremo, aveva detto.
CASO CHESSMAN: PER QUANTO TEMPO ANCORA?
Si chiedeva il Mirror-News di Los Angeles. Il caso
tortuoso e costellato di tecnicismi del rapinatore e stupratore
Caryl Chessman, potrebbe essere giunto alla stretta
finale, dopo essersi fatto beffe della giustizia ordinaria
per quasi otto anni. L'articolo proseguiva dicendo che
una Corte Distrettuale degli Stati Uniti con sede a San
Francisco aveva stabilito che ...i presupposti su cui
Chessman ha basato tutti i suoi interminabili appelli contro
il proprio arresto e la propria condanna a morte siano
privi di merito... La stessa decisione era gi stata presa da
altri sette tribunali, eppure il caso ha continuato a rimbalzare
tra le corti federali e i tribunali della California e la
Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il quotidiano si lanciava poi in una lunga cronistoria del
caso, un esempio flagrante di irresponsabilit giudiziaria.
Accennava ai miei numerosi indicibili crimini e a
un sistema giudiziario che continua a inciampare nei cavilli,
anno dopo anno. I tortuosi meandri della giustizia
nel caso Chessman dovevano far scaturire proposte volte
a ribaltare completamente il nostro sistema d'appello per
mezzo di una legge federale, concludeva l'articolo.
In quel momento mi sarebbe davvero piaciuto che
quell'editorialista potesse prendere il mio posto nella Cella
2455 per soli trenta giorni. Sicuramente avrebbe scritto
in modo molto diverso!
Frances Couturier ebbe un tuffo al cuore nell'apprendere
la sentenza del giudice Goodman e il vociare frenetico
e insensato che ne deriv. Per attenuare il dispiacere, le
scrissi dei nostri progetti di ricorrere in appello e della nostra
determinazione a combattere fino al raggiungimento
di un esito positivo, fino a spazzare via la decisione di
Goodman. Non feci menzione delle difficolt della questione.
Frances aveva due figli ammalati, lei stessa non stava
bene e aveva una montagna di debiti da pagare. Ci che
mi dava maggior frustrazione era la mia impossibilit ad
aiutarla, perch i funzionari della prigione mi avevano incastrato
e mi avevano sequestrato beni del valore di qualche
migliaio di dollari.
Il 3 febbraio aprii speranzoso il Chronicle di San
Francisco. A pagina nove, lessi: GLI SCRITTI DI CHESSMAN
POTREBBERO ESSERE DISSEQUESTRATI DAL
FISCO. I famosi manoscritti sequestrati allo scrittore del
Braccio della morte, Caryl Chessman, potrebbero finire
in mano a un editore, diceva l'articolo. Il mio colloquio
con il funzionario dell'Ufficio delle imposte aveva dato il
via a una serie di voci secondo le quali il governo poteva
a sua volta decidere di sequestrare e rivendere i manoscritti,
che era esattamente ci che volevamo.
Il direttore distrettuale dell'Ufficio delle imposte, Harold
Hawkins, il giorno precedente aveva dichiarato di
non poter rilasciare commenti. Credo per di poter dire,
aggiunse Hawkins, che si tratta di una procedura
abituale, quando non si riesce a ottenere in altro modo l'esazione
dei tributi.
Sei giorni dopo, l'articolo principale della rubrica di
Ted & Dorothy Friend sul Call-Bulletin di San Francisco
conteneva notizie ancora pi incoraggianti: Due case
di produzione di Hollywood sono pronte a impegnarsi,
per cifre piuttosto alte, nel caso in cui gli uomini del fisco
dello Zio Sam dovessero entrare in possesso del manoscritto
di Caryl Chessman Quel ragazzo  un killer! e metterne
all'asta i diritti.
Poi scoprimmo che il Dipartimento Carcerario della
California si sarebbe opposto a quel dissequestro. Che
bella situazione. Il modo pi semplice di uccidermi, ovviamente,
era di farmi restare senza soldi, nella speranza
che prima o poi potessi arrendermi, o potessero farlo i
miei avvocati. Aggiungete a questo la bruciante consapevolezza
che Frances e i suoi bambini erano in difficolt e
che potevano sopravvivere a malapena. Non crollavo, ma
l'odio dentro di me cresceva sempre di pi.
Mentre aspettavo la decisione del giudice Goodman,
avevo riordinato alla meno peggio l'ammasso di documenti
giudiziari che ero stato costretto a portarmi nelle
mie anguste stanze, in seguito alla perdita della cella che
per tanto tempo era stata il mio ufficio legale. Due giorni
dopo il termine dell'udienza, i quotidiani della Bay Area
uscirono con la notizia che l'ufficio legale privato di
Caryl Chessman nel Braccio della morte di San Quintino
[che ovviamente non era stato n mio n privato] diverr
presto la cella di Burton W. Abbott. La fonte di tale
informazione era il direttore Teets in persona.
Il giorno seguente, Burton (Bud) Abbott venne condotto
nel Braccio della morte e gli venne assegnata come
cella proprio il mio ex ufficio. Si trattava del fragile studente
dell'Universit della California che, dopo un clamoroso
processo durato tre mesi, era stato riconosciuto colpevole,
sulla base di prove circostanziali piuttosto inconsistenti
e grazie alla tonante teatralit del pubblico ministero,
del sequestro e dell'omicidio di Stephanie Bryan.
Avevo un nuovo avversario per le partite a scacchi e un
compagno per quelle a carte.
Teets dichiar poi alla stampa che il fatto che Abbott
fosse stato assegnato proprio a quella cella anzich a una
delle altre dieci libere, era solo una coincidenza. La
coincidenza pi singolare e meglio pubblicizzata della
storia del diritto penale!
Il collegamento tra il nome del famigerato mostro
della California del Sud e quello del giovane criminale
della California del Nord, appena condannato, stimol
nei cittadini pi impressionabili la curiosa e ben nota inclinazione
a scrivere al giornale preferito, e i direttori dei
vari quotidiani sembravano sempre disposti a dar spazio
alle pi efferate sciocchezze.
Una lettera diceva: Predizione: da qui a cinque anni
vedremo un sacco di appelli, manovre legali, e alla fine la
nascita di una casa editrice Chessman-Abbott. Un'altra
diceva che adesso avremmo potuto deliziarci a vicenda
con i nostri racconti di stupri e sequestri.
Fui processato dalla corte disciplinare istituzionale per
il possesso di volume non autorizzato, la copia di La legge
mi vuole morto che era rimasta nella mia cella per pi
di un anno prima di essere scoperta. La punizione: una
reprimenda ufficiale e un avvertimento. L'indagine da parte
del miglior detective del carcere su come fossi riuscito
a nascondere il libro si era tristemente arenata.
Come ero entrato in possesso del libro? mi chiesero i
membri della corte.
Per posta, risposi io. Ne volevo una copia e ho
chiesto all'editore di spedirmene una. E cos  stato. Se
non avessi dovuto riceverla,  evidente che qualcuno deve
essersi appisolato quando mi  stata spedita, poco tempo
dopo il mio arrivo nella prigione. Poi, sorridendo, aggiunsi:
Devo dire che mi ha fatto piacere riceverla.
Naturalmente una spiegazione cos semplice non venne
accettata. I funzionari della prigione preferivano credere
che la copia fosse arrivata nel Braccio in qualche modo
subdolo. Non mi impegnai granch nel tentativo di
dissuaderli. Quella copia di La legge mi vuole morto era il
mio modo di ringraziarli per le loro precedenti ridicole affermazioni
secondo cui il manoscritto non poteva essere
uscito di nascosto dalla prigione, mentre era andata proprio
cos - dopo che il signor Linn aveva accennato alla
possibilit di distruggerlo. Non solo il manoscritto era
uscito, ma era addirittura tornato in prigione dopo la sua
pubblicazione. Riconoscendomi colpevole del suo possesso
non autorizzato, i membri della corte erano costretti a rimangiarsi
le parole.
Rosalie tent di spedirmi i due libri di stenografia Pitman
che avevo richiesto per poter procedere autonomamente
nell'analisi degli appunti dello stenografo deceduto.
I due volumi vennero per riconsegnati al mittente. Il direttore
le fece sapere, e si assicur che anche la stampa ne
fosse informata, di non aver autorizzato i libri. Questa
piccola vendetta mi fece ridere. Ovviamente il direttore non
disse alla stampa che, con la piena approvazione delle istituzioni,
avevo usato quei libri proprio qui, in prigione, di
notte, per tutta la durata dell'udienza, e che li avevo portati
in aula con me regolarmente, avanti e indietro.
Bill Linhart cerc di venirmi a trovare per discutere alcuni
nuovi sviluppi, ma la risposta fu picche. Le conviene
non tornare nemmeno, gli dissero. Il caso era chiuso.
Nel corso dell'ennesima perquisizione da cima a fondo
di tutto il Braccio della morte, una delle guardie fece quasi
cadere la mia macchina da scrivere dal tavolo accidentalmente.
La afferrai appena in tempo, e sogghignai.
And avanti cos per un po'. Con mezzucci e meschini
stratagemmi, mi rimisero al mio posto. I condannati
definiscono questo trattamento passare al setaccio. Lo
superai, sorridendo all'apparenza e schiumando di rabbia
dentro di me. Uno di questi giorni avrei avuto un'altra
occasione.
Venni a sapere che l'ufficio del procuratore generale era
talmente fiducioso nel fatto che la certificazione di causa
plausibile all'appello mi sarebbe stata rifiutata, che il signor
Bennett aveva detto al pubblico ministero J. Miller Leavy di
non chiedere al giudice Fricke di fissare una nuova data per
l'esecuzione prima della scadenza dei trenta giorni entro cui
doveva pervenire il certificato. In quel modo, si pensava che
la data fissata sarebbe rimasta invariata. Questa volta non
sarei riuscito a cavarmela. La sensazione era che mi rimanessero
meno di novanta giorni da vivere.
Come ti senti adesso, sciocco?
Nonostante tutto, ostinatamente speranzoso. Ed esausto.
Mentalmente logorato. Disgustato. Infuriato. Teso.
Curioso. Svuotato. Come se fossi sul punto di esplodere -
o di crollare.

 CAPITOLO 13.
QUANDO USO UNA PAROLA...

Infuriava una tempesta che faceva ribollire le acque della
baia in una schiuma verde sporco. A intervalli regolari,
raffiche di vento mandavano furiosi scrosci di pioggia a
infrangersi contro le finestre della stanza principale delle
visite.
Io aspettavo Rosalie chiuso a chiave in quel cubicolo
con sbarre e rete divisoria. Lei si tolse l'impermeabile.
Non potevo non accorgermene. Il pericolo che correvo
era stampato - sarebbe meglio dire stampato - sul suo
volto tirato. Ricambiai il suo saluto, tentando di convincermi
che si trattava di una visita di routine.
Ha portato una copia della sentenza?
S. Tir fuori dalla valigetta alcuni fogli graffettati e
me li porse attraverso lo sportello.
Sar meglio che dia un'occhiata a questa roba prima
che ne parliamo. Lanciai un'occhiata al mio orologio.
Nei weekend questo posto chiude verso le 14,35 o 14,40.
Abbiamo circa trentacinque minuti.
Rosalie annu. Mi dispiace di non essere arrivata prima.
Non  stato solo per via del tempo. Sembrava riluttante
a proseguire.
Non c' problema.
Giunto alla terza delle undici pagine per, la mia faccia
si era gi rabbuiata. La sentenza era una specie di incubo,
una beffa dell'inconscio oscura e brutale, nella quale
era stato infilato tutto ci che esisteva di negativo. Il nero
veniva ipocritamente trasformato in bianco; il dritto
trasformato in rovescio. Le parole sembravano cos imparziali,
cos ragionate. Una serie di colpi mortali scaricati
su un querelante furbo, ma forse non abbastanza. Alle
autorit statali erano state assegnate medaglie al merito.
Una frode? Impensabile! Le motivazioni degli imputati
erano state pure al di l di qualsiasi dubbio. Quelle di tutti
tranne le mie, ovviamente. In breve, l'unica cosa sbagliata
nel caso Chessman era Chessman stesso, un errore
che sarebbe presto stato corretto dal boia.
Quando uso una parola, disse Humpty Dumpty(1),
significa solo ci che io voglio che significhi - niente di
pi, niente di meno.
Lo stesso spirito della sentenza del giudice Goodman
nel caso Chessman contro Teets.
Riuscii a malapena a sogghignare, un sorriso pi spaventoso
che rassicurante. Be', avvocato, in fondo  quello
che ci aspettavamo.
La sentenza era concreta; talmente concreta che poteva
segnare l'improvvisa e malaugurata fine del caso e del
sottoscritto. Peggio ancora, avrebbe confermato tutto ci
che era stato scritto e strillato sul mio conto. Avrebbe
giustificato la pena capitale e rinnegato quelli che avevano
cercato di aiutarmi, se non avessimo agito prontamente.
Ha preparato la richiesta di causa plausibile all'appello?
chiesi io.
Rosalie stette per rispondere, poi si trattenne. No,
disse alla fine.
No!
Ecco perch dovevo vederla.
Non capisco, dissi io mentre la rabbia mi faceva venire
un nodo allo stomaco. Che diavolo stava succedendo?
Era giunto il momento in cui anche la mia amica pi
fidata e sincera aveva deciso che il caso era senza speranza?
Stava pensando di tirarsene fuori? No, non poteva essere.
Eppure...
Rosalie, le dissi, eravamo d'accordo che avrebbe
preparato lei la petizione. Sa che siamo in lotta contro il
tempo. Per quel certificato, dobbiamo prima di tutto andare
da Goodman, ed  certo che lui respinger la richiesta.
La beffa  che non sappiamo quanto tempo si
prender per farlo. Una pausa per riprendere fiato, poi
continuai: Inoltre dobbiamo rivolgerci alla Corte d'Appello.
Il che ci far perdere altro tempo, e qui le nostre
chance sono solo cinquanta e cinquanta. Se anche loro
rifiuteranno, saremo costretti ad appellarci alla Corte
Suprema di giustizia di Washington, D.C. George dovr
andare di persona a presentare la domanda. Non c' altro
modo. E tutto questo deve essere fatto entro trenta
giorni, oppure morir, nel senso letterale del termine.
Eppure lei...
Caryl, la prego! Non infierisca, non lo sopporto. Ci
che dice  vero, ma non fa che peggiorare le cose. Cerchi
di capire, ho iniziato a scrivere quella richiesta una dozzina
di volte, ma...
Mi scusi, Rosalie. Meriterei che mi massaggiassero la
testa con una mazza da baseball, quando dico certe cattiverie.
Perdoni questo mostro che ha per cliente e cerchiamo
di ricominciare da capo, ok?
Va bene.
Prima di tutto, ha qualcosa in contrario se scrivo io la
petizione?
Assolutamente no. Ma  in grado di farlo?
Non solo ne sono in grado, dissi io in tono cupo, ma,
considerate le circostanze, ne sono dannatamente ansioso.
Ricorda che quando il direttore ha fatto chiudere la cella
che fungeva da ufficio legale e mi ha costretto a portare in
cella tutta la mia spazzatura, come l'ha definita, i giornali
hanno riportato una sua dichiarazione in cui diceva di
averlo fatto perch avevo gi tutti quegli avvocati. Allora
non sapevamo se si trattasse di un avvertimento involontario,
che significasse che la prossima cosa che mi avrebbero
sequestrato sarebbe stata proprio quella spazzatura.
Fortunatamente mi hanno lasciato la macchina da scrivere,
almeno per il momento, oltre ai documenti e alle scorte di
cancelleria. Bene, credo di aver appena scoperto il modo
per essere certo di poter tenere sempre con me questa
spazzatura, che mi  indispensabile per salvarmi la vita.
E in che modo?
Presentandomi in tribunale in difesa di me stesso -
in propria persona - anche se supportato da tutti quegli
avvocati. Sar pi tutelato, potr fare la mia parte di
lavoro, lascer George pi libero di occuparsi della strategia
in aula. Cosa ne pensa?
Mi sembra un'ottima idea, rispose Rosalie. E poi 
quello che desidera.
S,  quello che desidero. Guardai nuovamente l'orologio.
Ci restavano appena venti minuti. Ora torniamo alla
petizione, e a lei. Credo di sapere per quale motivo non 
riuscita a mettere per iscritto questa scocciatura, ma devo esserne
sicuro.  importante, per tutti e due. Non voglio che
quei motivi possano mettersi tra noi. Inoltre, se  come penso,
quei motivi sono parte integrante della petizione stessa.
Rosalie capiva. Ci che disse conferm i miei sospetti.
Dopo l'udienza, era tornata a Sacramento sull'orlo del
collasso. Aveva aspettato la decisione in preda al terrore,
sentendosi pi vulnerabile di quanto si fosse mai sentita in
vita sua.
Poi l'attesa era terminata. La sentenza del giudice
Goodman era stata strillata dalla radio, dalla televisione e
sulle prime pagine dei giornali. La copia scritta della sentenza
le era giunta quasi subito. Sapere in anticipo che sarebbe
arrivata non aveva attutito lo shock. E le conseguenze
erano state ancora pi severe.
Il suo telefono aveva continuato a squillare. Gente bigotta
dalla mente distorta e con una malsana tendenza a
esprimere con allusioni sessuali la propria indignazione
era venuta a conoscenza del suo numero di telefono. Sei
proprio una troia! le aveva detto un tizio. Non credo affatto
che tu sia un avvocato. Credo che tu sia solo una puttana.
Aveva ricevuto una valanga di lettere anonime e di
cartoline nelle quali la razza a cui apparteneva veniva
frequentemente abbinata a oscenit degne dei muri di un
gabinetto pubblico. Dannata ebrea amica degli stupratori,
aveva scritto qualcuno, perch non te ne torni in
Giudea e non ti porti dietro quel pervertito di Chessman?
Un altro ancora, insinuando che fosse disposta a
qualsiasi cosa pur di racimolare qualche dollaro, le dava
qualche suggerimento di tipo sessuale per incrementare
le proprie entrate. Ma  probabile che siano cose che
gi conosci fin troppo bene.
Una ficcanaso in piena regola pass da lei a salutarla,
e le disse: Rosalie cara, in primo luogo non capisco
come hai fatto a ritrovarti immischiata con quell'orribile
Chessman. Ho sentito le storie pi terribili sul suo conto.
So bene che non pu essere tutto vero, eppure...
Un avvocato che aveva lavorato spesso con lei in numerose
cause civili le aveva detto: Asher, ti avevo avvertita di
tenerti alla larga dal caso Chessman. Sapevo che rischiavi di
scottarti. Adesso ammetterai che avevo ragione quando ti
dicevo che imbroglioni di mezza tacca come quel Chessman
non fanno altro che mettere i loro avvocati in cattiva luce.
Ecco perch non assumo mai la difesa di un criminale. Capisco
per che dobbiamo tutti sbatterci il naso, a volte.
And a trovare il suo medico. Quando aveva deciso di
prendere parte attiva nella mia difesa, il medico aveva dato
parere contrario. In passato si era sottoposta a un difficile
intervento chirurgico e si era ostinata nel rimandare
gli esami di controllo per stabilire se fosse necessaria una
seconda operazione. Non avresti dovuto farlo, le aveva
detto il medico dopo averle misurato la pressione. Poi,
senza troppi preamboli, aggiunse: L'ipertensione pu
provocare danni permanenti. Ora hai bisogno di riposo e
tranquillit. Questa volta insisto.
Ma Rosalie non poteva riposare senza aver completato
la petizione. La vita di un uomo era nelle sue mani.
Rilesse la sentenza del giudice Goodman e comprese
di essere finita in una sordida trappola, una tagliola le cui
fauci non sarebbe riuscita a spalancare da sola. Gli studi e
le esperienze passate non l'avevano preparata a niente di
simile.
Comprese che quanto avevo scritto in La legge mi vuole
morto era stato spaventosamente profetico. Lo Stato della
California aveva frainteso le mie motivazioni, attribuendo
alla mia lotta per la sopravvivenza un proposito nichilistico,
un metodo machiavellico e un impulso a volerne distruggere
o perlomeno screditare seriamente la macchinosit giudiziaria.
Di conseguenza, era lucidamente determinato a distruggere
me e la reputazione di chiunque avesse tentato di
opporsi. Ecco perch troppi cittadini, fuorviati dalla stampa,
avevano scambiato l'ipocrisia per moralit, fantasia e
leggende per fatti e verit.
Un avvocato, limitato agli aspetti puramente legali della
vicenda, non era in grado di combattere fantasmi come
quelli che avevano gettato la propria ombra minacciosa su
questo caso, facendo perdere di vista le due domande fondamentali:
Ero davvero colpevole?
Il mio arresto era stato ottenuto e confermato nel rispetto
del principio costituzionale secondo cui qualsiasi
imputato ha diritto a un processo equo?
L'onest di Rosalie non le consentiva di completare la
petizione, anche se il suo senso del dovere continuava a ripeterle
che doveva assolutamente farlo. Non poteva fare
come Humpty Dumpty: le parole, per Rosalie, dovevano
conservare il proprio significato originale. Qualsiasi cosa
lei dicesse, e pur mettendoci tutto il cuore e la passione
possibili, i suoi sforzi sembravano vani in partenza, e il fallimento
della giustizia - se ancora quella parola conservava
un qualsiasi significato - poteva essere dietro l'angolo.
Ora capivo perfettamente. Ancora meglio, grazie allo
straordinario istinto datomi dalla follia e dalle mie doti
speciali da psicopatico, capii anche come avrei potuto
aprire la tagliola, liberare la mia amica, e preparare la tagliola
stessa in modo che si rivolgesse contro i cacciatori.
Non c'era tempo per le spiegazioni, n ragione alcuna
per lasciarci con quel tono funereo. Un giorno, Rosalie,
quando avremo vinto questa causa pazzesca e io avr riguadagnato
un minimo di rispettabilit, spero che mi inviter
a cena. Le racconter una bella storia. Non lasci che
mi dimentichi di raccontargliela.
Una seconda guardia raggiunse quella seduta fuori dalla
porta, intenta a supervisionare la visita.
E ora di andare, disse la seconda guardia.
Sono pronto. Mi alzai e mi rivolsi a Rosalie. Vede,
questa volta non hanno detto che il nostro tempo  scaduto.
Perch non lo  ancora.
Tornato nella mia cella della morte, circondato da pile
di documenti legali, lavorai praticamente ventiquattro ore
al giorno per diversi giorni, rileggendo gli atti e battendo a
macchina la stesura finale della nostra Richiesta di una
certificazione di causa plausibile d'appello. Un documento
scottante lungo ventiquattro pagine in cui si ribadiva
che il richiedente ha avuto un'udienza soltanto nominalmente,
e che quella parvenza di udienza si era svolta di
fronte a un giudice il cui pregiudizio nei confronti del richiedente
traspariva da ogni pagina degli atti.
Specificai di aver dovuto preparare personalmente il
documento per via delle dicerie e delle falsit sul conto dei
miei legali, e degli abusi di cui entrambi, e in particolare
Rosalie, erano stati fatti oggetto. Nei loro confronti nutrivo
la massima fiducia ma, dal momento che la loro reputazione
e la loro professionalit erano state messe in dubbio,
non potevo, in tutta coscienza, chiedere a loro di preparare
questa richiesta. Se l'avessero scritta loro, e se la
richiesta venisse respinta, queste voci grottesche e infondate
acquisterebbero credibilit, e la cosa potrebbe finire
per macchiare le loro esistenze.
In breve: Se l'esito giudiziario dovesse trasformare
questa richiesta in un messaggio suicida,  meglio che sia
il richiedente stesso a scriverlo.
 una vera ironia socratica, aggiunsi, che io sia ancora
una volta costretto ad apparire in difesa di me stesso
oltre che tramite i miei avvocati, e che debba mettere due
persone rispettabili, funzionari di questa corte, nello stato
di dover a tutti gli effetti giocare alla roulette russa con la
propria reputazione e condizione sociale.
Avevo scelto l'unico modo possibile per far s che la
mia posizione venisse messa agli atti una volta per tutte,
distruggendo cos ogni possibilit, a prescindere dall'esito
del ricorso, che George e Rosalie potessero essere danneggiati
da una cos sinistra assurdit. Copie della richiesta
vennero inviate nell'ufficio del direttore affinch venissero
spedite agli avvocati, oltre alle cinque copie aggiuntive
richieste, una delle quali sarebbe finita nel mio fascicolo
istituzionale, un'altra spedita all'ufficio del governatore,
una terza al procuratore generale, e una quarta al
direttore del Dipartimento Carcerario.
Spedii a Rosalie una copia della richiesta e una lettera
in cui scrivevo: Non  il momento di perdersi nella terminologia
di voi avvocati. Il calcolato approccio da psicopatico
che avevo scelto venne ricompensato.
La sua risposta fu rapida e concreta: alcune parti della
richiesta, specialmente quelle inerenti certi aspetti estranei
alla vicenda legale, andavano tagliate, mentre altre erano
da ampliare o modificare.
Chiam un numero di San Francisco. George, disse
Rosalie alla voce al telefono, non possiamo presentare la
richiesta cos com'.
 chiaro che non possiamo. E sono certo che Caryl lo
sapesse mentre la scriveva.
Quindi credi che non gli dar fastidio se la modifichiamo?
Neanche per sogno. Sono certo che accetter volentieri
qualsiasi cambiamento tu e io vorremo apportare.
Quindi datti da fare.
Rosalie fece le correzioni necessarie e rimand il tutto
per posta aerea a Davis. Poi sped una lettera al Caro
signor Chessman, a volte il pi difficile e imprevedibile
dei clienti, nella quale diceva che avevo fatto .. .prima
di tutto un lavoro eccellente. Posso solo immaginare
quanto sia stato faticoso lavorare cos velocemente e con
quegli orari impossibili. Disse che si sentiva gratificata
dalla fiducia che avevo espresso in lei e in George, ed era
certa che anche George ne fosse fiero.
Tuttavia, le devo dire che, in qualit di suo avvocato,
non posso in tutta coscienza permettere che il documento
venga presentato nella sua forma attuale... in realt questo
 proprio il momento giusto per ricorrere alla terminologia
di noi avvocati, invece di ricorrere a una semplice
esposizione di fatti estrinseci, per quanto validi possano
essere in altri contesti e per altri propositi.
In poche parole significava: Stiamo facendo ci che 
necessario fare nel tuo interesse; quindi, per favore, invece
di esplodere in modo irragionevole, cerca di capire. E
che tu approvi o meno le nostre azioni, cerca di non far
naufragare la barca.
George present la richiesta, insieme alla necessaria
Notifica di appello, presso la Corte Distrettuale degli
Stati Uniti.
Questo accadeva l'11 febbraio. Il 15, il giudice Goodman
disse: Dal momento che questa Corte  dell'opinione
che una causa plausibile d'appello non sussista, la richiesta
di certificazione di causa plausibile viene negata.
CHESSMAN PERDE UN'ALTRA VOLTA, titol un
quotidiano, aggiungendo che la richiesta di appello era
stata respinta quasi a tempo di record. Nonostante ci,
concludeva l'articolo, alcuni funzionari del tribunale
hanno fatto notare come questo non segni affatto la fine
della battaglia di Chessman.
Ci restavano altre due corti - e met del tempo concesso
per l'appello se n'era gi andato. George venne a
trovarmi; poi, nel corso del weekend, complet i documenti
da inviare alla corte d'appello. Luned 20 febbraio,
di mattina presto, si present presso l'ufficio del cancelliere
della Corte d'Appello degli Stati Uniti, estrasse il
grosso fascicolo dei documenti dalla sua valigetta e li consegn
al cancelliere Paul O'Brien. Parl anche brevemente
con la segretaria del primo giudice William Denman.
Poi attese. Pass un giorno, poi un altro, un altro ancora,
un quarto giorno... e nessuna risposta. Arriv il
weekend; il tempo stava per scadere. Rosalie venne a
prendere i documenti che avevo preparato, nel caso ce ne
fosse stato bisogno, per presentare appello presso la Corte
Suprema degli Stati Uniti. George era pronto a prendere
il primo aereo per Washington nel giro di un'ora.
Almeno questa suspense  perfetta per vendere i giornali,
commentai io.
Non credo per che faccia molto bene alla sua ulcera,
replic Rosalie.
In effetti non aiutava, ma era sempre meglio della cura
per l'ulcera - e per tutte le mie illusioni e aspirazioni -
prescrittami dallo Stato della California. Una terapia a base
di pillole di cianuro, da assumere in una piccola stanza
verde. Troppo drastica per i miei gusti.
Quante volte ci siamo gi trovati in una situazione simile?
dissi io. Cos maledettamente tante che non pensavo
mi avrebbe fatto ancora effetto. Certo, io voglio vivere.
Eppure mi sento pronto a morire. Devo esserlo. In questo
momento  tutto molto semplice, e credo che per il momento
sia meglio cos. Abbiamo fatto, stiamo facendo, tutto
ci che la legge ci consente di fare. Ora  tutto in mano ai
tribunali - e al Fato. Quindi penso che me ne torner nel
Braccio, scriver qualche lettera personale e mi legger un
libro o due. Voi due andate a trovare qualche amico per il
weekend e rilassatevi. Mettete il caso e questo sfortunato
cliente in un angolino del vostro cervello e divertitevi anche
per me. Mi farete questo piacere?
Ci prover.
Poco prima che il nostro tempo scadesse del tutto,
quando sembrava ormai che per il sottoscritto stesse per
suonare la campana per l'ultima volta, il giudice Denman
rilasci la certificazione di causa plausibile. E il famoso
giurista, il cui atteggiamento verso di me e verso il caso era
stato cos ambivalente, alleg a essa una breve dichiarazione
di supporto, intitolata Chessman vs. Teets, che contrastava
in modo netto con la precedente sentenza del giudice
Goodman.
Lo stenografo del tribunale che aveva lavorato al primo
processo  deceduto dopo aver trascritto soltanto una
parte dei suoi appunti [sbiaditi e scritti secondo una tecnica
obsoleta], diceva nella dichiarazione. Grazie a un
curioso cavillo delle leggi della California, la scomparsa di
uno stenografo durante una causa civile d alla corte il potere
discrezionale di sospendere il giudizio ed eventualmente
ordinare un nuovo processo... ma una simile discrezionalit
non  assolutamente prevista nel caso di un
procedimento penale.
(I legislatori della California, molti dei quali si erano
sollevati contro di me quando in tribunale si era discusso
della possibilit di abolire o sospendere la pena capitale, e
che in occasione della Sessione periodica dell'Assemblea
legislativa della California avevano chiesto in massa al Congresso
di sbattermi la porta dei tribunali federali in faccia,
erano molto pi ben disposti nei confronti di appelli che
riguardavano, ad esempio, la validit del contestato testamento
della zia Maggie, o la terza istanza di divorzio di una
giovane sposina, di quanto non lo fossero nei confronti di
un appello che metteva in dubbio la validit di una condanna
a morte, nel malaugurato caso che a uno stenografo
venisse la brillante idea di morire. Specialmente se chi ricorreva
in appello si chiamava Caryl Chessman.)
La dichiarazione del giudice proseguiva dicendo: A
questo punto la trascrizione  stata completata da un altro
stenografo [nonch parente acquisito del pubblico ministero].
Successivamente, una procedura volta a perfezionare
la trascrizione  stata eseguita dalla Corte Superiore
che ha processato Chessman. A questa procedura ha partecipato
lo stesso stenografo che aveva completato la trascrizione
[e che, su suggerimento del pubblico ministero,
aveva consultato in merito, fuori dall'aula del tribunale,
alcuni testimoni chiave dell'accusa, raccogliendone le deposizioni]
e che aveva riscontrato grosse difficolt in alcuni
passaggi degli appunti per via del sistema stenografico
utilizzato dall'impiegato deceduto. Nel tentativo di superare
questa difficolt, era stata sfruttata la dichiarazione
sotto giuramento di alcuni testimoni, compresa quella del
procuratore che si occupava dell'accusa. Quest'ultimo
aveva collaborato fornendo la propria personale ricostruzione
di quanto era avvenuto durante il processo [e dopo
aver corretto la prima stesura della trascrizione, prima che
essa venisse copiata nella sua forma definitiva e presentata
presso la Corte Suprema].
Il carattere quasi da Tribunale dell'Inquisizione di
questa procedura di ricostruzione veniva poi cos commentato:
nonostante io avessi formalmente richiesto di
poter essere presente alla lettura del verdetto, e nonostante
il pubblico ministero avesse giurato davanti alla Corte
Suprema della California che sarei stato convocato,
Chessman non ha mai presenziato a questa procedura di
controllo e verifica degli appunti, n era rappresentato dal
suo avvocato, in modo da poter esporre il proprio parere,
e cio che la trascrizione dovesse riportare, fra le altre cose,
alcune affermazioni pregiudiziali pronunciate dal pubblico
ministero, oltre alle informazioni date alla giuria che,
nel caso lo avessero giudicato colpevole, avrebbero dovuto
emettere un verdetto di pena di morte. Gli era stata negata
la possibilit di controinterrogare i testimoni [per
mettere alla prova l'abilit del sostituto stenografo], di
convocare testimoni propri e di aggiungere i propri ricordi
alle fonti sulla base delle quali la trascrizione era stata
completata.
Una procedura cos particolare mi aveva dunque privato
del diritto a un processo regolare, sancito dalla Costituzione?
Alla luce dei fatti elencati, quel dubbio rivelava
un genuino fondamento giuridico, grazie al quale il mio
appello aveva un senso, scrisse il giudice Denman.
Tra le reazioni negative inaspettatamente ce ne fu anche
qualcuna positiva. Royce Brier, nella sua rubrica
This World Today sul Chronicle di San Francisco del
1 marzo 1956, aveva qualche osservazione mordace da
fare su come era stata amministrata la giustizia nel caso
Chessman:
Ogni giorno sul nostro giornale, funzionari pubblici si producono
in sviolinate su quanti gli si spezzi il cuore nel consegnare
i criminali alla giustizia. In California, come dappertutto,
un giornalista non pu pi avvicinarsi a un poliziotto,
a un procuratore distrettuale o a un assistente del
procuratore generale senza che questi cominci a sciogliersi
in un fiume di lacrime.
In California, l'esempio per antonomasia  quello di Caryl
Chessman.
L'ultima svolta nel caso Chessman pu essere altamente
istruttiva per chi ha quasi perso l'udito a forza di sorbirsi i
piagnucolii dei pubblici ufficiali di oggi. Tutti sanno chi 
Chessman... E stato pi volte avvocato di se stesso. Ha
scritto libri e articoli. Ha detto che il suo processo era stato
irregolare... Morto lo stenografo del tribunale, il verbale
del processo era stato completato da qualcun altro. Si 
ribellato, ha protestato, ha lottato senza un attimo di tregua.
Ma per quale motivo?
Di recente la Corte Federale ha negato a Chessman un nuovo
processo. In appello per, il giudice William Denman
della Corte Circoscrizionale ha certificato la plausibilit di
un ricorso, in modo da accertare se effettivamente a Chessman
sia stato negato un giusto processo per via di quella
dubbia trascrizione.
Le cose sono andate cos: quando  stata perfezionata la famosa
trascrizione in vista dell'appello contro la sentenza
del tribunale di prima istanza, il pubblico ministero e altri
testimoni avevano ricostruito a memoria ci che era stato
detto al processo, essendo le note dello stenografo defunto
oscure in pi punti. Ma n Chessman n i suoi difensori
erano presenti al momento di queste deposizioni. Gli avvocati
di Chessman sostengono che l'imputato avesse il diritto
costituzionale di essere rappresentato, e di sottoporre la
propria versione della trascrizione. La Corte Circoscrizionale
ha accolto la tesi di Chessman e riconosciuto la proponibilit
dell'appello.
Dopo essersi addentrato in alcuni particolari legali, il giudice
Denman ha dichiarato: Per inciso,  pi che probabile che
se Chessman fosse stato presente... parte dei... ricorsi, delle
petizioni... e dei nuovi ricorsi si sarebbe potuta evitare.
Questo dovrebbe far drizzare le orecchie al pubblico che
legge, perch, secondo la pubblica accusa, tutto  sbagliato
nel caso Chessman fuorch il nobile zelo di coloro che cercano
di consegnarlo alla giustizia. Sia pure con parole cortesi,
la decisione del giudice Denman suggerisce invece che
tutta la vicenda potrebbe essere stata condizionata da forti
pregiudizi.
Se il giudice sa che un imputato ha diritto per legge a essere
rappresentato in un certo procedimento, come pu un
pubblico ministero non esserne al corrente? Certo, i giudici
sono l per correggere le sviste dei pubblici ministeri; ma
perch questi ultimi debbono accollare le loro sviste alla societ,
ai tribunali, alle costituzioni o all'astuzia demoniaca
dei criminali? Dopotutto, i molteplici aspetti che rendono
equo un procedimento legale non sono certo una novit.
Non vengono forse insegnati alla facolt di diritto? Ma anche
se non esistesse una legge codificata, com' possibile
che un pubblico ministero e una corte di merito non sappiano
che i diritti dell'imputato presentano pi di un trabocchetto
per la pubblica accusa e per l'amministrazione
della giustizia in generale?...
Nessuno dei pubblici ministeri o dei giuristi chiamati
in causa da Brier si degn di rispondere all'eresia di un
giornalista che osava mettere pubblicamente in discussione
i metodi straordinari e il nobile zelo di coloro che
cercavano di consegnare il sottoscritto alla giustizia. Dopotutto,
non si rendeva conto il signor Brier che gli appartenenti
a questa classe eccelsa erano agenti del sovrano,
e che il sovrano non poteva sbagliare? Non gli era stato
detto e ripetuto che la belva umana Chessman era un
mistificatore incallito, che si faceva beffe della giustizia e
che era indegno di vivere? Che l'insistenza e la veemenza
con cui la belva negava la propria colpevolezza, altro non
erano che una cinica posa? Non doveva perci apparire
ovvio non soltanto a lui, ma a qualunque persona ragionevole,
che il fine perseguito (la mia esecuzione) giustificava
i mezzi opportunistici che venivano impiegati per
raggiungere tale scopo? In breve, tanto il signor Brier
quanto il giudice Denman erano semplicemente irragionevoli,
e per i giusti c'era pi di un modo per punire una
tale irragionevolezza.
L'attacco dunque, quando arriv, fu subdolo da un lato,
e smaccatamente volgare dall'altro.
Un mese dopo la pubblicazione dell'articolo di Royce
Brier, il Chronicle usc con un pezzo firmato da Bernice
Freeman, nel quale si rivelava che J. Miller Leavy, il
vittorioso pubblico ministero del caso Chessman, aveva
presentato al consiglio dell'Ordine degli avvocati dello
Stato delle accuse contro Berwyn A. (Ben) Rice, ex difensore
dello scrittore condannato. A detta dell'articolo,
Leavy, che n negava n confermava, aveva accusato Rice
di diffamazione in quanto lui, Leavy, era stato accusato
dallo stesso Rice di dubbia condotta nella questione della
trascrizione. I fatti risalivano a quando Ben aveva presentato
una petizione di habeas corpus presso la Corte Superiore
della contea di Marin nel maggio 1954, ottenendo
una sospensione dell'esecuzione della condanna meno di
un giorno prima che io venissi giustiziato. Leavy sembrava
contare sulla sentenza del giudice Goodman per stabilire
che le proprie azioni nella causa erano state irreprensibili
e che pertanto Ben meritava di essere punito con la
radiazione o la sospensione dall'albo forense o quantomeno
con un rimprovero degno di nota, per aver detto tali
cose sul suo conto.
Naturalmente quelle accuse non approdarono a nulla.
Dopo vari mesi di indagini, la questione ricevette la silenziosa
sepoltura che meritava, non prima per di aver contribuito
ad avvelenare ulteriormente l'opinione pubblica
nei miei confronti e nei riguardi di coloro che cercavano
di aiutarmi. Forse era stato proprio quello, il loro scopo.
I giornali riportarono una dichiarazione di Ben, che
era stato informato della mossa di Leavy, ma che non aveva
ancora ricevuto una copia formale delle accuse: Tutto
questo non  che la prassi, l a Los Angeles. Il mio operato
nel caso Chessman  stato irreprensibile al cento per
cento. Ne avrei da dire su tutta la faccenda, ma  meglio
che certe cose non vengano pubblicate. Diciamo solo che
Leavy ha il dente avvelenato.
Ci che invece avrei avuto io da dire sul conto dell'adirato
signor Leavy, sarebbe saltato fuori nelle nostre mozioni
di appello.
Dieci giorni prima che venissero rivelate le accuse di
Leavy, un altro quotidiano di San Francisco che amava atteggiarsi
a impavido crociato nella lotta contro il famigerato
gangster Chessman, se ne usc con un'altra rivelazione
mozzafiato.
E talmente grossa che merita un capitolo a s. Il prossimo.

Note.
1. Personaggio di una famosa filastrocca per bambini, immortalato nel
racconto L'incompreso di Florence Montgomery. [N.d.T.]

 CAPITOLO 14.
IL RE DEL BRACCIO DELLA MORTE.

Al pari di Byron, che si svegli una mattina scoprendosi
famoso, il mattino del 21 marzo 1956 venni a sapere di essere
diventato il re del Braccio della morte. A dare questa
incredibile notizia era stato l'Examiner di San Francisco
sparando il titolo: CHESSMAN RE DEL BRACCIO
DELLA MORTE, ASSERISCE UN DETENUTO.
Lessi il paragrafo iniziale dell'articolo firmato da William
Hendricks: Una lite furibonda rimasta sinora ignorata
 avvenuta nel Braccio della morte del carcere di San
Quintino ed  stata rivelata ieri in seguito ad alcune accuse
mosse da un detenuto indignato (al quale restano ancora
diciotto giorni di vita prima di finire nella camera a gas)
secondo le quali Caryl Chessman regna come un sovrano
nel Braccio della morte.
Questa s che era una notizia!
L'assurda rivelazione era stata fatta dal ventisettenne Robert
Pierce, l'assassino di Oakland condannato a morte.
La rissa aveva visto coinvolti Pierce e il suo complice, il
ventottenne Smith E. Jordan, oltre al trentatreenne Henry
Thomas, famoso omicida della contea di Siskyou, descritto
ora come un partecipante attivo alla rissa, ora come un paciere
che avrebbe tentato di separare i due contendenti.
Pierce, per, aveva addossato la colpa di tutto a Caryl
Chessman, lo scrittore detenuto il cui soggiorno settennale
nel Braccio della morte costituisce un primato senza
precedenti. In un profluvio di accuse e lamentele, mescolate
alla continua dichiarazione della propria innocenza,
Pierce ha dichiarato che una cricca di fanatici sostenitori
di Chessman aiuta lo stupratore di Los Angeles a fare
il bello e il cattivo tempo.
Hendricks diceva che il vicedirettore del penitenziario
Louis Nelson definiva Pierce n peggiore n migliore
della media degli ospiti del Braccio della morte. Se si trattava
di una citazione fedele, il signor Nelson manifestava
una ben scarsa conoscenza dei condannati ospiti nel suo
carcere, cosa che personalmente sospettavo da diverso
tempo. Pierce apparteneva alla media dei condannati
quanto un cane idrofobo e rognoso pu rappresentare la
media della specie canina.
Hendricks riferiva poi un'orribile storia di brutalit carceraria:
Pierce ha raccontato di essere stato picchiato per
venti minuti dalle guardie il mese scorso, quando si  rifiutato
di far entrare nella sua cella un secondino che voleva
togliere dalla parete una pagina di un documento legale.
Ha anche mostrato una cicatrice di un paio di centimetri all'angolo
della bocca sostenendo che fosse il segno lasciatogli
dall'anello di una guardia quando lo avevano gettato
nella fossa dei serpenti [la cella d'isolamento]. Mi hanno
picchiato, preso a calci e buttato nella fossa nudo.
Aveva poi aggiunto: Avevo cercato di discutere con
Jordan riguardo ad alcuni dettagli legali, in modo da ottenere
un processo equo ma, mentre ero nella fossa, gli sbirri
e la cricca di seguaci di Chessman avevano montato il mio
socio contro di me, e quando sono uscito quello non mi ha
pi rivolto la parola.
Ieri  venuto da me come se volesse parlare e invece
mi ha colpito a tradimento. Poi tutta la banda al completo
mi  saltata addosso. C' stata una rissa, e io non sono
certo il tipo che si tira indietro. La cosa  andata avanti per
una ventina di minuti.
La guardia che si trovava sulla passerella  rimasta l
a guardare. Io gli ho detto: Ehi tu, perch non mi aiuti?
Non ce la faccio pi.
Bisognava conoscere sia Prima Pagina Hendricks
che lo stesso Pierce, e magari anche quel mondo alieno
che  il Braccio della morte, per capire fino in fondo
perch la storia sembrasse cos strana ai funzionari della
prigione.
Hendricks era un tizio calvo, sulla quarantina, che vestiva
casual, ma con una predilezione per le camicie sportive
dai colori sgargianti, e un modo di fare piuttosto
lezioso.
Era l'inviato speciale dell'Examiner di San Francisco
per la provincia americana. Aveva anche una rubrica
tutta sua sull'edizione domenicale, nella quale raccontava
le attivit della sua contea in uno stile che scimmiottava
una serie di scrittori diversi. Era una specie di oracolo tascabile,
che si atteggiava a consigliere di chiunque aspirasse
a una carica pubblica e che sguazzava negli intrighi
della politica locale.
Questo signorotto del quarto potere, che mi aveva appena
incoronato re del Braccio della morte, mi aveva
preso di mira da anni. Nel 1949, aveva ottenuto un'intervista
con il sottoscritto nella quale mi aveva subdolamente
descritto come uno spietato picchiatore con un quoziente
intellettivo da genio, facendo per notare come
questo profilo fosse in contrasto con i due nastri rosa
che portavo alle caviglie.
Il lettore poteva trarre da s le proprie conclusioni:
Chessman era una specie di esibizionista, un pervertito
che sfoggiava allegramente dei nastri rosa sulle scarpe e
pertanto, sulla base di una prova talmente evidente, era
quasi sicuramente colpevole degli orrendi crimini a sfondo
sessuale perpetrati dal bandito della luce rossa.
In realt i nastri rosa erano normalissimi lacci da
scarpe di colore rosso. Le pantofole di pezza confezionate
in prigione che indossavo in quel periodo erano fatte in
modo tale che non rimanevano ai piedi se non le si allacciava
sotto alla suola assicurandole poi alle caviglie. I lacci
ci venivano forniti per quello scopo specifico. Tutti gli
uomini del Braccio li usavano.
Ho cercato pi volte di far tornare Hendricks nell'ufficio
del vicedirettore. Se ci fossi riuscito, sarebbe stata
una cosa breve, dal momento che avrei espresso tutto il
mio disappunto in modo non verbale.
Dopo la pubblicazione di Cella 2455. Braccio della
morte il mio caso attir un'attenzione sempre maggiore,
pur facendosi via via pi controverso. Hendricks, fautore
ostinato della pena di morte, si occup di me in pi occasioni.
Le sue tesi erano risibili, ma quando si  in attesa
di morire non  sempre facile ridere. La maggior parte di
noi rifiutava di essere intervistata da lui, e per parecchi
mesi non trov appigli, fino a quando non pesc il jolly con Robert Pierce.
Pierce era un tragico esempio di personalit distorta
ed emotivamente repressa che, nel tentativo di bilanciare
i propri difetti, spesso finisce in prigione o addirittura nel
Braccio della morte, dove poi si trova perfettamente a suo
agio. C' qualcosa di tristemente instabile in questi esseri
infantili, che cercano per, in tutti i modi, disperatamente,
di dimostrare il contrario a se stessi e a tutti quelli con
cui entrano in contatto. Si tratta di persone profondamente
impulsive, per le quali essere un con (un condannato)
 un titolo di merito, e che prendono come modelli
esistenziali i cattivi che scaturiscono dalla fervida immaginazione
degli sceneggiatori di Hollywood e della televisione.
Non fanno che ripetere che odiano gli sbirri e le carogne
(poliziotti e secondini), per far vedere di non essere
degli infami (delle spie). Maledicono le guardie, e
quando vengono puniti per questo, raddoppiano le maledizioni.
Tutto questo per dimostrare quanto sono duri. Si
fanno di benny (benzedrina), t (marijuana) e di
ero (eroina).  cos che si divertono. Sono bugiardi incalliti
ma stupidi, che si vantano di colpi immaginari e
di favolosi bottini.
A sentir loro, un giorno sono dei gran ruffiani; il giorno
dopo dei gran banditi, hanno sempre guidato soltanto
Cadillac, non sono mai andati in giro con meno di diecimila
bigliettoni in tasca e avevano una scuderia di almeno
cinque cagne (prostitute) di prima classe. Non hanno
mai girato senza almeno un mitra automatico e due rivoltelle
calibro 45. (Poi si va a controllare e si scopre che guidavano
una vecchia Chevrolet o una Ford, che avevano
fatto qualche scippo o al massimo avevano ammazzato il
droghiere all'angolo o un taxista in una rapina da poco.)
In prigione hanno sempre qualcosa di grosso che bolle
in pentola, ma alla fine sono sempre loro a uscirne scottati.
Hanno una amichetta (un pervertito) con cui, se ne
hanno l'occasione, fanno sesso, e poi se ne vantano coi
compagni. Minacciano spesso di spaccare la testa a
qualcuno o di ficcargli del piombo in pancia. Cercano
sempre di prevaricare gli altri detenuti, o di zittirli urlando
pi forte di loro. Se non sei disposto ad assecondarli o
a fraternizzare, diventi subito una checca, un idiota o uno
sfigato. Sono esseri dai quali tutti cercano di stare il pi
possibile alla larga.
Confondono la diplomazia e il buonsenso con la debolezza;
perci ti ritrovi spesso costretto, se sei uno che sa
badare a se stesso e che non corre subito a piagnucolare
dalle guardie, a ricorrere alle maniere forti e, in casi estremi,
a massaggiar loro la testa con un buon destro o con
qualche corpo contundente.  l'unica terapia che funziona,
anche se purtroppo l'effetto  di breve durata.
Figli terribili della societ, della prigione e del Braccio
della morte, sono quasi tutti sotto i venticinque anni. Attualmente,
negli istituti di pena, si tende a segregarli quando
diventano troppo difficili da controllare. A San Quintino
vengono messi in quarantena, insieme ad altri soggetti
non meno gravi, in un'ala speciale del vecchio edificio
del carcere. Spesso per passano al reparto psichiatrico, e
talvolta, quando varcano il punto di non ritorno, finiscono
nei manicomi criminali o a Vacaville, la pi grande
struttura ospedaliera dello Stato.
Fortunatamente, molti di questi pietosi casi mentali
superano il proprio complesso di Dillinger e l'impulso a
impressionare il prossimo con la propria ferocia. Spesso
questi minorati nel carattere sono pi comici che pericolosi.
Tuttavia i pi violenti e i pi squilibrati pongono
all'opinione pubblica, allo psichiatra, al sociologo, al criminologo,
al giudice e al legislatore un problema gravissimo,
cui il castigo e la camera a gas non offrono alcuna soluzione.
Non sono criminali, se non nel senso pi strettamente
legale del termine.  vero, commettono dei delitti, ma raramente
a scopo di lucro, come fa invece il criminale professionista.
Talvolta, come avviene per lo psicopatico, la
loro criminalit esibita in modo sfrontato esprime un odio
autodistruttivo o una sfida nei confronti dell'autorit, o
ancora una fredda indifferenza verso i diritti altrui.
Sono come individui nati privi di gambe, di braccia o
di occhi. La loro menomazione non  fisica, bens mentale
ed emotiva. Da un punto di vista psicologico,  come
se fossero ciechi; in fatto di carattere e di maturit
emotiva sono senza braccia o senza gambe, o come se
questi arti fossero deformi. Per il loro stesso bene e per
la sicurezza della societ, sarebbe meglio affidarli, come
avviene per i soggetti psicopatici aggressivi, a istituti
adatti a prendersi cura di loro. La cosa peggiore in assoluto
 chiuderli in prigione - non solo per loro, ma per
la prigione stessa.
Non si punisce un cieco perch non  in grado di vedere.
Nel caso in cui un trapianto della cornea possa restituirgli
la vista,  giusto operarlo. Questo dovrebbe accadere
anche nel caso di una minorazione mentale. Se cos
fosse avremmo in circolazione pi cittadini a modo e
meno relitti umani come Robert Pierce (per non parlare
delle loro disgraziate vittime).
Se Hendricks fosse stato pi perspicace, avrebbe scritto
un articolo completamente diverso, denunciando quanto
inumano fosse giustiziare un povero cristo come Pierce.
Avrebbe messo in chiaro che l'unico re che un qualunque
Braccio della morte possa avere,  la morte stessa, e
che, come disse Austin Dobson, non esiste sovrano pi
terribile.
Naturalmente Hendricks avrebbe potuto rispondere
di essersi limitato a riferire ci che Pierce gli aveva raccontato,
ma ci significava che era legittimo pubblicare
qualunque fandonia pur di soddisfare l'avida sete del pubblico
per il sensazionale, mentre il dovere di un giornalista
e del suo giornale  quello d'informare i lettori.
Durante l'ora dedicata alla ginnastica, i miei scagnozzi
del Braccio della morte mi spiegarono la verit.
Episodi come questo erano troppo spassosi per passare
sotto silenzio in un mondo tetro e oscuro come il nostro.
Pancia Tonda rise cos forte che perse l'equilibrio e quasi
cadde a gambe all'aria. Gene mi guard e se ne usc
con il commento pi devastante in assoluto: Ernk!
Ero d'accordo. Mike l'Onesto, il nostro stravagante irlandese
di Boston, disse di avere una dritta per Hendricks.
Gli far sapere il segreto meglio custodito della
storia - che Sua Maest  stata nientemeno che l'autista
della fuga di John Wilkes Booth, l'assassino di Lincoln!
Pierce era stato rinchiuso dietro la Cortina di Ferro,
come la chiamavamo noi, ovvero l'ala all'estremit del
Braccio usata per i detenuti che non volevano o non riuscivano
ad andare d'accordo con la popolazione del Braccio.
Culo di Gomma, con il suo solito sorrisino da depravato,
fece in modo che l'articolo di Hendricks arrivasse in
mano a Pierce, che ci rimase malissimo: Cazzo, disse
amareggiato, quello stronzo mi ha fregato. Voglio dire...
le cose... le cose non stanno affatto cos. Quello stronzo
di Chessman ha avuto tutta l'attenzione. Non  giusto,
cazzo, non  giusto!
Naturalmente Pierce, a cui piaceva farsi soprannominare
Campione, non era affatto stato picchiato e preso a
calci per venti minuti dalle guardie carcerarie, e neppure
per venti secondi. Si era beccato un pugno al mento dopo
che si era rifiutato di uscire dalla cella per una delle solite
perquisizioni. Fattosi venire una crisi isterica, si era improvvisamente
avventato su una guardia. La guardia l'aveva
colpito e il Campione aveva baciato la polvere. Mi
arrendo! aveva subito urlato. Non picchiatemi! Non 
successo niente!
N tantomeno gli era saltato addosso alcun fantomatico
seguace di Chessman. Era stato lui a scagliarsi contro il
suo complice Jordan, un simpatico giovanotto che a un
certo punto si era scocciato delle continue lamentele del
Campione, e del fatto che pretendesse di avere il controllo
assoluto della loro comune battaglia legale per sfuggire
alla camera a gas.
Come si fa a ragionare con quello? ci aveva confidato
Jordan. L'unica cosa da fare  lasciare che vada per la
sua strada e io per la mia.  per colpa della sua linguaccia
se siamo qui. Ci eravamo procurati un avvocato in gamba,
e due giorni dopo quello gli scrive dandogli del bastardo
fottuto e del cane rognoso. Ha tentato persino di spiegare
al mio avvocato come doveva preparare il mio appello.
Quello  matto.
Lo era davvero, ma non secondo gli antiquati parametri
usati dallo Stato della California per misurare la sanit
mentale a norma di legge. Era gi stato in manicomio per
diverso tempo. L'errore era stato lasciarlo uscire.
Era entrato nell'Esercito, e aveva combinato soltanto
guai, tanto che era stato congedato per cattiva condotta e
motivi psichiatrici. Jordan lo aveva scovato che viveva in
una baracca e lo aveva preso in simpatia. Il Campione si
era procurato una pistola, aveva escogitato idee grandiose
e si era lanciato insieme a Jordan in una breve carriera di
rapinatori dilettanti. Usciti dal carcere, erano finiti nuovamente
sotto processo per l'omicidio di un taxista nel corso
di un tentativo di rapina andato a rotoli per colpa del
Campione. Dopo l'arresto, era giunto all'assurda conclusione
che, lasciando intuire di poter essere effettivamente
l'autore dell'omicidio, non sarebbe stato processato per il
reato minore, quello di rapina; poi, in un secondo momento,
avrebbe convinto la giuria della propria innocenza
e sarebbe tornato in libert. Al contrario, grazie a quella
sua boccaccia, aveva finito per scavare la fossa per s e per
Jordan. Non contento, decise di scavare ancora pi a fondo.
Avrebbero avuto ottime probabilit di beccarsi una
condanna a vita, al posto di quella a morte, se non fosse
stato per il suo comportamento durante il processo.
Con frasi oscene attribuiva continuamente le sue disgrazie
alla malvagit del creato, al fatto che il mondo era
composto in gran parte di gente perversa e vendicativa e,
dal momento che era negro, alla discriminazione e ai pregiudizi
razziali. Si era cucito addosso un personaggio tragicomico.
La sua mente malata era affamata di notoriet.
All'inizio, dal momento che a volte sapeva essere piacevole
e divertente, ci aveva divertito con le sue battute,
ma ci eravamo stancati presto anche di quello. Tamburellava
con le dita sul tavolo per ore e ore, e diceva chiaramente
che ci considerava quasi tutti degli sfigati. Sentivamo
la sua risata da pazzoide alle tre del mattino. Mangiava
con voracit. Era basso di statura, tozzo, e aveva un sedere
enorme.
Io avevo scritto un libro; perci decise che ne avrebbe
scritto uno anche lui. Aveva gi riempito millecinquecento
pagine e continuava a scrivere di gran lena quando, nello
stesso periodo in cui venne sequestrato il mio romanzo,
gli tolsero anche il suo. Io intentai un'azione legale, lui mise
in azione la sua boccaccia. E pur di superare la mia notoriet,
minacci di far fuori tutte le guardie dalla prima
all'ultima per far s che tutto il carcere sapesse che razza
di persona fosse l'autore di quel libro. A volte diventava
una vera tigre, specialmente quando faceva il pieno di un
certo succo di frutta leggermente fermentato al quale aggiungeva
dello zucchero. Per un po' fece comunella con
Culo di Gomma e con il Greco, fino a quando non si sopportarono
pi a vicenda.
Gi un paio di volte, mentre si trovava in cella, aveva
minacciato di spaccarmi il cranio. Quando gliene offrii
l'occasione, sorridendo declin l'offerta. Si era infuriato
con me una sera in cui si era messo a strimpellare una
vecchia chitarra ben oltre l'ora consentita, e io avevo osato
accompagnarlo battendo una contro l'altra due ciotole
di latta.
Rovinava qualsiasi partita di pallavolo o di ping-pong
con i suoi litigi e le sue spacconerie. Amico, sono il pi
bravo di tutti, sono il Campione. Leggeva riviste per soli
uomini per dimostrare la propria virilit, si vantava di come
aveva trattato una delle sue cagne e non perdeva occasione
per tiranneggiare e imbrogliare il prossimo, incapace
com'era di stabilire rapporti umani di qualsiasi natura.
Una volta prese di mira un nuovo arrivato, un ragazzo
che non era mai stato arrestato prima e che non era assolutamente
preparato ad affrontare un ambiente ostile come
quello. E con lui, tent uno dei suoi trucchi.
Sai bene di non essere all'altezza, gli disse. Questo
 un posto molto duro. Questi stronzi sono cattivi! E ti
hanno messo gli occhi addosso. Hai bisogno di un amico,
qua dentro, qualcuno che li tenga a distanza, e io sono il
Campione. Basta che tu dica loro che mi prendo cura io di
te. Vedrai che ti lasceranno in pace, perch gli stronzi sanno
che non ho niente da perdere. Posso prenderli tutti a
calci, dal primo all'ultimo, quindi ti conviene trattarmi come
si deve.
Tradotto, significava che avrebbe fatto meglio a mettersi
sotto la sua ala protettrice, dimostrando la propria
gratitudine compiacendone le voglie sessuali. O peggio.
La storia mi arriv alle orecchie, e mi affrettai a dare
un consiglio al Campione: Pierce, per quanto riguarda
me o chiunque di noi, sei libero di fare tutto ci che ti pare
e piace, se sei abbastanza sveglio da fregare gli sbirri.
Ma non provare a costringere nessuno a fare niente. Non
cercare di approfittarti di qualcuno come hai appena fatto,
o scoprir presto se sai essere davvero feroce come dici.
Ci siamo capiti?
Certo, rispose Pierce con astio. Cercava solo di divertirsi
un pochino, e adesso lo stavo prendendo troppo
sul serio.
Continua cos, e andrai presto a divertirti al cimitero,
gli dissi io.
Lui e Jordan persero la causa in appello. Venne fissata
la data dell'esecuzione, che cominci ad avvicinarsi. Sperando
in un miracolo, Pierce aveva mandato a chiamare
Hendricks, con l'intenzione di vendergli un sacco di frottole.
In cambio del suo racconto di brutalit carceraria e
di regale dispotismo, era convinto che Hendricks avrebbe
rivelato al mondo la vera storia di Robert O. Pierce, e
che la nuova fama acquisita gli avrebbe procurato un avvocato
di grido capace di stabilire una volta per tutte la
sua innocenza.
Le cose non andarono esattamente cos. I suoi piani finivano
sempre tutti allo stesso modo.
E alla fine il Campione si trov faccia a faccia con il
ghigno della Morte. Era in trappola. All'improvviso, non
si trattava pi di un gioco affascinante, era tutto spaventosamente
reale. La sua mente malata non resse alla tensione.
Cominci a sfasciare le tubature della sua cella,
smaniando e minacciando di morire urlando e scalciando.
Lo misero in cella d'isolamento. L, sembr calmarsi
un po', ma era solo la falsa quiete che precede una ben pi
tremenda tempesta emotiva.
Un pomeriggio lo portarono insieme a Jordan al pianterreno,
dove sarebbe rimasto sino al mattino seguente
per poi essere giustiziato. La giustizia della camera a gas
della California si apprestava a cogliere il suo pi sinistro
trionfo. Nella morte, il Campione ottenne finalmente
quella celebrit che aveva inseguito invano per tutta la vita.
Peccato che non fosse pi in grado di leggere i titoli in
prima pagina.
I cadaveri non leggono.
ASSASSINO MUORE URLANDO DURANTE UNA
DUPLICE ESECUZIONE, titol un quotidiano.
Il resoconto pi esauriente degli ultimi istanti di vita di
Pierce fu scritto dal giornalista Will Stevens, dell'Examiner
di San Francisco, il 7 aprile 1956, giorno successivo
alla duplice esecuzione. Lo riporto qui di seguito col suo
consenso e con quello dell'Examiner.
Ieri lo Stato sovrano della California ha giustiziato un uomo
che proclamava la propria innocenza urlando imprecazioni
a Dio.
L'uomo si chiamava Robert Pierce, ed era stato giudicato
colpevole da una giuria di sole donne dell'uccisione di un
taxista a Oakland nel 1953, per rapinargli sette dollari.
Il complice di Pierce, Smith E. Jordan,  andato incontro
alla morte a pochi passi dal compagno, dopo aver sorriso
cordialmente ai sedici austeri testimoni e alle trentadue
guardie cui spetta il compito di assistere alla fine dei condannati
a morte nella camera a gas di San Quintino.
Nonostante fossero state approntate misure di sicurezza con
pochissimi precedenti nelle 355 esecuzioni della storia della
prigione, il ventisettenne Pierce, un pezzo d'uomo forte come
un toro, non  riuscito a togliersi la vita appena cinquanta
secondi prima di entrare nella camera a gas per un errore
di pochi millimetri. Mentre il cappellano cattolico della prigione,
il reverendo Edward Dingberg, stava pregando, Pierce
ha tentato di tagliarsi la giugulare con un frammento di
specchio, senza tuttavia riuscire a trovare l'arteria.
Quasi nello stesso istante, mentre gi il sangue gli sprizzava
dal collo, il tenente carcerario Claude Lansing e il medico
della prigione M.D. Willcuts si sono lanciati su Pierce.
Portatelo dentro, ha ordinato il direttore Harley Teets,
che si trovava sul posto.
Cinque secondini hanno trascinato Pierce di peso nella camera
a gas, e il detenuto ha potuto cos mantenere la sua
promessa di morire urlando e scalciando, mentre il sangue
continuava a sgorgare dal collo imbrattandogli la camicia
bianca. Nella colluttazione, ci sono voluti sei minuti
buoni alle guardie per riuscire a legare Pierce alla sedia. Poi
 entrato Jordan, che  stato subito legato da mani esperte.
Tenendo gli occhi chiusi e la testa eretta in un atteggiamento
di inaspettata dignit, Jordan ha ignorato le violente imprecazioni
di Pierce. Nove minuti pi tardi, i due uomini
erano morti, il mento sul petto come bambini stanchi che si
addormentano dopo aver giocato troppo.
Il direttore Teets ha definito l'esecuzione come la pi
difficile che abbiamo mai eseguito, quindi ha ordinato un'indagine
approfondita per appurare come mai Pierce avesse
potuto tentare il suicidio non solo nel Braccio della morte,
ma addirittura sulla soglia della camera a gas, pochi secondi
prima di entrarvi.
I funzionari della prigione si aspettavano dei problemi da
Pierce... ma non sino a quel punto.
Cinquanta secondi prima che Pierce venisse condotto nella
camera a gas, alle dieci, il reverendo Dingberg era entrato
nella cella del condannato e aveva cominciato a pregare,
mentre Pierce continuava a fumare la sua sigaretta. A un
certo punto il sacerdote lo ha visto fregarsi il collo con
qualcosa... Pochi secondi dopo il tenente Lansing e il dottor
Willcuts hanno visto il fiotto di sangue e si sono gettati
su Pierce, quasi travolgendo il sacerdote, mentre si alzava il
grido: Sono innocente! Giuro davanti a Dio che sono innocente!
I testimoni hanno visto cinque guardie trascinare Pierce
nella camera a gas come cacciatori che trasportano un gorilla
preso in trappola. Due guardie lo tenevano per le braccia
e due per i piedi, mentre una quinta guardia gli puntava
una pistola alla testa, accompagnando lo strano gruppetto
dentro alla camera a gas. Poi lo hanno legato alla sedia.
Gli sbalorditi testimoni, ignari del tentativo di suicidio,
hanno visto una gran macchia rossa allargarsi sulla schiena
del condannato. Erano le dieci in punto del mattino.
Prima gli hanno legato il polso destro, poi il sinistro. Nel
frattempo per il condannato si era liberato i piedi. In qualche
modo, nel corso della colluttazione, una delle guardie 
riuscita ad avvolgere una giacca blu attorno a Pierce, nel
tentativo di nascondere la chiazza rossa che ormai gli copriva
tutta la schiena, e che invece ha cominciato a inzuppare
inesorabilmente la giacca.
O Signore Ges, fammi morire, ma non cos...
Alla fine, l'uomo si  lasciato andare come un animale esausto.
Nel giro di pochi secondi, le guardie, con le divise ormai
anch'esse insanguinate, gli hanno legato le caviglie. In
tutto, ci sono voluti sei minuti per ridurlo all'immobilit.
Solo a quel punto  stato fatto entrare Jordan. L'uomo ha
sorriso strizzando l'occhio, e ha alzato due dita in segno di
vittoria mentre veniva legato alla seconda sedia. A questo
punto le guardie se ne sono andate, chiudendosi alle spalle
la porta d'acciaio della camera a gas.
E va bene, Signore, ha urlato Pierce, se  cos che vuoi.
Poi ha rivolto lo sguardo ai testimoni, che lo osservavano
dalla stanza con il pannello di vetro.
Siete stati voi a mandarmi qui, ha gridato alle facce che aveva
davanti. Ho sbagliato, ma non ho mai ucciso nessuno.
All'improvviso, come una tigre imprigionata dai cacciatori
della giungla, il ventisettenne Pierce ha fatto un tentativo
supremo di liberarsi dalle cinghie che lo stringevano. Le sue
spalle poderose si sono sollevate sulla sedia, mettendo a nudo
la gola squarciata. Per qualche secondo  sembrato che
ce la potesse fare, ma le cinghie hanno resistito.
Dio, mi hai ingannato! ha urlato. Perch sono innocente!
Alle dieci e sei minuti esatti, alcune pillole di cianuro sono
state fatte cadere in un secchio pieno di acido. Pierce ha
guardato i vapori con aria incuriosita.
Dio, mi hai ingannato... ha mugolato ancora una volta.
Dal lato opposto della camera a gas si  alzata una preghiera.
Era il cappellano della prigione. Padre, abbi piet di loro...,
abbi piet di loro...
Tu... ha balbettato Pierce, poi ha rovesciato il capo
all'indietro.
Abbi piet di loro... Padre, perdona loro perch non sanno
quello che fanno, ha detto il sacerdote.
Poi  calato il silenzio nell'edificio che ospita la camera a
gas. Alle dieci e quindici un tenente carcerario ha annunciato:
 finita, signori.
Robert Pierce, ventisette anni, e Smith Jordan, ventotto,
condannati per l'omicidio del taxista Charles Rose, ucciso il
28 marzo 1953, erano morti.
Fuori, nella fresca mattina primaverile, cantavano le allodole.
A pochi passi dalla camera a gas fiorivano le viole lungo
i bordi di un'aiuola tagliata di fresco...
Nel Braccio della morte, quel venerd mattina, non c'erano
uccelli che cantavano, fiori che sbocciavano, e la primavera
era soltanto un astratto evento cronologico.
Poco prima delle dieci e trenta udimmo squillare il telefono
nell'ufficio del sergente. Sapevamo che cosa significasse:
l'esecuzione era terminata. Tra breve sarebbe ricominciato
il solito tran-tran. Presi un elenco da una cartelletta,
lo inserii nella macchina da scrivere e aggiunsi due
numeri, due nomi e due date: 66. Pierce, 6 aprile 1956
e 67. Jordan, 6 aprile 1956.
Il boia aveva tolto il titolo al Campione. E cos che
fanno i giustizieri.
I suoi guai erano finiti.
I miei non lo erano.
Culo di Gomma aveva cominciato ad agitarsi per le
esecuzioni sin dalle prime luci dell'alba. Non che gliene
fregasse nulla di Pierce o di Jordan, ma la sua indole morbosa
gi pregustava i particolari dell'esecuzione. (Che
bello sar andare a vedere i cadaveri, gli sputer addosso
e li ricoprir di insulti!) Allo squillare del telefono, annunci,
come se parlasse a nome del Fato stesso: 
fatta!
Poi si mise le cuffie, ansioso di cogliere qualche dettaglio
dal notiziario radiofonico. Meno di un'ora dopo, la
sua attenzione venne ricompensata.
Ehi, Mike, grid al suo vicino di cella, hai sentito?
Hai sentito? Lo hanno detto adesso alla radio. Quel matto
di Pierce ha cercato di tagliarsi la gola appena prima di
entrare nella camera a gas e ha lottato con le guardie sino
all'ultimo. Ve l'avevo detto io che avrebbe fatto qualcosa
del genere.
In realt, questo brillante esempio di umanit carceraria
la sera prima aveva affermato ghignando: Quel cane
bastardo prima se la far addosso e poi entrer nella camera
a gas leggendo la Bibbia, con le ginocchia che gli tremeranno
cos forte che sentiremo il rumore da qua. Non
ha le palle per tentare qualcosa di grosso, vedrete.
Mike, al quale restava appena una settimana da vivere,
mormor qualcosa con voce assonnata.
Culo di Gomma poi, cal improvvisamente come un
avvoltoio su un cadavere ancora caldo per beccarne gli occhi.
Mi sembrava di vedere il sangue e le interiora che gli
penzolavano agli angoli della bocca. Ascoltami bene, Culo
di Gomma, gli dissi sporgendomi tra le sbarre, un
giorno o l'altro mi occuper anche di te. Sei un esemplare
di bastardo troppo raro per farmelo sfuggire.
Prima per dovevo occuparmi di una questione di vita
o di morte, l'appello relativo al caso Chessman contro Teets.
Eravamo finalmente in possesso del prezioso certificato
che ci permetteva di ricorrere in appello. Ora toccava a
noi, cos ci mettemmo al lavoro come una squadra perfettamente
organizzata.
George si diede subito da fare per investire di potere
giurisdizionale la corte d'appello e mettere in moto la
macchina legale. Per misura precauzionale, present una
seconda notifica di appello e con essa una designazione
del contenuto degli atti di appello che avrebbe guidato il
cancelliere della Corte Distrettuale nella compilazione degli
atti che la corte di revisione avrebbe utilizzato.
Normalmente gli atti dovevano essere stampati, e poich
equivalevano a circa duemila pagine (senza contare
numerose scatole di documenti, i cui originali sarebbero
stati trasmessi per consultazione alla corte d'appello), il
solo costo della stampa si sarebbe aggirato attorno ai cinquemila
dollari. Dal momento che non disponevo dei fondi
necessari per sostenere i costi della stampa o le spese di
iscrizione al ruolo della causa, George present una mozione
basata su un'attestazione giurata da me compilata,
in cui si chiedeva alla Corte d'Appello di concedermi di
procedere in forma pauperis, vale a dire esente da spese e
lavorando su atti dattiloscritti.
La mozione, osteggiata da Clarence Linn, viceprocuratore
generale della California, che si ostinava a darmi
addosso come un obeso don Chisciotte, fu discussa davanti
a un consesso di tre giudici, ai quali Linn spieg
quante migliaia di dollari io avessi ricevuto nel 1955 dal
mio editore, pronunciando poi quella che io considero
una delle sue frasi pi celebri: Quel denaro deve pure essere
finito da qualche parte.
Da qualche parte, certo. Se n'era andato perch lui e
gli altri funzionari dello Stato mi avevano trascinato in
questa lunga battaglia legale, cercando in ogni modo di
sbattermi nella camera a gas. Linn chiese che io fornissi un
dettagliato resoconto alla corte prima che questa decidesse
in merito alla mozione.
George rifiut di lasciarsi condurre in un vicolo cieco.
Se avessimo presentato un resoconto, Linn si sarebbe lanciato
in una digressione su come avrei dovuto o come non
avrei dovuto spendere il mio denaro. Il problema era semplice,
e George fece in modo che rimanesse tale. Io stesso
ho ricevuto molto meno della met di quanto avevamo
concordato, e sono certo che Chessman non ha denaro disponibile,
disse alla corte.
Il sottinteso era piuttosto chiaro: se Linn era in possesso
di qualche prova ch'io avessi dei fondi nascosti, toccava
a lui produrla. In caso contrario, che la smettesse di
far perdere tempo alla corte. L'Ufficio delle imposte sul
reddito aveva posto sui miei beni un sequestro conservativo
e conosceva benissimo la mia situazione finanziaria
che io stesso gli avevo esposto. Non avevano certo bisogno
dell'aiuto di Linn.
Concluse le argomentazioni, la mozione venne sottoposta
al giudizio. Il giorno dopo i tre giudici rilasciarono
un'ordinanza che accoglieva la mozione, e il cancelliere
della Corte Distrettuale cominci a preparare gli atti dattiloscritti
che avrebbero dovuto essere consegnati entro e
non oltre quaranta giorni dalla data di presentazione dell'appello.
Gli ultimi ostacoli procedurali erano stati rimossi.
Rosalie e io discutemmo sul modo migliore di evidenziare
i punti sui quali contavamo di pi. Avevamo convenuto
che George necessitasse di un po' di riposo; riposo,
del resto, che si era ampiamente meritato. Non avremmo
comunque tardato ad aver nuovamente bisogno di lui.
Compilammo la dichiarazione introduttiva dell'appellante,
e qui il talento e la mente schematica di Rosalie si rivelarono
impareggiabili. Stabilimmo poi che lei avrebbe
dedicato ogni momento libero alla compilazione di un
promemoria di precedenti, di citazioni autorevoli e di casi
che supportavano la nostra posizione, mentre io avrei riveduto
e corretto la dichiarazione introduttiva in cui sarebbe
stato inserito il prezioso materiale da lei raccolto.
La guardia si avvicin all'inferriata che stava alle mie
spalle. Mi spiace, ma il suo tempo  scaduto.

 CAPITOLO 15.
LA COLPA, CARO BRUTO...

Scese finalmente la sera.
La mia cella era divenuta pi piccola, quasi soffocante,
non solo per via della mia spazzatura - libri, voluminosi
fascicoli, scatole piene zeppe di documenti legali, accumulatisi
via via nel corso della mia lunga lotta per sopravvivere.
C'era anche un'altra ragione.
Fissai a lungo il foglio di carta che avevo infilato nella
macchina da scrivere. Le parole non mi venivano. A un
tratto un soffio d'aria fresca, dal leggero sapore salmastro
della baia e degli ultimi pollini, mi ramment che era
estate. Estate? Significava solo che tra poco sarebbe arrivato
l'autunno, e poi sarebbe sopraggiunto l'inverno.
Erano le probabili conseguenze dell'inverno che io dovevo
ora soppesare.
Lungo i lati del corridoio, i miei compagni di sventura
- Pancia Tonda, il Ragazzino del Tennessee, Culo di Gomma,
Sospiro e gli altri - discutevano animatamente di politica,
probabilmente. O di baseball o di sesso. Io li ascoltavo
a met, perch ero pi concentrato nell'ascoltare le
voci stridenti, contrastanti che si levavano dentro di me.
Con gesto brusco strappai il foglio dalla macchina e lo appallottolai.
Non avevo nulla da dire. Mi vennero in mente
per alcune parole di Wendell Phillips, il grande oratore e
riformatore del secolo scorso, che desideravo rileggere.
Aprii il mio taccuino alla pagina sulla quale le avevo copiate
molti mesi addietro:
Non importa di chi siano le labbra che vogliono parlare; devono
essere libere, senza bavagli. La comunit che non osa
proteggere il suo membro pi umile e pi odiato, nella libera
espressione delle sue opinioni, per false e astiose possano
essere, non  che una massa di schiavi. Se c' qualcosa
nell'universo che non regge una discussione, lasciate pure
che vada distrutta.
Il Dipartimento Carcerario della California, considerato
il sistema carcerario pi progredito del mondo, sembrava
non condividere questo punto di vista. In precedenza,
quello stesso giorno, George Davis mi aveva detto
le novit. Si era messo in contatto con il direttore del suddetto
dipartimento, Richard A. McGee, il quale, dopo
averci riflettuto per mesi, aveva deciso di lasciare che fossero
i tribunali a pronunciarsi in merito alla mia richiesta
di scrivere un ultimo libro e di ottenere il dissequestro del
mio romanzo Quel ragazzo  un killer! Sarei dunque rimasto
imbavagliato; il divieto arbitrario che m'impediva di
scrivere avrebbe continuato a essere rigidamente applicato,
a meno che io non riuscissi a ottenere un'ordinanza
della corte che desse istruzioni per il rilascio dei manoscritti
trattenuti dalla prigione. Ma per questo ci sarebbero
voluti mesi, come evidentemente McGee doveva sapere
molto bene. Eravamo stati costretti dalle circostanze a
unire le questioni legali relative al mio diritto di scrivere
a quelle attinenti la validit delle mie condanne, tra cui
quelle alla pena capitale. C'erano voluti mesi soltanto perch
i tribunali dello Stato stabilissero di non concedere
una qualsiasi deroga alle decisioni arbitrarie del direttore.
Poi il giudice Goodman aveva rifiutato di stabilire quali
fossero i diritti legali delle parti in causa su questo argomento.
Erano passati altri mesi prima dell'ammissione a
ruolo dell'appello e mentre, presumibilmente, McGee valutava
la mia richiesta. E se il governo federale avesse tentato
di impadronirsi dei manoscritti per coprire i miei debiti
di contribuente, lo Stato avrebbe opposto resistenza e
combattuto una battaglia legale pur di ritardare il pi a
lungo possibile il dissequestro.
Eravamo a una settimana precisa dall'inizio della discussione
orale davanti alla Corte d'Appello degli Stati
Uniti. Sarebbe trascorso almeno un altro mese prima di
poter sperare in una decisione, e poi altri trenta giorni prima
che la decisione diventasse definitiva. Se la corte avesse
annullato le condanne per i crimini commessi dal bandito
dalla luce rossa, ordinando la mia scarcerazione nell'attesa
di un nuovo processo a mio carico, avrebbe probabilmente
stabilito che questa azione dovesse rendere
nulla la questione del mio diritto legale sui manoscritti,
dal momento che tecnicamente io non sarei stato pi un
condannato. Quasi sicuramente per avrei dovuto rimanere
nel Braccio della morte per molti mesi ancora.
Fino a oggi la partita era stata giocata con le carte di un
mazzo truccato, almeno per quanto riguarda la questione
dei diritti. Un'eventuale vittoria, che sotto certi punti di
vista poteva rivelarsi assolutamente decisiva, sarebbe stata
comunque fine a se stessa e puramente accademica, nel
senso che non mi avrebbe mai restituito i mesi durante i
quali ero stato costretto a non usare la mia macchina da
scrivere.
Se avessi perso - vale a dire se l'ordinanza del giudice
Goodman fosse stata confermata tanto dalla Corte d'Appello
quanto dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, sarei
stato giustiziato all'inizio del 1957, e probabilmente non
sarei giunto a vedere il primo giorno di primavera.
Capii che se non avessi cominciato subito questo libro
non lo avrei scritto mai pi; non ne avrei avuto il tempo.
Cosa m'impediva di iniziarlo quella sera stessa? Il divieto
impostomi dalla mano pesante di un potere sovrano? No.
Non mi sentivo assolutamente obbligato a obbedire a un
ordine che consideravo ingiusto dal punto di vista della legalit,
specialmente quando avevo fatto di tutto per scendere
a patti.
Era forse il timore di mettere troppa carne al fuoco a
trattenermi? Ancora una volta, la risposta era no. I documenti
necessari erano stati tutti preparati e presentati.
George e Rosalie erano pronti a discutere il caso davanti
alla corte d'appello. In caso di decisione avversa, Rosalie
avrebbe preparato la richiesta di una nuova udienza. In
caso di vittoria, avremmo dovuto affrontare un ricorso
dello Stato presso la Corte Suprema, mentre in caso di
sconfitta saremmo stati noi ad appellarci, ma comunque la
mia parte di lavoro non avrebbe richiesto pi di quattro o
cinque settimane di lavoro.
Perch dunque continuavo a esitare?
La prima ragione era che non ero ancora convinto di
avere la forza necessaria per far uscire da dentro di me tutto
ci che volevo dire. Uno sforzo che avrebbe richiesto
un'autentica agonia mentale, spirituale e fisica. Scrivere
voleva dire andare a riaprire vecchie cicatrici, a tormentare
ferite non ancora chiuse del tutto.
La domanda era: in tali condizioni, avrei saputo mantenere
il controllo assoluto su me stesso necessario per
scrivere un libro cos ricco di contenuti? Avevo forse perso
di vista il fatto che la Cella 2455 del Braccio della morte
non era il centro dell'universo, ma soltanto l'avamposto
di un inferno assurdo, creato e gestito dall'uomo?
Infine, avevo veramente qualcosa d'importante da dire
- qualcosa che doveva essere detto - o ero semplicemente
la vittima amareggiata e semi-impazzita di un bisogno
impellente di alzare uno schermo di parole, come
fanno i pazienti degli psicanalisti, tra me stesso e una
realt che avevo scoperto troppo crudele per affrontarla
in modo diverso?
Dovevo capirlo.
E c'era un solo modo per trovare una risposta a queste
domande: ascoltare le mie discordanti voci interiori,
esortarle a esprimersi senza timore, lasciarle tuonare e gridare
(in modo da poterle valutare e definire), annotare fedelmente
ci che avrebbero detto, e infine interpretarle come
lo psicologo interpreta un test proiettivo. Solo allora avrei
potuto decidere, alla chiara luce del giorno e all'ancora
pi chiara luce della ragione.
Le voci non potevano offrirmi un'illuminazione interiore;
tuttavia avrebbero rivelato se la forza motrice del
libro sarebbe stata una maledizione patologica o il dono
benedetto del potere creativo.
Mi misi a passeggiare per la cella, ascoltando le voci.
Avevi fatto un voto. Ricordi?
Avevi giurato che quella era l'ultima volta che ti lasciavi
tradire dalla Sorte. Forse eri stato tu a esortare quest'ultimo
tradimento, perch in precedenza, con voce
sfrontata, veemente, ella ti aveva confidato: La creatura
bendata che chiamano Giustizia  in verit una povera incosciente,
dalle molte voci e dai molti padroni. Il tuo stesso
caso ne  la dimostrazione.
Un tempo anche tu ci avevi quasi creduto, ma ti eri ribellato
al tentativo di questa seduttrice di dominarti. Perci
la tua follia era stata di darle in faccia della bugiarda,
gridandolo poi a tutto il mondo.
Da quel momento, il suo odio nei tuoi confronti era
stato implacabile; aveva giurato di vendicarsi di quel terribile
affronto al suo onore. Aveva atteso con pazienza,
tramando nell'ombra. Poi ti aveva portato in un vicolo cieco,
dove attendevano i suoi sgherri. L'improvvisa forza di
quell'agguato ti aveva messo in ginocchio.
Travolti dall'eccitazione, i suoi adoratori avevano lanciato
grida d'approvazione - salvo poi ululare di rabbia
quando la tua furia e la tua astuzia da psicopatico ti avevano
spinto a risollevarti e a reagire.
In risposta alla tua condotta, eri stato bandito dalla
razza umana. Il tuo nome era diventato leggendario come
il male stesso, e l'ombra della tua leggenda aveva finito per
obliterare la tua stessa identit.
Avevi condiviso il destino imposto da Shakespeare al
fantasma del padre di Amleto, senza per condividerne la
grandezza poetica: condannato a errare nella notte per
alcun tempo, e il giorno a digiunare nel fuoco.
E questo periodo di tempo veniva sempre, continuamente
prolungato.
Cos, questa notte tra l'1 e il 2 agosto 1956, devi prendere
una decisione.
Ma prima, per mettere a tacere quell'insopprimibile sete
di libert, e il doloroso miraggio che quella sete ha creato
come sostituto di una stella lontana e di un lontano orizzonte,
bevi un lungo sorso dalla bottiglia proibita, quella
che ha sull'etichetta il simbolo della morte. Cerca disperatamente
di convincere te stesso che poco importa che il suo
contenuto sia stato spillato dall'Odio e dall'Astuzia, e che
sei costretto a prendere quel veleno come antidoto temporaneo
per un altro veleno, ancora pi mortale.
Non appena il liquido denso scorre dentro di te, mettiti
al lavoro. Scrivi!
Il ricco e il povero, il mendicante e il ladro
Il dottore, l'avvocato, il mercante, il capo.
Sono tutti qui (cominciai). Perch questa  la vera storia
di un uomo, e di molti altri uomini in molti aspetti della
vita. Vi accorgerete che alcune di queste persone vi assomigliano.
Altre, invece, sono molto diverse.
Altre, infine, sono irrevocabilmente morte.
Queste ultime, dovrei aggiungere, hanno colto un'ultima
confusa visione di questo mondo, il migliore tra tutti i
possibili, da una posizione di dubbio privilegio: legati a
una scomoda seggiola di metallo nella camera a gas di San
Quintino.
Temo che anch'io finir tra poco in quella stanza letale,
salvo un miracolo giudiziario o un gioco impossibile
e senza precedenti di magia nera legale. Prima per che il
carnefice punti un indice trionfante nella mia direzione,
per poi girare doviziosamente le sue manopole consegnandomi
finalmente all'oblio - oppure, per calcolare anche
le pi remote e improbabili alternative, prima che si
riapra la porta principale dell'inferno scaraventandomi
miracolosamente o magicamente nel mondo dei vivi - mi
propongo di esercitare la tradizionale prerogativa dei condannati
a morte, quella cio di avere diritto a un'ultima dichiarazione.
Questa storia conclude una trilogia, e segna anche il completarsi
di un intero ciclo della mia paradossale esistenza.
Dal momento che il cianuro si acquista all'ingrosso e
viene conservato in luogo fresco e asciutto per ogni necessit
futura, si sar speso meno di un dollaro per spegnere
la mia vita, mentre ne basteranno poco pi di duecento per
coprire la spesa complessiva dell'esecuzione. Pi o meno
nove minuti,  il tempo che occorrer per uccidermi.
Per una bizzarra ironia del caso, sono circa nove anni
che attendo quei nove minuti; nessun altro condannato a
morte, nella storia di questo Paese, ha mai atteso tanto a
lungo l'esecuzione della propria sentenza. Inoltre, il calcolo
approssimativo di quel che  costato portarmi cos vicino
alla stanza verde del pianterreno, dove potrei ricevere
per duecento dollari un trattamento completo con
tutte le comodit, va da una cifra minima di duecentomila
dollari a una massima di mezzo milione. In breve, non
sono morto n facilmente n rapidamente, e per la California
non sono stato certo un buon affare.
Rovesciando la medaglia, il prezzo che ho pagato per
questi anni  stato proibitivo. I miei antichi sogni, un tempo
tanto luminosi, di un avvenire decoroso e creativo, sono
ormai infestati da incubi. Non esiste cosa pi terribile
del veder morire la speranza, solo per sentirla rinascere e
vederla di continuo soffocata, lentamente, senza piet.
Lo specchio mi dice che sono molto pi vecchio dei
miei trentacinque anni; sento la stanchezza fin dentro alle
ossa. Un'ulcera mi divora il duodeno. Temo per la mia salute
mentale, e i miei pensieri sono sempre pi disordinati.
La mia mente  ormai prigioniera, non pi spontanea
collaboratrice, della mia volont, e quest'ultima deve
mantenere forte la presa sulle briglie, per non perderne il
controllo.
I vapori che mi annebbiano il cervello sono infinitamente
pi mortali di quelli che mi attendono sotto, nella
camera a gas.
La mia storia non  adatta alle anime ipocrite che da
un pezzo ballano e gioiscono attorno alla mia tomba vuota.
Se io muoio, spero che queste parole, pubblicate postume,
le aiuteranno a udire la mia risata da oltre la tomba.
Se vivr... be', allora sar un'altra storia. Mi sentiranno
personalmente.
Infine, come  stato per i primi due libri della trilogia,
questo volume  dedicato a tutti coloro ai quali interessa la
sorte di un loro simile, la cui discesa all'inferno, con
conseguente perdita dell'anima e del rango di essere umano, non
sono stati diretta conseguenza di una sua libera scelta.
Ho iniziato lasciando parlare Caryl Chessman, il condannato.
Naturalmente non sarebbe stato lui a scrivere il
libro, bens Caryl Chessman l'autore. Tuttavia ci sarebbe
pi che mai stato bisogno delle particolari abilit del condannato
Chessman per far la guardia al manoscritto, per
tenerlo nascosto alle guardie carcerarie e, al momento opportuno,
per trovare il modo di far uscire il manoscritto
dal Braccio della morte e di farlo arrivare al mio agente e
al mio editore.
I due Chessman si misero insieme all'opera.
Passeggiai nella mia cella per ore, per chilometri, quattro
passi avanti e quattro indietro, pensando al tipo di libro
che avrei scritto, sottolineandone i contenuti, affrontando
mentalmente ogni problema tecnico. Poi, durante
le ore notturne, cominciai a scrivere. E a riscrivere. Spesso
mi buttavo sulla cuccetta dopo le sei del mattino, cadendo
in un sonno profondo, tormentato da visioni inquiete.
Poi, dopo solo qualche ora, all'inizio di un nuovo
giorno per la prigione e per il Braccio, ricevevo la visita
della squadra di perquisizione. In qualche punto della cella
c'era il mio manoscritto, il riassunto di ci che una mente
torturata sentiva che andasse detto. Mentre i secondini
frugavano attentamente dappertutto, tra i libri, le carte, i
fascicoli, nei posti pi probabili e pi improbabili, il
Chessman autore soffriva le pene dell'inferno, e intanto il
Chessman condannato, Tirato custode sempre in lotta con
l'Autorit dal giorno in cui era nato, sorrideva rilassato
fuori dalla cella, senza minimamente rivelare la tensione
che lo tormentava.
Pi aumentava la mole del manoscritto, maggiore diventava
il rischio di un ritrovamento fortuito. Sembrava impossibile
poter scrivere il libro e fare in modo che non venisse
scoperto. Gli incaricati delle perquisizioni erano dei
professionisti. Avevo per riflettuto che in determinate condizioni,
anche la preda pu disporre di qualche vantaggio,
pur non potendo permettersi il minimo errore, al contrario
dei cacciatori, che possono girare a vuoto per molto tempo
e alla fine concludere comunque positivamente la caccia.
La preda invece non pu mai permettersi di sentirsi al sicuro,
non pu mai credere di essere troppo furba per essere
presa, solo perch  sfuggita una o cento volte ai suoi inseguitori.
Se si illude, finisce fatalmente nella trappola.
Di certo nessun altro libro  mai stato scritto in condizioni
pi difficili. Ho dovuto stare in disparte e osservare
le guardie prendere il manoscritto, esaminarlo, e poi, pensando
che si trattasse di qualcos'altro, metterlo da parte e
proseguire con l'ispezione. Sarebbe stato stupido nasconderlo.
Lo avrebbero trovato subito. Ero costretto a tenerlo
nascosto, alla vista di tutti.
Dovevo prevedere dove lo avrebbero cercato e cosa
avrebbero cercato. Di conseguenza, ero costretto ad affidarmi
esclusivamente a una forma audace di mimetizzazione,
sfruttando un trucco che l'occhio e il cervello umani
spesso usano per ingannare anche l'osservatore pi diffidente
e scrupoloso.
Potevo scrivere solo di notte, quando il viavai delle
guardie diminuiva: circondato da scartoffie legali per
ingannare gli sguardi vigili degli uomini della ronda, e lasciandomi
sfuggire di tanto in tanto un commento discreto
e innocente su quanto fossi stanco del continuo lavoro
giuridico, avevo creato una messinscena perfetta.
Seduto sulla cuccetta, scrivevo per tutta la notte con
una comunissima penna a sfera, appoggiandomi su una lavagnetta
che tenevo sulle ginocchia. Poi, tra le quattro e le
sei del mattino, stenografavo quello che avevo scritto, infilando
parole e termini giuridici in grafia normale tra i vari
simboli, per dare al tutto un'apparenza legale. Poi strappavo
silenziosamente le pagine scritte in calligrafia normale
e le buttavo nel gabinetto. Con la pratica ero riuscito
a strappare la carta senza fare il minimo rumore.
Mi alzavo poco dopo le otto, quando passava il carrello
della colazione, ritiravo la razione quotidiana di latte
per la mia ulcera (non sono mai stato capace di fare colazione),
e finivo di svegliarmi con una tazza di caff bollente
e due sigarette. Le dieci ore che seguivano le passavo
come tutti gli altri, attenendomi scrupolosamente ai regolamenti.
Tra le nove e le nove e mezza ci passavano i rasoi
con l'acqua calda, e io mi radevo. Nei giorni appositi,
facevo il bagno. Ogni tanto ricevevo una visita, e spesso
quelle della squadra di perquisizione. Se non avevo altro
da fare, sfruttavo il tempo che restava prima della ginnastica
delle undici e mezza per sbrigare la corrispondenza e
qualche occasionale lavoro giuridico.
Durante le due ore di ricreazione nel corridoio davanti
alle celle del Braccio, giocavo a carte, a ping-pong, a
scacchi o a pallavolo, oppure passeggiavo facendo due
chiacchiere con qualcuno. Tra l'una e mezza e le due tornavamo
in cella, dopodich veniva servito il secondo e ultimo
pasto della giornata. Mangiavo mettendo da parte il
latte e uno spuntino per la sera, poi leggevo o passeggiavo
per la cella. Dormivo quindi per circa tre ore, concedendomi
cos in totale da quattro a sette ore di sonno su ventiquattro.
Alle diciotto ci portavano il caff. Mi buttavo a fatica
gi dal letto, ingollavo il caff e fumavo altre due sigarette.
Quindi toglievo la copertura alla macchina da scrivere
e tiravo fuori i miei appunti stenografici. Per le otto li avevo
trascritti e distrutti.
Il volto della giustizia  stato scritto cos.  chiaro per
che il libro non poteva essere preparato nella consueta
forma di manoscritto o su normale carta da lettera.
Sino alle dieci di sera leggevo, parlavo, studiavo, e per
mezz'ora almeno passeggiavo un altro po' per la cella
mentre elaboravo mentalmente ci che avrei scritto durante
la notte e tentavo di ricostruire il periodo del passato
di cui mi sarei occupato. Dalle dieci in avanti mettevo
su carta ci che ero andato meditando durante il giorno.
Scrivevo e riscrivevo, forzando me stesso a produrre l'equivalente
di almeno tre pagine di manoscritto in forma
definitiva, il che spesso voleva dire dalle dieci alle quindici
pagine tra scrittura e revisione.
Non c'era tempo di aspettare l'ispirazione, o di essere
dell'umore adatto. Quando mi bloccavo, tiravo fuori
una fotografia che conservavo come monito: una splendida
immagine a colori della camera a gas del piano di sotto,
che mi era di grande ispirazione. La guardavo per un po',
e poi, con l'aiuto del mio demone, mi rimettevo a lavorare.
Poich da anni avevo sempre scritto a macchina, e a
mano avevo scritto s e no il mio nome, dopo due settimane
di quelle sedute notturne riuscivo a malapena a reggere
la penna, perfino nelle dozzine di impugnature strampalate
che tentavo per disperazione. Avevo i crampi alla
mano destra, e le dita sembravano quelle di un artritico. Il
dolore era terribile. Eppure non avevo alternativa dovevo
continuare a scrivere, fermandomi solo di tanto in tanto
per flettere le dita e strofinarmi energicamente il polso. A
chi afferma che il crampo degli scrittori  di natura puramente
psicologica posso rispondere per esperienza diretta
che sbaglia di grosso.
Avevo da poco iniziato il libro, quando le misure di sorveglianza
vennero triplicate in modo da rendere ancora pi
difficile ogni tentativo di autodistruzione (e, inconsapevolmente,
anche l'attivit dello scrittore notturno). Praticamente
ogni volta che alzavo lo sguardo c'era l'ufficiale di
guardia intento a controllare le celle, mentre quello sulla
passerella sembrava si stesse preparando per una corsa
campestre, a giudicare da quante volte faceva su e gi.
Questa modifica delle disposizioni era dovuta a un
tentato suicidio. Una sera, in una cella del Braccio, un uomo
si era reciso i polsi e si era disteso sulla cuccetta in attesa
della fine. Era ossessionato dall'incubo paranoico che
i compagni del Braccio volessero ucciderlo; di notte, gli
sembrava di sentirli affilare armi e coltelli, ed era convinto
che anche tutto il personale del carcere, compresi il
cappellano protestante e quello cattolico, partecipassero
attivamente alla congiura, e che il diabolico regista di tutto
questo fosse proprio Caryl Chessman.
Era diventato un fanatico religioso. Era certo fosse stato
Dio ad armargli la mano quando aveva ucciso a fucilate
l'anziano suocero durante una lite fra ubriachi, e che
sempre Dio gli avesse inceppato l'arma prima che potesse
uccidere anche sua moglie o altri. Cera sempre l'imperscrutabile
volont divina, dietro ogni suo gesto. Essendo
io il detenuto pi famigerato del Braccio della morte, e
per giunta un agnostico, era inevitabile che si vedesse come
lo strumento prescelto dal Signore per giungere a me.
Era suo sacrosanto dovere convertirmi, strappando la mia
anima nera alle grinfie di Satana. Non riusc a comprendere
quando gli dissi chiaramente che ero pi che disposto
a rispettare le sue credenze, e che in cambio chiedevo
solo che venissero rispettate le mie, che fra l'altro non avevo
intenzione di imporre a lui. Come spesso accade, prese
come un'offesa personale il fatto che io rifiutassi le sue frenetiche
promesse di verit e di eterna salvezza.
Per lui la religione era come una droga, e a un certo
punto neanche le dosi di fede pi massicce furono in grado
di aiutarlo. Assistemmo impotenti al suo lento e inesorabile
discendere nella paranoia, finch maledicendoci
tutti quanti con voce ossessiva, si recise un'arteria, perdendo
una quantit di sangue quasi fatale prima che ci
fosse il tempo di trasportarlo d'urgenza in infermeria.
Mentre si trovava in stato d'incoscienza, un collasso gli
paralizz tutto il lato sinistro del corpo e met della faccia.
Quando riprese conoscenza, bofonchi di essersi tagliato
con una lama di rasoio, mettendo immediatamente la
squadra di perquisizione sul piede di guerra. Dopo aver
frugato la sua cella da cima a fondo senza trovare nulla, si
lanciarono in una perquisizione minuziosa di tutto il Braccio,
alla ricerca di un qualsiasi oggetto metallico appuntito.
Sudai per tutta la durata della perquisizione, ma il manoscritto
non fu trovato.
Ulcera, crampo degli scrittori, arterie recise, tentativi
di suicidio, perquisizioni e tutto ci che formava l'ordito e
la trama del Braccio della morte erano problemi di secondo
piano rispetto a quello che mi trovavo ad affrontare come
autore.
Che tipo di libro volevo scrivere precisamente?
Questa domanda fondamentale mi assillava. Un libro
umano, decisi dopo una lunga discussione fra il Chessman
autore e il Chessman condannato. Nel buttar gi l'introduzione,
individuai la scaletta che avrei seguito, cos come
nello scrivere i primi paragrafi di questo capitolo mi ero
accorto dei trabocchetti che avrei dovuto evitare.
Questo faceva sorgere nuovi pericoli, perch scrivere un
libro in prima persona rischiava di mettermi in una posizione
molto delicata non appena avessi sostituito all'immaginazione
i nudi fatti. Allo scopo di evitare inesattezze ed
esagerazioni melodrammatiche, avevo trascorso lunghe ore
interrogando e controinterrogando George Davis, Rosalie
Asher e altri sino a conoscere intimamente, ammesso che
ci sia mai possibile, le loro vite, le loro abitudini, i loro
ideali, le loro credenze e aspirazioni, come se fossero i miei.
Mentre ricreavo il passato, il futuro venne a trovarmi.

 CAPITOLO 16.
LA VERIT: UNA CIPOLLA O UNA SCATOLA DEI TRUCCHI?

Una recensione del mio primo libro Cella 2455. Braccio
della morte, diceva:
Nella sua disperata lotta per la vita, non  che a Caryl
Chessman sia sempre stato negato il supporto da parte della magistratura.
Nel corso del tempo, una minoranza di giudici si 
pi volte espressa in suo favore nei tribunali d'appello... La
cosa che pi disturba, tuttavia,  che da un punto di vista puramente
tecnico, Chessman ha sempre avuto diritto a un nuovo
processo e il fatto che non gli sia mai stato concesso costituisce
di per s una grave colpa per la giustizia americana.
Nel sistema giuridico adottato in questo come nella maggior
parte dei Paesi anglofoni, le alleanze e le collusioni politiche
costituiscono un fattore di fondamentale importanza e, di
conseguenza, esiste un'inevitabile debolezza nell'approccio
giuridico a tutti i casi che presentano qualche elemento che
possa portare a un contrasto con le autorit... Nessuna corte
pu dimostrare simpatia per un condannato che cerca di
giustificare se stesso: quindi capita spesso che i dadi vengano
truccati a suo sfavore. Forse  questo che si intende quando
si dice che la Giustizia  cieca, non che  imparziale.
Chessman era fuori dai giochi...
L'aspetto pi tragico di questa vicenda  rappresentato dal
fatto che Chessman era innocente dei crimini per cui era
stato condannato a morte e, in pi, che la legge cui le condanne
fanno riferimento - quella sul sequestro di persona -
 stata successivamente modificata. Eppure, gli  stato impedito
di beneficiare di quella modifica grazie a un trascurabile
cavillo legale.
Ancora pi tragico  il fatto che la sua testimonianza non 
mai stata contraddetta, e non potr essere confutata(1).
Queste parole scritte nella lontana Irlanda - ha sempre
avuto diritto a un nuovo processo... non gli sia mai
stato concesso - erano forse state profetiche? Contenevano
forse, senza esserne consapevoli, una premonizione
di ci che stava per accadere?
In una Dublino allora sconvolta dalle tensioni politiche,
giusto centocinquantatr anni prima che quelle parole
venissero pubblicate, Robert Emmet si era trovato davanti
alla giustizia inglese, condannato a morte per il ruolo
avuto durante un tentativo di insurrezione contro il dominio
inglese. Nonostante le continue interruzioni, riportava
un commentatore dell'epoca, ha lottato fino alla
fine, dicendo ai giudici che lo avevano condannato parole
durissime, come forse non si era mai sentito prima in
un'aula di giustizia.
Nel corso della dichiarazione che gli aveva dato fama
immortale, Emmet aveva dichiarato:
Signori: .. .la sentenza che consegna il mio corpo al patibolo
subir le conseguenze della decisione di affidare il sottoscritto
all'oblio; perch ci deve essere una colpa, da qualche
parte; che sia nella sentenza della corte, o nella catastrofe
degli eventi, solo il tempo lo decider. Un uomo nella mia
situazione deve lottare non solo contro le avversit della
fortuna e contro la forza che il potere esercita sulle menti
che ha corrotto o soggiogato, ma anche contro le difficolt
che nascono dai pregiudizi. L'uomo muore, ma il suo ricordo
continua a vivere...
Ma dov' la tanto decantata libert delle vostre istituzioni -
dove sono l'imparzialit, la clemenza e la moderazione di
cui tanto si vantano i vostri tribunali, se a uno sventurato
prigioniero, che la vostra politica, non la giustizia, sta per
consegnare nelle mani del carnefice, non viene neanche
concesso di esporre le proprie motivazioni in modo chiaro
e sincero...? Signori miei, pu essere degno soltanto di una
giustizia irosa piegare la mente di un uomo con l'umiliazione
di una ignominiosa fine sul patibolo... Voi, mio signore,
siete un giudice; io il presunto colpevole. Io sono un uomo,
e anche voi siete un uomo. Se si capovolgessero i poteri, noi
potremmo scambiarci di ruolo, ma non potremmo mai
cambiare personalit. Se io mi trovassi davanti a questa corte
e non osassi difendere la mia persona, quale farsa sarebbe
dunque la vostra giustizia!...
Signori miei, voi siete impazienti che il sacrificio si compia.
Il sangue che chiedete non si  raggelato per via del terrore
artificioso di cui avete circondato la vostra vittima... Siate
pazienti, ho ancora solo poche parole da dire... Me ne vado
verso la mia fredda e silenziosa tomba... Ma prima di lasciare
questo mondo, ho una sola preghiera da rivolgervi:
...quando la mia patria prender il posto che le spetta tra le
nazioni della terra, allora, e non prima, sia scritto il mio epitaffio.
Ho finito.
Lord Norbury si affrett a pronunciare la sentenza:
morte per impiccagione. Era il 19 settembre 1803. Il venticinquenne
Robert Emmet fu condotto fuori dall'Assise
di Dublino e poco dopo camminava a testa eretta, impavido
come un giovane martire, verso il palco dell'esecuzione.
Il cappio di un boia inglese spense la vita di uno tra
i pi eroici figli della ribelle Irlanda.
Il suo nome e la sua memoria sono sopravvissuti.
I martiri patrioti dei primi del XIX secolo e i criminali
psicopatici della met del XX hanno naturalmente assai
poco in comune. Tuttavia Emmet aveva lottato sino
all'ultimo per dire quel che pensava prima di essere giustiziato
ed ecco che, in modo diverso e in un'epoca diversa,
anch'io ora lottavo per dire ci che a mia volta
pensavo. L'esempio di Emmet era stato trainante e positivo.
Il mio, nonostante tanti elementi patologici e negativi,
potrebbe essere non meno importante per i miei
contemporanei.
Vorrei chiedere che il mio epitaffio non venga scritto
fino a quando i cittadini del mio Stato - quelli che all'inizio
mi hanno condannato ingiustamente, per poi maledirmi
con cieco livore ipocrita - non avranno rinunciato
al loro concetto di giustizia irosa e alla consuetudine di
uccidere i propri simili. Sordi alla ragione, questi cittadini
non hanno potuto ignorare l'ostinazione. Presto, potranno
avere la mia vita, se accetteranno di pagarne il
prezzo. In cambio del mio cadavere per, voglio la loro
camera a gas.

Note.
1. Da una recensione dell'edizione inglese (Longamns, Londra) di Cella
2455. Braccio della morte, di P.A.OS., apparsa nel numero di agosto
1956 del Garda Review, organo ufficiale della Garda Siochana, la
polizia irlandese, pubblicata a Dublino, Irlanda.

 CAPITOLO 17.
UN'ALTRA VITTORIA COS...

Chessman, disse l'ufficiale di guardia, hai una visita.
Verranno a prenderti tra poco.
Era Rosalie Asher. Proprio la visita che stavo aspettando.
Dieci minuti dopo, mi sedetti a un capo del tavolo nella
stanza delle visite dei condannati a morte, dal quale era stata
tolta la rete divisoria. Di fronte a me c'era Rosalie.
Vedo che ha degli appunti sul taccuino, le dissi io.
Ne discutemmo insieme. Grazie all'aiuto di Joseph
E. Longstretch, agente letterario di New York che gestiva
i proventi della mia attivit di scrittore, le tasse relative
ai miei redditi del 1954 sarebbero state pagate presto.
Stavo per togliermi lo Zio Sam dalle spalle. Cella
2455. Braccio della morte sarebbe stato pubblicato il mese
successivo in edizione tascabile, e i ricavati sarebbero
andati a rimpinguare le nostre casse ormai vuote.
Rosalie mi fece un breve resoconto di altre questioni
relative al caso, e discutemmo di alcuni passi che era necessario
compiere. Sono sconcertato, le dissi. Tutti i
segnali portavano a una decisione rapida della Corte
d'Appello. Avrei scommesso che avremmo avuto presto
risposta sulle due condanne a morte basate su un Codice
penale obsoleto. E invece... niente. Silenzio.  come se il
verdetto dovesse arrivare da una giuria molto lenta. Questa
volta sto davvero sudando freddo.
Lo so. Ogni volta che ci penso, io... Non c'era bisogno
che finisse la frase. Mi ritrovo a dire a me stessa ci che
ho detto a lei un sacco di volte. Continui a sperare, ma non
troppo. Lo so che  difficile, per. Io voglio crederci...
Anch'io volevo crederci. Disperatamente.
Il giorno dopo la visita di Rosalie, mentre facevo ginnastica,
un altro condannato venne verso di me. Con labbra
tremule e con un tono d'isteria nella voce, mi disse:
Mi dai il permesso di uccidermi?
Il mio sorriso fu debole. Non pensi, Jack, che sia meglio
aspettare che decida lo Stato della California per te?
Ho paura.
Di cosa?
Lo sai. Devi saperlo.
Dimmelo, risposi io.
Non lasciare che mi facciano del male, Caryl, ti prego...
Jack, tremando, mi afferr il braccio: A loro non
piaccio perch non sono come loro, non li capisco. Alcuni
mi odiano e si prendono sempre gioco di me, e lo sai cosa
dicono di me e cosa vogliono farmi. Devi fermarli. Non
puoi permettere che mi facciano del male. Promettimi che
lo farai...
Le parole non erano ben scandite, erano pi rigurgitate.
Mi venne in mente una frase di Cella 2455. Braccio della
morte: ...che soddisfazione deve essere per la societ,
che conforto, che motivo d'orgoglio - questo luogo stupido
e osceno chiamato Braccio della morte.
Ficcai una sigaretta tra le labbra di Jack e ressi un
fiammifero mentre lui aspirava. Non importa quante
volte lo hai visto accadere, c' sempre qualcosa di sconvolgente
nel vedere la degradazione della personalit
umana sotto la tremenda pressione di questo mattatoio
sociale.
Rilassati, gli dissi laconico. Non lasciare che questo
posto maledetto ti distrugga.
I giorni e le notti andavano via via confondendosi,
sempre uguali. A volte l'unica domanda veramente importante
sembrava essere: quanti me ne restano?
Riuscir a terminare il libro? Come finir? E quando?
Era passato pi di un mese da quando la causa era
stata discussa presso la Corte d'Appello degli Stati Uniti.
Io aspettavo. Alta sulle sbarre del corridoio, la lancetta
rossa dell'orologio a muro continuava il suo percorso
incessante.
Io continuavo a scrivere.
Una volta manc la corrente e l'orologio si ferm. A
quel punto, lo scorrere del tempo non era pi un suo problema.
Presto, sarebbe potuto accadere lo stesso a me, per
l'eternit.
Volevo credere che questa volta il verdetto dei giudici
sarebbe stato (doveva essere) a mio favore, eppure...
Frugando in un raccoglitore, trovai un articolo, Lo
strano caso di Caryl Chessman, firmato da Negley K. Teeters,
che era stato pubblicato dal Tempie Alumni Review.
Il dottor Teeters, uno dei pi famosi criminologi
del Paese, aveva scritto:
Ho incontrato Chessman nel 1954, e ho parlato con lui nel
Braccio della morte... Sono rimasto colpito dalla sua furbizia,
dalla freddezza calcolata eppure quasi amichevole che
ha dimostrato nel corso di quella breve intervista... Sono
uscito dalla sua cella con la convinzione di aver conosciuto
un uomo troppo intelligente per vivere, o per morire.
E aveva concluso:
Se Chessman perde, la societ avr vinto la battaglia, ma
paradossalmente avr perso la guerra. Gli ingredienti del
caso Chessman rimarranno un mistero. Ma un giorno, forse,
quando la giustizia della vendetta avr esaurito il suo veleno,
verr chiamata in causa la scienza per studiare pi approfonditamente
le dinamiche comportamentali di una personalit
antisociale e psicopatologica.
E in quel giorno, lo scienziato non dovr pi competere
con il boia e con quello spirito sadico e vendicativo che
ne giustifica l'esistenza.
La giustizia vendicativa ha affondato pi volte le zanne
dentro di me, ma il suo veleno non mi ha ancora ucciso,
dopo quasi nove anni. Ma non era questa una buona
ragione per credere di aver sviluppato una sorta di immunit
contro qualcosa per cui non esiste antidoto. La mia
era solo una forma di morte pi lenta e faticosa.
La mia unica speranza era che, prima che arrivasse per
me il momento della fine, il veleno della giustizia fosse stato
usato in maniera talmente indiscriminata da farle perdere
il controllo, e con esso la capacit di avvilire la
societ; e che la California si decidesse a liberarsi una volta
per tutte di quel veleno.
Forse allora quest'uomo disilluso, coperto di cicatrici e
indebolito dal veleno, considerato troppo intelligente
per vivere, o per morire riuscirebbe a trovar pace nella
vita o nella morte, pi probabilmente in quest'ultima.
Una mattina verso la fine di settembre, il direttore
Teets fece visita al Braccio della morte. Arriv davanti alla
mia cella proprio al termine dell'ennesima visita da parte
della squadra di perquisizione che avevano appena controllato
la mia cella. La cella non era ancora stata chiusa a
chiave. La guardia armata sulla passerella ci osservava allarmata.
Bene, Caryl, disse il direttore, sorridendo, trovato
niente? Nuovi manoscritti?
Seguii con lo sguardo il direttore dentro la Cella
2455. Sul tavolo posto nel bel mezzo della cella c'era il
manoscritto incompleto di questo libro. Un solo passo e
il direttore avrebbe potuto facilmente prenderlo - se solo
avesse capito di che cosa si trattava. Mentre nella ricerca
spostavano la spazzatura, le guardie lo avevano
appoggiato sul tavolo insieme ad altre trascrizioni e ai
raccoglitori.
Ricambiai il sorriso. No, direttore, non hanno trovato
manoscritti o altro. E non si pu certo dire che non abbiano
guardato bene.
Avevano cercato, in effetti. Una delle guardie, come
accadeva abitualmente, aveva aperto la scatola che conteneva
il manoscritto e aveva esaminato i fogli. Fortunatamente
non li aveva guardati nel modo giusto. Era stata
quella la mia salvezza. I fogli sembravano essere qualcosa
di completamente diverso da ci che erano veramente. Se
non li si studiava in un certo modo, era impossibile capire
di che cosa si trattasse - e qualunque sospetto veniva
fuorviato dalla scrittura in codice e dal fatto che i fogli fossero
l in bella vista, disponibili a qualsiasi ispezione.
Il direttore mi chiese come stessi. Tutto bene, risposi io.
Novit? No. Ma probabilmente sarebbero arrivate
presto.
Mi present i due uomini che erano con lui, due incaricati
del programma televisivo Confidential File di Paul
Coates, al quale il direttore aveva partecipato per rispondere
a qualche domanda sulla pena capitale. L'occasione
si era verificata perch il direttore si trovava gi a Los Angeles
per una riunione dell'American Prison Congress.
Anche in quel contesto si era discusso a lungo della pena
di morte e del caso Chessman, con risultati considerevoli.
Parlammo per qualche minuto. Poi il direttore pass
alla cella successiva, occupata dal Ragazzino del Tennessee,
il nostro ventunenne arrivato direttamente dall'Esercito
americano e dalla guerra in Corea.
Come te la passi? sentii chiedere dal direttore.
Be', direttore, rispose il ragazzo strascicando le parole,
si tratta di questo.
Il Ragazzino era depresso.
Rinchiuso nella mia cella, mi accesi una sigaretta e mi
rilassai. Anch'io ero stato depresso. Ma il mio manoscritto
era al sicuro, almeno per un altro giorno.
Frattanto, nell'infermeria della prigione, il paranoico
che maledicendo tutti noi si era tagliato le vene di un
braccio e poi si era steso a morire, venne tenuto in vita per
quasi tre settimane. Un giorno, quando ormai il suo recupero
sembrava certo, gir il suo sguardo vacuo verso il
muro e mor.
La media di un suicidio all'anno nel Braccio della morte
era stato mantenuto. I controlli ossessivi nei confronti
di noi che eravamo rimasti, proseguirono.
Anche la mia attesa e la mia scrittura circospette proseguivano.
Poi anche la scrittura dovette interrompersi
quando inizi quella che venne definita una perquisizione
centimetro per centimetro dell'intera prigione di San
Quintino. La soffiata di un prigioniero non identificato
aveva portato al ritrovamento nella lavanderia e nell'officina
della prigione di alcuni caricatori di munizioni calibro
38, di due coltelli dalla lama affilatissima e di tre pistole
automatiche a un solo colpo, ovviamente assemblate
nella fabbrica di San Quintino per essere utilizzate con i
proiettili calibro 38.
La storia venne riferita da Bernice Freeman che, appena
scoppiato lo scandalo, part per New York dove il programma
televisivo The Big Story doveva consegnarle una
targa e un assegno come riconoscimento per un precedente
servizio.
Bernice non poteva sapere che razza di mal di testa mi
avessero procurato lei, il detenuto spione e quei fabbricanti
di armi improvvisati della prigione. I giornali cominciarono
a speculare sul fatto che fosse stata organizzata
una sanguinosa evasione, e che un grosso arsenale di
armi simili a quelle ritrovate fosse ancora nascosto all'interno
della prigione, che veniva definita in perenne ebollizione
e che al suo interno regnava un'atmosfera di tensione.
Funzionari della prigione smentirono queste notizie.
Poi, inavvertitamente, il vicedirettore Louis Nelson,
che sostituiva il direttore Teets, in Messico per motivi di
lavoro, gett altra benzina sul fuoco delle illazioni giornalistiche.
Alcuni funzionari della prigione credevano che le armi
fossero inoffensive, finch... riferiva un quotidiano.
.. .Finch, seduto nell'ufficio del direttore con la canna
di una delle tre pistole puntata verso il pavimento,
Nelson aveva sollevato il cane per dimostrare a giornalisti
e fotografi in che modo andasse caricata l'arma. All'improvviso
il grilletto era scattato e la pistola gli era saltata
di mano con un rombo assordante. Nella gamba destra
dei pantaloni di Nelson erano apparsi tre fori bruciacchiati.
Trattenni il respiro. Dal momento che io, l'astuto re
del Braccio della morte e bastardo a tutto tondo, ero il
bersaglio ideale di una situazione come quella, mi aspettavo
che almeno qualche articolo insinuasse che ci fossi io
dietro a questa faccenda, se non che ne fossi addirittura
l'ideatore.
Alla fine il clamore and scemando e le ricerche terminarono.
Ancora una volta il manoscritto non era saltato
fuori.
Una specie di fiamma bruciava nella mia mente ogni
volta che pensavo a Frances. Il suo conto corrente era
stato prosciugato dalla malattia di Cheryl e David. Ammalata
a sua volta e afflitta dai debiti, era entrata in ospedale
per un intervento. Stava per essere sfrattata dalla
casa che mio padre le aveva voluto far avere. L'amministratore
stava per venderla nonostante le centinaia di
dollari che avevo investito per mantenere solvente la situazione
dell'immobile.
E il direttore Teets rifiutava di riconsegnare il manoscritto
del mio romanzo, che avrebbe fatto tutta la differenza
del mondo per Frances e i suoi figli. Avrebbe voluto
dire pi soldi per il cibo, per vestiti caldi, per l'affitto,
avrebbe insomma dato a Frances e ai ragazzi l'occasione
per vivere una vita decente.
Non mi sarei mai pi aspettato qualcosa di umano da
parte dei funzionari dello Stato della California.
Pensai con amarezza: Le vostre pistole e le vostre
guardie non possono pi controllarmi o costringermi a fare
qualcosa, e in effetti mai ci sono riusciti. Non dimenticate
che quello che una volta era un criminale psicopatico,
oggi, pur avendo ripudiato la violenza, non ha dimenticato
come affrontare gli usi e gli abusi di potere da parte
delle autorit bigotte.
Un articolo scritto su di me da Wenzell Brown e pubblicato
sulla rivista True, non faceva che attizzare il fuoco.
La relazione giuridica di Frank Olson sul caso Chessman
sarebbe stata presto apparsa sulla rivista Harvard
Law Weekly. Cella 2455. Braccio della morte era uscito in
edizione economica (e, senza autorizzazione da parte dei
funzionari della prigione, me n'ero procurato una copia,
insieme all'articolo di Wenzell Brown). La scioccante foto
di copertina mostrava due mani aggrappate alle sbarre di
una cella, e una scritta in grassetto: Il 14 maggio 1954, un
uomo doveva incontrare la morte nella camera a gas di
San Quintino. Oggi quell'uomo vive ancora, in gran parte
grazie alla forza di un libro - scritto da lui stesso.
Erano passati due mesi dalla richiesta del ricorso, e ancora
la corte non aveva preso una decisione. Questo mi
dava il tempo di cui avevo disperatamente bisogno per
scrivere. Nel frattempo, George Davis era sparito, una sua
abitudine piuttosto seccante, specialmente adesso che era
fondamentale che lo vedessi.
Caro George, gli scrissi il 16 ottobre, se non avr
presto sue notizie, arriver a pensare che sia finito nella lista
delle persone scomparse, e non semplicemente tra
quelle a spasso. Non ho ricevuto risposte alle mie lettere
del 25 settembre e 9 ottobre e, dal momento che nell'ultima
chiedevo alla sua segretaria di farmi sapere se era in
citt oppure no, ho deciso di inviarle questa lettera direttamente
a casa. Spero che la trovi Lorraine e che la obblighi
a venire a San Quintino sfruttando qualche strumento
di convinzione domestico (ad esempio il matterello). Ho
messo sulle sue tracce anche Rosalie. Mi restano solo i segugi
affamati come ultima risorsa.
George, George, seriamente, per favore, venga al pi
presto...
Quarantotto ore dopo la mia lettera a George, l'assolutismo
privo di humour riport l'ennesimo trionfo.
Furono due giudici della Corte d'Appello degli Stati
Uniti a calare l'asso.
Il 18 ottobre 1956, la giornata inizi secondo routine,
nel Braccio della morte. La squadra delle perquisizioni
venne a fare un saluto alla Cella 2455 e a un'altra cella. Le
porte si aprirono presto per consentirci la visione del film
del gioved, in fondo al corridoio. Mentre un comico faceva
del suo meglio sullo schermo, venni convocato nella
Gabbia.
Un giornalista del Call-Bulletin chiede di vederti
all'una, mi disse il sergente. Acconsenti all'intervista?
Annuii con la testa. Capii subito cosa significava. Un
notiziario conferm i miei sospetti. La decisione del giudice
Goodman era stata confermata.
Avevo perso!
Pugnalato alle spalle un'altra volta... Non provai alcuna
emozione. Non in quell'istante. Tornai a guardare il
film. Quando scoppiai in una risata, non fu per le battute
del comico.
Sono Stan Thies, mi disse un giovanotto dall'aspetto
piacevole quando entrai nella stanza delle interviste. Mi
porse la mano. Hugh Bernhard mi ha chiesto di venirla a
trovare. Suppongo che abbia saputo della decisione della
corte. Come si sente al riguardo?
Deluso. O meglio, come un uomo ferito a morte che
continua a barcollare prima di cadere a faccia in gi. Solo
che non mi potevo permettere il lusso di cadere. Se lo
avessi fatto, il branco di lupi che avevo alle costole mi
avrebbe sbranato.
Thies mi chiese del Braccio della morte e cosa significasse
aver vissuto per otto anni e mezzo con due condanne
a morte sulla testa. Gli dissi che era un'esperienza che
non mi sarei sentito di raccomandare.
C' qualcosa che vorrebbe dire ai lettori?
Pensai a questo libro e sorrisi. Se ha altre domande da
farmi, tenter di rispondere.
Tornato nel Braccio, venni a sapere che Davis, che si
trovava a Honolulu con Lorraine, stava rappresentando
un cliente in una causa di divorzio da un milione di dollari
o gi di l. Anche gli avvocati devono mangiare, mi
disse in seguito. In effetti c'era ben poco da guadagnare
da casi come il mio. E poi, aggiunse, mi ha dato modo
di staccare per un po'.
Non rimase distaccato per molto. I giornalisti lo rintracciarono
subito, e gli sviluppi li conobbi quella sera e la
mattina seguente. I notiziari affermarono che Davis avrebbe
chiesto una nuova udienza; che avrebbe portato il caso
alla Corte Suprema, se necessario. E che se anche avesse
esaurito tutte le opzioni legali, avrebbe usato un'arma segreta
che mi avrebbe mantenuto in vita per almeno altri
cinque o sei anni, e che la battaglia per la mia vita sarebbe
proseguita.
A quel punto smisi di ascoltare. Ferma un attimo,
George, dissi ad alta voce. Non voglio morire di vecchiaia
qui dentro.
Pancia Tonda comment insieme a me le notizie. So
gi che a molti non piacer questa storia dell'arma segreta.
Davis, dissi a Pancia Tonda, sembra l'avvocato delle
barzellette, che assicura al suo cliente in cella: Ti tirer
fuori di l, dovessi metterci tutta la vita. Davis non era
anziano, e a me non piaceva l'idea di lasciare San Quintino
in sedia a rotelle attorno al 1995. Mi sembrava di
vedere George, col suo sigaro in bocca e con la barba lunga
fino alle ginocchia, che sventolava trionfante i documenti
d'assoluzione. Io lo avrei guardato con occhi cisposi
e gli avrei detto: Be', per l'inferno, ce l'abbiamo fatta!
Non faceva per me. Meglio una bella bara nel 1957.
Il mio vicino di cella sul lato opposto, il Ragazzino del
Tennessee, biascic: Chess, secondo me non hai niente di
cui preoccuparti.
 vero. Almeno non fino a quando annuser il profumo
di quel cocktail al cianuro che stanno preparando
per me al piano di sotto.
I giornali di San Francisco intitolarono: NEGATO
L'APPELLO A CHESSMAN. Poi a caratteri pi piccoli:
Chessman perde l'ultima sfida per evitare l'esecuzione.
L'articolo affermava che avevo perso l'ennesimo round
nella mia lunga lotta per sfuggire alla camera a gas di San
Quintino: La Corte d'Appello degli Stati Uniti ha respinto
il ricorso contro la sentenza di gennaio del giudice
federale Louis Goodman, nella quale era stata negata la richiesta
di habeas corpus.
La decisione era stata presa a maggioranza e la trascrizione
della sentenza, lunga diciotto pagine e piena di
riferimenti a cause precedenti, iniziava dicendo: Questo
appello si riferisce all'ordinanza che nega a Caryl
Chessman l'undicesima richiesta di richiesta di habeas
corpus. L'autore aveva sbagliato perfino una semplice
addizione: questa era la diciassettesima volta che tentavo
di ottenere la procedura per habeas corpus in una corte
statale o federale.
La sentenza affermava che mi era stata data udienza
completa ed esaustiva alla presenza di un giudice che
non aveva errato nel rifiutare di ricusare se stesso; la
corte inferiore aveva correttamente stabilito che non
rientrasse nella sua giurisdizione la facolt di accogliere la
richiesta di un ordine di dissequestro che ordinasse al direttore
di restituire il manoscritto di Quel ragazzo  un killer!,
permettendomi cos di onorare il mio contratto con
Davis; e che non avevo il diritto costituzionale di essere
presente e di partecipare al procedimento a mio carico ai
tempi in cui gli atti erano stati ricostruiti.
Risultato: Sentenza confermata.
Il primo giudice William Denman, in aperto contrasto
con la decisione della maggioranza, rivolse alcune osservazioni
taglienti al collega. L'ottantaquattrenne giurista
scrisse:
Dissento dall'assurda affermazione che la clausola di giusto
processo prevista dal Quattordicesimo Emendamento vada
applicata solo in parte al processo di fatto della Corte Superiore
della contea di Los Angeles per determinare la trascrizione
di ci che era trapelato in quella corte, come base
per la revisione presso la Corte Suprema della California
della sentenza di morte emessa da quella corte stessa.
Niente  pi chiaro del fatto che il giusto processo previsto
dal Quattordicesimo Emendamento esige che la parte colpita
dalla decisione di un processo sia informata e abbia la
possibilit di prendervi parte, e che, qualora questo sia negato,
la decisione pronunciata in sua assenza sia annullata.
La dichiarazione procedeva sottolineando che non mi
era stata data l'opportunit di partecipare al procedimento
a dir poco singolare con cui erano stati ricostruiti i famosi
atti.
La richiesta di Chessman di essere presente alla risoluzione
delle oltre 2000 pagine da cui dipendono la sua vita o la sua
morte  stata negata dalla corte di primo grado, nonostante
il diritto di controinterrogare i testimoni prodotti dal pubblico
ministero e, nella contea di Los Angeles, di cercare e
produrre ulteriori testimonianze di giurati e impiegati che
avevano assistito al processo, costituisca l'essenza stessa di
un processo regolare. Non c' circostanza pi chiara della
necessit della presenza di un imputato nell'imminenza di
un processo, nella contea di Los Angeles, in cui i testimoni
possano essere convocati e interrogati e in cui le deposizioni
non necessarie...
L'opinione di maggioranza  costretta a riconoscere che
la Corte Suprema abbia ritenuto che il concetto di regolare
processo previsto dal Quattordicesimo Emendamento
sia applicabile nel caso di una testimonianza falsa o
non corretta, mentre altri tipi di violazioni possono essere
ininfluenti. Si tratta di un'applicazione approssimativa
del Quattordicesimo Emendamento (basata su casi inapplicabili)...
L'opinione della maggioranza ignora inoltre i casi successivi
discussi presso la Corte Suprema, chiaramente a sostegno
di queste precedenti decisioni [che sono poi state prese in
considerazione].
La dichiarazione concludeva dicendo:
Dal momento che  innegabile che a Chessman sia stato negato
il diritto di partecipare alle udienze di Los Angeles,
questa corte dovrebbe ordinare che gli atti relativi vengano
accantonati, cos come la sentenza su di essi basata.
Rosalie era visibilmente afflitta quando venne a trovarmi
domenica 21 ottobre.
Non va cos male, le dissi. Ce lo saremmo dovuti
aspettare. Ora per, devo insistere su una cosa.
Di che si tratta?
Che lei abbandoni per sempre il suo ottimismo. Avr
bisogno di tutto il sano scetticismo possibile.
L'unica dannata volta in cui ero sicura che potessimo
vincere, disse lei.
In effetti c'eravamo andati vicini. Avevamo mancato di
poco il bersaglio. Il caso era stato combattuto nelle corti
inferiori, intermedie e superiori dello Stato e della nazione
per oltre otto anni. Erano state portate avanti pi di
cinquanta diverse azioni legali, e oltre quaranta giudici, da
soli o come membri di una corte, avevano avuto a che fare
con il procedimento nelle sue varie fasi. Poi la mia vita
era stata azzerata per un singolo voto di differenza. Se uno
degli altri due giudici che componevano la commissione
avesse appoggiato Denman, avrei vinto.
Rosalie avrebbe preparato la richiesta di una nuova
udienza, e avrebbe anche fatto avere a George il mio messaggio:
Per favore, corra qui, adesso!
In seguito, dopo che George le aveva assicurato che
sarebbe venuto subito, solo per sparire un'altra volta, gli
scrissi che se non si fosse presentato entro una data specifica,
sarei stato costretto a cercarmi un nuovo avvocato.
Un altro avrebbe preso alla lettera un'affermazione cos
esplicita. George no. Dovetti convincerlo, prima che si decidesse
a scoprire la sua arma segreta, che ancora una
volta i nostri piani richiedevano una drastica revisione.
L'uso della sua arma segreta, nel caso la richiesta di
una nuova udienza fosse stata respinta e la Corte Suprema
avesse rifiutato di rivedere il mio caso, mi avrebbe indubbiamente
salvato la vita, ma a un prezzo che al momento
non ero assolutamente disposto a pagare: vincere grazie a
quello che tutti avrebbero definito un dettaglio tecnico.
Questo avrebbe lasciato irrisolto il tema di fondo del caso,
mi avrebbe costretto ad affrontare la prospettiva di
passare inutilmente il resto della mia vita in una cella di
massima sicurezza all'interno di una prigione di massima
sicurezza, e avrebbe fornito ulteriori argomenti ai fedeli
seguaci della cosiddetta giustizia della camera a gas.
Quella notte, nella mia cella, dopo la discussione con
Rosalie, ricordai come l'Odio e l'Astuzia avessero riso di
ci che avevo voluto a tutti i costi credere a proposito della
verit e della giustizia.
Aspetta e vedrai, avevano latrato.
Avevo aspettato, finch poi, la mattina del 18 ottobre
1956, avevo visto. Avevo scoperto al di l di qualsiasi dubbio,
che l'ultimo uomo innocente era stato giustiziato quasi
duemila anni prima della mia nascita. Che bisognava distinguere
tra l'innocenza, che  indifesa e non ha alcun bisogno
di difendersi, e la semplice non colpevolezza
rispetto a crimini specifici nell'ambito di un procedimento
criminale. Che, di fatto e anche da un punto di vista filosofico,
il diritto pu trionfare e la verit pu prevalere
indipendentemente dalla decisione di un tribunale. E che
la giustizia finale che scaturisce dalle cause giudiziarie  il
giudizio che ogni singola parte in causa, senza farsi condizionare
da speranze o timori, d di se stesso e che poi accetta
come finale, qualunque possano essere le conseguenze
personali.
La conoscenza di ci costituiva la mia vittoria. Tuttavia
non mi sarei mai potuto permettere, n avrei mai richiesto,
una vittoria simile. Il mio compito, allora, era di
far s che tutto ci avesse un significato. Prima che finisse
l'anno, avevo scoperto il modo. Al posto di un'arma segreta,
scelsi una bomba a orologeria fornitami dalla storia,
il cui meccanismo era fatto in modo tale che non poteva
essere fermato nemmeno dal coro delle voci bigotte dei
discepoli del credo in ci che voglio, del al diavolo i
fatti, dell'io odio Chessman, del viva il carnefice.
Io non sono colpevole. Il potente Stato sovrano della
California mi ha sbattuto da un processo alla prigione e
poi mi ha condannato due volte a morte per reati che non
ho commesso. E per fare in modo che le condanne reggessero,
ha dovuto trasformare la giustizia in una farsa da
due soldi.
Sono sicuro che ci sar una generazione futura che mi
prester ascolto.
Ecco dunque, dopo lunghe meditazioni, quello che
ho fatto. Con l'aiuto di amici, ho preparato un pacco
molto grande e molto speciale, che ho messo dove nessuno
pu trovarlo, sequestrarlo, farlo sparire e distruggerlo
contro la mia volont. In quel pacco ci sono le prove
che dimostrano in modo inconfutabile che non sono il
bandito della luce rossa. Inoltre, un documento indica
nome e cognome dei veri banditi della luce rossa (al plurale),
perch in effetti ce ne sono stati due, anche se uno
solo dei due riveste una certa importanza; e allegato al
documento ci sono alcune dichiarazioni e fotocopie di
documenti della polizia, oltre a rapporti e altro materiale
che stabilisce senza ombra di dubbio che la Cella 2455
del Braccio della morte  occupata dall'uomo sbagliato.
Se e quando i documenti e il resto del materiale verranno
resi pubblici, la verit sul caso diverr cos chiara e
ovvia che la gente si meraviglier del fatto che io possa
anche solo essere stato arrestato. Alla faccia di molti editori
di giornali, pubblici ministeri, giuristi, penalisti, cittadini
sdegnati e di altri ancora, i cittadini onesti riceveranno
una lezione su come la spinta a far del bene possa
produrre risultati terribili e scioccanti quando la passione
domina gli impulsi e gli espedienti politici si sostituiscono
a una coraggiosa leadership, quando l'unico fine
diventa l'eliminazione di un uomo malvagio e l'atmosfera
si riempie di paura, odio e ostilit. La tragedia non
sta nel fatto che questi impulsi creino dei mostri, ma che
nel tentativo cieco di sterminarli, finisca inevitabilmente
annientata la verit, e la giustizia venga prostituita.
Se scomparir la figura del carnefice, quei documenti
non verranno mai resi noti. In caso contrario, verranno resi
noti esattamente a cinquant'anni di distanza dal giorno
in cui verr cancellata la moratoria sulla pena capitale.
La descrizione fornita alla polizia dalle vittime del bandito/i
della luce rossa non corrisponde al mio tipo fisico
pi che a quello di chiunque altro. Met delle vittime convocate
presso la stazione di polizia di Hollywood per riconoscermi,
non lo hanno fatto. Alcuni tra gli psichiatri e
psicologi pi in vista del Paese hanno messo nero su bianco
che la mia personalit non  decisamente quella di uno
stupratore e che, basandosi sui fatti e sugli schemi comportamentali
del mio passato, da un punto di vista psichiatrico
ci sono grandissime probabilit che io non sia il
bandito della luce rossa. Non ho avuto esperienze traumatiche
durante l'infanzia che mi spingano a cercare una
rivalsa su donne indifese. Pur essendo grosso e non certo
un bell'uomo, le donne non mi trovano repellente. Non
sopporto e non ho mai sopportato gli stupratori.
La Giustizia ha stabilito che io debba morire perch
le azioni criminali del bandito della luce rossa hanno portato
alla pazzia una delle sue giovani vittime. Mettendo
da parte il fatto che si d il caso che io non sia il bandito,
e garantito che si tratti invece di un soggetto davvero
squallido, tutte le prove indicano che la malattia mentale
della giovane sfortunata - che hanno finito per procurarne
l'ospedalizzazione diciannove mesi dopo il crimine,
anzich immediatamente dopo come vuole la leggenda -
non fosse e non sia assolutamente correlata all'aggressione
a sfondo sessuale da lei subita. Infatti, esiste una dichiarazione
giurata di uno degli psichiatri che hanno esaminato
la donna e che conosceva in maniera approfondita
la sua tragica situazione, che sostiene che l'aggressione
subita a opera del bandito della luce rossa non fosse la
ragione della sua instabilit mentale e del suo ricovero a
Camarillo.
Com' possibile che la polizia abbia commesso l'errore
di accusare l'uomo sbagliato dei crimini del famigerato
bandito della luce rossa? Anche questo verr rivelato
quando verr aperto il vaso di Pandora che ho preparato.
Aggiunger solamente questo: la storia pienamente documentata
non aggiunger particolare lustro al blasone gi
infangato e insanguinato della California.

 PARTE TERZA.
LA TORRE DELL'OSCURIT.


CAPITOLO 18.
NON RESTA CHE UN PASSO DA FARE.

Fissai il titolo del Call-Bulletin di San Francisco che
diceva: I GIUDICI SI AZZUFFANO SU CHESSMAN. Il
giudice Dal M. Lemmon della Corte d'Appello degli
Stati Uniti, esordiva l'articolo, ha sarcasticamente attaccato
oggi il primo giudice della sua corte, William
Denman, per le affermazioni di quest'ultimo secondo le
quali a Caryl Chessman sarebbe stato negato un giusto
processo.
Altri giornali della California sbatterono la storia in
prima pagina mentre le agenzie di stampa diffondevano la
notizia in tutto il Paese.
GIUDICE SOLLECITA L'ESECUZIONE DI CHESSMAN.
Alcuni giuristi si scambiano parole di fuoco sul caso
Chessman. Chessman fa ancora discutere i giudici. Questi
erano alcuni dei sottotitoli. Ieri i due giudici della Corte
d'Appello degli Stati Uniti si sono scambiati alcune bordate
a distanza, nell'ambito di un'accesa discussione sulla
validit dei reiterati tentativi di Caryl Chessman di evitare
l'esecuzione nella camera a gas di San Quintino, si leggeva
in un articolo.
L'ira del giudice Lemmon esplose il 27 novembre
1956, sette giorni dopo che lui e il suo collega, il giudice
Hamley, avevano votato contro la concessione di una revisione
dell'appello.
Si era adirato perch il primo giudice Denman si ostina
a ignorare il parere espresso dalla Corte Suprema.
Nella dichiarazione, sottolineava che (1) il giudice Goodman
si era espresso a mio sfavore sull'argomento della frode.
(2) Che lui e il giudice Hamley avevano confermato la
decisione del giudice Goodman; e (3) che ...l'opinione
di maggioranza sostiene che l'appellante [Chessman] non
avesse alcun diritto costituzionale ad apparire personalmente
e a partecipare alla stesura della trascrizione.
E, come se fosse stato decretato dall'Onnipotente in
persona, la questione deve chiudersi qui.
Ma il giudice Lemmon non concludeva qui:  stato
detto che il diritto sostanziale  per la protezione della
gente, mentre quello procedurale riguarda la protezione
degli innocenti... Chessman non ha mai dichiarato di essere
innocente.
Questa sporca menzogna mi fece drizzare i capelli dalla
rabbia.
Il giudice Lemmon accennava inoltre a una disposizione
impartita dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati
Uniti il 19 gennaio 1956, che avrebbe ristretto l'uso e gli
scopi della richiesta di habeas corpus nelle corti federali ai
casi di persone condannate nei tribunali dello Stato.
Concordo con lo spirito di questa disposizione,
scrisse il giudice Lemmon, che non  ancora stata approvata
dal Senato degli Stati Uniti. [Il provvedimento in
questione, altamente discutibile ma propagandato a gran
voce dai sostenitori della giustizia della camera a gas, era
stato stroncato dalla commissione giudiziaria del Senato, e
ora il giudice Lemmon batteva la grancassa nella speranza
di rilanciarlo e farlo passare. Nella frase successiva, si
spingeva addirittura oltre.]
Perfino in assenza di una legge simile, tuttavia, nutro
la ferma convinzione che nessuna Corte degli Stati Uniti
dovrebbe interferire, in assenza di ragioni costituzionali
convincenti, peraltro totalmente assenti in questo caso,
con i procedimenti legali dei tribunali del Paese.
Dopo aver scorticato il giudice Denman e aver motivato
la sentenza, non secondo la legge del Paese come viene
interpretata dal Congresso e interpretata dalla Corte Suprema
degli Stati Uniti, ma secondo la propria colorita
posizione personale, il giudice Lemmon tir poi una bordata
al pi alto tribunale della nazione.
Il caso Chessman  rimasto per troppi anni nei tribunali
della California e degli Stati Uniti. Il rallentamento
della giustizia, in questo caso,  diventato uno scandalo
nazionale.
Infine concludeva: Non resta che un ultimo passo da
compiere nel caso dello Stato della California contro
Caryl Chessman. Quello di eseguire una delle due sentenze
di morte emesse contro Chessman otto anni e mezzo
orsono.
Chessman si  visto riconoscere tutto ci che gli era
dovuto, tranne la sua esecuzione. Con questa esecuzione,
forse, la macchia sul blasone giuridico della California
verr, se non completamente cancellata, almeno in parte
sbiadita.
Se Chesterton, famoso saggista e critico inglese, avesse
avuto ragione nell'asserire che l'utilizzo migliore per la
logica  quello di sterminare i logici, ecco allora la prova
pi convincente che i sostenitori della logica erano stati
doverosamente interrati e che, almeno per il giudice Lemmon,
il modo migliore per sfruttare i ricorsi  usarli per
eliminare chi fa ricorso, almeno nel caso in cui il nome di
chi fa ricorso sia Caryl Chessman.
Niente da dichiarare, per il momento, disse George
ai giornalisti che gli chiesero un commento sulle affermazioni
del giudice Lemmon.
Il giudice Lemmon si era messo in una posizione piuttosto
azzardata, dal punto di vista giudiziario. Non resta
che un ultimo passo da compiere, aveva detto. Ora toccava
a George trovare una via d'uscita.
Il mattino seguente, il primo giudice William Denman,
che si occupava di diritto sin dagli inizi del secolo, present
un memorandum di risposta. La dichiarazione rilasciata
dal giudice Lemmon nel negare il diritto di Chessman
di chiedere una nuova udienza sul caso, costituisce il
miglior esempio dell'aforisma I casi difficili mettono in
difficolt la legge, esord il giudice.
Dopo aver stroncato la pretesa che lo stesso problema
giuridico potesse essere affrontato in un modo se preso in
considerazione all'inizio di un processo, e in un modo del
tutto differente se gestito successivamente, il giudice Denman
disse che la differenza tra i due tipi di rifiuto e di regolare
processo era talmente ovvia che, come abbiamo
visto, il giudice Hamley ha trattato le due situazioni separatamente
nella sua dichiarazione.
Nonostante per Chessman possa trattarsi di una questione
di vita o di morte, il giudice Lemmon sostiene che
la sentenza della Corte Suprema abbia ritrattato, evitando
di esprimersi in materia, la propria posizione, pi volte ribadita,
secondo cui qualsiasi importante richiesta d'appello
rientri di diritto nel concetto di regolare processo
previsto dal Quattordicesimo Emendamento.
Concluse infine dicendo: In relazione al caso Chessman
contro Teets... nella sentenza della Corte Suprema...
non viene mai fatta menzione, e ancor meno viene affrontata
la posizione sostenuta da Chessman. In ogni caso, 
assurdo sostenere che la Corte Suprema, per il semplice
fatto di non essersi espressa su un contenzioso che non era
neanche stato a lei stessa presentato, possa aver giudicato
quel contenzioso in modo avverso alla parte che lo presentava...
L'Examiner di San Francisco e altri quotidiani anti-
Chessman rimasero ciechi di fronte a tanta assurdit, e
preferirono invece bearsi della posizione di Lemmon. Come
cavalieri scalcinati appena tornati da una campagna inconcludente
con la quale avrebbero dovuto strappare la
Terra Santa agli infedeli, risalirono a cavallo e si lanciarono
alla carica contro l'uomo rinchiuso nella Cella 2455 del
Braccio della morte.
Uno dei molti editoriali pubblicati sull'Examiner (al
motto di Verit, Giustizia, Servizio Pubblico) affermava:
Concordiamo con il giudice Lemmon... i ritardi nell'applicazione
della legge nel caso Chessman sono uno scandalo
nazionale... Dopo questo Chessman, ce ne saranno molti
altri. Finch a creature come queste verr permesso di sovvertire
la giustizia a loro discrezione grazie all'abuso del diritto
alla procedura di habeas corpus, la macchia rester indelebile.
Il modo migliore in cui il giudice Lemmon e tutti gli altri
giudici e membri dei tribunali possono contribuire a cancellare
quella macchia  quello di riformare quel diritto.
Soltanto cos potr avere fine ci che il giudice Goodman
ha descritto, sempre in questo caso Chessman, come
un'amministrazione della giustizia da slot machine.
Questi imbrattacarte non hanno mai capito che  stata
la California stessa a macchiare la propria reputazione
giuridica, e che certe riforme - seppur presentate con
grandi paroloni - non farebbero che facilitare i travestimenti
dell'ingiustizia. Accelerare l'esecuzione di una persona
condannata ingiustamente non sarebbe certo un
trionfo da sbandierare tra squilli di tromba.
Le parole del giudice Lemmon e i ruggiti di approvazione
da parte di certa stampa attirarono le solite lettere da
parte di lettori ansiosi di dar voce alla propria emotivit.
I miei otto anni e mezzo di manovre legali erano
uno scandalo nazionale, affermava una casalinga. Oh
bene, aggiungeva la donna, se non si ammazza da solo
dalle risate, morir indubbiamente di vecchiaia. Situazioni
come questa non fanno altro che istigare sempre pi al crimine
e alla totale mancanza di rispetto nei confronti della
legge, dei tribunali e dei giudici. (Sotto alla lettera c'era
una nota del direttore: Continuiamo a ripetere che non
potr continuare cos ancora per molto. E invece  cos.)
Allo stesso modo la pensava Virgil Pinkley, direttore ed
editore del Mirror-News. Erano anni che faceva del suo
meglio per spingermi nella camera a gas, e adesso il suo
giornale continuava a gonfiare la storia di un presunto stupratore
che, ovviamente, mostrava sinistri parallelismi
con il caso di Caryl Chessman. Titolato LE AGGRESSIONI
DELL'UOMO-BESTIA RACCONTATI IN AULA DA 8
DONNE, l'articolo diceva: Il pubblico ministero, J. Miller
Leavy, chieder la pena di morte per l'uomo accusato di
stupro, descritto come il pi feroce aggressore di donne
apparso in tribunale dai tempi di Caryl Chessman...
A questo punto avrei potuto assicurare alla casalinga
che non c'era possibilit che io morissi dalle risate, o che
morissi di vecchiaia. Non nel Braccio della morte, in ogni
caso. Avevo intenzione di arrivare a una resa dei conti, ma
alla mia maniera.
 successo!
Ero sveglio, non stavo sognando, e i ritagli di giornale
nelle mie mani non erano un miraggio indotto dalla speranza.
Erano veri. Li scorsi velocemente ancora una volta,
leggendo avidamente i titoli.
APERTA L'INCHIESTA LEGISLATIVA SULLA PENA
DI MORTE. E giusto uccidere legalmente?
Il timore della camera a gas impedisce davvero agli
assassini di uccidere?
La legge odierna  in grado di distinguere i criminali
pi spietati da chi  incapace di intendere e di volere, e di
tutelare questi ultimi, ordinandone il ricovero? O anche i
malati vengono spediti nella camera a gas?
 giusto condannare a morte gli assassini, per poi lasciarli
tre, quattro, cinque, otto anni a marcire nel Braccio
della morte?
Non sono domande di puro diritto teorico, scrisse
Mary Ellen Leary, vicedirettore del News di San Francisco.
Si tratta di problemi che la California si trova ad
affrontare realmente. Oggi, un gruppo di legislatori dello
Stato ascolter il punto di vista di psichiatri, docenti di
criminologia e uomini di legge della Bay Area.
La sottocommissione speciale dell'Assemblea legislativa
incaricata di studiare la questione della pena capitale si
era riunita presso lo State Building, a San Francisco. A
presiedere i lavori c'era Lester McMillan (Dipartimento di
Los Angeles).
Gli articoli erano piuttosto incoraggianti.
MORATORIA DI 5 ANNI RICHIESTA DAI PROCURATORI.
Esecuzioni: si va verso la sospensione? La morte
non  un deterrente al crimine.
Nove degli undici testimoni convocati di fronte alla
sottocommissione dissero che l'Assemblea legislativa della
California nel corso della sua riunione successiva avrebbe
dovuto abolire del tutto la pena di morte, o quantomeno
chiudere la camera a gas di San Quintino per cinque
anni e studiare i risultati ottenuti. Quattro furono le ragioni
principali avanzate a sostegno di questa tesi:
contrariamente a quanto sostenuto dall'opinione pubblica,
la pena di morte non funge da deterrente al crimine;
la pena capitale sminuisce il valore della vita umana, di
conseguenza non fa che incrementare il numero degli
omicidi;
l'imposizione della pena di morte spesso finisce col
provocare una serie infinita di appelli, e la mancanza di
rispetto nei confronti della legge cresce in maniera direttamente
proporzionale all'intervallo di tempo che trascorre
tra la condanna e l'esecuzione;
c' sempre il pericolo di condannare un innocente.
Il dottor Austin MacCormick, docente di Criminologia
dell'Universit della California e una delle massime autorit
del Paese in materia, ha detto a proposito della pena
di morte: E una cicatrice malvagia sul volto della giustizia
- paragonabile, in quanto a malvagit, al crimine
stesso che dovrebbe punire, definendo poi il modo in cui
la pena di morte viene amministrata in California discriminatorio
e ingiusto.
Il principale incaricato di far rispettare la legge nello
Stato Dorato, il procuratore generale Edmund G. Brown,
espresse un punto di vista altrettanto interessante: La pena
capitale non  in alcun modo, forma o maniera un deterrente
al crimine. Un deterrente molto pi efficace,
aveva affermato, potrebbe essere una condanna al carcere
a vita senza possibilit di libert condizionata. Inoltre, la
forte discriminazione geografica nell'applicazione della
pena capitale non faceva che creare clamorose incongruenze.
Un procuratore distrettuale  severo e richiede
la camera a gas, mentre un altro non lo fa. Brown raccomandava
una moratoria di cinque anni sulle esecuzioni capitali
e un attento esame dei risultati che cos si sarebbero
ottenuti.
Anche Richard A. McGee, direttore del Dipartimento
Carcerario della California ed esperto di fama nazionale in
materia penale, sosteneva l'ipotesi di una moratoria: Non
esiste nulla che provi che la pena capitale funga da deterrente,
furono le sue parole. Poi aggiungeva: Metterei
per seriamente in discussione un'eventuale condanna al
carcere a vita senza possibilit di libert condizionata; questi
uomini infatti diventerebbero molto difficili da gestire.
Noi cerchiamo di dire ai giovani che condanniamo gli
omicidi, osserv il reverendo C. Lester Kinsolving. E lo
facciamo uccidendo a nostra volta... Senza contare che
c' sempre la possibilit di giustiziare un innocente. Non
c' niente di pi frustrante del tentativo di sospendere l'esecuzione
di un condannato gi morto.
Trevor Thomas, segretario del Comitato legislativo per
una societ di amici, afferm: Non credo che sia possibile
oggi sostenere la pena di morte, sia da un punto di vista
scientifico che morale. E soltanto una questione di vendetta.
Sottoline poi che l'opinione pubblica non sapeva
che centinaia di criminali al primo omicidio avevano scontato
la propria pena ed erano tornati a inserirsi nella societ
senza problemi, mentre soltanto un esiguo numero
di condannati per omicidio era stato giustiziato. E a supporto
della sua tesi, raccont della graduale abolizione
della pena di morte nel resto del mondo.
Le cifre mostravano che rispetto ai 417 omicidi commessi
in California nel 1955, solo cinquantadue persone
erano state condannate per omicidio di primo grado. Di
queste, quarantaquattro erano finite in prigione e solo otto
erano state condannate a morte. McGee fece notare che
il direttore di San Quintino, pur avendo soltanto ventidue
uomini nel Braccio della morte (rispetto ai circa 4000 di
tutta la prigione), doveva trascorrere il 20 per cento del
proprio tempo occupandosi dei gravosi dettagli relativi alle
varie esecuzioni.
La pena di morte venne aspramente criticata anche da
due famosi psichiatri, il dottor Douglas M. Kelley dell'Universit
della California, e il dottor Bernard L. Diamond
dell'ospedale Mount Zion di San Francisco. I due, insieme
al professor MacCormick, proposero di gettare dalla
finestra il vecchio e antiquato test di McNaughton, usato
per determinare la salute mentale (e di conseguenza la responsabilit
criminale) dei presunti omicidi, in quanto assolutamente
in contrasto con i concetti della psichiatria
moderna. Il dottor Diamond disse che, al posto dell'obsoleto
test di McNaughton, le giurie si limitassero a considerare
se l'imputato soffrisse o meno di un disturbo mentale.
Raccomand anche che l'obbligo di provare la salute
mentale dell'imputato passasse dalla difesa all'accusa.
Il dottor Kelley avanz una speciale richiesta affinch la
commissione preparasse un Codice penale moderno in
grado di occuparsi adeguatamente delle persone insane di
mente, raccomandando misure carcerarie speciali per gli
psicopatici e per i soggetti con disturbi della personalit.
Il giglio nero  senza dubbio un ottimo film, osserv
inoltre il luminare, ma non esistono prove scientifiche di
un'ereditariet genetica delle tendenze criminali. Tuttavia,
i tribunali e i Dipartimenti di Polizia continuano a utilizzare
come parametro uno strumento vecchio di secoli.
Forse pensano che le leggi siano come il vino e il formaggio,
e che migliorino con gli anni.
I risultati di un questionario spedito a oltre 500 tra
sceriffi, procuratori distrettuali, giudici, educatori, uomini
di chiesa e avvocati di tutto lo Stato mostrano come sia
diffusa la convinzione secondo cui non si dovrebbero giustiziare
le persone malate di mente, aveva dichiarato prima
dell'inizio dell'udienza Arthur E. Wood, consulente e
direttore delle ricerche della commissione. Wood, docente
di Criminologia e Sociologia dell'Universit del Michigan
ormai in pensione, aveva sottolineato che avrebbe aiutato
i legislatori a raccogliere tutti i fatti significativi e
scritto una relazione obiettiva su un'eventuale abolizione.
Un'eloquente statistica raccolta da Wood diceva che
almeno cinquanta dei 110 detenuti giustiziati a San
Quintino tra il 1938 e il 1953 erano persone malate di mente,
considerate per sane da un punto di vista giuridico.
E da allora, questa percentuale allarmante non si era
certo ridotta. Pensai al piccolo Bart e a Jack e a Culo di
Gomma e al giovane Billy Rupp, che aspettava di morire;
a Robert O. Pierce detto il Campione e a molti altri, tutti
morti, e a come non solo questo Stato illuminato si dedicasse
regolarmente all'uccisione dei malati di mente, ma a
come il Braccio della morte brutalizzasse e spesso sconvolgesse,
mutilasse e distruggesse la mente di quelli che
tratteneva nelle sue gabbie.
Anche lo sceriffo Melvin Hawley della contea di Santa
Clara si espresse con forza contro la pena capitale, raccomandando
che fosse una commissione di esperti, e non la
giuria, a stabilire la salute mentale dell'imputato. Altrettanto
fece la vedova di un famoso pubblico ministero di
San Francisco, James M. Hanley. L'avvocato Al J. Zirpoli,
che si era battuto strenuamente in difesa di Henry Thomas,
sostenne che ci dovesse essere una revisione obbligatoria
di tutti i casi di pena di morte da parte delle autorit
competenti e che, in seguito a questa revisione, si dovesse
inoltrare una richiesta speciale al responsabile statale della
clemenza giudiziaria, un'idea umanitaria che il governatore
Goodwin J. Knight aveva respinto. Un procedimento
di quel tipo avrebbe richiesto del tempo e la cosa importante,
secondo Knight, era prima di tutto accelerare l'esecuzione
dei condannati.
Si trattava del primo studio ufficiale sulla pena capitale
mai fatto in California, e ora sembrava che forse, nel
corso della prossima seduta dell'Assemblea legislativa, si
sarebbe vista qualche azione costruttiva. Sembrava praticamente
certo che le nostre leggi autodistruttive basate su
quella mostruosit giudiziaria che era il test di McNaughton
per determinare la salute mentale di un individuo, sarebbero
state riviste - e forse abolite.
Allo stesso modo, c'era la ferma intenzione di richiedere
una legge che attribuisse alle giurie stesse il compito
di fissare la pena nei casi in cui esisteva l'opzione tra la
condanna al carcere a vita e la pena di morte. Di recente,
dopo averla tacitamente approvata per anni, la Corte Suprema
della California si era espressa contro l'abitudine
da parte dei giudici di primo grado dei casi di omicidio di
informare la giuria della necessit di un verdetto di condanna
a morte, a meno che la giuria stessa non rilevasse la
necessit di una mitigazione della condanna o l'esistenza
di circostanze attenuanti eccezionali.

 CAPITOLO 19.
TROPPA FOGA NEL VOLER FAR BENE.

Non viene certo spontaneo infilare un foglio nella macchina
da scrivere e dire al pi alto tribunale della nazione:
Ehi, mi hanno incastrato. Aiutatemi!
Se pensate che gli avvocati esperti in diritto costituzionale
siano dei banditi travestiti, vecchi avidi che sparano
parcelle spaventose per darsi delle arie e aggiungere paroloni
alla documentazione legale, una rapida scorsa al Regolamento
riveduto e corretto della Corte Suprema degli
Stati Uniti potrebbe farvi cambiare idea.
Il primo brusco risveglio arriverebbe quando doveste
scoprire che questo tribunale non pu preoccuparsi dell'interesse
dei singoli litiganti. Il documento intitolato
Considerazioni che regolano le revisioni in appello, dice:
La revisione di una richiesta di appello non  una questione
di diritto, ma di corretta discrezione giudiziaria, e verr
concessa solo in presenza di ragioni speciali e importanti.
Se andate a leggervi le pagine di norme e riferimenti
che seguono, concorderete nell'affermare che un avvocato
veramente competente in diritto costituzionale si guadagna
la parcella fino all'ultimo centesimo.
Dovevamo preparare una richiesta di revisione d'appello
in tempi strettissimi. George venne a consultarsi con
me e si occup delle innumerevoli questioni procedurali.
Io accantonai la scrittura del libro e qualsiasi altra cosa, e
lavorai praticamente giorno e notte, come gi avevo fatto
spesso in passato. Entrambi i miei avvocati sapevano
quanto ci tenessi a quella petizione e cos, riservandosi il
diritto soltanto a qualche correzione occasionale, lasciarono
che fossi io ad avere quella che in tribunale poteva essere
considerata l'ultima parola.
Cominciai il primo di dicembre e, con gli occhi arrossati
e distrutto dalla fatica, completai le 89 pagine dattiloscritte
che costituivano la stesura finale alle 4,55 del mattino
del 24 dicembre. Pi tardi quel luned mattina, George
and a ritirare nell'ufficio del direttore, dove li avevo
inviati, gli undici volumi di atti processuali che dovevano
tornare presso la Corte d'Appello entro mezzogiorno, oltre
alla mia stesura della petizione, sulla quale lui e Rosalie
si sarebbero messi al lavoro.
George riusc a ottenere una proroga che spostava la
data ultima di presentazione della petizione presso la Corte
Suprema dal 2 gennaio al 10 febbraio 1957.
Tra Natale e Capodanno, George e Rosalie lessero tutto,
tagliando e segnando in rosso qui e l. Fecero letteralmente
a pezzi la petizione per poi rimontarla in una dozzina
di modi diversi, alla ricerca del maggiore effetto.
Rosalie venne a parlare con me domenica 30 dicembre,
e rifer a George le mie osservazioni. Io sottolineai
che dal momento che non c'era modo di individuare quale
parte andasse evidenziata, mi sarei preso la piena responsabilit
per quanto riguardava la forma finale da dare
alla petizione.
George venne a trovarmi luned 7 gennaio, e un'altra
volta il giorno successivo. Durante la notte, senza neanche
andare a dormire, avevo riscritto la petizione, usando una
copia della mia stesura originale e incorporando le idee di
tutti e tre. La riesaminai con George. Finalmente arrivammo
a quella che ci sembrava la versione definitiva.
Avevamo elencato, nella forma e nell'ordine richiesto,
e senza appesantire il testo di legalismi, tutti i riferimenti
alle molte opinioni espresse sul caso e tutte le altre considerazioni
di varia natura, comprese le ragioni per cui secondo
noi la nostra richiesta andava accolta.
La mia vita o la mia morte dipendevano da questa richiesta
di mandato d'appello. Un paragrafo - intitolato
Ragioni che giustificano la concessione del mandato -
era particolarmente interessante e avrebbe aiutato in maniera
illuminante il lettore a giudicare se effettivamente
Caryl Chessman si fosse preso gioco della giustizia o se invece
era stato lui a essere preso in giro dai servitori fin
troppo accaniti di questa divinit.
Nel paragrafo citavo il giudice Black, che nel caso
Beauharnais contro lo Stato dell'lllinois aveva ricordato
che troppa foga nel voler far bene aveva portato a far
bruciare i libri e le streghe sul rogo.
Misi l'accento sul fatto che quella stessa foga aveva
spinto il viceprocuratore generale della California a minacciare
pubblicamente di bruciare uno dei miei libri (La
legge mi vuole morto), e il direttore della prigione a sequestrare
numerosi altri manoscritti di propriet del sottoscritto,
uno dei quali poteva valere diverse migliaia di
dollari (Quel ragazzo  un killer!). Spiegai che la condizione
di indigenza mi era stata forzatamente imposta dal momento
che non mi era permesso scrivere neanche una riga
in vista di una pubblicazione. Feci riferimento alle voci
che chiedevano la giustizia della camera a gas, per questo
noto criminale, insopportabile mostro, questo
Houdini del diritto e genio criminale.
Dissi che si era scelto di adottare un imperativo morale
(ad esempio, Chessman deve essere giustiziato) al
posto di un giudizio equanime (il fatto che Chessman sia
trattenuto in custodia  forse una violazione della Costituzione
degli Stati Uniti?)
Accanto a simili considerazioni di carattere generale,
elencai molte ragioni specifiche per le quali il caso dovesse
essere riesaminato dalla Corte Suprema. Tra di esse:
La legge della California prevede obbligatoriamente un
appello automatico alla sua Corte Suprema nei casi di pena
capitale. Questo appello, proseguivo,  una forma di
precauzione straordinaria presa dalla legislatura per
salvaguardare i diritti di coloro ai quali  stata imposta la
pena di morte da parte delle corti di primo grado. In California,
inoltre, il diritto d'appello alla Corte Suprema 
garantito al condannato dalla Costituzione ed  sacro e inviolabile
quanto il diritto a essere giudicato da una giuria.
Aggiunsi che il Regolamento del concilio giudiziario
della California dichiara che, in un caso di sentenza capitale,
gli atti processuali nella loro integrit debbano essere
preparati e certificati come autentici e corretti dal funzionario
del tribunale che ha stenografato lo svolgersi di tutto
il processo.
Eppure in questo caso, a causa della morte dello stenografo,
affermava la mia petizione, gli atti non furono
e non poterono essere preparati in accordo con qualsiasi
legge o regola inerente i processi d'appello, e in particolare
questo tipo di appello obbligatorio. E stato necessario
accantonare qualsiasi tipo di procedura regolarmente
riconosciuta dallo Stato e ricorrere all'invenzione di una
procedura ad hoc pur di arrivare a una qualsiasi forma di
atto processuale. E cos  stato, grazie all'umana ingegnosit,
nonostante le vigorose obiezioni del richiedente.
Al richiedente non  mai stato consentito di difendersi
da questa trascrizione o di essere presente mentre essa
veniva messa per iscritto e approvata. I suoi tentativi di
arrivare a una nuova udienza nella quale poterne contestare
la validit e adeguatezza sono sempre stati ignorati o
respinti. Nonostante tutto ci... il documento  stato utilizzato
come base per confermare la sentenza che comminava
due condanne a morte e quindici condanne a pene
detentive.
Sottolineai come al pubblico ministero del caso fosse
stata data l'autorit di scegliere un sostituto dello stenografo
a cui far preparare gli atti del procedimento e che lo
stesso pubblico ministero, dopo aver affidato l'incarico a
un proprio congiunto, aveva tenuto la cosa accuratamente
nascosta al giudice del processo, al sottoscritto e alla corte
di revisione. Aggiunsi che al procuratore e a questo sostituto
dello stenografo era stato permesso di consultarsi sulla
trascrizione al di fuori della corte. Allo stenografo era
stato dato un tempo illimitato per preparare la trascrizione
e aveva interrogato di persona alcuni investigatori e alcuni
testimoni chiave dell'accusa come base per la ricostruzione
delle varie testimonianze, su suggerimento del procuratore
stesso. Lo stenografo aveva lasciato che il pubblico ministero,
fuori dall'aula, controllasse e correggesse la prima
stesura della sua trascrizione prima che essa venisse copiata
nella sua versione definitiva ed era stato pagato pi di tre
volte il compenso standard per questo lavoro.
Elencai una serie di altri abusi specifici correlati a questa
vicenda.
Nel commentare l'affermazione del giudice Lemmon:
Chessman non ha mai dichiarato di essere innocente,
misi in chiaro nella mia petizione di aver costantemente e
con veemenza proclamato la mia innocenza.
Appena prima di essere condannato a morte, quando
mi era stato chiesto se ci fosse qualche motivo legale per
cui secondo me la sentenza non andasse pronunciata, io
avevo risposto: L'imputato si dichiara assolutamente innocente
di questi capi d'accusa. Nella mia dichiarazione
giurata con cui chiedevo che venisse ricusato il giudice
Goodman, avevo ribadito: Il dichiarante non ha commesso
i crimini del bandito della luce rossa per i quali 
stato condannato.
In ogni caso, affermava un paragrafo del capitolo
Ragioni per la concessione della richiesta, il fatto che
il sottoscritto sia innocente o colpevole non  il fattore
giuridico determinante, poich questa corte ha saggiamente
e fermamente ripudiato la pericolosa dottrina secondo
cui  possibile trascurare la salvaguardia dei diritti
costituzionali a seconda che si ritenga il soggetto colpevole
o innocente.
Proseguivo dicendo: Gli atti dimostrano, dal punto di
vista legale, un pregiudizio costante e continuo da parte
del giudice Goodman nei confronti del richiedente e a favore
dello Stato della California...
Inoltre, il richiedente ha pubblicamente affermato:
Dal giorno del mio arresto ho chiesto e implorato di
essere sottoposto alla prova della macchina della verit
per stabilire la mia colpevolezza o innocenza ma non sono
mai riuscito a ottenerla... Voglio che mi si chieda anche
se sono o no il bandito della luce rossa. Se la prova
riveler che io mento, mentre dichiaro solennemente di
non essere quel bandito e di non aver commesso quei
delitti per cui sono condannato a morte, allora abbandoner
la mia lotta legale per la sopravvivenza. (Cella
2455. Braccio della morte, di Caryl Chessman, p. 328).
In questo cos come nel volume successivo intitolato La
legge mi vuole morto, letto da milioni di lettori in questo
Paese e in tutto il mondo occidentale, il richiedente
ha pi volte proclamato la propria innocenza e illustrato
i propri inutili tentativi di essere sottoposto alla prova
della macchina della verit.
Nell'articolo sulla rivista Saga del marzo 1955, intitolato
Che cosa ne farei della mia vita a firma del richiedente,
il richiedente stesso afferma: ...pur avendo ammesso
di aver assalito alcuni allibratori e di aver strapazzato
alcune ricevitorie di scommesse per conto di un
grosso racket di scommesse clandestine della zona, non
ero io il famigerato bandito della luce rossa che infestava
la California del Sud (pp. 10-11).
Queste affermazioni non sono le solite menzogne di un
delinquente disperato. Sul fatto che il richiedente sia
colpevole o innocente, esiste una controversia ormai diffusa a
livello nazionale. (Si veda, ad esempio, la rivista True,
numero di ottobre 1956, l'articolo La verit sull'uomo della
Cella 2455 del Braccio della morte scritto da Wenzell
Brown, p. 46: Io non credo che Caryl Chessman sia colpevole
dei crimini per i quali  stato condannato a morte.
Sono convinto che sia stato incastrato.) In pi, dal momento
che le Corti Federali non possono entrare nel merito
della questione della mia innocenza o colpevolezza, il richiedente,
il suo avvocato e altre persone non stanno risparmiando
gli sforzi per stabilire l'innocenza del richiedente
indipendentemente dalle azioni di questa corte.
Poi, sotto la parte finale della petizione, intitolata
Conclusione e preghiera di accoglimento, veniva reso
esplicito ci che chiedevamo nello specifico: Il richiedente
ritiene rispettosamente che la Corte debba stabilire:
...che venga rigettata la sentenza della Corte di secondo
grado che ha approvato la ricostruzione degli atti da noi
contestata, cos come la conferma da parte della Corte Suprema
della California del verdetto di condanna basato
sulla stessa ricostruzione, e che venga fissata una nuova
determinazione della sua validit e adeguatezza presso la
Corte Superiore di Los Angeles; che al richiedente sia acconsentito
di partecipare direttamente e in prima persona...
e che la Corte Distrettuale disponga della giurisdizione
necessaria per rilasciare un'istanza di dissequestro
sotto l'articolo 28, par. 2201 e 2202. Infine, che se il richiedente
sar in grado di sostenere le proprie accuse come
dettagliato nella richiesta e nella documentazione di
supporto, si chiede che venga riconosciuto il suo diritto
costituzionale a ottenere l'istanza richiesta, ovvero il dissequestro
del suo romanzo inedito e il diritto di utilizzare
il prodotto del suo ingegno per supportare i costi della
causa e pagare il proprio legale.
In questo modo, il caso potr essere risolto in modo
equo e decisivo, una volta per tutte.
Per prendere una decisione e per dare comunque alla
Corte tutto il tempo di deliberare, il richiedente e il suo
avvocato accettano che questa petizione possa essere trattata
come il documento che solitamente il richiedente presenta
in seguito alla concessione del ricorso, e che il caso
possa essere discusso e trattato sulla base di essa, di una
dichiarazione del rispondente in opposizione a essa e in
una dichiarazione di risposta da parte del richiedente, utilizzandone
una copia dattiloscritta. I legali del richiedente
sono pronti a discutere il caso immediatamente.
In data 24 gennaio 1957, la petizione viene firmata da:
George T. Davis
Legale rappresentante del richiedente
Caryl Chessman
Richiedente pr se.
Rosalie S. Asher
Consulente
Ed era tutto. La Corte Suprema avrebbe ora preso posizione
a mio favore, oppure no. Se non lo avesse fatto, la mia
ricerca di una giustizia in tribunale si sarebbe chiusa l, dopo
nove anni. Non ci sarebbero state ulteriori discussioni nelle
corti inferiori. Avevo altri progetti per il caso Chessman.

 CAPITOLO 20.
UN LAVORO SVOLTO, UNA PROMESSA MANTENUTA.

Ora non potevo fallire. Le ore tormentose passate a scrivere
un libro che consideravo cos importante per la mia
stessa vita non dovevano essere trascorse invano. Alle mie
spalle avevo mesi e mesi di uno sforzo da incubo.
In questo momento l'Assemblea legislativa della California
era riunita. Pi di cinquemila articoli della legislazione
sarebbero stati proposti prima che i legislatori si chiudessero
in camera di consiglio e, tornando a riunirsi, entrassero
nel merito del promulgare o rigettare le leggi proposte.
Parecchi di questi documenti avevano a che fare con la
pena di morte. Restava da vedere se, in conseguenza di
queste azioni legali, la camera a gas di San Quintino sarebbe
stata smontata pezzo per pezzo, sigillata per cinque
anni o usata pi che mai. Lo scontro sarebbe stato aspro,
e gi c'erano segni evidenti che alcuni sostenitori della
giustizia della camera a gas intendevano continuare a
sfruttare il caso Chessman come un pungolo per tenere il
boia al lavoro. La mia stessa esistenza sarebbe stata una
farsa, se l'avessero vinta loro. Eppure, anche se la cosa poteva
costarmi la vita, credevo di aver trovato un modo pi
che valido per fermarli...
Andai verso le mie cinque scatole di copie in carta carbone
e ne scelsi una. Era qui che Il volto della giustizia era
rimasto nascosto per tutto il tempo - in questa scatola
e in un'altra, sulla carta carbone stessa!
Non un posto originale, forse, niente che, una volta rivelato,
potesse suscitare grida entusiastiche ma, proprio per
quel motivo, un nascondiglio estremamente funzionale.
Innumerevoli volte gli addetti alla perquisizione non
solo avevano visto le scatole, ma ci avevano anche frugato
dentro, senza mai trovare nulla di sospetto. Solo qualche
foglio di carta carbone usato che poteva essere ancora
riutilizzato per un po'.
Alcuni mesi prima avevo deciso che non avrei affatto
nascosto il libro. Del resto, non potevo certo scriverlo su
carta normale perch avrebbe finito per attirare l'attenzione.
Alla fine mi era venuta l'idea di servirmi della carta
carbone. Da anni ne avevo nella mia cella intere scatole
che usavo, come tutti sapevano, per il mio lavoro legale.
Mettevo da parte i fogli adoperati una volta sola per fare
copie chiare di documenti legali e di lettere, ed era risaputo
che non gettavo via quei fogli se non quando erano
assolutamente inutilizzabili. Pertanto la carta carbone mi
era parso il mezzo ideale.
Facendo un esperimento mi accorsi che, usando due
fogli spessi, davanti e dietro, che potevano essere distrutti
immediatamente, e non battendo troppo forte sui tasti,
non restava sulla facciata della carta carbone alcuna impressione
leggibile a prima vista. Per scoprire il trucco occorreva
scegliere e accostare alla luce i fogli giusti di
carta carbone (tra i quali erano sparsi numerosi altri fogli
innocui). Bisognava inoltre togliere il paralume alla lampada
e avvicinare il foglio alla luce in un determinato modo.
Chi faceva questo doveva evitare di lasciarsi mettere
fuori strada da altre parole contenute nel foglio e scritte in
maniera pi appariscente, soprattutto in alto, al centro e
in fondo.
Inoltre sarei potuto ricorrere a numerose altre raffinatezze
per accrescere l'efficacia del trucco. Cos  stato
scritto questo libro. Ora per andava battuto a macchina
su carta normale, e a tempo di record, e ci presentava
una serie di problemi e di nuovi pericoli pressoch insormontabili.
Tolsi per prima cosa il paralume, con la scusa che aveva
bisogno di essere aggiustato, quindi disposi un'abile messinscena
con uno strano aggeggio per tener ferma la carta
carbone in modo che la luce vi si riflettesse dietro. Infine la
macchina da scrivere entr rumorosamente in azione.
Allo scopo di ridurre il pi possibile il volume del manoscritto
(che constava di circa centosessantamila parole)
e facilitarne cos l'uscita dal Braccio della morte, ricorsi a
un solo spazio di interlinea e mi servii di carta velina finissima
del tipo detto buccia di cipolla(1). Firmai ogni pagina
in fondo, e sul retro di ogni foglio apposi le impronte
digitali inchiostrate della mia mano destra.
Restavo spesso in cella anche durante l'ora di ginnastica,
mentre gli altri condannati si trovavano nel corridoio
antistante le celle. Questo dava agli spioni l'impressione
ch'io fossi impegnato a preparare documenti legali, come
spesso accadeva. Tuttavia, un ristretto numero di compagni
fidati sapeva ci che stavo facendo veramente. Alcuni
di loro lessero perfino il manoscritto dal principio alla fine,
fornendo in tal senso dichiarazioni firmate di proprio
pugno. Chiarisco subito che quelle dichiarazioni non sono
pi nel carcere e che, a meno che non divenga assolutamente
necessario, per il momento non intendo renderne
noti gli autori, pur avendo avuto da loro ampia autorizzazione
a farlo in qualsiasi momento.
Alla fine, stordito e semiaccecato dallo sforzo di ricopiare
quei fogli tutti pasticciati, portai a termine il compito.
Era stata presa ogni precauzione possibile, alcune addirittura
incredibili, per assicurare che il divieto di scrivere
venisse rigidamente osservato. Qualsiasi inchiesta venga
aperta in futuro, cosa che avverr sicuramente all'uscita
del libro, non far che confermare che non c' stata alcuna
falla o manchevolezza da parte del personale del
Braccio addetto alla mia custodia. Non solo ero sottoposto
a una sorveglianza pressoch continua, ma le guardie
che mi sorvegliavano erano a loro volta sorvegliate da altre
guardie. La mia cella  stata perquisita innumerevoli
volte da una squadra specializzata, e mai a intervalli .regolari.
Il detenuto addetto alla pulizia del Braccio, a quanto
mi  stato detto, veniva perquisito prima e dopo il suo
ingresso, ed era sempre sotto la sorveglianza diretta della
guardia del piano, che frugava perfino nel bidone della
spazzatura di cui egli si serviva. Come misura protettiva
oltre che carceraria, tutto il personale dell'istituto che
aveva in qualche modo a che fare con il Braccio veniva seguito
in ogni movimento dalla guardia armata del cammino
di ronda che cinge le celle. Ogni volta che ricevevo una
visita, venivo perquisito, e non certo in modo poco accurato.
Quando veniva a trovarmi il mio avvocato, il contenuto
di ciascuna pagina di ogni documento che avevo bisogno
di portare con me veniva attentamente esaminato.
Era stato persino dato l'ordine che il sergente incaricato
della sorveglianza del reparto contasse il numero dei fogli
portati al piano di sotto, controllando poi che lo stesso numero
di fogli fosse riportato nel Braccio.
Eppure, nonostante tutto, ho trovato un modo per
scrivere questo libro.
La squadra di perquisizione fece una visita alla Cella
2455 senza trovare nulla, perch non c'era nulla da trovare.
Il manoscritto era stato temporaneamente messo al sicuro
nella cella del mio amico e vicino Eugene B.
Gene e io avevamo studiato le abitudini della squadra
addetta alle perquisizioni. Talvolta frugavano in tutto il
Braccio. Pi spesso, di solito quasi sette giorni su sette, la
squadra perquisiva solo due o tre celle. La difficolt stava
nel prevedere quali celle sarebbero state perquisite, in
quali giorni e da quali addetti alla squadra.
Non c'era modo di saperlo con certezza, perch i secondini
evitavano accuratamente di seguire uno schema
fisso. Un'informazione, un sospetto poteva indirizzarli
verso una determinata cella, ma ogni cella veniva comunque
perquisita almeno una volta ogni due settimane.
Appassionato studioso di statistica, Gene aveva raccolto
in una formula complicatissima tutti i dati possibili
sulle abitudini della squadra. Il problema restava per
sempre, sulla base di questo calcolo delle probabilit, indovinare
quale fosse il posto pi sicuro per nascondere il
manoscritto. La mappa degli spostamenti diceva che nessun
posto era sicuro, ma ci sembr che la cella di Gene
fosse quella con meno possibilit di essere perquisita, cos
mappa e manoscritto si tennero compagnia l per breve
tempo. Poi, verificata l'esattezza delle probabilit, una rapida
consultazione della mappa degli spostamenti mi consigli
di far uscire il manoscritto dal Braccio della morte
senza tentare ulteriormente la sorte.
Probabilmente nessuno sapr mai come questo libro
sia uscito da San Quintino, ma non importa tanto sapere
come ne sia uscito, quanto perch.
Il manoscritto usc accompagnato da una lettera a Joseph
E. Longstreth, il mio agente letterario. Non ci vuole
molta fantasia per immaginare la sorpresa di Joe al momento
dell'apertura di un certo pacchetto dall'aria innocente o
vederselo mentre, incredulo, leggeva la seguente lettera:
Caro Joe,
ancora una volta, devo chiedere aiuto a te e all'Associazione
dei critici, e nel farlo spero di riuscire a infonderti con
questa lettera frettolosa almeno un po' dello struggente senso
d'urgenza che provo. Troverai allegato il manoscritto di
Il volto della giustizia.  l'ultimo della trilogia da me ideata,
ed  stato scritto e ti viene ora consegnato nelle circostanze
pi straordinarie e incredibili, senza il consenso dei miei
carcerieri e all'insaputa dei miei conoscenti.
Il libro deve essere pubblicato nel pi breve tempo possibile,
altrimenti il suo scopo e le mie ore di angoscia andranno
perduti.
Scritto com' stato scritto - di notte, in una cella della morte,
in lotta contro il tempo e in circostanze che ti avrebbero
dato il batticuore e ti avrebbero fatto drizzare i capelli in testa,
spesso con la mente e il corpo provati e allo stremo delle
forze - mi rendo conto che il testo ha bisogno di essere
condensato, non per riscritto. Non voglio una revisione che
mi renda pi simpatico, non voglio che ci che ho detto venga
in qualche modo rifinito. Lasciagli tutta la sua crudezza e
la sua collera, la sua ironia e il suo orrore, persino le contraddizioni,
perch secondo me tutto questo render la storia
pi viva agli occhi del lettore.  tutto questo, infatti, che
rende il libro onesto e leale; che, in una parola, lo rende mio.
Sia George Davis che Rosalie Asher erano totalmente all'oscuro
della mia decisione di scrivere questo libro, e non
hanno avuto parte alcuna nel farlo uscire dal Braccio della
morte. Non ho nemmeno intenzione di informarli sul modo
in cui  stato fatto uscire di prigione.
Poich l'ironia della sorte ha voluto che io lo concludessi in
maniera da lasciare il lettore in sospeso, ti sar veramente
grato se vorrai scrivere una breve postfazione firmata da te,
in cui racconterai quel che  accaduto dal momento in cui
avrai ricevuto il manoscritto fino a quando il libro sar
pronto per la stampa. Ti lascio naturalmente ampia facolt
d'includere tutte le osservazioni personali che riterrai pi
opportune.
Non occorre che ti dica che non ho scritto questo libro e
non ho trovato il mezzo di fartelo pervenire soltanto per dimostrare
la mia astuzia, o per finire un'altra volta in prima
pagina, o per mettere in imbarazzo chi ha cercato di ridurmi
al silenzio per distruggermi. L'ho scritto perch dovevo
scriverlo, come il lettore capir; perch considerate le circostanze,
non potevo starmene zitto una volta compreso
che forse, in questo modo, avrei potuto infliggere un colpo
possibilmente definitivo alla pena capitale.
Adesso, Joe, il mio lavoro  finito - e comincia il tuo.
Come sempre (o quasi)
Caryl

Note.
1. Ecco il perch dello strano titolo del Capitolo 16. [N.d.T.]

 CAPITOLO 21.
UN FATTO COMPIUTO.

IL MANOSCRITTO ERA USCITO!
Diedi istruzioni agli amici che lo avevano in consegna
fuori delle mura del penitenziario affinch testo e lettera
rimanessero nascosti fino a mie ulteriori istruzioni. Il che
sarebbe accaduto presto, o almeno cos speravo. In effetti,
doveva essere presto... o mai pi. Non potevo ancora permettermi
di allentare la tensione che mi impediva di rilassarmi.
Stavo correndo all'impazzata su un terreno minato,
un solo passo falso e potevo saltare in aria. Questa volta,
se mi fossi attirato addosso il fuoco nemico, mi sarebbe
stato fatale. Ormai non era pi il tempo dei compromessi:
a questo punto dovevo per forza riuscire, o fallire.
L'Assemblea legislativa della California aveva annunciato
la possibilit di aggiornare al 25 gennaio 1957 la discussione
sui nuovi progetti di legge. La sottocommissione
giudiziaria aveva presentato il proprio rapporto sulla
pena capitale, denunciandone la prassi e la difettosa amministrazione
come una macchia rispetto alle nobili conquiste
sociali della California. Si invocava la sospensione
della pena di morte per un periodo di prova di cinque anni.
Il rapporto faceva notare che l'approvazione di questa
sospensione non avrebbe comportato alcun rischio. Se
per un motivo qualsiasi l'esperimento dovesse fallire, la
pena capitale potr essere ripristinata.
Il presidente dell'Assemblea, Lester A. McMillan, personalmente
convinto che la pena di morte fosse uno strumento
ormai indifendibile sia dal punto di vista morale che
da quello scientifico, ma riconoscendo l'esistenza di una
grande disparit di opinioni tra legislatori, giudici, procuratori
distrettuali, sceriffi, avvocati e opinione pubblica
circa l'impiego da parte dello Stato della camera a gas, sottopose
insieme al rapporto tre diversi progetti di legge riguardanti
nell'ordine: A) l'abolizione definitiva della pena
di morte; B) la dichiarazione di una sospensione di cinque
anni delle condanne pendenti; C) la specifica richiesta che
fossero le giurie popolari a fissare la pena al momento di
emettere il verdetto sui casi di importanza capitale. I progetti
di legge in questione sarebbero stati discussi quando
l'Assemblea fosse tornata a riunirsi, il 4 marzo.
Il 18 gennaio, il News di San Francisco pubblic
una specie di riassunto delle diverse opinioni in merito:
Se la paura della morte trattenesse gli uomini dal compiere
delitti, la California non dovrebbe pi avere un solo criminale,
visto che in fatto di esecuzioni capitali noi siamo in testa
a tutti gli altri Stati della nazione. Invece non  cos.
La pena di morte non ha alcuna funzione deterrente.
Se tutti i nostri tribunali applicassero la legge allo stesso
modo, tutti gli assassini verrebbero giustiziati; ogni anno,
invece, condanniamo oltre cento assassini, ma quelli che
uccidiamo si contano pi o meno sulle dita di una mano.
La giustizia non  sempre uguale per tutti.
Questo giornale crede fermamente in un rapido e sicuro castigo
dei colpevoli. Non possiamo per digerire la bugia
che la pena di morte basti a fermare la mano di un assassino,
o che la giustizia sia sempre stata amministrata in modo
equanime in ogni parte dello Stato. Allo stesso modo, non
pu digerire una tale menzogna la grande maggioranza dei
nostri esperti di diritto penale.
Forse  ancora troppo presto per abolire la pena di morte
in California; ma non  troppo presto per fare almeno un
tentativo.
Fra le proposte presentate all'Assemblea, c' quella di una
sospensione della pena capitale per un periodo di prova di
cinque anni.
Il nostro giornale si dichiara ufficialmente favorevole a questa
proposta, perch pensiamo che dimostrerebbe ci che i
nostri esperti ritengono inconfutabile - che la pena di morte
non  un deterrente al crimine e che la sua unica funzione
sia quella arcaica della vendetta.
Dunque il popolo, tramite i propri rappresentanti regolarmente
eletti, aveva una scelta molto chiara su cui
esprimersi.
S, questo poteva essere l'ultimo anno per il boia della
California, ma minacciava anche di essere un anno da primato
per quel temibile assassino di altri assassini. Nel
1955 il nostro bravo carnefice si era infatti distinto per
aver eliminato pi esseri umani di ogni altro collega di
qualsiasi Stato. Il 1956 invece era stato per lui un anno
sciagurato. Era riuscito a far precipitare le sue letali pillole
di cianuro soltanto su cinque poveracci - e magari era
arrivato a chiedersi se la sua professione avesse ancora un
futuro. La gente, dopotutto, cominciava davvero a guardarlo
con occhi sospettosi, e forse qualcuno iniziava davvero
a pensare che il suo lavoro non rientrasse nell'interesse
dell'umanit e che non fosse poi cos ben visto agli
occhi dell'Onnipotente.
Adesso per, per fortuna, c'erano ben cinque clienti
che avevano appuntamento con lui per il mese di febbraio.
Pensate! Due doppie esecuzioni, poi una nei due
venerd successivi - pi altre due in marzo, una delle quali
molto speciale e altamente pubblicizzata, pi parecchie
altre la cui data non era ancora stata fissata, anche a causa
del suo affollatissimo calendario. Se proprio avesse dovuto
smettere, avrebbe lasciato alla California un record
indimenticabile.

 CAPITOLO 22
UNA DECISIONE STORICA.

Il 18 gennaio, nella sua rubrica sul Mirror-News di Los
Angeles, Paul Coates scriveva:
La pena di morte dovrebbe fungere da deterrente al crimine...
nessuno per  mai riuscito a provare questa tesi con
prove inoppugnabili. Al contrario, i fatti vanno esattamente
nella direzione opposta.
Sei Stati americani e 24 nazioni hanno abolito la pena di
morte senza che in alcuno di essi si sia riscontrato un incremento
significativo del numero di omicidi. In molti casi i
Paesi in cui la pena capitale  stata abolita hanno segnato
una percentuale di omicidi inferiore a quella dei Paesi limitrofi.
Gli Stati del profondo Sud sono tra i pi accesi sostenitori
della pena di morte, tuttavia la loro percentuale dei
reati di sangue continua a essere la pi alta del globo.
L'esistenza della pena di morte dovrebbe servire da monito
per tutti i potenziali assassini. Per questo ogni anno in
America impicchiamo, fuciliamo, mandiamo sulla sedia
elettrica o alla camera a gas pi o meno una settantina di assassini.
Indulgiamo in una tale orgia di violenza, raccontiamo
a noi stessi, perch ci serva ad esempio per tutti i criminali.
Ma  davvero un esempio di legge e di ordine,
quello che forniamo? Di rispetto per la vita umana? I fatti
danno una risposta molto chiara. Per ogni omicidio che
commettiamo come societ, le personalit omicide che si
annidano tra noi ne commettono cento volte tanti.
Diamo per scontato che l'esistenza della pena capitale far
in modo che gli uomini con intenti omicidi ci pensino due
volte prima di tirare il grilletto o di affondare il coltello nel
corpo della propria vittima. Ma le interviste effettuate a migliaia
di condannati hanno rivelato che un individuo che sta
per commettere un omicidio non  mentalmente in grado di
pensare alle eventuali conseguenze. Non ragionavo per
niente quando l'ho fatto; ho ucciso e basta, mi ha detto di
recente un assassino di primo grado.
La pena capitale non ci protegge. Non fa altro che danneggiarci.
Ci impedisce di correggere grossolani errori giudiziari. So
per certo che tali errori esistono. Ho parlato con persone
che sono state riconosciute innocenti dopo essere finite nel
Braccio della morte, e questo mi ha fatto pensare che non
si pu chiedere scusa a un uomo morto.
La pena capitale intralcia il compito di catturare e perseguire
i veri colpevoli di omicidio. Numerosi funzionari di
polizia, magistrati e avvocati mi hanno spiegato che  pi
facile ottenere collaborazione dai testimoni, e dalle giurie,
negli Stati in cui la pena di morte non  pi in vigore.
Inoltre, la pena capitale induce tutti noi a credere di poter
risolvere in qualche modo il problema del crimine e della
violenza sbarazzandoci del criminale quando ormai il danno
 fatto. Dovrebbe essere ormai ovvio che la nostra unica
protezione stia nel ricercare il modo per prevenire la
violenza, e fino a quando non entreremo in possesso di
questa sfuggente chiave dell'enigma, l'unica soluzione pratica
a nostra disposizione  quella di raddoppiare gli sforzi
per catturare i colpevoli e rafforzare i controlli sul nostro
sistema penale in modo che nessun criminale possa essere
reinserito nella societ prima che il suo recupero sia
assolutamente certo. Per far questo sarebbe necessario
mettere in atto un programma intensivo di diagnostica psicologica
su tutti i soggetti che commettono qualsiasi forma
di crimine.
Molti di coloro che si occupano di problematiche legali e
penali in California mi hanno confidato di sapere benissimo
che la pena capitale rappresenta un fallimento, ma che l'opinione
pubblica non  abbastanza matura e non sarebbe in
grado di apprezzare una dichiarazione cos schietta e diretta.
Di conseguenza, non sarebbe per loro politicamente
vantaggioso esprimersi pubblicamente in tal senso.
Ma io non sono un politico, quindi posso dirlo liberamente.
Posso dire che  ora di crescere e di comprendere che la
pena capitale  una bufala, un fiasco colossale.
 soltanto una forma di vendetta. Una cosa sporca, e senza
senso.
Coates non era un sentimentale, e in passato non si era
certo risparmiato le critiche nei confronti del sottoscritto.
Tuttavia, pur non essendo un mio sostenitore, era un uomo
dalla mente acuta e intuitiva, e la sua coscienza sociale
gli dava la facolt di riconoscere se il suo approccio a
una problematica sociale era stato completamente sbagliato.
Aveva presenziato a un'esecuzione e ne era rimasto
stomacato. A quel punto, arrivato a mettere in dubbio la
presa di posizione fortemente a favore della pena di morte
che lui stesso aveva sempre adottato, aveva cominciato
ad approfondire tutte le tematiche relative all'argomento,
e ci che aveva scoperto gli aveva fatto aprire gli occhi. A
quel punto, aveva realizzato un drammatico documentario
in due puntate sulla pena di morte per la Tv. Aveva fatto
in modo che il pubblico vedesse esattamente come si
svolgesse un'esecuzione, portando lo spettatore alla porta
della camera a gas. Una volta scoperto che le esecuzioni
legali non avevano il minimo senso, aveva avviato una
campagna per mettere la gente a conoscenza dei fatti.
Come ringraziamento per aver reso un servizio di grande
utilit in un momento assolutamente critico, venne
bombardato di lettere che lo etichettavano come un idiota
totale e senza speranza. Si aspettava una reazione simile.
Per qualche ragione, scrisse nella sua rubrica,
esiste una parte della societ sempre pronta a scatenare
una violenta reazione verbale appena qualcuno prova a dire
che la pena capitale  uno strumento inutile e privo di
significato per quanto riguarda la prevenzione del crimine.
Poi aggiunse: Se non altro, l'omicidio legalizzato favorisce
un tipo di moralit all'interno della quale l'omicidio
diventa in qualche modo accettabile sempre che sia
possibile concepirne razionalmente una qualsiasi giustificazione.
Ecco perch si tratta di uno strumento inefficace,
che per continuiamo a utilizzare. E lo faremo ancora una
volta, molto presto.
Poi raccont la storia del giovane Billy Rupp, il ragazzo
dalla mente sconvolta a cui avevo dedicato tanto spazio
in La legge mi vuole morto e che, come segnalato da Coates,
era indiscutibilmente pazzo, magari non per l'antiquato
concetto giudiziario del termine, ma certamente secondo
i moderni parametri scientifici. Questo, naturalmente,
non voleva dir nulla per i tribunali di questo Stato
o per il nostro governatore.
L'articolo concludeva cos: Questo non  che uno studio
sommario del ragazzo insano di mente che uccideremo
il prossimo 1 febbraio. Forse la sua morte far sentire
meglio voi, ma non me.
E neanche me, specialmente quando Billy venne nella
mia cella durante l'ora di ginnastica, con un quadernetto
tra le mani. Era il periodo in cui rimanevo in cella per
completare questo libro. Billy adorava le automobili; gli
piaceva parlare di macchine, anche se pochi nel Braccio
della morte avevano voglia di stare ad ascoltare un ragazzino
grasso e stupido che non aveva tutte le rotelle a posto.
Per quasi tutta la sua vita, era sempre stata la solita
storia. Ecco perch non si fidava delle persone. Credeva
di non piacere a nessuno, ma a me piaceva, cos come a
Gene e Rod, i nemici pubblici numero Due e Tre del Braccio.
Trovavamo sempre il tempo per starlo ad ascoltare, e
non ci sorprendeva di poter imparare molto da lui. La sua
silenziosa gratitudine era evidente quando qualche svitato
tentava di approfittarsi di lui, e Gene, Rod o il sottoscritto
ripagavamo il simpaticone di turno con la sua stessa
moneta.
Hai letto quel che l'articolo dice di te, Bill? gli chiesi.
Lui scosse la testa. Che cosa dice?
Glielo feci leggere. Sta cercando di aiutarti, Bill, come
hanno fatto tua sorella e tuo padre e il tuo avvocato, insieme
a un sacco di altra gente.
Credo che mi ammazzeranno comunque, disse Billy.
Era un'affermazione, non una lamentela. Non odiava
quel mondo che sentiva estraneo e ostile. Ma il suo avvocato,
Al Zirpoli, rifiutava di arrendersi. Aveva tentato di
far visitare Billy da uno psichiatra, ma il direttore aveva
negato il permesso.
Bill, quando vedi tuo padre, digli che la dichiarazione
giurata di qualcuno di noi potrebbe essere d'aiuto. Di'
al signor Zirpoli che ci faccia sapere, e gliele faremo avere,
che il direttore voglia oppure no.
Ero pi sicuro che mai di sapere per quale motivo tante
brave persone e i tribunali dello Stato esigevano vite come
quella di Billy. Coates e quelli come lui partivano da
una posizione di svantaggio. Erano persone ragionevoli,
quindi dipendevano dai fatti e tentavano di svegliare le coscienze
sociali dei loro concittadini, mentre i loro avversari
non soffrivano di un tale handicap. Gli avvocati dall'esecuzione
facile si sentivano liberi di far leva sulle paure,
sull'odio, sui pregiudizi e sulla sospettosit dei propri simili.
Era per questo che, fino a oggi, la sfida si era rivelata
a senso unico.
Di conseguenza, si rafforz in me la convinzione che
stessi facendo la cosa giusta. L'unica cosa possibile, per
quanto irragionevole e audace potesse sembrare. Se le
mie motivazioni fossero state fraintese, non sarebbe pi
importato se io lo fossi veramente oppure no. Nonostante
ci, non era facile essere cos irragionevoli da sapere di
avere tra le mani il potere assoluto di salvare me stesso, e
rifiutare di servirsene per non pagarne il prezzo. La parte
razionale del mio intelletto - o forse si trattava dell'Odio
e dell'Astuzia - continuava a ripetermi che ero un idiota,
specialmente in occasione di una visita che mi fece Rosalie
il 26 gennaio.
 occupato, George? chiesi a Rosalie. Sapevo che
stava facendo un ultimo, disperato tentativo per salvare il
piccolo Bart Caratativo, il domestico filippino destinato a
morire insieme a Billy Rupp il primo di febbraio e che,
pur se in un modo diverso, era disturbato tanto quanto
Billy. Bart stava ancora cercando disperatamente di consegnare
un messaggio da parte di Dio al presidente degli
Stati Uniti per salvare la nazione dai propri nemici. Ma
naturalmente, secondo la ridicola definizione che la California
dava della salute mentale da un punto di vista legale,
Bart era perfettamente idoneo alla camera a gas. Una
maggioranza di giudici della Corte Suprema della California
aveva giudicato che si poteva procedere alla sua eliminazione;
se il direttore affermava che era legalmente sano,
come in effetti aveva fatto, i tribunali non potevano
interferire.
Se non le dispiace, Rosalie, dica a George che  importante
che io lo veda al pi presto.
D'accordo.
Voglio anche che lei mi procuri l'elenco di tutti i deputati
che si trovano a Sacramento per questa sessione
dell'Assemblea legislativa, e che scopra quando la loro
commissione giudiziaria terr il dibattito pubblico sul
progetto di legge relativo alla moratoria sulla pena di
morte, il che dovrebbe avvenire dopo la riapertura dei lavori
dell'Assemblea che avverr il 3 marzo. Un'altra cosa:
per favore controlli i suoi archivi e le scatole di documenti
che conserva per conto mio. Vorrei che archiviasse queste
cose separatamente.
Prese appunti su ci che le chiedevo di fare. Rosalie
Sue Asher,  chiaro che c' qualcosa che le frulla in testa.
S. Sa che la Corte Suprema potrebbe negarle la revisione
dell'appello per motivi che non hanno nulla a che
vedere con il merito della causa.
S, risposi, lo so.
George e io abbiamo discusso a lungo su ci che si
dovrebbe fare a quel punto, e siamo d'accordo nel ritenere,
viste le prove di cui disponiamo, che la mossa migliore
sarebbe quella di tornare alla carica presso la Corte Suprema
della California sulla costituzionalit della legge sul
sequestro di persona per come  stata applicata, o forse
dovrei dire male strumentalizzata, per ottenere la sua doppia
condanna a morte, oppure quella di invocare il processo
ingiuntivo obbligatorio da parte della Corte Federale
Distrettuale, come previsto dall'articolo 28 del Codice
penale degli Stati Uniti.
Crediamo anche che potrebbe valere la pena tentare di
nuovo di far intervenire il governatore dello Stato e di insistere
per farla sottoporre alla macchina della verit. E...
Si fermi, dissi tranquillamente. Rosalie, se la Corte
Suprema ci negher la revisione, ho chiuso con i tribunali.
E non chiederemo mai pi niente al governatore, nemmeno
che ore sono.
Ma questo ...
Irragionevole? Ha ragione. Ma essere irragionevoli 
una delle prerogative di noi psicopatici. Le dir di pi,
non intendo chiedere mai pi la grazia per la mia esecuzione.
Ritirer perfino la richiesta del test della macchina
della verit. Infine, se la moratoria sulla pena di morte dovesse
mai diventare legge, mi chiamer fuori da qualsiasi
richiesta di sospensione.
Non mi dica che si vuole arrendere? C'era un tono
di sfida nella sua voce.
No, ho appena iniziato a combattere ma, ancora una
volta, devo farlo a modo mio. Soltanto che ora c' una
differenza. Una volta ho letto qualcosa a proposito del
fatto che un uomo deve fare ci che crede giusto, altrimenti
non  un uomo. Bene, io so che cosa devo fare. E
se non lo facessi, non riuscirei pi a sentirmi pulito, non
sarei pi in grado di guardarla negli occhi senza vergognarmi
di me stesso.
Ma Caryl, non pu dirmi che cosa ha in mente? Sa
che di me pu fidarsi.
Risi. Le dimostrer quanto mi fido di lei. Prima per
le chiedo di darmi la sua parola d'onore che non riveler
mai ci che sto per dirle.
Lei era dubbiosa.  qualcosa che dovrei sapere?
Si tratta del nome, dell'identit e di parte della storia
del bandito della luce rossa. Di quello principale e del
buffone che ha avuto a che fare sia con lui che con me, anche
se in un'altra circostanza.
Rosalie si fece pi tesa. Per anni aveva tentato di convincermi
a parlare per salvarmi. Le sue indagini personali
l'avevano condotta a un passo dalla verit ma, con sua
grande frustrazione, non era mai arrivata al punto. D'altra
parte, la risposta era talmente ovvia che nessuno ci era mai
arrivato.
Non me lo dir mai, se non prometto?
Non glielo dir mai. E non mi offrir mai pi di dirglielo.
L'offerta  valida solo per la durata di questa visita.
Mi diede la sua parola. In cambio, con poche frasi
semplici e dirette, le diedi il nome e tutte le informazioni
pi rilevanti. Le dissi anche delle prove di cui disponevo
e, in generale, di come ne fossi entrato in possesso, tutt'altro
che casualmente. Mi ero dato molto da fare con certi
amici. Avevo giocato d'azzardo, e avevo vinto.
Con grande sforzo, Rosalie riusc a tenere basso il tono
di voce.
Caryl, mio Dio... si rende conto in che posizione mi
ha messo?
Ovviamente.
Mi stavo chiudendo alle spalle ogni possibilit di ritirata...

 POSTFAZIONE.
10 MAGGIO 1957.

Egregio Signor Caryl Chessman,
Casella 66565
San Quintino, California
Carissimo Caryl,
scrivere una postfazione a Il volto della giustizia 
una cosa impensabile; qualsiasi tentativo da parte mia di
limare il tuo libro si candiderebbe automaticamente al titolo
di strafalcione dell'anno. Ai tuoi lettori come a te stesso
per far piacere sapere esattamente ci che  successo
da quando le guardie hanno frugato la tua cella e hanno
trovato una copia di questo manoscritto, fatto che tu stesso
avevi previsto, nei minimi dettagli.
Dal momento in cui mi hai chiesto di preparare una
postfazione tramite la lettera da te inserita nel libro, il
cui originale non ho mai ricevuto, spero che non ti dispiaccia
se ricorro allo stesso formato epistolare per
soddisfare la tua richiesta. Ti scrivo dunque questa lettera,
nella speranza che prima o poi le autorit carcerarie
ti permettano di leggerla.
Come sai, la squadra di perquisizione ha frugato
come di consueto la tua cella la mattina di quel mercoled
13 febbraio 1957, senza trovare niente che sembrasse
illegale. Eppure, quello stesso pomeriggio, poco
dopo l'una e mezza, mentre il Braccio della morte si
preparava a ricevere il secondo pasto della giornata, due
guardie si sono presentate all'improvviso e ti hanno trasferito
in un'attigua cella vuota, dopodich, per tre ore,
le guardie hanno minuziosamente perquisito la tua cella,
prestando attenzione ai minimi dettagli, anche microscopici.
Mancavano dieci minuti alle sedici quando ti hanno
riportato nella Cella 2455, ormai famosa in tutto il mondo.
Ti sei subito reso conto del fatto che una copia carbone
quasi completa di Il volto della giustizia era stata
scoperta e trafugata, insieme alle copie di lettere rivolte
al governatore Goodwin Knight, al signor McGee, e al
sottoscritto.
Sai anche che il mattino seguente, gioved 14 febbraio,
attorno alle nove e trenta, la guardia di piano addetta al
Braccio della morte ti ha detto: Preparati, ti portiamo di
sotto, nell'ufficio del capitano.
Hai finito di raderti, hai trangugiato il tuo caff, poi
due guardie ti hanno scortato fino all'ufficio del vicedirettore,
dove ti sei trovato di fronte a una corte disciplinare
composta da numerosi ufficiali della prigione.
L'accusa, con riferimento all'articolo D-1206, diceva:
possesso di manoscritto non autorizzato.
Ti  stato chiesto di rilasciare una dichiarazione, ma ti
sei rifiutato di farlo. Hai ammesso, tuttavia, che il manoscritto
era stato trovato nella tua cella e che si trattava di
opera tua. Poi il direttore ha detto di avere soltanto due
domande.
Dove si trova l'originale del manoscritto?
Fuori, fu la tua risposta.
Dove sono gli originali delle tre lettere?
Fuori.
Ti  stato detto che la commissione disciplinare raccomandava
che tu venissi confinato nell'unit di isolamento
per 29 giorni, e che ti venisse confiscata la macchina da
scrivere. Hanno anche accennato alla possibilit che ti venisse
cambiata la cella.
Rientrato nel Braccio, ti  stata consegnata una divisa
appositamente contrassegnata per l'isolamento e un
paio di pantofole da isolamento (fatte con vecchie coperte),
poi sei stato confinato in una delle nude celle d'isolamento
situate alle spalle del Braccio della morte. Ti
 stata assegnata la cella 2489, arredata in modo spartano:
gabinetto, lavandino, e una lastra di cemento come
branda. Nei pomeriggi per, ti venivano concessi un
materasso e due coperte, che ogni mattina tra le otto e
cinque e le otto e dieci andavano ammassati all'estremit
lontana del corridoio, nei pressi della passerella di
guardia recintata.
Avrai sentito che una trentina di guardie, pi tardi
quella sera, hanno sottoposto tutto il Braccio, compresa la
Cella 2455, alla pi lunga e minuziosa perquisizione nella
storia di San Quintino.
Venerd 15 febbraio, uno dei condannati che ti avevano
aiutato a nascondere il manoscritto (come da te indicato
in questo libro)  stato a sua volta portato nell'unit
di isolamento, con l'accusa di averti aiutato e coperto. Il
marted successivo,  apparso davanti alla commissione
disciplinare, da cui  stato processato e giudicato colpevole
delle accuse, e punito a sua volta con 29 giorni di
confinamento solitario.
Hai avanzato alcune domande: ti era permesso di scrivere
o comunque contattare i tuoi avvocati? Che ne sarebbe
stato dei tuoi documenti legali? Delle tue propriet personali?
Dei fascicoli riguardanti l'amministrazione dei beni
di tuo padre? Successivamente hai chiesto, sempre sfruttando
le conoscenze legali a te cos familiari, di rivolgerti a
un tribunale in merito alle tue propriet e di mandare
avanti le pratiche riguardanti il tuo caso.
Ti  stata data una risposta molto rapida. Riunisci tutte
le richieste in un'unica lettera al direttore Warden. Le
prender lui in considerazione.
Cos hai prontamente fatto.
Quella sera, la lettera con le richieste, scritta con un
mozzicone di matita sull'unico foglio di carta che ti 
stato fornito per quello scopo, ti  stata restituita dal
luogotenente della prigione. La lettera, gli era stato detto
di comunicarti, non era sufficientemente rispettosa.
Non poteva fornirti ulteriori dettagli. E, s, l'ufficio
del direttore sarebbe rimasto chiuso per il weekend e,
s, soltanto il direttore in persona aveva l'autorit di valutare
le tue richieste. Hai scoperto soltanto in seguito
che il direttore sarebbe stato assente per due settimane
e che sarebbe rientrato al lavoro soltanto domenica,
3 marzo.
Passeggiando nervosamente nella tua cella, sei giunto alla
conclusione cui eri gi giunto pi volte: era necessario rivolgersi
a un tribunale. La validit di tale conclusione  stata
sottolineata il giorno seguente quando hai appreso che
tutte le tue propriet e i tuoi documenti personali sono stati
portati fuori dalla tua Cella 2455 del Braccio della morte.
Il sergente te lo ha confermato, e ti ha detto che alcuni
loro non meglio identificati erano in possesso dei documenti,
e che loro li avrebbero trattenuti fino a quando sarebbero
stati pronti a restituirteli, se mai fosse successo.
Ti  stato anche detto che loro si erano messi in
contatto con me, e che io avevo negato di aver mai ricevuto
quel manoscritto e che lo avrei restituito alla prigione
nel momento in cui fosse arrivato. Tu hai annuito
e hai sorriso.
Domenica 17 febbraio hai saputo tramite Bernice
Freeman che nessuna azione legale era stata presentata
presso la Corte Superiore della contea di Marin riguardo
al libro. Quindi le hai detto che, essendo lei un'ottima
giornalista, avrebbe dovuto aspettarsi un'azione simile,
perch sarebbe avvenuta al pi presto. Bernice ha cominciato
a riflettere. Come poteva essere presentata? Chi lo
avrebbe fatto dal momento che le comunicazioni fra te e i
tuoi legali erano temporaneamente interrotte? Bernice
per ha tenuto comunque d'occhio la situazione.
La mattina di mercoled, 20 febbraio, una tua richiesta
di habeas corpus di undici pagine  stata presentata alla
corte del giudice Thomas F. Keating. Era stata scarabocchiata
con un mozzicone di matita di contrabbando su alcuni
pezzi di carta igienica! Ed era stata anch'essa trafugata
di nascosto - dalla cella d'isolamento!
Nel pomeriggio di quello stesso mercoled, il giudice
Keating ha respinto la tua petizione e la squadra di perquisizione
 piombata nell'unit di isolamento. Sono state
perquisite tutte le celle, e tu sei stato completamente spogliato;
la tua persona e la tua cella sono state passate al setaccio,
centimetro per centimetro. Non  stato trovato
niente.
Una nuova accusa e un nuovo procedimento disciplinare
erano in arrivo, come risultato di quell'unica petizione. Sei
stato accusato di aver violato l'articolo Q-2401. Avevi abusato
del privilegio della corrispondenza. Come ti dichiaravi?
Niente da dichiarare. Le leggi dello Stato della California
ti davano il diritto di inoltrare una richiesta di habeas
corpus, hai sostenuto, e hai agito di conseguenza.
Giudicato colpevole, sei stato condannato ad altri venti
giorni di isolamento.
Come eri riuscito a mandare all'esterno la petizione?
Ti sei rifiutato di rispondere, e hai detto chiaramente che
niente ti avrebbe indotto a rivelarlo.
Ti piacerebbe che usassimo la violenza, non  cos?
ti ha detto uno degli ufficiali.
Tu hai scrollato le spalle.
Il prezzo per la libert di parola e il diritto alle petizioni
di habeas corpus era piuttosto alto, poich da allora hai
perso il diritto a qualsiasi visita personale, oltre ai diritti a
qualsiasi corrispondenza non di origine legale.
Il 18 marzo, stavi cercando di scrivere ai tuoi avvocati
e in quello stesso giorno hai inoltrato all'ufficio del direttore
una richiesta di habeas corpus, dopo averla fatta approvare
da un notaio. Era indirizzata alla Corte Superiore
della contea di Marin. In essa chiedevi che ti venisse permesso
di scrivere ai tuoi avvocati in merito alla tua situazione.
Non ti  stato permesso di farlo, e le lettere ai tuoi
avvocati ti sono state restituite.
I fatti fin qui esposti, Caryl, ti erano gi noti; ma ai tuoi
lettori no. Ci sono altri avvenimenti di cui forse non sei a
conoscenza, che cercher di riassumere brevemente.
La prima volta che qui, all'Associazione dei critici, abbiamo
saputo dell'esistenza di Il volto della giustizia  stato
grazie a un telegramma del direttore Teets, che chiedeva
se avessimo ricevuto il manoscritto e, nel caso, di restituirlo.
Poco tempo dopo, un rappresentante dell'Ufficio federale
delle imposte ci ha chiamati tentando di recuperare
il manoscritto con la scusa risibile di mancato pagamento
di tasse non meglio precisate. Il suo tentativo  stato
vanificato da due fatti: uno, non eravamo in possesso
del manoscritto; due, le tasse erano state regolarmente
versate due giorni prima. Come sai, non si trattava di un
piano particolare. Erano semplicemente arrivate le royalties
e, come da tue istruzioni, quei fondi erano stati immediatamente
utilizzati per pagare le tasse.
Giornalisti, agenzie di stampa e reporter di tutto il
mondo hanno chiesto informazioni sul tuo nuovo libro, e
su come sia uscito dalla prigione. Sia il nostro ufficio che
quello dell'editore sono stati subissati di telefonate e richieste
di informazioni.
Quando il viceprocuratore generale della California,
Clarence Linn,  venuto a New York, abbiamo parlato
con lui del tuo libro e delle circostanze in cui ci  arrivato.
Ancora una volta, ci  stato chiesto di restituire le tue propriet
alle autorit.
Eri presente quando il manoscritto, interamente autenticato,
con la tua firma e le tue impronte digitali apposte su
ogni pagina, ha lasciato la Cella 2455 del Braccio della morte.
A mia volta ero presente la mattina in cui, verso le 10,30,
quasi tre settimane dopo il telegramma del direttore Teets,
un ragazzino mi ha consegnato un pacchetto, del tutto anonimo,
che conteneva Il volto della giustizia.
Dopo aver letto il manoscritto quello stesso giorno, l'ho
consegnato a Monroe Stearns, il tuo redattore, che quarantotto
ore dopo mi ha comunicato che la Prentice-Hall
avrebbe esercitato la sua opzione e avrebbe pubblicato il libro.
A quel punto  seguito un mese di frenetiche contrattazioni
tra lui, un rappresentante legale di George Davis a
New York, e il sottoscritto, concluso da un viaggio a San
Francisco compiuto da Monroe Stearns allo scopo di ottenere
da te, tramite George Davis, il contenuto dei capitoli e
delle pagine sparse che avevi dovuto distruggere a causa di
un'improvvisa perquisizione del Braccio. Monroe si  poi
occupato dell'editing necessario per colmare le lacune e
collegare le varie parti, poi  stato mandato in stampa.
Mentre scrivo questa lettera, non conosciamo ancora
l'esito della tua precaria situazione.
Il Grand Jury che indaga su come sia avvenuta l'uscita
del manoscritto dal Braccio della morte, non ha ancora
completato, sino a questo momento, la sua indagine. Non
possiamo azzardare quali potranno essere le sue conclusioni.
Adesso per, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha
disposto un'udienza che si terr luned, 13 maggio.
Ovviamente non sappiamo quanto ci vorr prima che si
giunga a una decisione in merito(1).
Nutro la pi grande speranza nel fatto che questa postfazione
incontri la tua approvazione, e che tenga aggiornati
i tuoi lettori sugli avvenimenti che non sei stato in grado
di includere nel manoscritto. Hai milioni di lettori, in
molte lingue diverse, e la tua sorte viene tenuta in considerazione
in ogni angolo del mondo.
Qualunque sia l'esito finale, Caryl, la tua lotta per la
sopravvivenza cominciata quando eri senza amici e senza
un soldo, e che solo la tua tenacia e il tuo spirito indomito
hanno sostenuto, servir come monito per tutti noi, e
per migliaia di altri che studieranno il tuo caso davvero
unico per generazioni e generazioni a venire. La forza di
volont e la lotta per la sopravvivenza di un solo uomo
contro avversit inimmaginabili.
Cordialmente,
Joseph E. Longstreet
R. R. 1, Casella postale 209
Richmond, Indiana
...
.
...
FINE.
...
.
...
Note.
1. La sentenza della Corte Suprema di Washington, annunciata il 10 giugno
accogliendo il ricorso di Chessman, decideva che lo Stato della California
non poteva eseguire la sentenza di morte contro il ricorrente,
poich il processo contro questi si era svolto in violazione del diritto,
sancito dalla Costituzione, a un appropriato procedimento legale.
Rimandata cos la questione alle corti della California, il 20 dicembre
1957 Chessman compariva di fronte al giudice Evans della Corte di
Los Angeles ponendo due richieste: prima, che la trascrizione delle
note stenografiche del processo di merito fosse dichiarata non valida e
di nessun effetto; seconda, che le note stenografiche stesse fossero affidate a un esperto per una nuova trascrizione. Il giudice Evans respinse
subito la prima istanza; per la seconda si riserv di analizzare il
resoconto stenografico e di consultare esperti prima di emettere un'ordinanza.
Questa, pronunciata il 28 febbraio 1958, dichiara che il resoconto,
anche ricostruito imperfettamente come fu,  adeguato e sufficiente
per il giudizio di appello. Questa ordinanza  inoppugnabile, e
Chessman ha tutte le intenzioni di ricorrere contro di essa.
Il suo difensore, commentando il responso del giudice Evans, ha detto:
Abbiamo aperte di fronte a noi vie legali tanto lunghe che ci vorranno
almeno altri cinque anni prima di percorrerle.
Chessman venne giustiziato il 2 maggio 1960. [N.d.T.]
...
.
...
FINE.